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Azione Ferrara sulle modifiche allo statuto dell’Università

Tempo di lettura: 3 minuti

Da: Ferrara in Azione

L’Università di Ferrara, attiva da più di sei secoli e quindi una delle più antiche al mondo, è
un’istituzione di grande importanza non solo per il ruolo culturale e formativo, ma anche per le
significative ricadute sul territorio dal punto di vista economico e sociale. Logico quindi che quanto
accade al suo interno attragga l’attenzione dell’opinione pubblica.
Ci inseriamo pertanto nel dibattito attualmente in corso sul futuro dell’ateneo per esprimere la forte
preoccupazione del gruppo di Ferrara in Azione per le “inusuali” modifiche statutarie che si stanno
cercando di apportare a pochi mesi dalle elezioni per il nuovo Rettore.
Dalla polemica innescata da questo progetto appare evidente che le modifiche proposte, lungi dal
rappresentare uno strumento per accrescere l’efficienza degli organi accademici, rischiano di sortire
l’effetto opposto, rispondendo a logiche altre, peraltro già viste e riconosciute in altri contesti.
Questo, che si sta configurando sempre di più come un tentativo di ipotecare il controllo su quanto
scaturirà dalle prossime elezioni, può solo arrecare enormi danni non solo al prestigio ma
soprattutto alla gestione della nostra Università, con inevitabili ricadute sulla qualità della ricerca e
della didattica. Infatti, al di là della modifica del corpo elettorale, che limiterebbe la
rappresentatività delle varie componenti che costituiscono la comunità universitaria, la separazione
dalla carica rettorale delle competenze amministrative porterebbe con sé forti rischi di paralisi delle
attività dell’Ateneo, ogniqualvolta Rettore e Presidente del Consiglio di Amministrazione si
trovassero in disaccordo per i motivi più disparati, non ultimi quelli più strumentali legati a
dinamiche di potere interne ed esterne. Incomprensibile, o per certi versi comprensibilissimo,
cambiare così pesantemente le regole del gioco a ridosso del loro utilizzo. Si tratta di una pratica
che purtroppo sembra essere assurta a sistema in questo Paese: se non si può governare, si deve
cercare in ogni modo di rendere impossibile il governo altrui. Tutto ciò però a scapito del bene
comune che dovrebbe essere il primo obiettivo di chiunque ricopra incarichi pubblici. A maggior
ragione, chi è stato chiamato alla guida di un’istituzione antica come lo Studium ferrarese, deve
essere consapevole che dei suoi atti, legittimi da un punto di vista formale, tuttavia discutibili da
quello sostanziale e dell’opportunità, risponde non solo al consesso accademico di cui fa parte, ma
all’intera comunità, cittadina e non solo.

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