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Agricoltura, vicenda Dicloropropene: Calderoni e Scaramagli scrivono al ministero

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Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa Provincia di Ferrara

L’assessore provinciale all’Agricoltura, Stefano Calderoni, e il presidente della fondazione Navarra, Pier Carlo Scaramagli, hanno scritto al ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per chiedere che venga autorizzato l’uso d’emergenza dell’1,3 Dicloropropene. Utilizzo almeno fino a quando saranno definite e diffuse linee tecniche in grado di garantire e salvaguardare le produzioni orticole italiane, in primis la carota.
Il fitofarmaco, in sigla 1.3 D, è l’unico finora conosciuto in grado di contrastare in modo efficace l’aggressione dei nematodi, ossia parassiti a forma di piccoli vermi, che infestano le radici delle colture orticole compromettendone la produzione.
Il problema è che una direttiva Ue ne ha revocato l’utilizzo.
Mentre il Ministero della Salute ha concesso proroghe solo per le coltivazioni di tabacco e fragole, in altri paesi – come Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Cipro – è stato esteso l’uso anche per la carota.
“Da qui una situazione di chiaro svantaggio competitivo – dice Stefano Calderoni – per una coltura orticola locale che ha avuto il riconoscimento della certificazione di qualità, coltivata su quasi 1.900 ettari specie nella zona del Delta e che rappresenta una fonte di reddito ed occupazione importante per l’agricoltura provinciale”.
La società produttrice dell’1.3 D sta nel frattempo lavorando per ripresentare all’Ue una richiesta di autorizzazione all’impiego della stessa molecola purificata dalle impurità che ne hanno determinato la revoca, ma occorreranno alcuni anni prima che i produttori possano averne la disponibilità.
Contestualmente, agli agricoltori vengono oggi proposte soluzioni tecniche che però non costituiscono una soluzione soddisfacente.
Le stesse sperimentazioni fatte finora non hanno dato risposte sostitutive all’1.3 D, come risulta dai dati presentati nell’ultimo congresso organizzato nel novembre 2013 a Celano (L’Aquila) dalla Società di nematologia italiana.
Da parte sua, la Provincia di Ferrara ha promosso una serie di sperimentazioni in collaborazione con il servizio fitosanitario della Regione Emilia-Romagna e con la fondazione Navarra, per trovare soluzioni tecniche affidabili ed in linea con le normative europee. Lo conferma anche il presidente della fondazione Navarra: “Un anno di ricerche sul campo – spiega Scaramagli – non hanno finora dato risposte definitive, anche se stiamo continuando lo studio per individuare un valido sostituto”.
In provincia sono 13.301 gli ettari di colture orticole fortemente penalizzati dalla revoca dell’1.3 D, che corrispondono al sette per cento della superficie agricola utile.
Fra le più penalizzate risulta la carota, proprio per la scarsa qualità delle radici deformate dall’attacco dei nematodi. Una produzione che, da sola, significa oltre 16mila giornate lavorative all’anno, senza contare la presenza nel Delta di Conserve Italia, fra i più grandi stabilimenti europei per la lavorazione di prodotti della filiera agricola.

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