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Comacchio: in arrivo dal MiBACT 75mila euro per il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere

Tempo di lettura: 4 minuti

da: ufficio stampa SBArcheo Emilia-Romagna

Il soprintendente Minoja conferma il finanziamento: “Nuovi investimenti, sinergia, coinvolgimento dei cittadini e attenzione al territorio”

“Per il sito archeologico di Santa Maria in Padovetere molto è stato fatto ma molto resta da fare. Ciò sarà possibile grazie al nuovo importante finanziamento di 75mila euro appena stanziato dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Questa somma, che si affianca alle risorse già erogate dal Comune di Comacchio, permetterà l’approfondimento dell’indagine avviata circa due mesi fa, gli interventi di restauro su molti dei reperti rinvenuti e le analisi su campioni di terreno e sui legni delle imbarcazioni. Consentirà soprattutto di tenere aperto un cantiere che può diventare un laboratorio di archeologia e un punto di riferimento per studiosi italiani e stranieri.“
Nel confermare il finanziamento del MiBACT dopo la visita al sito del ministro Dario Franceschini, il soprintendente per i beni archeologici dell’Emilia-Romagna Marco Minoja fa il punto sulle recenti scoperte a Comacchio e sul futuro dell’area di Santa Maria in Padovetere.
Questi ritrovamenti si inseriscono in un ampio progetto messo a punto da Soprintendenza e Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici dell’Emilia-Romagna per valorizzare il patrimonio storico-archeologico del territorio di Comacchio.
Gli scavi procedono di pari passo con un’intensa attività di ricognizione di superficie, con lo studio di documenti d’archivio, l’acquisizione di foto satellitari e l’applicazione di tecnologie sempre più avanzate in grado di fornire elementi utili a pianificare gli interventi.
Ciò ha portato anche alla redazione di una nuova Carta della Potenzialità archeologica dell’area di Comacchio, un importante strumento per la pianificazione del territorio.
Stanno terminando i lavori necessari all’apertura regolare al pubblico dell’area archeologica di Santa Maria in Padovetere, realizzati grazie a una convenzione tra Soprintendenza, Direzione regionale, Comune ed Ente Delta del Po che ha permesso di intercettare fondi erogati all’interno del Programma di Sviluppo Rurale per la Regione Emilia Romagna 2007-2013. Proseguono i lavori per l’apertura del nuovo museo storico-archeologico, che troverà collocazione nell’ex Ospedale degli Infermi a Comacchio, destinato a diventare luogo di sintesi dei valori della comunità locale, momento di aggregazione sociale e ulteriore risorsa per l’economia del territorio.
I nuovi rinvenimenti sono di grande interesse: l’individuazione di un antico ramo del fiume Po, la rara scoperta di un’imbarcazione tardoantica realizzata con assi di legno cucite, il rinvenimento di una piroga scavata in un tronco di quercia e il recupero di sepolture del VI sec. d.C. che si aggiungono alle centinaia già scavate nell’area sono tutti frammenti della storia di chi vive in questo comprensorio.
Ecco perché si è scelto di aprire al pubblico il cantiere di Santa Maria in Padovetere, consentendone la fruizione ai cittadini e soprattutto alle scuole.
“Quella che stiamo realizzando a Comacchio -conclude Minoja- è una proficua sinergia tra Enti pubblici e di ricerca. A fianco dei professionisti operano sullo scavo di Santa Maria in Padovetere studenti delle Università di Ferrara, Bologna, Venezia e Milano che possono così integrare gli studi teorici con l’esperienza pratica, preparandosi all’inserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo anche coinvolto numerosi specialisti, dai paleopatologi e antropologi che studiano i resti umani recuperati nelle sepolture, agli archeobotanici, archeozoologi, esperti di mineralogia e archeometria, agli architetti e disegnatori che effettuano i rilievi e la documentazione grafica. La rara scoperta delle imbarcazioni ha reso necessaria anche la presenza di studiosi di archeologia navale, coordinati da Carlo Beltrame e Elisa Costa dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Un valore aggiunto in termini di disponibilità ed entusiasmo è dato dalla partecipazione di volontari, da quelli del Gruppo Archeologico Ferrarese ai tanti abitanti del territorio”

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