di Carla Sautto Malfatto

Tutto questo male oscura i miei sensi
non trovo più la maniglia
per aprire ad una parte migliore.
Ha oscuri diagrammi, il male,
nutrito di se stesso e della sua eco
negli occhi e sulla bocca di chi lo rimpolpa,
suo malgrado,
trasmettendone il morbo ogni volta che passivo
lo trattiene, lo ripete.
Come una zecca si attacca
nascosto nelle pieghe, insidioso
si fa abitudine
chiacchiera tra la gente
si impone, con voluttà
in una sorta di brivido di piacere
all’orrore immaginato, lappato sugli schermi,
un amplesso cui pochi si sottraggono,
alla sua bellezza sfregiata.
Siamo noi stessi, stolti,
cassa di risonanza
sicuri che il nostro perbene ci preservi.
Non basta
Non basta la nostra polpa buona
Non basta.
Ce lo diceva qualcuno
che forse abbiamo dimenticato
che ci prendeva per mano
che ci amava:
fate il bene, diceva,
ed era soldato, prima di noi,
veterano di molte cicatrici
contro l’orda barbarica di ogni giorno,
fate il bene
opponete il bene
gli scudi alzati
l’attività
l’azione
con la pazzia di un’ostinazione
disillusi dall’evidenza
fate il bene
in piccoli e grandi gesti,
in carità e giustizia
per sbarrare il passo
a quella morte che non uccide solo il corpo e l’anima,
anche la speranza di poter cambiare.

(Carla Sautto Malfatto, tutti i diritti riservati)

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