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di Roberta Trucco

Le quattro operazioni elementari, addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione, stanno alla matematica come le regole della grammatica stanno alla lingua. Chi può metterlo in discussione? Non sono forse alla base del pensiero, di per sé astratto, al quale dobbiamo dare una immagine per renderlo comprensibile?
E dunque, fanno bene le francesi a chiedere la modifica di una regola grammaticale, regola valida anche per l’italiano, secondo cui “il maschile ha la meglio sul femminile”, che prevede che in una frase un aggettivo si declina al maschile plurale quando qualifica nomi di generi diversi. Non importa se “si parla di 1000 donne e un solo uomo”. Regola che falsa decisamente e in modo subdolo il senso e l’immagine che ne consegue.

Pur essendo laureata in lettere e filosofia, non ho mai avuto una grande passione per la grammatica e mi considero piuttosto ignorante sulle sue regole e sulla loro origine. Uso la lingua italiana con passione affidandomi al mio orecchio e certamente alle regole grammaticali introiettate nell’infanzia. Imbattendomi però nella lettura di questo interessante articolo del post, ‘In Francia si discute di grammatica e “scrittura inclusiva”’, mi è venuto in mente che pongo più attenzione alla costruzione delle frasi e alla loro declinazione da quando mi dichiaro con entusiasmo e decisione femminista, cioè dalla nascita del movimento ‘Se non ora quando?’
Fu proprio in occasione di un tristissimo evento, il femminicidio della giovane Stefania Noce, che lessi per la prima volta una critica, la sua, arguta e calzante, a questa regola grammaticale! (leggi QUI)
Stefania Noce è la figura ispiratrice della pièce teatrale scritta da Cristina Comencini ‘L’amavo più della sua vita’, splendida e intensa, scritta proprio per la campagna #MAI più complici lanciata da Se non ora quando? ormai diversi anni fa e che oggi continua a girare per le scuole. Quando la Comencini la scrisse la questione che ci ponevamo, e che continua a interrogarci, è che oggi le donne forse possono dire no ma non possono ancora agire di conseguenza.
Allora con dolore ci chiedevamo come una giovane donna, così intelligente, arguta e preparata sulle tematiche femministe, fosse rimasta legata in un abbraccio mortale al suo compagno senza comprendere quello a cui andava incontro.

Il dizionario americano Merriam-Webster ha decretato il femminismo il termine più rappresentativo del 2017. Sembra che una nuova onda, forte e inarrestabile sia oggi capace di un vero e autentico cambiamento. È ormai assodato: la violenza contro le donne è strutturale e legata alla struttura patriarcale, struttura che sta vacillando prepotentemente, per fortuna, ma per dargli il colpo definitivo è necessario attaccarne le fondamenta. La grammatica e la cultura che ne scaturisce sono parte di quelle fondamenta. Non temete, la modifica desiderata dalla francesi non è un attacco astorico, la regola suddetta non è sempre esistita sta dentro la storia, la storia del patriarcato e dei suoi mutamenti.
In Francia fu voluta, come ben cita la giornalista Lecoq e riporta questo articolo del Post, nel 1651 con la seguente motivazione: “Poiché il genere maschile è più nobile, esso prevale da solo contro due o più femminili, anche se questi ultimi si trovano più vicini al loro aggettivo”. Poi ribadita nel 1675 dal gesuita grammatico Dominique Bouhours: “quando due generi si incontrano, è necessario che prevalga il più nobile”. E definitivamente acquisita, un secolo dopo, con l’affermazione del grammatico Nicholas Beauzée che faceva parte della Académie Française, con questa chicca: “ Il genere maschile è reputato più nobile del femminile a causa della superiorità del maschio sulla femmina”. Chissà quanti e quante, anche inconsapevolmente e grazie a questa regola, la pensano ancora così.

Forza donne e uomini, per sradicare questo modo di pensare si parte semplicemente da qui, dalla noiosa ma fondamentale grammatica!

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Redazione di Periscopio


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