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Da: Comunicazione Istituzionale e Digitale Unife
Anatomie della Mente

Domani ultimo appuntamento con Robert Stevenson e l’Isola del tesoro

Si chiude con un appuntamento tutto dedicato a Robert Louis Stevenson, l’edizione 2019 del ciclo di conferenze “Anatomie della Mente”.

A parlarci della vita dell’autore e di uno dei suoi romanzi più celebri, “L’Isola del tesoro”, giovedì 13 giugno alle ore 16.30 nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea, (via Scienze, 17), il Prof. Stefano Caracciolo, Ordinario di Psicologia Clinica di Unife.

Robert Louis Balfour Stevenson nasce nel 1850, figlio unico di una ricca famiglia di costruttori di fari. La sua cagionevole costituzione psicofisica lo ha esposto fin dalla più tenera età a problemi respiratori, provocando fasi di depressione che lo hanno portato a viaggiare per cercare un clima più salubre. Il padre severo e incline alla depressione, come tutta la famiglia paterna con diversi casi di malattie mentali, si è dimostrato comprensivo nei suoi confronti, anche se non mancavano critiche negative. La madre, assente e distaccata, malata probabilmente di depressione, lo ha affidato ad una nutrice – Alison Cummingham detta ‘Cummy’, che viene ricordata nelle sue poesie giovanili (“A Child’s Garden of Verses”) come figura materna protettiva ed amorevole di cui da bambino era innamorato. Nonostante il parere contrario della famiglia ha sposato una americana – Fanny Osbourne – più anziana di lui e separata dal primo marito. Ha trascorso gli ultimi anni di vita, gravemente malato, nelle isole polinesiane, dove si è spento nel 1894. La sua tomba si trova sul monte Vaea nelle isole Samoa.

Nel romanzo “Treasure Island”, uscito a puntate nel 1881-82, Stevenson costruisce vicende e personaggi immortali. Il protagonista, Jim Hawkins parte orfano di padre e torna ricco e trionfatore per aver sgominato la banda di pirati del Capitano Flint. Trova e nasconde la mappa dell’isola in cui il tesoro è seppellito. Riesce a sventare l’ammutinamento dei pirati, capendo la vera natura di Long John Silver, imbarcato come cuoco, ma in realtà nostromo del defunto Capitano Flint e capo dei pirati che vogliono recuperare il tesoro nascosto. Le paure di Jim ricalcano quelle di cui Stevenson parla nelle sue memorie infantili: il buio, l’abbandono, la morte solitaria. Invece la doppiezza di Long John Silver rimanda alla duplice natura dell’animo umano che Stevenson, 50 anni prima di Freud, intravvede e descrive nei personaggi del dottor Jekyll e di Mr.Hyde. È la storia eterna del rapporto fra il Bene e il Male. Solo che, questa volta, il Male non vince ed è costretto a piegarsi, come fa Long John Silver che tradisce i compagni per avere salva la vita. Trionfano la vita, l’avventura, la leggerezza con cui la nave Hispaniola salpa e solca i mari verso il tesoro nascosto…

Da: Comunicazione Istituzionale e Digitale Unife

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