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Da lunedì 9 novembre all’Apollo Cinepark il film-documentario “Steve McQueen: una vita spericolata” di Gabriel Clarke e John McKenna

Tempo di lettura: 2 minuti

da: ufficio stampa Apollo Cinepark

Lunedì 9, martedì 10 e mercoledì 11 novembre alle 21.00 all’Apollo Cinepark arriva sul grande schermo “Steve McQueen: una vita spericolata”. Il film, con la regia di Gabriel Clarke e John McKenna, è un biopic che si sofferma su una delle mille sfaccettature della personalità dell’attore McQueen. Il titolo originale, “Steve McQueen: Tha Man & Le Mans” anticipa l’oggetto della trama.
Steve nel 1970 partecipò alle riprese del film Le Mans , uscito poi nel 1971: l’attore voleva che fosse un film, anzi il film, sulla gara automobilistica più spettacolare del mondo. Le riprese furono in parte realizzate nel corso dell’edizione del 1970 della celebre competizione: in campo quarantacinque piloti professionisti, venticinque auto da corsa (Porsche 908 e 917, Ferrari 512, Matra e Corvette) e due sceneggiatori. Un’idea al limite della follia, che costò sei milioni di dollari ma fu un flop al botteghino, portando danni incalcolabili alla carriera e alla vita privata dell’attore.
Clarke e McKenna hanno ricostruito l’ossessione per la velocità e lo spirito di un artista inquieto e tormentato raccogliendo testimonianze e brani di corse originali ritrovate da Chad McQueen, figlio dell’attore scomparso, quarant’anni dopo la sua morte. Fra le voci raccolte quelle di Derek Bell, icona del mondo delle gare automobilistiche degli anni ’70 cinque volte vincitore sul circuito francese, David Piper, pilota che perse una gamba durante le riprese, Jonathan Williams, incaricato di portare la telecamera su una Porche 908, Chad McQueen, il secondo figlio, Neile Adams, attrice ed ex moglie, e Siegfried Rauch, co-protagonista di McQueen nel film. Il film però si ferma anche sulla figura di un uomo “in fuga” dalla morte, dalla malattia: Steve McQueen era a quell’epoca anche in cerca di una cura che lo salvasse da un mesotelioma provocato dall’amianto presente nelle tute indossate dai piloti negli anni Sessanta – la malattia che gli costò la vita.

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