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Cgil Ferrara: persone richiedenti protezione internazionale

Le posizioni apparse sulla stampa in merito al prossimo arrivo a Runco di 13 persone richiedenti protezione internazionale ci portano ad alcune riflessioni in merito ai modelli di gestione del processo migratorio, processo che evidentemente non può da tempo essere considerato ed affrontato come un fenomeno straordinario.

Davvero non esistono alternative rispetto a questo continuo rimbalzo fra chi chiude gli occhi di fronte alla realtà del processo migratorio e sbattendo i pugni pretende – in maniera irrealistica, strumentale e miope – di chiudere il territorio ad ogni ipotesi di accoglienza, scaricandone la responsabilità su altri, e chi, amministrando, lamenta il fatto di non poter determinare queste scelte e di essere in balia di disposizioni prefettizie?
Davvero dobbiamo arrenderci a queste dinamiche, spesso tendenti, pur con toni molto diversi, a presentare in termini negativi l’arrivo sul territorio di donne, uomini e bambini in cerca di un’opportunità di vita dignitosa? Pensiamo possa esistere un’altra via.

Sarebbe forse il caso di aprire anche nel nostro territorio una discussione generale sulla possibilità di convertire il sistema dei CAS (centri di accoglienza straordinari) in sistema SPRAR, conversione prevista e auspicata dalla normativa.
Due sistemi diversi: il primo, governato dal Ministero degli Interni tramite le Prefetture, immaginato per rispondere in modo emergenziale all’aumento degli arrivi, che continua a distanza di anni a rappresentare poco meno del 90% del sistema dell’accoglienza nel nostro territorio; il secondo gestito dagli Enti Locali, più strutturale, con un sistema di finanziamento che non si basa sulle presenze degli ospiti ma sulle attività realizzate, che permette la costruzione di un progetto di accoglienza.
Sistema a cui oggi aderiscono solo 3 comuni (Ferrara, Argenta, Cento), e che richiederebbe invece l’adesione anche da parte degli altri Comuni e l’ampliamento del sistema laddove presente, anche attraverso la presentazione di progetti in forma associata.
Il presupposto per un’accoglienza diffusa ed equilibrata è la partecipazione al sistema di tutti gli Enti.

Sindaci e amministratori possono essere protagonisti – se scelgono di esserlo – in tema di accoglienza ed integrazione, ed esserlo significa poter gestire, poter fare scelte, poter inserire questi servizi nella propria progettualità per il territorio.
Cosa che sta accadendo ad esempio nella vicina Bologna, che sta procedendo al superamento dei CAS ed alla loro trasformazione in SPRAR.
Ci piacerebbe che polemiche incrociate lasciassero il posto a questo tipo di discussione, alla fattibilità e percorribilità di questa proposta, ad un disegno ragionato e corale delle amministrazioni del nostro territorio.
Siamo tutti d’accordo sul fatto di pretendere dall’Europa un piano comune con pari doveri fra i Paesi in materia di accoglienza dei migranti, ma poi riproducendo in piccolo la realtà sul nostro territorio provinciale diventa un problema accogliere un migliaio di richiedenti asilo in un territorio con 350.000 abitanti.

Sempre più – e non solo in questo campo – sviluppo e servizi adeguati per i cittadini richiedono politiche che non guardano al micro del singolo Comune ma che provano ad avere un respiro più ampio; l’impressione è che se queste condizioni non si trovano in fretta il costo sociale – in termini di perdita di opportunità di sviluppo, inadeguatezza dei servizi, riduzione della coesione sociale – sarà davvero alto.

Da ufficio stampa CGIL

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