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Approda in Consiglio la delibera di iniziativa popolare

Ferrara: rifiuti e democrazia
Approda in Consiglio la delibera di iniziativa popolare

Raccontare “una prima volta” non capita tutti i giorni, specialmente a Ferrara. Dopo una lunga marcia durata quasi otto mesi e 955 firme raccolte tra i cittadini ferraresi, oggi 22 ottobre (segnatevi la data) approda in Consiglio Comunale qualcosa di importante, ma soprattutto di nuovo. Ne parlo con Marcella Ravaglia che, a nome dei promotori (l’Associazione Ferraraincomune e  il Comitato Mi rifiuto) presenterà ai consiglieri la proposta di delibera di iniziativa popolare. La richiesta: finanziare e dare il via a uno studio di fattibilità finalizzato alla ripubblicizzazione del Servizio di Raccolta dei rifiuti.

Partiamo da te Marcella, fai parte delle Associazione Politico-Culturale Ferraraincomune nata circa un’anno fa per approfondire temi e fare nuove proposte per la città di Ferrara, ma puoi dirci qualcosa di te e del tuo percorso?
Sono nata 42 anni fa ad Alfonsine, sono sposata con Nicola e abbiamo una meravigliosa figlia di 4 anni. Se invece mi chiedi “chi sono” politicamente… ecco, sono nata politicamente a Ferrara, nel meet up dei grilli estensi. Da assegnista di ricerca Unife, ho fatto parte della Rete Nazionale Ricercatori Precari e del Coordinamento Istruzione Pubblica di Ferrara, all’epoca della “Riforma” Gelmini. In quello stesso periodo mi sono avvicinata al Comitato Acqua Pubblica di Ferrara e da allora sono attivista del Forum italiano dei movimenti per l’acqua e membro di Attac Italia. Da quando la mia piccola pranza a scuola, faccio parte di un gruppo informale di genitori chiamato Mensana. Più di recente ho partecipato alla costituzione di Ferraraincomune.

Comitato Acqua Pubblica, Gestione in house del ciclo dei rifiuti, il focus è sempre lo stesso, quello dei Beni Comuni. Vorrei chiederti una tua definizione di Beni Comuni: perché è così importante  rivendicarli? E’ questa la frontiera per una nuova politica?
La crisi della democrazia rappresentativa da tempo ci sta portando verso tecnocrazie più o meno esplicite ma comunque disumane: la crisi ambientale ne è il segno tangibile. I beni comuni sono la via per una rinnovata democrazia, alla cui base stanno la partecipazione e l’accesso alla conoscenza. I beni comuni, materiali e immateriali, per la loro titolarità diffusa ed il loro essere essenziale alla vita dei singoli come della comunità, sono il terreno attorno al quale costruire civiltà, oltre che civismo. Il movimento per l’acqua in questo senso è (per me) uno spazio della politica e della democrazia indispensabile per avere una prospettiva desiderabile del futuro fatto di solidarietà e razionalità, giustizia e libertà.

L’anno scorso, senza consultare direttamente i cittadini, Hera ha introdotto il sistema Calotte, provocando molte proteste e molte polemiche. A dicembre la concessione a Hera è scaduta, siamo oggi in regime di proroga, mentre problemi e disfunzioni nel servizio di raccolta rifiuti permangono. Voi però non vi siete limitati a criticare la gestione in appalto al privato, avete avanzato una proposta alternativa. Qual è il vostro pensiero?
L’attuale gestione, essendo affidata a un’impresa privata quotata in borsa, ha come naturali obbiettivi fare profitti e distribuire dividendi agli azionisti. Le priorità devono invece essere altre: lo smaltimento dei rifiuti (oggi sparsi in giro per città), la riduzione generalizzata della produzione di rifiuti verso l’obbiettivo “rifiuti zero” (il solo aumento della differenziata non è sufficiente) e il governo trasparente e slegato dagli andamenti di borsa dell’azienda. Tutto questo per ottenere tariffe giuste, l’impiego virtuoso delle risorse ambientali, nonché il coinvolgimento attivo di tutti gli soggetti coinvolti: i lavoratori impegnati nel servizio e i cittadini utenti.

Come e quando è nata l’idea della raccolta firme? E perché ci sono voluti quasi 8 mesi per approdare in consiglio comunale? E come giudichi questa esperienza?
E’ la prima volta che, nonostante sia previsto dal regolamento del Comune di Ferrara, si percorre la strada della proposta popolare di delibera. E al di là dei contenuti, c’è un valore in sé, è la rivendicazione di una nuova forma di democrazia partecipativa.
Ferraraincomune fin dalla sua nascita approfondisce i temi dei beni comuni e dell’ecologismo, delle forme di democrazia partecipativa. La campagna sulla ripubblicizzazione del servizio di gestione dei rifiuti intreccia tutti questi temi. Perciò abbiamo pensato di impiegare uno strumento esistente nei regolamenti comunali -la delibera di iniziativa popolare- per praticare la partecipazione, oltre che invocarla. L’esperienza di raccolta firme è stata interessante e proficua, le persone si fermavano ai banchetti e non si limitavano a firmare: è stato un momento di ascolto e di dialogo. Invece il percorso con il Comune e i suoi uffici è stato veramente macchinoso, un po’ perché siamo stati pionieri (i primi ad usare questo strumento), un po’ perché i cittadini che cercano il confronto con l’Amministrazione con strumenti diversi da quelli canonici e istituzionali sono visti un po’ come degli intrusi, come degli usurpatori del diritto-dovere di amministrare. Penso tuttavia che la nostra esperienza porrà le basi per migliorare gli strumenti partecipativi del Comune di Ferrara.

I promotori hanno incontrato in questi giorni i gruppi consigliari per esporre il testo della proposta. Ora è il momento della verità: la delibera di iniziativa popolare viene discussa e votata dal Consiglio Comunale. Se verrà approvata – e i promotori ostentano un cauto ottimismo – si dovrà avviare lo studio di fattibilità per la Gestione in House (cioè totalmente pubblica)  del servizio di raccolta rifiuti. Ne risulteranno dati e cifre, vantaggi e svantaggi, da confrontare con quelli della attuale gestione affidata ad una azienda privata.
Sarebbe un modo di scegliere la forma migliore solo dopo aver studiato e valutato le due alternative, invece di decidere le cose dall’alto dello scalone del Comune.  Conclude Marcella Ravaglia: “Sarebbe un bel giorno per Ferrara e per la democrazia”.

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