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Aeropittura: l’aspirazione al cielo dell’avanguardia italiana

Tempo di lettura: 6 minuti

di Maria Paola Forlani

Così aereopittori e aereopoeti
salgano sempre più per insegnare
ad amare dall’alto in basso
quel sorprendente fastoso e multiforme
popolo di nuvole che Leopardi e Baudelaire
ci avevano insegnato ad amare
dal basso in alto, malinconicamente.
Filippo Tommaso Marinetti, 1934

Proprio all’aeropittura e alla sua innovazione e visione del mondo-cosmo è dedicata la mostra – aperta fino al 30 luglio 2017 – ai Musei Civici agli Eremitani con il titolo ‘Aereopittura seduzione del volo’, a cura di Claudio Rebeschini, con la direzione scientifica di Davide Banzato e catalogo Skira.
“Possiamo sostenere con orgoglio che l’aereopittura rappresenta il principio della nuova storia dell’arte e che all’infuori di essa non è possibile creare delle opere importanti”: da ‘Aeropittura’ in ‘La città nuova’ (Torino 1934).
Il Manifesto dell’Aeropittura del 1929 segna in certo modo una profonda frattura tra il primo e il secondo Futurismo e questo nonostante “L’aspirazione al cielo”, “L’ansia di staccarsi da terra e di realizzare una prima estetica del volo e della vita aerea” fossero presenti nel movimento sin dall’inizio.
Ora però il tema aviatorio, affrontato come oggetto principale, permette un salto di qualità necessario e fortemente sentito dallo stesso Marinetti: “aereare la fantasia, per superare il quotidiano trito e ritrito”.
Nella mostra presso gli Eremitani sono presenti 60 opere di collezioni private, tra dipinti e disegni, che danno la possibilità di ricostruire in maniera organica lo sforzo critico profuso da Marinetti e dagli altri rappresentanti del Movimento nella continua messa a punto delle teorie espresse dal Manifesto dell’Aeropittura, che sono ben lontane da ideologie politiche o da riduttiva rappresentazione del volo, ma esprimono l’urgenza di ricercare una nuova dimensione, non più terrena né aerea, bensì cosmica.
“Nel nostro manifesto dell’aeropittura abbiamo annunciato le basi estetiche e tecniche delle nuove possibilità pittoriche” scriveva Marinetti nel 1932 in un intervento pubblicato su ‘L’impero’, parlando anche di “idealismo cosmico”: “Nuovi elementi costruttivi e nuove atmosfere pittoriche aspettano di essere rivelate per esaltare le rarefazioni della stratosfera”.
La sola rappresentazione della macchina-aereo o del paesaggio visto dall’alto appaiono dunque riduttivi della spiritualità introdotta con l’aeropittura che mirava, invece, alla frantumazione dei piani, al ribaltamento della nostra dimensione abitudinaria. Naturalmente nel movimento ci fu anche la ‘maniera’, soprattutto dopo la Guerra di Spagna e d’Africa, quando il Futurismo era ormai solo Aeropittura, Aeropoesia e Aeroplastica: al lirismo cosmico e alle felici intuizioni talvolta si sostituirono più banalmente violenti scontri in cielo e bombardamenti dall’alto.

Erano stati del resto anni di euforia aviatoria, con tantissimi successi e riconoscimenti per l’Italia, tra cui le due vittorie nel circuito del Lido di Venezia – nel 1920 con Luigi Bologna e nel 1921 con Giovanni Briganti – e con la costituzione dell’aviazione militare come forza armata nel marzo del 1923.
Raid spettacolari, trasvolate aeree, imprese leggendarie e successi tecnologici inebriavano gli animi. Nel 1928 il Ministro Balbo aveva dato inizio a una serie di crociere di gruppo nel Mediterraneo occidentale e nel 1931 un gruppo di 14 idrovolanti, sotto il suo comando, aveva portato a termine la prima crociera atlantica da Orbetello a Rio de Janeiro. La crociera aerea del decennale venne seguita da tutta l’opinione pubblica. Otto squadriglie di ventiquattro S.55X decollati da Orbetello raggiunsero Chicago e poi New York e il rientro in patria dei trasvolatori venne commentato alla radio da Marinetti: “Ecco la musica del cielo con tubi d’orgoglio flautati, trapani ronzanti scavatori di nebbie, vocalizzi di gas entusiasti…radiose eliche applaudenti…Rombo, rombo, rombo dei motori a pochi metri dalla mia testa…”.

E se Gabriele d’Annunzio aveva avviato anni prima il volantinaggio aereo per propaganda politica, Fedele Azari – autore nel 1926 del dipinto ‘Prospettive di Volo’, considerato la prima opera di aeropittura – aveva inaugurato quello pubblicitario, lanciando da un dirigibile, su Milano, Torino e Genova, migliaia di manifestini con la pubblicità della Fiera Campionaria Internazionale.
La mostra padovana dei Musei Civici degli Eremitani presenta un intelligente percorso espositivo che tiene conto delle differenziazioni indicate da Marinetti in occasione della Quadriennale del 1939, a chiarimento del Manifesto: il “verismo sintetico-documentario visto dall’alto” con, tra gli altri, Guglielmo Sansoni (Tato), Alfredo Gauro Ambrosi, tra i fondatori del gruppo futurista ‘Boccioni’ di Verona, Italo Fasulo e Giulio D’Anna; l’aereopittura “trasfiguratrice, lirica e spaziale” di Vladimiro Tulli, Osvaldo Peruzzi e soprattutto Angelo Caviglioni, di cui è esposto un bellissimo olio ‘Rivelazioni Cosmiche’ del 1932; l’aereopittura “essenziale mistica, ascensionale e simbolica” di Bruno Munari, del romano Domenico Belli e Nello Voltolina (Novo), che nell’opera ‘Palude’ del 1931 usa la rappresentazione dall’alto come strumento di astrazione; infine, l’aereopittura “essenziale, stratosferica, cosmica e biochimica” nei dipinti di Tullio Crali e di Ernesto Michaelles (Thayaht), bellissimo il suo ‘Sorvolando l’Ambra Alagi’.
Significativi i lavori su carta esposti, di cui 22 di Tullio Crali realizzati a tecniche miste: matita, tempera, pastello, acquarello, collage ecc. Le opere di Tato e soprattutto di Crali segnano, con l’immediatezza del genere, questa nuova ansia e aspirazione dell’oltre, perché in assoluto restano gli autori più ispirati ed espressivi del Movimento. Il primo è uno dei precursori, con l’organizzazione a Roma della prima mostra di Aeropittura: attivo e presente nelle diverse iniziative sull’aeropittura, realizzò le decorazioni per l’aeroporto di Ostia e per l’aeroporto Nicelli al Lido di Venezia. Il secondo profondo conoscitore del volo, premiato da Marinetti con una mostra personale alla Biennale del 1940.
Le altre opere presenti in mostra rappresentano i prodotti di un’intensa attività che ha coinvolto l’intero movimento futurista della cosiddetta seconda generazione con risultati che, con approcci diversi, avevano un’unica aspirazione: la conquista del cielo.

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