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Pum! Marò.
Il brano di oggi…
Tempo di lettura: 3 minuti

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

India’s Song di Big Star

La telenovela dei Marò continua.
Il Procuratore aggiunto indiano, P.S. Narsimha ha infatti dichiarato al quotidiano “The Hindu” che lui e l’India continueranno a “fare gli indiani” davanti alle richieste dell’Italia.
Anche al Tribunale Internazionale per il diritto del Mare di Amburgo.
Il signor Narsimha ritiene infatti che questo tribunale non abbia giurisdizione.
Secondo lui ce l’ha solo l’India.
Non prenderò posizione sulla cosa, ma così su due piedi non me la sento proprio di dare torto a quest’uomo dal cognome così affascinante.
Poi, con le mie due nozioni in croce sulla legge, accumulate in anni di film, direi che se io, ipoteticamente, andassi a rubare una scatola di mais in un bel supermercato del Texas verrei processato proprio lì, in Texas.
Mi sembra abbastanza semplice e non capisco tutto questo polverone che da anni gira riguardo a ‘sti due Marò.
Capisco però molto bene come persino su internet le gag sui Marò abbiano un po’ rotto.
In fondo c’è un limite al numero di battute stupide che si possono fare con la parola “Marò”.
Anche se forse ne manca ancora una e me la tengo per il titolo di oggi: che differenza c’è fra il rumore che fa un Marò che cade e il pomodoro della pizza?
Io direi, nessuna.
La soluzione è nel titolo.
In omaggio un bel pezzo sull’India.

Album: #1 Record del 1972

Album: #1 Record del 1972

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

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Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano attorno ad esso.

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