Home > Primissimo piano > CALENDARIO DELL’AVVENTO
L’abete parlante
Tempo di lettura: 3 minuti

“In mezzo al bosco si trovava un grazioso alberello di abete; aveva per sé parecchio spazio, prendeva il sole, aveva aria a sufficienza, e tutt’intorno crescevano molti suoi compagni più grandi, sia abeti che pini, ma quel piccolo abete aveva una gran fretta di crescere.”
“Oh” Se solo fossi grosso come gli altri alberi!” sospirava l’alberello…”

Hans Christian Andersen è il narratore delle piccole cose e dai profondi significati, in grado di dare una voce a chiunque e qualunque cosa, siano esse vanitosi bucaneve, povere fiammiferaie o soldatini di stagno con una sola gamba. “L’abete” (“The fir tree”), favola pubblicata per la prima volta nel 1844, è una delle sue inestimabili perle che racchiude insegnamenti e l’insostenibile leggerezza dell’essere, e del diventare. Contemporanea e attuale; non solo, come spesso si pensa di fiabe e favole, per i bambini, ma anche per gli adulti, i cosiddetti ‘grandi’.
Il desiderio di grandezza dell’orgoglioso abete, che non si accontenta della sua radura di bosco, viene bruciato – e con esso lui stesso – proprio con l’arrivo di ciò che lui aspettava di più, del suo sogno di grandezza, rivelando quanto effimera sia la felicità e l’eterna attesa del futuro, senza mai capire quanto importante sia il presente.
abete-parlanteUna volta raggiunto l’apice, e gustato il momento di gloria, comincia la sua fase di declino: dapprima celebrato nel suo momento di massimo splendore – il carro del vincitore tanto caro all’opportunista -, addobbato e arricchito di oggetti inutili e della vanità tipicamente umana, una volta oltrepassata la curva del successo totale – è la storia a insegnarci che, una volta raggiunto l’apice, non può che cominciare una lenta discesa – è scartato dalla governante di casa, poi dal cameriere e da ultimo persino dai bambini, che ne salvano solo la stella di cartapesta, l’abete capisce solo in questo momento, ormai troppo tardi, il valore di ciò che ha sempre avuto, e ormai perso per sempre. Solo gli animaletti del bosco, simbolo della vera amicizia, gli restano fedeli fino alla fine.
Il Natale diventa l’occasione di una resa dei conti con se stesso; con il suo inappagato desiderio di essere sempre di più, sempre qualcosa di nuovo e diverso senza apprezzare quello che già ha. Che non significa necessariamente accontentarsi.

“L’albero pensò alla sua gioventù passata nel bosco, alla divertente notte di Natale, e ai topolini che erano così felici di aver sentito la storia di Klumpe-Dumpe. «Finito! Finito!» esclamò il povero albero. «Se almeno mi fossi rallegrato quando potevo!»

Commenta

Ti potrebbe interessare:
PRESTO DI MATTINA
L’arca di Noè e il Natale
DI MERCOLEDI’
Natale in casa (Cupiello)
La prigione del Natale
PRESTO DI MATTINA
L’attesa della stella cometa

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi