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Da: Ufficio Stampa Comune di Comacchio

Galà Comacchio in Danza sabato 8 agosto all’Arena di Palazzo Bellini (ore 21.00): ospiti della serata stelle di prima grandezza nel panorama del balletto internazionale.

Sul Palco dell’Arena si esibiranno Natasha Mair prima ballerina del Wiener Staatsballet, Virna Toppi prima ballerina della Scala di Milano e del Bayerische Staats Ballett, Davide Dato primo ballerino del Wiener Staatsballet. Ci saranno inoltre Jakob Feyferlik primo ballerino del Dutch National Ballett e Alice Firenze ballerina solista del Wiener Staatsballet.

Ma le stelle prima di splendere nel firmamento della danza sono state allieve. Per questo il Gala comacchiese, organizzato da La Bottega degli Artisti di Sara Parmiani, accoglierà i ballerini e le ballerine di 15 scuole di danza, vivai di talenti: La Bottega degli Artisti e Akemi Dance di Comacchio, Laboratorio Danza di Codigoro, Step di Padova, Il Campus di Porto Viro, Zenith Bondeno, Khorovodarte/Tersicore per la danza di Mirandola – Finale Emilia. E ancora: la scuola Danzart di Villafranca – Verona, A passo di danza di Monselice, La soffitta delle arti di Mezzano – Ravenna,  D. Ballet di Mira, Def Bologna fino al Liceo coreutico “Antonio Locatelli” Bergamo.

Nel corso della serata di esibirà il violinista russo Yury Revich che suonerà uno Stradivari del 1709. Un giovane e straordinario interprete nato e cresciuto a Mosca premiato come giovane artista dell’anno agli ECHO Klassik Award e agli International Classical Music Awards.

Sara Parmiani, organizzatrice della serata insieme al marito Ermal Gjatani annota “La danza rappresenta un linguaggio universale e senza tempo e dopo questo periodo di lockdown il Gala’ Comacchio in danza rappresenta una straordinaria occasione per ridare i piedi all’arte. Siamo lieti di poter ospitare sul palco di Comacchio le eccellenze della danza e della musica e ringrazio tutti gli artisti per la loro generosità”. L’evento è sostenuto dal Comune di Comacchio.

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COMUNE DI COMACCHIO


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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