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San Giorgio e il drago: mostra di Scardino sull’eroe e i suoi mostri

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San Giorgio e il drago: mostra di Scardino sull’eroe e i suoi mostri

La figura di San Giorgio con il drago ha un fascino particolare. Mette insieme il cavaliere integerrimo, corazzato e senza paura con tutto ciò che invece è spaventoso, leggendario e fuori controllo.

“Leggenda ferrarese” di Mimì Quilici Buzzacchi, 1943

Il critico d’arte e collezionista Lucio Scardino ne propone una mostra intitolata ‘Moderne devozioni – Il culto e il mito di San Giorgio col drago’ – visitabile negli spazi Mediolanum (via Saraceno 24, Ferrara) – che è gara di intuizioni e interpretazioni, disfida di creatività che dà il meglio della personalità di artisti contemporanei che operano tra Ferrara e dintorni e che si sono cimentati su questo tema in vista dell’esposizione. Agli artisti attivi sul territorio, la rassegna affianca personalità della storia dell’arte che su questo soggetto avevano lavorato in autonomia, com’è il caso della litografia di Mimì Quilici Buzzacchi del 1943 che mette in scena il duello tra santo e drago con una visione aerea e dettagliata di corso Martiri, accanto al muretto del castello di Ferrara, o del veloce schizzo a matita di Silvan Gastone Ghigi (1966) e del disegno a matite colorate di Alfredo Filippini (1976) con il guerriero nudo a cavallo che Scardino paragona a quelli rappresentati da Fidia sul Partenone.

Lucio Scardino con l’artista Daniele Cestari davanti alle opere di Alfredo Filippini e Daniele Ricciardi (foto Luca Pasqualini)

Nell’indicare il tema da interpretare agli artisti, Scardino è partito dall’idea che per una città come Ferrara che ha in San Giorgio il riferimento di patrono, la sua figura può rappresentare la vittoria dell’uomo sull’invasione mefitica delle acque.

“San Giorgio” di Gianni Cestari, 1990

Insomma una metafora figurata della bonifica che controlla e vince il dilagare delle paludi e delle umide contaminazioni malariche, tenute tuttora a bada dall’incessante attività di pompe e meccanismi di difesa idrovora. Ecco allora il delizioso San Giorgio di Gianni Cestari (1990) che il tema aveva evidentemente intuito e sviluppato in autonomia, con un piccolo olio su tavola dove l’acqua è protagonista, mentre del drago emerge solo un collo sinuoso e un’ala verdognola e frastagliata con la zampa del cavallo e la punta della lancia che si inseriscono appena nell’angolo in alto a sinistra del quadro. Giocoso, invece, l’inserimento del santo in cima a una nuvola che sovrasta la chiesa di Santa Francesca Romana nella stampa del grafico Claudio Gualandi (2017), dove – come sempre nei suoi disegni – i personaggi bisogna andarseli a cercare tra una miriade di gente e dettagli che popolano le sue rappresentazioni, e così pure Andrea Amaducci (2015), che ne fa un graffito di sapore fumettistico realizzato sopra a una cassettiera.

Lucio Scardino illustra il quadro a tecnica mista su tavola di Lorenzo Romani (foto Luca Pasqualini)

Di sapore più aulico la tela dal segno nebbioso, usurato e inconfondibile di Daniele Cestari che riprende l’iconografia di Albrecht Dürer, ma anche l’altorilievo in argilla di Leo Cattabriga (2003) e la sequenza di schizzi a sanguigna di stile rinascimentale di Pier Luigi Berto (2018).

Che la si veda con ironia come fa Riccardo Guasco con il suo ‘San Giorgio fa pace col drago’ (2018) o Vilfrido Paggiaro che dipinge una specie di cartoon con la vendetta della dragonessa che si avventa focosa sul cavaliere in ‘Cuore di mamma’ (2018), in ballo c’è la razionalità determinata e composta che affianca la fantasia infuocata e dilagante. Non a caso, a cercarlo nelle biografie dei santi, del valoroso Giorgio non si trovano appigli storici, ma rimandi che ne fanno una figura leggendaria, presente nell’agiografia cattolica, ma pure nel mito, nelle favole, nelle credenze antiche d’Oriente e d’Occidente. Una metafora del bene che affronta e vince il male, ma anche del dualismo spirito-carne, conscio-inconscio, raziocinio-bestialità. Di fatto una rappresentazione figurata dello yin e yang e della contrapposizione notte-giorno, ombra e luce, istinto e controllo. A me questa iconografia ha sempre affascinato e con orgoglio l’ho sentita come riferimento personale, una figura doppia e solida, dove l’eroe esiste ed è riconoscibile nella misura in cui con la sua armatura ferrea, impenetrabile e inossidabile affianca il mostro con le sue ali colorate, il suo corpo di ghirigori squamosi e il suo spettacolare talento di sputafuoco.

Celato e protetto, il cavaliere affronta l’inaffrontabile e, tutto sommato, lo fa suo. È la forza controllata che si contrappone alla rabbia furibonda; la strategia calibrata e imperturbabile che riesce a dominare l’anima vulnerabile e furiosa che alberga nelle viscere di ognuno.

“San Giorgio” di Paolo Uccello, 1470, National Gallery, London

Paolo Uccello mi folgorò, da ragazza a Londra, con quella tavoletta esposta alla National Gallery, che allora mi apparve immensa ma che è solo poco più di 55 centimetri per 74, dove la fanciulla entra in scena a pari diritto portandosi il drago al guinzaglio, come ulteriore combinazione di contrasti tra la gentilezza e la furia da sottoporre all’ardito cavaliere.

A Lucio Scardino apparirebbe forse meno gradita, tant’è che nell’introduzione al catalogo – a mo’ di epigrafe – specifica “Vorrei essere al tempo stesso un drago e San Giorgio. Mai la principessa” ribadendo così il connubio indissolubile tra i due caratteri contrastanti che questa figura rappresenta e fonde, dove comunque l’uno esiste ed è riconoscibile nella misura in cui è presente l’altro.

Foto-servizio di Luca Pasqualini

‘Moderne devozioni – Il culto e il mito di San Giorgio col drago’, mostra a cura di Lucio Scardino, sala Mediolanum, via Saraceno 24, Ferrara, 1 marzo-26 aprile 2019, visitabile dal lunedì al venerdì ore 9-13 e 15-19.


Per saperne di più sulla figura di San Giorgio si potrà ascoltare anche la conferenza di Lucio Scardino dedicata a ‘Moderne devozioni: una mostra ferrarese sul culto e mito di San Giorgio’, in programma lunedì 15 aprile 2019 alle 16.45 nella sala Conferenze della Contrada del Borgo di San Giorgio, via Ravenna 52, Ferrara con ingresso anche dal cancello di via Ferrariola, ingresso 3 euro.

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