7 Gennaio 2014

Coldiretti: piano nazionale fitofarmaci, penalizzate le aziende agricola italiane

COLDIRETTI

Tempo di lettura: 4 minuti

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da: ufficio stampa Coldiretti

Dal confronto con i Piani di altri Stati europei si evidenziano complessità e penalizzazioni per gli agricoltori italiani. Coldiretti esprime perplessità e preoccupazione, in attesa che siano messe a punto le norme applicative, che al massimo in due anni dovranno stabilire gli effettivi impegni delle nostre imprese agricole.

La Conferenza Stato Regioni ha approvato il Piano Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari in attuazione di quanto previsto dalla dir. 2009/128/CE. Al momento non sembra siano stati introdotti ulteriori emendamenti, quindi, la versione sulla quale è stata sancito l’accordo dovrebbe essere quella del 20 novembre 2013.

Il Piano ha avuto una lunghissima gestazione. Il Ministero dell’Ambiente, insieme alle altre amministrazioni competenti e, cioè, il Ministero delle Politiche Agricole, il Ministero della Salute, il Ministero dello Sviluppo Economico e le Regioni ha iniziato ad elaborare la bozza del documento quando ancora la direttiva non era stata approvata. Paradossalmente, i tempi di discussione sono stati talmente lunghi, benché solo il Mipaaf abbia sentito il parere delle Organizzazioni Professionali Agricole, che il nostro Paese ha rischiato di vedere avviata la procedura d’infrazione da parte dell’Ue.

Il Piano che dovrà ora essere adottato con decreto interministeriale, parte quindi tra le perplessità ed i rilievi critici di Coldiretti che non può fare a meno di evidenziare come alla fine di questo lungo percorso, si sia arrivati ad approvare un provvedimento che, benché leggermente semplificato rispetto alla versione inziale, è il più complesso e penalizzante per le imprese agricole italiane, se paragonato ai Piani approvati dagli altri Stati membri.

Una scelta politica paradossale, se si pensa che l’Italia è il primo paese al mondo per la gestione in termini di sicurezza e sostenibilità dei prodotti fitosanitari come dimostrano i dati dell’Istat che registrano un calo nell’utilizzo delle sostanza attive nel periodo 2002-2012, di 33 mila tonnellate (-19,8%) a fronte di un aumento della sola Danimarca del +35% nell’uso di fitofarmaci, solo nell’ultimo anno e del Ministero della salute, per cui il 99.7% degli alimenti italiani sono assolutamente in regola con la normativa sui residui degli antiparassitari. Il Piano, quindi, entra in vigore con più di un anno di ritardo a ridosso dell’obbligo previsto dalla dir. 2009/128/CE di conversione, a partire dal 1 gennaio 2014, di tutte le imprese agricole convenzionali alla difesa integrata.

Dal momento che sarebbe assurdo che le imprese agricole che non state messe in grado di poter adempiere agli obblighi di formazione ed informazione per convertirsi alla difesa integrata siano passibili di sanzioni, è stato chiarito in via ufficiosa, che dal 1° gennaio gli obblighi che si richiedono agli agricoltori sono quelli di accesso alle informazioni sulla difesa integrata previsti al punto A.7.2.3. (Gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari e le aziende agricole), ai sensi del quale gli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari sulla base dei documenti e delle basi informative messi a disposizione delle Regioni e delle Province Autonome, “applicano i principi generali della difesa integrata obbligatoria di cui all’allegato III del decreto legislativo n. 150/2012.

A tal fine essi devono conoscere, disporre direttamente o avere accesso a: dati meteorologici dettagliati per il territorio di interesse, acquisibili anche attraverso collegamento in rete; dati fenologici e fitosanitari forniti da una rete dimonitoraggio e, ove disponibili, dai sistemi di previsione e avvertimento descritti nei paragrafi A.7.2.1 e A.7.2.2; bollettini territoriali di difesa integrata per le principali colture; materiale informativo e/o manuali per l’applicazione della difesa integrata, predisposti e divulgati anche per via informatica dalle autorità competenti.

Nel caso in cui non sia presente alcuna rete, ai fini del monitoraggio le aziende assolveranno a tale impegno ricorrendo ad un apposito servizio di consulenza, messo a disposizione dalle Regioni e dalle Province autonome, nell’ambito degli strumenti della Pac, così come previsto dal precedente paragrafo A.7.2.2, punto 3”.

Ad ogni modo, poiché il Piano così approvato rimanda per tutta una serie di misure importanti qualiquelle relative alla tutela delle acque ed all’impiego dei fitofarmaci nelle aree protette ed ai controlli sulle attrezzature a ulteriori decreti ministeriali che dovranno essere emanati in un periodo compreso tra uno e due anni, sarà quella la fase nella quale concretamente si dovranno stabilire gli impegni a carico delle imprese agricole che si auspica non vadano a creare un ulteriore gap concorrenziale con il resto dei paesi europei ed extraeuropei.



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