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Agrinsieme Ferrara: “non aumentate l’IMU dei terreni agricoli, le aziende sono al collasso!”

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa Confagricoltura Ferrara

Non aumentate la aliquote Imu dei terreni agricoli! E’ questo l’appello che Agrinsieme Ferrara lancia alle amministrazioni comunali della provincia di Ferrara, dopo che alcune di loro, per riequilibrare bilanci deficitari, hanno annunciato aumenti ad Imu e Tasi che graverebbero pesantemente sulle già precarie condizioni della aziende del settore.
In particolare il Comune di Ferrara nei giorni scorsi ha annunciato l’aumento dallo 0,9% all’1,02% dell’aliquota base Imu, che qualora venisse applicata anche ai terreni agricoli, come pare essere nelle intenzioni dell’amministrazione, si tradurrebbe in un aumento addirittura del 13,33%. “La materia fiscale – afferma il coordinatore di Agrinsieme Ferrara Pier Carlo Scaramagli – è stata oggetto di recenti ed innumerevoli modifiche che non hanno tenuto in nessun conto le peculiarità del settore agricolo, la cui componente immobiliare, costituita da terreni e fabbricati agricoli, incide fortemente nel processo produttivo delle imprese.
E’ fondamentale non incrementare ulteriormente la pressione fiscale per le aziende agricole, anche considerando che quello agricolo è stato fino ad oggi forse l’unico settore che seppur con notevoli difficoltà, ha retto meglio di altri l’impatto della crisi economica degli ultimi anni in termini occupazionali (ed è ben conosciuto quanto l’occupazione nel settore agricolo rappresenti una quota importante del mercato del lavoro del nostro territorio) perché un inasprimento della tassazione renderebbe impossibile la sopravvivenza economica di molte imprese.
Le aziende agricole ferraresi sono oggi messe a dura prova dal continuo aumento dei costi di produzione – prosegue il coordinatore di Agrinsieme Ferrara – dalle disparità di valore nelle filiere, dalle quotazioni all’origine non remunerative e sono fortemente penalizzate dalla burocrazia.
Sappiamo perfettamente che il fisco sui terreni quest’anno sarà più pesante, per effetto della rivalutazione della base imponibile dei terreni ai fini delle imposte dirette che è del 15% per il 2014 (oggetto dell’attuale dichiarazione dei redditi) e del 30% per il 2015 (5% per il 2014 e 10% per il 2015 per coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali), incrementi che vanno a sommarsi all’usuale rivalutazione prevista dall’art. 50 della legge 662/96, che è dell’80% per il reddito dominicale e del 70% per il reddito agrario.
Non bastasse, il commissario alla spending review ha presentato nei giorni scorsi a Palazzo Chigi un dossier con tagli previsti in tutti i settori, ma quello maggiormente colpito sarà il comparto agricolo, dal quale lo Stato pare voler recuperare 331 milioni nel 2016 e 472 milioni nel 2017 agendo su fattori come, ad esempio, la revisione dell’accisa sul gasolio agricolo, la cancellazione degli sconti sui trasferimenti di terreni a coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, maggiori tassazioni in capo agli agriturismi. In un contesto che si presenta quanto mai fosco, non sarebbe sopportabile anche un aumento dell’Imu.
Il settore agricolo non si è mai sottratto ai propri obblighi anzi, si è accollato la propria grossa fetta di sacrifici, ma l’Imu per il settore continua ad essere una tassa iniqua ed estremamente penalizzante per tutte le aziende agricole.
Le amministrazioni locali si facciano interpreti della giusta attenzione al comparto dell’agricoltura – conclude Scaramagli – che rappresenta una voce ed una realtà strategica non solo dal punto di vista economico ed occupazionale, ma anche di presidio del territorio”.

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