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Intervista a Claudio Pisapia: verso Ferrara 3.0 e r-evoluzionaria?

BORDO PAGINA
Intervista a Claudio Pisapia: verso Ferrara 3.0 e r-evoluzionaria?

D- Pisapia, i Liberal che fine hanno fatto?
R – Dunque, qui non voglio cimentarmi nelle differenze tra liberismo e liberalismo anche perché di certo non mi sento all’altezza di un Croce o di tutte le trattazioni in merito. Semplifichiamo, così capisco anche io, dicendo che sebbene la parola si accosti a libertà, non sempre questa ne dà il giusto significato. Tutti vogliamo essere liberi e tutti vorremmo prendere liberamente le nostre decisioni e partecipare alle decisioni comuni.
Un sistema che ti permette la proprietà privata, la sua difesa in opposizione alle aspirazioni di altri che devono contenersi davanti alle tue aspettative e desideri, è sicuramente il sistema migliore, più antico, più adatto all’essere umano. Il capitalismo se lo facciamo nascere con lo sviluppo dell’agricoltura e il primo recinto va in questa direzione per capirsi.
Poi succede che magari uno più forte viene e ti abbatte il recinto oppure, ai giorni nostri, ti dice che il denaro è una merce più importante delle patate o dei pomodori e prende il controllo dello strumento. Per farlo deve convincerti che i suoi interessi coincidano con i tuoi e alla fine arrivi a credere che produrre dei biglietti di carta o degli impulsi elettronici è più difficile che aspettare che un raccolto arrivi a maturazione e grazie a quella che potremmo definire “ingegneria del consenso” (che non ho inventato io ovviamente) riesce a proportela come la cosa migliore perché “tutti fanno o la pensano così”.
Oggi il capitalismo è liberismo o liberal ed è anche finazcapitalismo, come diceva Gallino. Quindi è il nulla più assoluto, tutto frullato per un prodotto finale senza anima dove si dice tutto e il contrario di tutto. Libertà, massima aspirazione dell’essere umano, insieme a mercati e capitali liberi e globalizzazione, massima schiavizzazione attraverso il debito delle popolazioni mondiali e concorrenza sleale dove vince solo il più forte e dove le imprese locali e i territori non vengono tutelati.
L’unico che potrebbe mettere freno a questo è lo Stato che opera esattamente come dovrebbe operare … uno Stato. Questo concetto è stato rubricato come statalismo, nazionalismo, populismo e soprattutto contrario alla libertà, quindi non Liberal. Libertà di chi? Di quelli che operano sui mercati e fanno partire il ciclo di cui sopra. Ricordatevi gli interessi in conflitto che il vero Liberal cerca di nascondere con il solito “siamo tutti nella stessa barca” che è come dire che Marchionne ha gli stessi problemi e gli stessi interessi dell’operaio dell’ILVA.
Il liberismo, o liberalismo, diventa la dottrina dominante e grazie al consenso della massa (che è impegnata a vestirsi tutta allo stesso modo, a farsi gli stessi tatuaggi, a bere lo stesso aperitivo credendosi assolutamente originale e unico) diffonde le sue malattie: concorrenza sfrenata, globale è bello, lo sfruttamento che cos’è?, se la banca fallisce è colpa del direttore ladro o della corruzione).
Come rispondo secco alla tua domanda allora? Il liberal è intorno a noi, un po’ dentro di noi oramai nella sua versione malata, come un virus. Oggi Liberal è Renzi molto di più di Berlusconi, la Serracchiani molto di più della Boldrini, lo era Pannella e lo è la Bonino e la Fornero, Monti e Draghi. Cioè tutte quelle persone che prendono decisioni non a favore del popolo ma dettate dagli interessi dei mercati finanziari, delle borse, degli equilibri di bilancio, della tutela della contabilità piuttosto che della crescita e dello sviluppo sostenibile dell’essere umano. Sono coloro che sanno perfettamente come funziona il sistema ma non hanno un interesse in conflitto con gli interessi del salumiere all’angolo sotto casa tua.
Cominciamo a chiederci cosa abbiamo da spartire noi con questi e forse cominciamo a metterci sulla strada giusta. Forse dovremmo scindere le cose e coniare un significato accettabile per liberale diverso da liberismo. Qualcosa per dire non sono altro e che vada incontro all’esigenza delle contrapposizioni, oppure potremmo dire semplicemente “sono umano” e fregarcene.

D- Pisapia, Ferrara nel 2020, il tuo sogno?
R – Qui andiamo nel concreto insomma. Come ti ho detto penso che la riscossa debba partire dal locale e il mio locale è Ferrara per cui ho la risposta alla tua domanda. Nel 2019 Ferrara sarà più “illuminata”, partecipativa, avrà preso forma e sarà operativa come Centro di partenza per una riscossa nazionale, per una nuova visione e un nuovo paradigma antropologico. Congressi, conferenze, dibattiti aperti. Un laboratorio alla luce del sole. I ferraresi sapranno di cosa si parla quando si dirà economia locale, progettare il futuro, sistema monetario e avrà visto esempi concreti di tutto questo. Attenzione, storicamente per le rivoluzioni (io parlo in senso culturale e filosofico ovviamente) basta una percentuale di persone consapevoli. Quanti ce ne vorranno? 10.000 persone informate, che possano dire “noi sappiamo” sono un numero sufficiente.

Autobiografia in libertà di Claudio Pisapia
“Dunque, sono nato esattamente 50 anni fa a Cava dè Tirreni e, come direbbe Massimo Troisi, una “ridente cittadina del sud Italia” in provincia di Salerno. I portici di Cava ricordano un po’ Bologna. Una conca umida in mezzo ai monti ma a tre o quattro chilometri da Vietri sul Mare e quindi dalla Costiera Amalfitana. Ho vissuto molto a Roma e per qualche anno a Riyadh per lavoro. Poi ho scelto di venire a Ferrara, una cittadina di provincia dalle luci basse la sera, viva a sprazzi, che secondo me vuole aprirsi ma non riesce ancora ad aggregarsi e per la quale mi piacerebbe contribuire ad accendere luci più illuminanti. Ho frequentato il liceo classico e poi mi sono un po’ diviso tra lavoro e università, laureandomi nel 1994 in Scienze Politiche (una volta c’era l’indirizzo politico-internazionale, adesso non saprei).
A Ferrara grazie all’incontro con alcuni “ragazzi” predisposti allo studio e alla ricerca abbiamo messo su un laboratorio con l’intento iniziale di capire noi il perché della crisi del 2008, da dove siamo partiti, poi quella del 2011 e poi siamo ripartiti da capo, dalla macroeconomia e dal sistema monetario. Ci siamo chiesti, perché il sistema funziona così male? Da dove vengono i soldi? Chi li crea? Sono davvero merce? Capita la base tutto è sembrato più facile e a questo punto bisognava dirlo agli altri, alle persone. Il 2013 abbiamo chiesto a molti economisti di venire a Ferrara e abbiamo realizzato conferenze con prof. del calibro di Amoroso, Sapelli, Galloni, Rinaldi, Zibordi, Cattaneo e una tappa del Barnard – Mosler tour che ha visto all’Apollo la partecipazione di quasi 700 persone. Abbiamo iniziato poi noi a fare degli incontri dove spieghiamo la base della macroeconomia ma soprattutto la filosofia, l’idea che bisogna partire dalle basi e dalla comprensione che il sistema non è neutrale, come non è neutrale la moneta, non esiste per sua autonoma decisione, non ha una vita separata dalle nostre intenzioni. Siamo noi che all’inizio dobbiamo decidere quali sono i nostri obiettivi e tutto diventa uno strumento adattabile al fine. Non bisogna perdere il controllo o cedere gli strumenti. Scrivo con costanza su ferraraitalia.it e da un po’ anche su scenarieconomici.it. Mi è stato chiesto di partecipare, e ho accettato, alla rivista trimestrale vivere sostenibile e da dicembre prossimo sarò presente su cartaceo. Intervengo a volte su estense.com con qualche lettera al direttore. Mi ha ospitato anche il blog hackthematrix.it e curo un paio di blog: Claudiopisapia.blogspot.it ospito temporaneamente il pensiero del Gruppo Cittadini Economia di Ferrara e li vengono pubblicizzate tutte le attività in corso. Poi claudiopisapia.info, appena messo su, ospiterà prettamente il mio pensiero. Sto preparando un libro che sarà autoprodotto, auto stampato e auto tutto, con il fine di finanziare le attività del Gruppo Economia, per cui sarà possibile comprarlo nelle occasioni degli incontri che saranno promossi nei prossimi mesi.”

Info:
http://scenarieconomici.it/la-gabbia-di-claudio-pisapia/
http://scenarieconomici.it/nixon-e-il-1971-finisce-lera-delloro-di-claudio-pisapia/
http://scenarieconomici.it/il-referendumrealta-o-finzione-di-claudio-pisapia/
http://www.ferraraitalia.it/author/claudio-pisapia

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