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racconto di Stefania Bergamini

Sergio è un biasanott. E mio amico. Entra elegante come un principe, lo trovi sempre al suo tavolo, quello sotto la tenda verde, vicino all’uscita. Sta lì con aria trasognata e un bicchiere di vino rosso. Quando ho un po’ di pausa mi siedo vicino a lui, non parliamo tanto, mi chiede del lavoro, se sono contenta, dei miei desideri, mi racconta un po’ di suoi amori e di fallimenti. Ha una stanchezza Sergio e una eleganza che nemmeno Horowitz. Vestito di bianco pure le scarpe e la sciarpa e i capelli. Un fazzoletto in tasca sempre profumato, mi dice senti questo è un profumo francese, me lo ha regalato Tina e chissà chi era Tina.
Lui la casa ce l’ha da qualche parte (con dentro forse la perdita di un figlio o figlia, qui la raccontano così). Non è un barbone, è un biasanott, tradotto dal dialetto bolognese masticanotte, cioè, lui la vive la notte, la assorbe, la cammina, la mastica, appunto. Ogni tanto viene qui e sta a quel tavolo, guarda la gente che entra e esce, si muove lentamente misurando i gesti come se tenesse in mano una bolla di sapone e mette a posto, quando mi parla, i miei nervi e il collettino della mia camicia.

The Last Good Day Of The Year (Cousteau, 1999)

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