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Da: Ufficio Stampa Circolo Legambiente Delta del Po di Comacchio APS

Accordo di Programma in variante alla pianificazione territoriale ed urbanistica in attuazione dell’Accordo Territoriale “progetto speciale partnership pubblico-privato per la rigenerazione turistica e ambientale della costa”. Istanza di definizione dei contenuti del SIA (scoping) ai sensi dell’art. 14 della LR 4/2018 al progetto definitivo riguardante la riorganizzazione e la riqualificazione funzionale ed ambientale del campeggio/villaggio turistico Spiaggia e Mare in via dei Mille, 62, presentato da Holiday Park “Spiaggia e Mare” localizzato a Porto Garibaldi nel Comune di Comacchio Provincia (FE). Segnalazione e richiesta di chiarimenti.

Considerando che relativamente al progetto denominato “progetto definitivo riguardante la riorganizzazione e la riqualificazione funzionale ed ambientale del campeggio/villaggio turistico Spiaggia e Mare in via dei Mille n. 62, Porto Garibaldi, Comacchio (FE)”, è stata chiesta l’effettuazione di una fase di consultazione preliminare, ai sensi dell’art. 14 della LR 4/2018, volta all’accertamento dell’assenza di elementi o fattori preclusivi alla realizzazione del progetto, derivanti dalla pianificazione territoriale ed urbanistica ovvero da vincoli assoluti presenti nell’area interessata; alla puntuale definizione dei contenuti del SIA e alla puntuale definizione della documentazione e degli elaborati da presentare per l’attivazione del procedimento autorizzatorio unico di VIA”;
che il comune di Comacchio, quale ente competente, ha convocato una apposita conferenza di servizi al fine di esprimersi nel merito;
che il comma 7 dell’art.14 della citata LR 4/2018 prevede che l’accertamento dell’insussistenza di elementi preclusivi nonché la definizione degli elementi di cui al comma 1, lettere b) e c), determinati ai sensi dei commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6, vincolano l’autorità competente e le amministrazioni partecipanti alla conferenza di servizi.

Si vuol fare presente al Comune di Comacchio, con richiesta di condivisione a tutti gli enti, e ai rappresentanti degli stessi, partecipanti alla relativa conferenza di servizi, che il vincolo di responsabilità diretta nella pronuncia di detta conferenza, include a nostro avviso sicuramente una responsabilità in merito alla correttezza e legittimità di tutti i contenuti dei documenti, che deve tener conto di tutte le perplessità i dubbi, le osservazioni, che già il nostro Circolo del Delta del Po di Legambiente ha prodotto in questi anni, così come degli specifici dubbi e richiesta di chiarimenti ed esame che sono stati avanzati anche in sede di giustizia amministrativa attraverso vari ricorsi al TAR di Bologna da parte di Legambiente Nazionale. Si rimanda e richiede quindi un attento esame di tutto quanto già a suo tempo segnalato e richiesto in varie sedi e in vari modi.

In particolare poi, si ripropongono all’attenzione ed alla richiesta di chiarimento alcuni aspetti:
Come è stato possibile che un’area destinata a G3 – Verde Urbano Attrezzato sia stata sede di manufatti (case?, casette?): si veda immagine sottostante, indicate da freccia rossa;
Come è stato, o sarà, possibile realizzare manufatti (comprese piscine, etc..) , strutture o ampliamenti, in zone tutelate dall’art.16 del PTCP della Provincia di Ferrara, che al comma 2 così recita: La organizzazione funzionale del complesso (turistico) dovrà essere realizzata prevedendo, in ogni caso: (omissis) … il divieto della nuova realizzazione di manufatti che non abbiano il carattere di precarietà e/o che comportino l’impermeabilizzazione del terreno, se non nei casi tassativamente stabiliti dalle vigenti disposizioni di legge. Possono essere esclusi dalle misure suddette i soli manufatti per servizi igienici, sia collettivi che ad uso esclusivo, al fine di assicurare un’equilibrata distribuzione degli stessi nell’area, a beneficio degli ospiti;
Il divieto alla realizzazione di vani interrati o seminterrati, a qualsiasi uso adibiti, fatta eccezione per i piccoli vani per apparati tecnici quali pompe, autoclavi, filtri, cisterne di profondità non superiore ai 100 cm.; restano comunque salve più restrittive indicazioni in conseguenza dell’esistenza di ambiti sottoposti a vincolo idrogeologico;
Come è stato possibile accettare, da parte degli enti coinvolti, che nel comune di Comacchio alcuni contenuti che sarebbero propri delle Norme Tecniche di Attuazione – NTA del PRG, relative alla assegnazione delle destinazioni d’uso dei terreni, mentre invece siano stati trattati solamente all’interno del Regolamento Edilizio, comportando in questo modo che tali norme (e quindi la destinazione d’uso dei terreni), siano state cambiate in maniera anomala con un semplice voto del consiglio comunale, senza quindi la corretta e completa procedura di Variante Urbanistica che sarebbe dovuta (comprese le fasi di trasparenza, pubblicazione, valutazione impatti, etc) appunto per varianti degli Strumenti Urbantici di un comune? (ci riferiamo al fatto che terreni originariamente destinati ad ospitare solamente “campeggi”, siano stati poi di fatto trasformati in terreni che possono ospitare “villaggi turistici”);
Come è stato possibile approvare questo “unico” ed enorme Accordo di Programma di interventi di “Rilevante Interesse Pubblico”, senza la benchè minima garanzia economico-finanziaria sulla realizzazione e fattibilità di tutti i progetti? Se pezzi di questa unicità non sono certi, anche tutto l’accordo perde di completezza, logicità e senso. A maggior ragione poi se addirittura nessuno di questi interventi ha avuto garanzie di finanziamento;
Come è possibile che venga già richiesto di variare parte di una progettazione che “avrebbe” già dovuto essere “definitiva” e valutata, in quanto contenuto in un unico Accordo di Programma approvato? Ma già sappiamo che per almeno due grandi aree di intervento, quelle relative a UMPA2 e UMPA4, non esiste nessuna progettazione definitiva…. Come è stato possibile quindi approvare tale Accordo di Programma?

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Riceviamo e pubblichiamo


Ogni giorno politici, sociologi economisti citano un fantomatico “Paese Reale”. Per loro è una cosa che conta poco o niente, che corrisponde al “piano terra”, alla massa, alla gente comune. Così il Paese Reale è solo nebbia mediatica, un’entità demografica a cui rivolgersi in tempo di elezioni.
Ma di cosa e di chi è fatto veramente il Paese Reale? Se ci pensi un attimo, il Paese Reale siamo Noi, siamo Noi presi Uno a Uno.  L’artista polesano Piermaria Romani  si è messo in strada e ha pensato a una specie di censimento. Ha incontrato di persona e illustrato il Paese Reale. Centinaia di ritratti e centinaia di storie.
(Cliccare sul ritratto e ingrandire l’immagine per leggere il testo)

PAESE REALE

di Piermaria Romani

 

Caro lettore

Dopo molti mesi di pensieri, ripensamenti, idee luminose e amletici dubbi, quello che vi trovate sotto gli occhi è il Nuovo Periscopio. Molto, forse troppo ardito, colorato, anticonvenzionale, diverso da tutti gli altri media in circolazione, in edicola o sul web.

Se già frequentate  queste pagine, se vi piace o almeno vi incuriosisce Periscopio, la sua nuova veste grafica e i nuovi contenuti vi faranno saltare di gioia. Non esiste in natura un quotidiano online con il coraggio e/o l’incoscienza di criticare e capovolgere l’impostazione classica di questo “il giornale” un’idea (geniale) nata 270 anni fa, ma che ha introdotto  dei codici precisi rimasti quasi inalterati. Nemmeno la rivoluzione digitale, la democrazia informava, la nascita della Rete, l’esplosione dei social media, hanno cambiato di molto le testate giornalistiche, il loro ordine, la loro noia.

Tanto che qualcuno si è chiesto se ancora servono, se hanno ancora un ruolo e un senso i quotidiani.  Arrivano sempre “dopo la notizia”, mettono tutti lo stesso titolo in prima pagina, seguono diligentemente il pensiero unico e il potente di turno, ricalcano in fotocopia le solite sezioni interne: politica interna, esteri, cronaca, economia, sport…. Anche le parole sembrano piene di polvere, perché il linguaggio giornalistico, invece di arricchirsi, si è impoverito.  Il vocabolario dei quotidiani registra e riproduce quello del sottobosco politico e della chiacchiera televisiva, oppure insegue inutilmente la grande nuvola confusa del web.

Periscopio propone un nuovo modo di essere giornale, di fare informazione. di accostare Alto e Basso, di rapportarsi al proprio pubblico. Rompe compartimenti stagni delle sezioni tradizionali di quotidiani. Accoglie e dà riconosce uguale dignità a tutti i generi e tutti linguaggi: così in primo piano ci può essere una notizia, un commento, ma anche una poesia o una vignetta.  Abbandona la rincorsa allo scoop, all’intervista esclusiva, alla firma illustre, proponendo quella che abbiamo chiamato “informazione verticale”: entrare cioè nelle  “cose che accadono fuori e dentro di noi”, denunciare Il Vecchio che resiste e raccontare Il Nuovo che germoglia, stare dalla parte dei diritti e denunciare la diseguaglianza che cresce in Italia e nel mondo. .

Con il quotidiano di ieri, così si diceva, oggi ci si incarta il pesce. Non Periscopio, la sua “informazione verticale” non invecchia mai e dal nostro archivio di quasi 50.000 articoli (disponibile gratuitamente) si pescano continuamente contenuti utili per integrare le ultime notizie uscite. Non troverete mai, come succede in quasi tutti i quotidiani on line,  le prime tre righe dell’articolo in chiaro… e una piccola tassa per poter leggere tutto il resto.

Sembra una frase retorica ma non lo è: “Periscopio è un giornale senza padrini e senza padroni”. Siamo orgogliosamente antifascisti, pacifisti, nonviolenti, femministi, ambientalisti. Crediamo nella Sinistra (anche se la Sinistra non crede più a se stessa), ma non apparteniamo a nessuna casa politica, non fiancheggiamo nessun partito e nessun leader. Anzi, diffidiamo dei leader e dei capipopolo, perfino degli eroi. Non ci piacciono i muri, quelli materiali come  quelli immateriali, frutto del pregiudizio e dell’egoismo. Ci piace “il popolo” (quello scritto in Costituzione) e vorremmo cancellare “la nazione”, premessa di ogni guerra e  di ogni violenza.

Periscopio è quindi un giornale popolare, non nazionalpopolare. Un quotidiano “generalista”,  scritto per essere letto da tutti (“quelli che hanno letto milioni di libri o che non sanno nemmeno parlare” F. De Gregori), da tutti quelli che coltivano la curiosità, e non dalle elites, dai circoli degli addetti ai lavori, dagli intellettuali del vuoto e della chiacchiera.

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