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Concerti di martedì 18 e mercoledì 19 novembre

Tempo di lettura: 3 minuti

da: ufficio stampa Bologna Jazz Festival

Bologna, Cantina Bentivoglio, ore 22:00
GEORGE CABLES QUARTET
Piero Odorici, sassofoni; George Cables, pianoforte;
Darryl Hall, contrabbasso; Victor Lewis, batteria

La nona edizione del Bologna Jazz Festival cade in coincidenza col venticinquesimo anniversario della Cantina Bentivoglio. Così i due concerti del BJF in programma alla Bentivoglio martedì 18 e mercoledì 19 novembre (entrambi dalle ore 22), con protagonista il quartetto del pianista George Cables, verranno registrati per produrre un Cd celebrativo di questa ricorrenza. Ma per iniziare il pubblico del festival potrà ascoltare dal vivo uno dei più poetici pianisti afro-americani: dotato di una tecnica superlativa ma mai invadente, accompagnatore prediletto di Sonny Rollins, Art Pepper, Dexter Gordon…, Cables suonerà in compagnia di Darryl Hall (contrabbasso) e Victor Lewis (batteria), oltre che di Piero Odorici come solista ai sassofoni.
Il Bologna Jazz Festival è organizzato dall’Associazione Bologna in Musica con il contributo di Regione Emilia-Romagna, Provincia di Bologna, Comune di Bologna, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione Carisbo, Gruppo Unipol e del main sponsor Gruppo Hera.

Il fraseggio elegante, il tocco raffinato e percussivo, un eccellente senso del blues e un’incredibile vena compositiva hanno fatto di George Cables uno dei più importanti pianisti oggi in attività.
George Andrew Cables è nato il 14 novembre 1944 a New York. Dopo avere ricevuto un’educazione musicale di tipo classico alla New York High School of Performing Arts (quella poi resa celebre dalla serie televisiva Saranno famosi), continua lo studio del pianoforte al Mannes College. Durante i due anni passati al Mannes muove i primi passi nell’ambiente jazz, entrando a far parte dei Jazz Samaritans, nei cui ranghi sfilarono al fianco di Cables altri giovani destinati a un grande avvenire: Billy Cobham, Lenny White, Clint Houston, Steve Grossman. La facilità con cui Cables sa adattare la sua sbalorditiva tecnica alle necessità espressive del jazz gli permettono di collaborare da subito con i più grandi artisti del momento, come Paul Jeffrey, Max Roach e, nel 1969, Art Blakey. Sempre nel 1969 entra nel gruppo di Sonny Rollins, col quale raggiunge la West Coast, dove decide quindi di stabilirsi. Durante il suo periodo californiano sviluppa importanti collaborazioni con Joe Henderson (dal 1969 al 1971), Freddie Hubbard (dal 1971 al 1976), Woody Shaw e Bobby Hutcherson, coltivando nel frattempo la propria attività da band leader.
All’apice della sua carriera, Cables viene chiamato dal leggendario Dexter Gordon, col cui quartetto incide anche diversi dischi per la Columbia (1977-79). Nello stesso periodo collabora anche con George Benson e, soprattutto, con Art Pepper. Il sodalizio con Pepper, durato dal 1979 sino al 1982, anno della scomparsa del sassofonista, è documentato su una serie di dischi per le etichette Contemporary e Galaxy considerati pietre miliari della storia del jazz moderno (su tutti il disco in duo Goin’ Home). Da allora Cables ha proseguito alla testa di proprie formazioni, soprattutto trii, ma anche ensemble più ampi.
Cables è uno dei più importanti pianisti del nostro tempo, come dimostrano anche le collaborazioni sia dal vivo che su disco con Elvin Jones, Nat Adderley, John Abercrombie, Gary Bartz, Bob Berg, Ray Brown, Ron Carter, Tony Williams, Joe Chambers, Don Cherry, Stanley Clarke, Jimmy Cobb, Billy Cobham, Jack DeJohnette e innumerevoli altri.

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