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Coldiretti: con meno di 15% di terra coltivata negli ultimi vent’anni il maltempo provoca disastri in tutta Italia

da: ufficio stampa Coldiretti

Mentre si segue con apprensione la nuova ondata di piena che si sta riversando nel Po e che raggiungerà la nostra provincia in queste ore, occorre invertire la rotta e ricordarsi che la presenza degli agricoltori e dell’attività agricola è importante per mantenere l’equilibrio del territorio. Si spende il triplo per rimediare ai danni rispetto alle attività di prevenzione.

L’Italia ha perso negli ultimi venti anni il 15 per cento delle campagne per effetto della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto di 2,15 milioni di ettari la terra coltivata. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti a commento dei danni provocati dal maltempo. Ogni giorno viene sottratta terra agricola per un equivalente di circa 400 campi da calcio (288 ettari) e quella disponibile non riesce più ad assorbire adeguatamente la pioggia perché siamo di fronte ai drammatici effetti dei cambiamenti climatici che si sono manifestati quest’anno con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo con fenomeni temporaleschi sempre più violenti. Il risultato è che in Italia oltre 5 milioni di cittadini si trovano in zone esposte al pericolo di frane e alluvioni che riguardano ben il 9,8 per cento dell’intero territorio nazionale e dove sono ben 6.663 i Comuni che hanno nel loro territorio aree ad elevato rischio di frane o alluvioni.
“Per proteggere il territorio ed i cittadini che vi vivono l’Italia – commenta il presidente della federazione ferrarese, Sergio Gulinelli – deve difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile dalla cementificazionenelle città (negli ultimi venti anni 480 metri quadrati al minuto di territorio sono stati coperti ininterrottamente con asfalto e cemento, edifici e capannoni, servizi e strade con la conseguente perdita di aree aperte naturali o agricole capaci di assorbire l’acqua in eccesso) e dall’abbandono nelle aree marginali con un adeguato riconoscimento dell’attività agricola che ha visto chiudere 1,2 milioni di aziende negli ultimi anni”.
“Tra l’altro – aggiunge ancora Gulinelli – i dati nazionali che la nostra Confederazione ha elaborato in occasione della conferenza nazionale sul rischio idrogeologico – sempre in vent’anni si sono spesi il triplo delle risorse che sarebbe stato necessario utilizzare per opere di prevenzione, ovvero quasi 8,5 miliardi euro avrebbero evitato, oltre ai drammi vissuti in tante zone del nostro paese, di spendere 22 miliardi per riparare agli effetti di alluvioni e frane”

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