Home > ACCORDI - il brano della settimana > Auguri James Marshall

Sbattiamocene bellamente di tutto anche oggi che tanto abbiamo un motivo validissimo.
Perché oggi, nel 1942, nasceva Jimi Hendrix, anzi James MARSHALL Hendrix.
Che altro poteva fare uno con Marshall come secondo nome?
Ovvio, benedire l’umanità col feedback.
La figura di Hendrix è una delle più universali ma anche equivocate della storia della musica.
Amato anche da chi non bazzica blues e r’n’r, oggetto di un culto a volte imbarazzante e purtroppo per lui (e anche per noi) congelato in questo status di santone e santino della chitarra.
Oggi però vorrei ricordarlo in un altro modo.
Ammetto di aver ricevuto la mia vocazione di smanazzachitarre grazie a lui, durante una noiosissima ora di matematica in prima superiore.
Così noiosa che quasi mi apparve Lui, Jimi in persona dicendomi una roba tipo: hey ciccio dai suona la chitarra.
Potere di Hendrix o potere della noia?
Boh, chi lo sa.

Brano: “Room Full Of Mirrors  di Jimi Hendrix” Album: “First Rays Of The New Rising Sun” del 1997

Brano: “Room Full Of Mirrors di Jimi Hendrix”
Album: “First Rays Of The New Rising Sun” del 1997

Forse della noia perché il povero Jimi di potere sembra averne poco ormai.
Se ne avesse avrebbe fatto piazza pulita da tempo, provvedendo a incenerire tutti quelli che lo ricordano esclusivamente come manico-della-chitarra.
Io, dicevo prima, lo vorrei ricordare in un altro modo.
Sarei pazzo a mettere in dubbio la sua enorme, gigantesca grandezza come chitarrista.
Ma lotto da una vita per dare la stessa luce anche alla sua enorme, gigantesca grandezza come autore di canzoni.
Jimi è stato l’esatto contrario del manico-della-chitarra.
Tutta la sua abilità sullo strumento e tutto il suo cuore li metteva al servizio del pezzo, non di inutili baracconate da guitar wanker.
A dimostrazione di questo c’è un fatto assoluto: non ha mai scazzato una cover.
Può sembrare apparentemente stupido l’utilizzo delle cover per valutare quanto si è bravi a a scrivere canzoni.
Però se persino una massima autorità – più o meno universalmente riconosciuta – come Bob Dylan ha ammesso di preferire la versione Hendrix della sua (!) All Along The Watchtower vorrà pur dire qualcosa, no?
Comunque lasciando in pace il vecchio Bobby D. a mio avviso basta far girare uno album a caso dell’Experience per capire davvero chi è stato Hendrix.
Dei pezzi come Love or Confusion, 1983 – potremmo citare titoli per delle ore – non escono a chiunque.
Poi sì, quando si buttava su un assolo ciao a tutti.
Ma quegli assoli doveva cacciarli su una base solida e questa base solida era un corpus di canzoni perfette figlie del loro tempo quanto di un orecchio costantemente teso al futuro.
Un orecchio completamente libero da preconcetti e dedito a una sola cosa, le possibilità dei suoni nella loro totalità.
E per totalità intendo anche il rumore.
In questo senso Hendrix è stato un bluesman degli anni ’20/’30 con un muro di Marshall dietro.
E per quanto mi riguarda anche un protopunkone vero.
Uno che ha reso possibili cose come i Blue Cheer e i Sonic Youth non può essere la bandiera di quella gente che legge le riviste di chitarre.
Hendrix è roba per i fan dei Flipper.
Quindi oggi, per onorare questo Jimi un po’ meno considerato, mi sembra giusto fargli gli auguri con una versione abbastanza oscura di quello che secondo me è uno dei suoi pezzi migliori.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

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