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trebbiatura, agricoltura
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Pubblichiamo questo bellissimo articolo/racconto con un po’ di ritardo, scusandoci con l’autrice.

Siamo a fine Agosto il periodo più impegnativo per i trebbiatori.
Lavoriamo dalle cinque di mattina fino alle nove di sera. A volte mangiamo un panino sulla macchina e non ci fermiamo nemmeno per pranzo. Tutti i campi di granoturco devono essere sistemati adesso. A Pontalba si trovano enormi distese di granoturco che va raccolto e sgranato. L’agricoltura è l’attività prevalente di questo paese. Una volta all’anno il prete benedice tutte le macchine agricole, dopo la messa del ringraziamento.

Sono le otto di sera e miracolosamente sono riuscito a finire di lavorare tutti i campi che vanno dalla cascina dei Faverini fino alle rive del Lungone. Scendo dalla raccogli-sgranatrice e salgo sulla mia jeep. non vedo l’ora di tornare in via Santoni Rosa, andare in casa e farmi la doccia.
La strada dai campi a casa è breve, viaggio per circa un quarto d’ora e poi giro a desta sull’angolo dove c’è la forneria di Camilla, ed ecco via Santoni in tutto il suo splendore. Una via corta in cui abitano poche famiglie, le case sono basse, qui non esistono i condomini. Li ho visti in città e li ho trovati bruttissimi. Le case di campagna hanno tutte cortile, portico e orto. Nei cortili ci sono spesso cani e gatti che convivono pacificamente, bambini che giocano, donne che stendono i panni sui fili che vanno da un pilastro all’altro del portico, attrezzi, macchine, vecchi mobili, casse per la legna e cespugli.

Parcheggio sul pezzo di carreggiata privato che si trova davanti al mio portone. Scendo dalla macchina con la tuta sporca e appiccicata alla mia pelle come se ci avessi messo del Vinavil. Infilo la chiave nella toppa del portone per aprirlo e poi mi fermo perché sento uno strano rumore. Viene dal cortile dei Del Re. Ma chi c’è nel cortile dei Del Re a quest’ora? E cosa sta facendo?.
Invece di entrare in casa, salto il muretto, attraverso la strada e entro nel portone della casa di fronte.

Chi ti vedo? Costanza che sta trascinando un grosso vaso verso la parte più a nord del cortile. Le ortensie! Avrei voluto scappare, Costanza si sta di nuovo dedicando alle sue ortensie. Ha appena fatto una grossa fatica per trascinarne un vaso con un cespuglio nel punto del cortile che lei ritiene più adatto.
Me ne sarei andato volentieri, ero anche sporco e stanco, ma ormai era troppo tardi.
“Ciao Albertino Canali, hai finito di lavorare per oggi?”
“Si” le rispondo e non aggiungo altro.
“Potresti aiutarmi a spostare le ortensie? Mi manca un vaso, è quello laggiù. Prendilo e portalo qui.”
Vado  a prendere il vaso e lo porto vicino all’altro.
“Non devono stare troppo vicini! Si ibridano”.
E poi comincia a tirare il vaso un po’ avanti e un po’ indietro e ripete la stessa operazione più volte.
“Ma cosa stai facendo?”
“Sistemo le ortensie”.
Sono su una brutta strada, devo cambiare argomento subito, prima di soccombere sotto il peso di queste piante.
“Oggi ho lavorato i campi dei Faverini, sono arrivato fino al Lungone”.
Lei si ferma e mi guarda. “Hai per caso visto un cadavere?”
Un cadavere?” forse il cambio di argomento non è andato a buon fine, ma di quale cadavere sta parlando?
“Luisa ha detto che hanno trovato un cadavere in un campo, c’era un morto vicino alla riva di un fosso. Suo marito l’ha visto, ma non ha detto nulla. Aveva paura di finire in qualche guaio.”
Oddio. Poi prosegue: “Il corpo era pressochè intatto, doveva essere morto da poco.”
“Io non ho visto nulla, l’avranno già portato via.” Dico.
“Già, allora non c’è più.”
“Ma ti dispiace?”
“Si.”
“Perche?”
“Perchè magari era un senza tetto, un barbone e allora lo si poteva seppellire là dov’era morto e farci una bella lapide. Io non tralascerei l’importanza del luogo dove uno muore. A maggior ragione se è vicino a un fosso. Magari è andato là perché voleva morire proprio là. E allora perché non lasciarlo dov’era?”
Ma io che ne so, oltretutto non mi sembra molto da serata estiva parlare di un cadavere.
“Molto sereno stasera” dico.
“Si, si vedranno le stelle”.
Smettiamo di parlare e pensiamo entrambi alle stelle.
Ma quanto sono belle, lontane e misteriose le stelle. Ma quanto brillano qui a Pontalba dove di notte c’è poca illuminazione artificiale.
“Forse si vedrà qualche stella cadente, in Agosto è facile, prepara un desiderio da esprimere” le dico.
“Vorrei un canarino.”
Questo  è il desiderio di Costanza, tra tutti i desideri possibili lei vorrebbe un canarino.
“Perché un canarino?”
“Perché è vivo e canta e salta e vola e ti riconosce pure. Cosa vale di più? un milione di dollari o un canarino? “
Alla fine non so mai quale sia la risposta giusta. La saluto, torno verso casa, poi mi giro e la guardo. Ha ripreso a manovrare il vaso di ortensie.

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