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Da: Ufficio Stampa Gruppo Forza Italia Ferrara

Comunicato stampa di Paola Peruffo (Presidente Commissione PPOO Comune di Ferrara).

Nel corso dell’ultimo Consiglio Comunale c’è stata l’approvazione della convenzione tra il Comune di Ferrara e quello di Comacchio per la messa a disposizione di un immobile adibito a casa rifugio, da inserire tra le risorse del progetto “Uscire dalla violenza”.

Sono soddisfatta, naturalmente, dell’unanimità espressa dal Consiglio, ma esprimo al contempo il mio rammarico nel constatare che nel 2019 dobbiamo ancora sforzarci di istituire case rifugio per le donne vittime di violenza, con fenomeni che addirittura vanno a intensificarsi anziché affievolirsi.

Purtroppo sono ancora numerosissimi gli episodi di violenza di varia portata che portano le Autorità competenti ad attribuire alle vittime il conforto di una casa in cui ricevere tutela. Al lato pratico è un posto dove, nell’anonimato, si è sicure di non essere picchiate e seviziate, pur rinunciando alla normale esistenza a cui ogni essere umano dovrebbe aspirare.

Questi fenomeni, pur gravissimi, non sono nemmeno la fattispecie peggiore se è vero che nel giro dell’ultimo anno, a distanza di pochi giorni, hanno perso la vita due donne che appartenevano al nostro territorio, Cinzia Fusi e Atika Gharib. In tanti si sono chiesti se, con maggiore attenzione, queste donne si sarebbero potute salvare. Io credo di sì, non solo attraverso la protezione di luoghi sicuri, come quello di Comacchio, ma anche tramite ulteriori strumenti di tutela.

Occorrerebbe innanzitutto che, a livello nazionale, ci fossero maggiori fondi e maggiore determinazione nell’applicare provvedimenti già in vigore, quale le norme di Codice Rosso. Credo anche siano necessari profondi investimenti in ambito educativo e scolastico, prima ancora che in sede repressiva. Perché è solo educando i nostri figli, fin da bambini, al rispetto di genere che si possono prevenire forme di discriminazioni che sfociano in prevaricazioni e violenze.

Anche l’aspetto lavorativo non deve essere estraneo dalla sfera complessiva della lotta alla violenza sulle donne, la cui giornata mondiale si celebrerà il prossimo 25 novembre.
Grazie alla parità di retribuzione, per esempio, si può arrivare ad elevare il ruolo della donna nella società ed eliminare ingiustificate forme di discriminazione che non hanno ragione di esistere.
Pur con piccoli passi, spero si possano presto raggiungere importanti traguardi di civiltà.

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Riceviamo e pubblichiamo


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Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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