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Da: Organizzatori

Giovedì 12 sarà la giornata di apertura, densa di eventi sui temi della Città, in tutte le sue sfaccettature.

Con l’apertura del VII Convegno Nazionale della Società Italiana di Antropologia Applicata, giovedì 12 dicembre inizierà il ricchissimo programma di eventi previsto per l’edizione ferrarese, con il quale ci si proporrà di indagare gli innumerevoli temi connessi al vivere urbano e al “fare città”. Uno dei coordinatori del convegno, Luca Rimoldi (Università di Catania), specifica: “Il convegno SIAA 2019 è stato costruito per invitare alla riflessione sul tema della città. Gli eventi del convegno di Ferrara ci restituiscono un’immagine multisfaccettata di diverse realtà urbane, e i fenomeni sociali che plasmano gli spazi urbani (la moda, le migrazioni, il turismo, i sistemi scolastici ecc.) saranno al centro del confronto […]. Verranno esplicitati i contributi e gli strumenti che l’antropologia può mettere in campo per analizzare ciò che accade nelle città e per trovare soluzioni locali e condivise.”
Giovedì mattina dalle ore 10:00 alle ore 11:30 in Sala Estense Antonino Colajanni, Presidente onorario SIAA, interverrà con una prospettiva storico–antropologica sugli indios e sulle città dell’America Latina. Una riflessione sulla diversità degli insediamenti collettivi, sulla distribuzione degli spazi nelle reti delle relazioni sociali e sugli ambiti di residenza, privata o pubblica, delle società umane.

A seguire, sempre in Sala Estense, ci sarà la consegna del Premio SIAA “Ruggero Ricci”, per una tesi dottorale in Antropologia Applicata. Il nome del premio ricorda l’antropologo Ruggero Ricci, mediatore intercultural e, guida ambientale, prematuramente scomparso l’anno scorso.

In concomitanza con il convegno, il Centro Donna Giustizia di Ferrara presenterà una mostra fotografica, “Resilienze e spazi di accoglienza per donne migranti nel contesto urbano di Ferrara”, con l’aggiunta di un video didattico, dalle ore 15:00 alle ore 17:00 in via Terranuova 12b.
Si inaugurerà inoltre la mostra, “Luoghi comuni – uno sguardo sulla città”, a cura della Cooperativa Sociale CIDAS, dalle ore 17:00 alle ore 19:00 in Casa Cini, con gli interventi di Maria Luisa Parisi e i fotografi Giacomo Brini e Michele Lapini e i saluti dell’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Monsignor Gian Carlo Perego. Un’esposizione di scatti che nasce dai laboratori realizzati assieme a titolari di protezione internazionale con vulnerabilità psichica e fisica, ospiti di strutture di accoglienza della cooperativa a Ferrara e Bologna, una parte della quale è già presentata ad Internazionale 2019.

In parallelo si potrà assistere alla Rassegna di Etnografia e Cinema “REC”, dalle ore 15:00 alle ore 19:00 nell’Auditorium Santa Lucia, a cura di Simone Mestroni e Chiara Scardozzi. L’obiettivo sarà quello di presentare cinque documentari che possano raccontare, attraverso diverse prospettive, la dimensione etnografica della città contemporanea.

In aggiunta, durante la serata di giovedì a partire dalle ore 19:00 si terranno le presentazioni di 12 libri in diversi spazi della città (librerie, locali ed altri ancora). Per citarne alcuni, quello di prossima pubblicazione “Il Grattacielo. Storie di uno spazio stigmatizzato a Ferrara”, di Alfredo Alietti (docente UniFe), con il quale si aprirà una riflessione sul “Grattacielo” del quartiere Giardino di Ferrara, sulle sue problematiche e i suoi rapporti con le istituzioni comunali, con un ragionamento sociale e sociologico su un luogo definito come multietnico; ancora, con “Migranti e rifugiate. Antropologia, genere e politica”, di Barbara Pinelli, avremo la possibilità di analizzare le prospettive di genere e di antropologia femminista, con indagini sulle donne rifugiate e le migranti a partire dagli anni Settanta del secolo scorso; infine “The Endless Reconstruction and Modern Disasters. The Management of Urban”, di Pietro Saitta e Domenica Farinella, che tratta di una ricerca sulle conseguenze a lungo termine di un disastro naturale, in chiave antropologica: il terremoto del 1908 a Messina, in Sicilia.

La serata si concluderà al Ferrara OFF Teatro con la “conferenza-performance”, dal titolo “Blues per le terre nuove”, di Wu Ming 1, un progetto narrativo-geografico sul Delta del Po, pensato per raccontare il cambiamento climatico, legando la storia e l’attualità: la perenne lotta tra terra e acqua, da Alfonso II d’Este al riscaldamento globale.

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PAESE REALE

di Piermaria Romani

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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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