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Cinema Boldini DOC IN TOUR – “IN QUESTO MONDO” martedì 14 maggio

Da: Ufficio Stampa
PROIEZIONE SPECIALE AL CINEMA BOLDINI
Martedì 14 Maggio ore 21.00
RASSEGNA DOC IN TOUR – “IN QUESTO MONDO” regia di Anna Kauber
(Italia, 2018 – 97′)

Ingresso Gratuito

Torna, per il tredicesimo anno, DOC in TOUR – Documentari in Emilia Romagna, la rassegna che dal 21 marzo al 30 maggio porta in 26 sale d’essai del circuito Fice documentari realizzati da autori e/o produzioni dell’Emilia Romagna.
Un’iniziativa unica del panorama nazionale, la prima e unica rassegna in Italia che ogni anno presenta il meglio della produzione documentaristica prodotta o diretta da imprese e autori dell’Emilia-Romagna. Nella provincia di Ferrara sarà di riferimento il Cinema Boldini, dove nel mese di maggio verranno proiettati ben sei documentari dei nove proposti.
IN QUESTO MONDO di Anna Kauber è il primo dei documentari in programma al Cinema Boldini e verrà proiettato martedì 14 Maggio alle ore 21.00. Il documentario racconta la vita delle donne pastore in Italia, ed è il risultato di un viaggio di più di due anni, di circa 17’000 km percorsi e di 100 interviste rivolte a donne di età compresa tra i 20 e i 102 anni. La figura del pastore, nell’immaginario e nella simbologia più diffusa, è sempre stata associata al genere maschile, e può sembrare incredibile, ma in Italia la pastorizia è in crescita e stupisce che a scegliere sempre di più quest’occupazione gravosa e non adeguatamente retribuita siano le donne. Da Nord a Sud, fino alle isole, da sole, in coppia o con famiglia. Anna Kauber, regista, scrittrice e studiosa del mondo rurale, si è dedicata a questa realtà misconosciuta. Un girato mastodontico assemblato dal 2015 al 2017. Maria, Brigida, Michela, Donatella e le altre smentiscono lo stereotipo prevalente del pastore maschio, asociale, grezzo, forte, violento con le bestie e ritroso con l’umanità. Hanno fatto una scelta consapevole e fatale, hanno messo al primo posto l’esigenza di vivere con l’essenziale, come tramiti di una sapienza atavica.
La regista lascia uguale spazio al paesaggio agricolo e umano senza avvertire l’esigenza di altre voci fuori campo. Con passo costante, senza attardarsi in contemplazione da idillio, il montaggio di Esmeralda Calabria (con la collaborazione di Chiara Russo), qui anche coproduttrice, accosta il piccolo al grande, il primo piano al paesaggio, la dichiarazione in macchina alle operazioni di mungitura nella stalla e ai movimenti del gregge in pascolo. Una sinfonia agreste di rara profondità e concentrazione, che nel ritmo riecheggia la metrica delle Bucoliche di Virgilio.
Sul dialogo umano domina il suono in presa diretta, ambientale, spesso fatto di silenzi. Non per enfatizzare un isolamento beato, un’occupazione titanica né un contesto da Arcadia settecentesca. L’accostamento delle immagini sembra andare semmai verso la restituzione che la donna compie nei confronti di un ecosistema il cui equilibrio è minacciato. Verso un rapporto più viscerale del genere femminile con la natura, a cogliere quell’aspetto di cura e sacralità dell’animale – antitetico a uno sfruttamento strumentale, industriale – che chi partorisce può percepire a un livello più profondo. Il racconto infatti spesso si sofferma sulla prossimità, vien da dire l’affettività, la cura, la comunicazione verbale con con capre e pecore, che spesso hanno nomi propri, o sul momento della nascita degli agnelli. Ma al contrario anche sullo sguardo in macchina degli ovini, che, quando si accorgono di essere ripresi, sorprendono per la concentrazione del loro reciproco scrutare. L’ingresso è libero.

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