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Alcune cose da sapere sul Referendum del 17 aprile

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Tempo di lettura: 4 minuti

da: Carlo Tassi

Mancano pochi giorni al referendum sulle “trivelle”, evento che a mio parere non ha finora goduto dello spazio mediatico che avrebbe meritato, e non tanto per la questione delle trivellazioni in sé quanto per l’importanza delle tematiche più ampie che ruotano attorno al referendum stesso e che riguardano il problema energetico attuale e soprattutto in prospettiva. Pertanto vorrei porre all’attenzione dei lettori il mio personalissimo punto di vista, nell’ingenua ma sincera speranza che possa essere condiviso da molti:
1 – Non è vero che se vincesse il sì il giorno dopo finirebbero a spasso le migliaia di lavoratori che oggi operano sulle piattaforme, le voci allarmistiche sul rischio per l’occupazione messe in circolazione in questi giorni sono frutto della solita strategia fatta di terrorismo psicologico e disinformazione.
2 – Petrolio e gas estratti dai giacimenti marini intorno alle coste italiane possono coprire non più del sette per cento circa del fabbisogno energetico nazionale, il restante novantatré continuerebbe ad essere importato.
3 – Siamo sicuri che l’impatto ambientale e il rischio di incidenti e relativo inquinamento delle nostre coste valgano questo sette per cento? Ricordiamoci che il Mediterraneo (soprattutto l’Adriatico) è un mare chiuso e quindi senza ricambio d’acqua, per questo motivo un eventuale disastro tipo quello avvenuto nel 2010 nel Golfo del Messico (ricordate l’incendio della piattaforma Deepwater Horizon?) rappresenterebbe la morte definitiva del nostro mare (ambiente, pesca e turismo kaputt per sempre!).
4 – Per anni la nostra economia dovrà dipendere ancora dai combustibili fossili, è inevitabile, e, come tutti ormai sappiamo, a farne le spese sarà l’ambiente, il clima e la nostra stessa salute. Pertanto è arrivato il momento di dare finalmente un segnale forte ai nostri governanti di intraprendere seriamente la strada alternativa delle energie rinnovabili, partendo dal referendum come indicazione d’intenti. Sperando stavolta che questo segnale di volontà popolare non venga ignorato.
5 – Cosa potrebbe significare in prospettiva una politica che investa in ricerca, progettazione e espansione delle energie rinnovabili? Investimenti pubblici e privati nel campo della ricerca scientifica e tecnologica, nuove imprese e nuovi posti di lavoro, nuove tecnologie e un generale miglioramento in ogni settore, ambientale, economico, lavorativo, della salute… Non si tratta di sognare, si tratta di iniziare!
6 – Esiste un potenziale di opportunità nel campo delle rinnovabili tuttora sottovalutato se non addirittura ignorato, e questo per gli ostacoli prodotti dalle attuali lobby energetiche del petrolio. Lobby potentissime, più potenti degli stessi governi, le stesse lobby che da decenni producono guerre su guerre e che hanno tutto l’interesse a destabilizzare politicamente il mondo per concentrare l’attenzione unicamente sull’accaparramento del petrolio e di nient’altro… Relegando il discorso sulle rinnovabili a problema marginale da rimandare a data da destinarsi.
7 – La recente figura barbina che ha fatto il governo nella vicenda delle intercettazioni telefoniche e relative dimissioni del ministro Guidi la dice lunga sugli intrallazzi affaristici occulti tra politica e lobby del petrolio.
8 – Il prezzo del petrolio al barile è da tempo ai minimi storici, eppure a noi cittadini un litro di benzina continua a costare gli stessi soldi (con qualche differenza di pochi centesimi tra una compagnia e l’altra), vi siete chiesti come mai? Semplicemente perché il prezzo della benzina non dipende solo dal costo del petrolio, quanto soprattutto dalla somma delle accise (tasse) sugli idrocarburi che lo stato applica e che rappresentano una buona parte del totale. Molte di queste tasse oggi non avrebbero più alcuna ragione di esistere e una di esse risale addirittura al Regno d’Italia, ma nessuno ha mai pensato di farle decadere… Insomma, se alla fonte il petrolio cala, quando poi dobbiamo pagarlo noi, né lo stato e né le compagnie petrolifere sono disposti a rivedere i loro prezzi, anzi, ne approfittano per allargare i loro margini di guadagno.
Con tali presupposti veramente credete che i governi e soprattutto le società petrolifere, compagni di merende alla faccia nostra, siano favorevoli a incoraggiare le fonti energetiche rinnovabili?
Domenica 17 noi italiani abbiamo l’opportunità di riportare in primo piano l’attenzione sulla politica energetica nazionale e sulle scelte che da qui a breve dovremo adottare.
Quindi, fatevi sentire e andate a votare! Credo si sia capito cosa voterò io…

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