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Pensiero e memoria: le strategie del possibile

NOTA A MARGINE
Pensiero e memoria: le strategie del possibile

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Uno psicologo e un filosofo, ma si finisce per parlare anche di economia. Succede al Festival di Altroconsumo “Dire, fare, cambiare”. Armando Massarenti, filosofo e giornalista, responsabile del supplemento culturale della domenica de “Il Sole 24 Ore”, e Paolo Legrenzi, professore emerito di psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, presidente del Consiglio editoriale del Mulino e membro dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, discutono con il pubblico di pensiero e memoria. In realtà Legrenzi è uno psicologo sui generis, o meglio “sperimentale”, come lo definisce Massarenti: ha insegnato a Princeton, Londra, Parigi e Ginevra e si è sempre occupato dei temi a cavallo tra le scienze cognitive e l’economia, in particolare la psicologia dei consumi, con il Mulino ha pubblicato “Frugalità” (2014) e “Perché gestiamo male i nostri risparmi” (2013), mentre con Laterza “I soldi in testa. Psicoeconomia della vita quotidiana” (2012).

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Armando Massarenti

Al Chiostro di San Paolo, con Massarenti, si parla di allenare la mente, la memoria e il pensiero, perché per dire, fare e cambiare, prima di tutto bisogna pensare e dunque anche sapere come funzionano i nostri ragionamenti e come prendiamo le nostre decisioni. Come funziona la memoria? Perché quel pezzetto di madeleine si porta dietro l’infanzia del giovane Proust? “Noi pensiamo che la memoria sia una traccia, che va continuamente rinnovata per non sparire dalla nostra mente. In realtà recenti ricerche dimostrano che le cose sono più complesse. La memoria funziona come una biblioteca con molti libri, ordinati secondo vari criteri”. Questi criteri variano a seconda della persona e del momento: chiunque possiede una libreria sa quanto sia difficile ordinarla e quante volte si ordinino e riordino i volumi seguendo criteri del tutto soggettivi. I volumi sono lì fra gli scaffali, ma a volte non ci ricordiamo più dove o come li abbiamo messi. E, per far un esempio più pop, pensate a quanti modi esistono per memorizzare un numero sulla rubrica del nostro smartphone e a quante volte, non trovando quel numero, avete dovuto pensare, o meglio ricostruire, come l’avete salvato. Dobbiamo in altre parole pensare alla nostra memoria come un catalogo: il segreto non è conoscere tutte le informazioni in ogni momento, ma come cercarle e ripescarle quando ci servono. Ecco perché, secondo Legrenzi, la verità è che “la memoria è sopravvalutata, soprattutto nel mondo contemporaneo in cui ormai riusciamo a supplire con memorie esterne” in grado di immagazzinare molte più informazioni rispetto alle nostre. Parallelamente abbiamo creato il paradosso di una doppia dimenticanza: “come abbiamo riposto i libri nella libreria del nostro cervello e come abbiamo catalogato quelle stesse informazioni nelle memorie esterne dei nostri pc e telefoni”.
“La cosa veramente importante sono gli automatismi: è la possibilità di fare le cose senza pensarci, o meglio senza doverci ricordare come farle, che ci dà la possibilità di pensare a qualcos’altro”.
Eccoci così al ragionamento, che ognuno compie in modo diverso. La dimostrazione è questo esercizio. Immaginiamo di essere sposati da 10 anni e che in occasione del matrimonio abbiamo acquistato 10 bottiglie di vino, pagandole 20 euro ciascuna. A ogni anniversario abbiamo invitato gli amici e ce ne siamo bevuta una. Arrivati al decimo anniversario ci chiediamo quanto denaro ci siamo bevuti quest’anno. Prima di continuare a leggere rispondete alla domanda, altrimenti l’esercizio non funziona.

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Paolo Legrenzi

Ecco le risposte che negli anni ha ricevuto Legrenzi: “la maggioranza dei bambini risponde che non abbiamo speso niente, perché la bottiglia l’avevamo già comprata ed era già nostra; la risposta statisticamente più frequente, anche fra gli studenti di economia della Bocconi, è 20 euro, cioè il prezzo della bottiglia; i dipendenti di una banca risponderanno invece che la risposta è il costo della bottiglia più il costo del denaro in questi dieci anni; per la teoria economica, invece, la risposta giusta è il prezzo di sostituzione, cioè quanto ci costerebbe ora ricomprare quella stessa bottiglia”.
Questo banale esercizio rende evidente che lo stesso problema può spesso essere risolto in modi diversi e secondo prospettive diverse, a seconda delle esigenze che si deve o si vuole soddisfare. “Il trucco più importante – conclude Legrenzi – è anche quello più semplice: “pensare sempre che ci sono altre possibilità”.

Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicissitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? […] All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio….” (Marcel Proust, “Dalla parte di Swann”)

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