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CIA FERRARA: popolazione di oche fuori controllo provocano gravi danni alle colture

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CIA FERRARA: popolazione di oche fuori controllo provocano gravi danni alle colture
Nessun antagonista naturale per la specie che continua a moltiplicarsi indisturbata.
Tomasoni (Cia Ferrara): non ne possiamo più, le istituzioni devono intervenire immediatamente
sui problemi della fauna o sarà “Class action”

FERRARA, 1 febbraio 2021 – Molta rabbia di fronte all’impossibilità di intervenire e anche un
primo esposto contro ignoti per segnalare i gravi danni alle colture. È questa, in sostanza, la
situazione che stanno vivendo gli agricoltori del Basso Ferrarese, in particolare nelle zone di
Portomaggiore a ridosso del Parco del Delta del Po, per la popolazione di oche ormai fuori
controllo. Cia-Agricoltori Italiani Ferrara sta raccogliendo le segnalazioni dei produttori che
vedono i campi invasi dall’ennesima specie che si moltiplica velocemente e indisturbata,
andando a colpire soprattutto i seminativi: grano, orzo e, con l’approssimarsi delle semine
primaverili, anche mais e soia. Una situazione che nemmeno i dissuasori, come palloni e
cannoni, riescono a risolvere come spiega Gianfranco Tomasoni, membro di giunta di Cia
Ferrara.
“Due anni fa, per risolvere il gravissimo problema delle nutrie avevo lanciato una provocazione:
importare i loro antagonisti naturali, cioè i coccodrilli, per liberarci finalmente del problema. Ma
credo che per risolvere il dilagare incontrollato delle oche che fanno razzia nelle campagne
ferraresi non basterebbero nemmeno le aquile o i draghi de “Il Trono di Spade”. Posso
sembrare ancora una volta troppo provocatorio – continua Tomasoni – ma voglio anticipare
subito gli ambientalisti: noi agricoltori siamo consapevoli di lavorare a ridosso o all’interno di un
ambiente protetto come quello del Parco, anche noi amiamo gli animali e vogliamo proteggerli.
Ma questo non può, e ripeto, non può più avvenire a discapito degli agricoltori, del diritto di
proteggere il nostro lavoro, il reddito e di mantenere le nostre famiglie. La Regione ha stanziato
dei contributi per i dissuasori finalizzati ad allontanare gli animali dai fondi ma, anche lasciando
da parte il fatto che l’esiguo contributo non copre le spese per chi ha molti ettari, tutti sanno
che sono strumenti deperibili e inefficaci. I palloni al primo accenno di vento forte subiscono
danni e vanno sostituiti, naturalmente a nostre spese, e i cannoni sono diventati uno dei luoghi
preferiti per la sosta degli uccelli che, essendo intelligenti, si abituano al rumore e non sono per
nulla “dissuasi” dal pasteggiare nei nostri campi. Siamo talmente esasperati che qualcuno, e
credo sarà il primo di una lunga lista, ha già fatto un esposto alle forze dell’ordine contro ignoti.
E gli ignoti sono coloro che continuano a voltarsi dall’altra parte, anteponendo un
ambientalismo ormai stereotipato e privo di logica alle necessità concrete, legittime e
ragionevoli di un’intera area rurale. Provocando, peraltro, danni a quell’ambiente – penso ai
Cia – Agricoltori Italiani Ferrara – Via Bologna 592/A – Chiesuol del Fosso – Ferrara – tel. 0532-978550
stampaferrara@cia.it || www.ferrara.cia.it
gravi danni idrogeologici provocati dalle nutrie – che tanto vogliono proteggere. Inoltre c’è
anche un problema burocratico: se faccio prevenzione con i palloni e questi volano via al primo
colpo di vento non ricevo indennizzi, perché magari chi ha la competenza di verificare i danni
alle colture sostiene che non ho fatto bene la prevenzione. Dunque oltre al danno, la beffa:
siamo legati a sistemi inefficaci che da un lato non proteggono i nostri campi e dall’altro sono
un ostacolo per i ristori.
Chiedo allora alle istituzioni, a nome dei produttori di Cia Ferrara, cosa vogliamo fare?
Se continueranno tutti a guardare dall’altra parte – conclude Tomasoni – lasciandoci in balia
degli eventi, saremo costretti a intraprendere una vera e propria “class action” per il nostro
diritto a produrre cibo. Non vorremmo arrivare a tanto, ma credo che la ragione sia
chiaramente dalla nostra parte, di chi vuole produrre nel rispetto dell’ambiente e non può più
tollerare di essere succube di scelte ambientali scellerate”

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