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Easy (Commodores, 1977)

Cammino lento nel mio viale della quiete. La quiete di una domenica pomeriggio al riparo dalla nuova malattia. Le case viste da fuori sono silenziose, ma brulicano di vita accerchiata, impaurita, rintanata. Tanti mondi separati da pareti si rimpiangono, s’organizzano, sognano un nuovo inizio. Buoni propositi, promesse, progetti e incognite…

“Non sarà più come prima” recita la litania.
Io non so come sarà, ma so com’è. Ed è la vita che cambia ogni giorno. E ogni giorno che passa è un pezzo di vita andato per sempre. Eppure passa, si perde tra le nebbie della mente, complici i desideri che distraggono, tradiscono, e spesso distruggono.

Guardo in alto. C’è un bel sole caldo. Il cielo è un azzurro limpido, prevalente, sporcato qua e là dagli aloni delle nuvole, rarefatte e presto dissolte. Le curve degli uccelli, traiettorie sconosciute, variabili incostanti, come la vita che m’accompagna.
E come sempre ci sei tu al mio fianco, pronto a reggere il peso dei momenti che mi cadono addosso. Come pietre invisibili, gli istanti si sommano su di me facendomi invecchiare senza colpo ferire.
E tu, che sei già più vecchio di me, mi fai capire tante cose. Un vecchio bambino che fiuta l’aria.
Quanto tempo ho sprecato a trattenere il fiato, a rincorrere splendidi gusci vuoti. Bastava fermarsi, respirare e assaggiare il vento, come fai sempre tu… e forse sorridere un po’ di più.

Caro mio, vecchio amico mio. Per quanto tempo ancora starai al mio fianco? Me lo chiedo sempre più spesso, ogni volta che ti guardo e ti vedo sempre più imbiancato.
Tu mi dici di star tranquillo perché il tempo non esiste. Esiste l’attimo che ti piove addosso, da catturare e conservare, e un giorno, magari, da rivedere. In quell’attimo ci siamo noi, i nostri silenzi, i nostri sguardi, le nostre passeggiate.
Le nostre abitudini, le nostre giornate vissute insieme, come sempre.
Ricordiamole!
Già adesso, a guardarti, mi ricordo di te… e di me.

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