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Caro Gesù, aspetta il tuo turno

Tempo di lettura: 5 minuti

da: Raffaele Rinaldi – Coord. “Avvocato di Strada” Ferrara

Caro Gesù,
vorrei tornare bambino un’istante per poter essere libero, senza vergognarmene, di parlarti così, in confidenza. E per aggiornarti un po’. Vorrei lasciare da parte, almeno per un attimo, i ragionamenti sofisticati che alla fine non aggiungono nulla di più di ciò che può rivelare la semplicità dei piccoli, anzi a volte dicono meno e spesso dicono le cose semplici in maniera complicata.

Ho imparato a conoscerti quando a casa, a cominciare da mia nonna prima, e mia mamma poi, mi leggevano delle storie su di te e di come ero stato fortunato io a nascere in casa senza problemi. Non come te, quando tuo papà svegliò di soprassalto tua mamma nel cuore della notte per scappare in fretta con quel pancione enorme che sosteneva tra le mani. Bisognava lasciare tutto e subito, mollare tutto lì dov’era, prendere l’asino e muoversi, perchè un uomo cattivo voleva ucciderti a tutti i costi. Non scherzava affatto poiché pur di mettere in atto il suo cieco delirio di potere ha sguinzagliato i suoi soldatini nelle viuzze del piccolo villaggio per uccidere senza pietà quasi tutti i bambini nelle loro culle tra gli inutili isterismi dei genitori. Tua mamma aveva le doglie e il tuo papà… sì, diciamo papà (in fondo i figli sono di chi li cresce, ma questa è tutta un’altra storia) agitato e assalito dall’ansia bussava energicamente su tutte le porte che poteva per chiedere aiuto e accoglienza, ma tutti rifiutavano, chi con una scusa chi guardandosi bene dall’aprire la porta ad uno sconosciuto, e a quell’ora poi… Non c’era posto per la tua famiglia, eravate stranieri, profughi come ce ne sono tanti adesso anche qui, ai quali si sono aggiunti quelli che scappano dal proprio paese perché hanno troppa fame e non vogliono morire. Per il tuo papà non sono bastate le credenziali di falegname e di uomo in cerca di un futuro migliore per riscattare la polizza sulla vita sulle prudenze della valutazione del rischio.

Caro Gesù, le cose non sono cambiate molto, ma in fondo non ti è andata male, sai? Alla fine il tuo papà un posto te l’ha trovato in una stalla accanto al calore delle bestie e circondato dal cordone dei pastori commossi. Pensa che oggi c’è chi nasce in una tenda piantata nel fango accanto al freddo filo spinato e circondato dal cordone dell’esercito in tenuta anti sommossa.

Devi sapere che tutto ciò avviene nelle cristianissime terre che i tuoi amici hanno evangelizzato molto tempo fa, dando la vita per portare il tuo messaggio.

Non ti è andata male neanche con i regali e le visite. Mi hanno raccontato che sono venuti a renderti omaggio, non solo i pastori e contadini della zona, la gente povera del villaggio vicino, ma addirittura tre uomini scuri che venivano da lontano, molto lontano che ti cercavano da tempo e che, nel caso ti avessero trovato, avrebbero dovuto fare la spia all’uomo cattivo. Ma la catechista mi spiegò che non è solo una favoletta, ma un messaggio straordinario: e cioè che quelle braccia aperte nella culla ruvida della paglia simboleggiavano già quello che avresti compiuto con le braccia aperte sul legno ruvido della croce e cioè che il tuo amore è universale, per tutti, vicini e lontani. Ricordo bene questa parola perché il mio parroco, in un’altra occasione, mi pare alla prima comunione, scandì bene questa parola “U-ni-ver-sa-le” cioè per tutti, che andando a sbirciare sul “Il mio primo dizionario” scoprii che è sinonimo di “cattolico”.

Oggi però molti mi dicono che non è esattamente proprio così. Bisogna distinguere, classificare, aiutare quelli che “stanno prima” e se ne avanza ce né anche per altri. Per i poveri ci sarà sempre il turno di qualcun altro, e più sei povero più dovrai aspettare il turno di un altro.

Caro Gesù, anche dopo 2000 anni di cristianesimo siamo un po’ confusi, due sono le cose:

E’ tutto bello, ma semplicemente una favola, nient’altro che una favola scritta per i sempliciotti e che gli adulti chiamano retorica.

Oppure il messaggio è vero, ma troppo alto per noi, è un’utopia e non dobbiamo farci false illusioni. In fondo ti ricordi la ramanzina che ti ha fatto il cardinale e ti sei sorbito in completo silenzio? Si, “Il grande inquisitore” del romanzo “I fratelli Karamazov” il quale ti diceva che hai seminato confusione! Con il tuo messaggio hai dato una libertà che è insostenibile per gli uomini, che per essere felici non possono essere liberi. Hanno bisogno dell’autorità che “moderi” i termini.

Oppure, mi è venuto un altro dubbio. Hai detto “Avevo fame e mi avete dato da mangiare, forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito… ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, probabilmente, non per cattiveria, ma ti sei sporcato così tanto di terra che non ti abbiamo neanche riconosciuto.

Dimenticavo: la catechista, per tranquillizzarmi mi disse, che gli uomini scuri non fecero la spia ma fecero ritorno per un’altra strada, probabilmente più per l’imbriacatura di questo nuovo messaggio che per la lucida consapevolezza di evitare l’incontro con quello stupido re dal cuore di pietra. Erano saggi, sapevano distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

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