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Anbi: emergenza meteo a Piacenza, “la diga di Mignano salva la Val d’Arda”

Tempo di lettura: 2 minuti

da: ufficio stampa A.N.B.I.

Rischio per la sicurezza delle persone in alcune frazioni montane isolate, abitazioni bloccate dai flussi improvvisi delle acque, tratti di strade dissestate, parziale interruzione dell’energia elettrica ed aziende agricole duramente colpite da una delle esondazioni dei fiumi Trebbia e Nure più rapide ed imponenti degli ultimi anni: in questo complesso scenario, il Consorzio di bonifica di Piacenza si è subito attivato nelle operazioni di intervento nelle zone colpite del proprio comprensorio. Tutti gli impianti idrovori sono accesi ed al massimo dell’attività di pompaggio ( ad Armalunga 3 idrovore drenano di continuo acqua dalle primissime ore del mattino); le squadre dei tecnici consortili stanno effettuando ininterrottamente sopralluoghi di monitoraggio e lavori di ripristino (dove possibile, vista la consistente mole del fenomeno verificatosi) attraverso drenaggi nonchè risistemazioni mirate, in attesa di attivarsi successivamente per portare via le acque di superficie attraverso il lunghissimo reticolo delle canalizzazioni di scolo, gli impianti idrovori e le pompe mobili.
“Va evidenziato –commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue (ANBI) – come la diga di Mignano ed i rilasci programmati dai tecnici del Consorzio abbiano scongiurato gravi danni ed ulteriori ripercussioni anche sull’intera Val d’Arda, fungendo da vera e propria vasca, che ha contenuto l’abbondante quantità di pioggia caduta in così breve tempo.”
Un lavoro molto importante di mitigazione del danno in queste ore concitate è da attribuire alle numerose imprese agricole ancora una volta colpite dagli eventi naturali ed ai consorzi privati, che stanno svolgendo un prezioso ruolo.
Il presidente del Consorzio di bonifica, Fausto Zermani, sottolinea come queste “bombe d’acqua” così violente e straordinarie, con nefaste conseguenze dirette su persone ed economia, mettano pesantemente in discussione le recenti norme sulla cosiddetta ri-naturalizzazione degli alvei dei fiumi, in cui si critica l’azione degli interventi artificiali dell’uomo sul territorio, volti alla salvaguardia ed alla prevenzione di questi gravi fenomeni: basti pensare alla funzione contenitiva svolta dalla diga di Mignano e all’incidenza altresì estremamente negativa avuta dai numerosi tronchi e detriti disseminati lungo tutto il corso di Trebbia e Nure.
“Forse sarebbe il caso – conclude Zermani – di darci davvero nuove condizioni di sicurezza, intervenendo preventivamente.”

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