5 Marzo 2014

“Biopolitics” di Stefano Vaj viene rilanciato in lingua inglese da La Carmelina

Riceviamo e pubblichiamo

Tempo di lettura: 4 minuti

da: ufficio stampa La Carmelina edizioni

Stefano Vaj, Biopolitics. A Transhumanist Paradigm (La Carmelina, 2014, english version).
Edito alcuni fa , tuttavia ancora in primo piano in certo dibattito futuribile contemporaneo, Biopolitics -A Transhumanist Paradigma di Stefano Vaj, è oggi rilanciato direttamente in lingua inglese (traduzione di Catarina Lamm) dalla ferrarese (sede anche a Roma), La Carmelina di Federico Felloni, Vaj, già docente di tecnologia a Padova, neofuturista, , tra i leaders del movimento transumanista e futurologico nazionale (dirigente dell’AIT, Associazione Italiana Transumanisti, Milano, sezione italiana dell’americana HumanityPlus) in Biopolitcs,presenta una opera aperta tecnopolitica per così dire, che ha ante litteram inaugurato orizzonti sociopolitici inediti, destinata ad amplificazioni prossime sorprendenti. Esito di un background soggettivo originalmente postmoderno e neonietzchiano, alla francese tra Lyotard, Derrida, Baudrillard, Onfray, Faye e lo stesso Alain de Benoist, Vaj trascende certo necessario tecnonichilismo del secondo fine novecento, la frattura dal moderno, la fine dell’ideologia, della storia e della politica stessa, del pensiero a una dimensione, filosofico o sociale, di destra o sinistra, poco importa. Biopolitics… è uno dei tentativi, più spregiducati in circolazione per certa la fusione della critica radicale postmodern autentica (poco percepita in Italia, dove il postmodern è stato al massimo volgarizzato da certi epigoni del 77 o esorcizzato dal modernismo ideologico paragramsciano) con le nuove pulsioni conoscitive tecnoscientifiche, l’avvento dell’informatica di massa, delle biotecnologie e di Internet.
Vaj scommette, controcorrente, nell’epoca dove caos , relativismo e forme di pensiero liquide quasi diventano assiomi propulsivi ma ambigui nella dimensione conoscitiva ed esistenziale (indirettamente nella sfera politica e mediatica), un al di là, un Sì al mondo, nonostante l’ombra della mercificazione e della reificazione assurti a paranormalità socialmente condivisi…
E lo fa in Biopolitics…, senza alcun proclama metafisico o new age: al contrario, la scrittura è un medium freddo, intriso di estetismo inedito, un bolero techno dove la storia tecnologica della nostra cultura è attraversata e riformattata alla luce di scanner , spesso culturalmente e politicamente alternativi, controculturali rispetto anche al pensiero alternativo stesso…
Ne deriva il ruolo della tekne , della tecnoscienza, strutturale fin dai vagiti dell’Occidente, in tale surf psicotorico, quasi, tra gli echi stessi di McLuhan e oggi De Kerckhove; la denuncia di certo ruolo ambiguo dell’archetipo cristiano (ma in ottiche critiche non riducibili a certo storicismo o laicismo anche positivista), poi virus nello stesso liberalismo o socialismo di certo universalismo che confonde i codici, pericolosamente, identificando la libertà e l’uguaglianza giuridica fondamentali in democrazia (Tocqueville sullo sfondo anche), con la ineluttabile diversità genetica e anche culturale-identitaria, differenze alla base di qualsiasi progresso e autentica dialettica non banalmente o soltanto verbale o storicistica.
E’ possibile una globalizzazione, alla luce di Internet, una planetizzazione nell’interfaccia dei liberi individui o multividui… delle singole peculiari nazioni, intese come corpi culturali differenti e viventi non meri file contabili in qualche banca dati dell’Onu…o delle Multinazionali?
Nell’assioma simultaneo dei diritti umani bioumani universali e giuridici, ma l’uguaglianza come punto di partenza per accelerare le libera interfaccia dei talenti umani e collettivi differenti, la stessa evoluzione sociale postumana, insita nella natura-macchina della nostra specie, destinata nel prossimo futuro ad amare le stelle?
O con le parole stesse dell’ autore da una recente intervista su hPlus (magazine americano di HumanityPlus), qua in Italiano (tradotta poi su La Notiziah24, Roma): D “Umanesimo, postumanesimo o addirittura un antiumanesimo?.. R (Stefano Vaj) La vera questione è il superamento dell’umanismo, cui è ad esempio dedicato un intero numero della rivista teorica dell’Associazione Italiana Transumanisti, Divenire. Rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano, con contributi di Riccardo Campa, Luciano Pellicani, Roberto Marchesini, Aldo Schiavone, Mario Pireddu, Salvatore Rampone, Max More, Rémi Sussan, Roberto Guerra, Emmanuele Pilia, Ugo Spezza e il sottoscritto. Perché naturalmente,alla base di una trasformazione postumana non può che esserci una cultura postumanista. E del resto i legami intrinseci tra transumanismo, sovrumanismo (nel senso di Nietzsche, Heidegger e Marinetti) e postumanismo, sono perfettamente chiari agli avversari “umanisti” di tutte queste cose, da Kass a Fukuyama, da D’Agostino a Habermas a McKibben, più di quanto non lo siano a molti transumanisti…”.



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