di Maria Luigia Giusto

Quante volte in estate alle feste c’erano le giostre. Quanti giri, risate, trepidazione da batticuore sporgendosi dal piccolo sediolino per afferrare prima di tutti il ciuffo di pezza inerte sempre troppo lontano. E che gioia quando si era in due, tre, e il giostraio, donatore di semplici emozioni, prolungava il giro per darci un’altra possibilità, ancora un tentativo, magari quello giusto. Adesso è raro vedere le giostre in città, compaiono a qualche festa, spostate fuori mano, sono grandi e rumorose, vorticano e si alzano, se no che divertimento c’è? Qualche vecchio esemplare sopravvive, dipinto ad annate alterne per nascondere la ruggine. Eppure sarebbe bello avere una giostra fissa in città: il dondolio sui sediolini, con i piedini che non toccano terra, il braccio teso più che mai verso la meta e, alla fine del giro, comunque vada, un’unica richiesta negli occhi luccicanti “Ancora uno!”. Per i grandi, vivere così ogni giorno sarebbe la felicità!

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