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Da Temistocle a Mitsotakis… La storia non si ripete

Ora è sicuro: i greci non bloccheranno di nuovo l’impero.
Kyriakos Mitsotakis è il nuovo Primo Ministro della Grecia, esponente di un partito di destra ed europeista, la Nuova Democrazia. Armato di un programma liberista con l’obiettivo di cambiare la struttura economica del paese attraverso la bandiera delle riforme strutturali.
Più o meno l’idea è di mettere ordine a quanto già fatto da Tsipras che da rivoluzionario di sinistra insieme al Bruce Willis dei poveri, Yanis Varoufakis, si era poi trasformato nel più “utile idiota” della Commissione europea, subendone e costringendo un intero popolo a sottomettersi ai suoi dictat nella maniera più rigorosa possibile. Addirittura arrivando ad ignorarne la volontà maturata alle urne nel 2015, quando si espresse contro le misure di austerità volute dall’Europa attraverso un referendum che vide prevalere il no all’accordo con il 61,31% dei voti.
Tsipras e Varoufakis, una delle coppie più dannose della storia recente, dopo quel voto decisero di separarsi. E mentre l’uno si confermò solido burattino nelle mani dei poteri sovranazionali contro il volere del suo stesso popolo e rimase alla guida della Grecia in modo da assicurare che liberalizzazioni, privatizzazioni, cessioni di sovranità e schiavizzazione di un popolo andassero avanti, l’altro, la copia dell’attore bello e truce, se ne andò ramingo in Europa a curare i suoi affari e a predicare a quei pochi che incredibilmente ancora credono che lui impersoni il sogno socialista ed il mito di Achille.
Gli elettori hanno voluto punire Tsipras, che oltre a distruggere il presente dei greci gli ha ipotecato il futuro impegnandosi a realizzare avanzi di bilancio fino al 2060, indossando la cravatta in segno di vittoria. Ma nonostante questo, porta in Parlamento oltre il 30% di consensi, sintomo di perenne confusione da parte delle masse.
Ma ecco il nuovo. Arriva il momento di Mitsotakis che rappresenta più o meno la novità come potrebbe rappresentarla in Italia un altro governo Berlusconi, tanto per tentare un parallelismo.
Promette grandi cose, come solo una destra illuminata può fare. Mettere ordine e fare con maggiore scientificità ciò che i comunisti di Tsipras non avevano nel dna e quindi non potevano fare fino in fondo. Nuova Democrazia vuole fare quello che va fatto senza costrizioni, prendere coscienza della propria subalternità al capitale e alla finanza, nonché ovviamente alla Commissione europea e al suo impianto neo liberista. Si impegna a ridiscutere gli avanzi di bilancio al fine di mitigarli e a recuperare le eventuali perdite attraverso … tagli al bilancio corrente. Insomma, tutto cambia ma le spese continuerà a pagarle il popolo greco.
Promette di aumentare la produttività e il tasso di crescita attraverso investimenti esteri, liberalizzazioni, privatizzazioni, investimenti in innovazione e capitale umano. Il che vuol dire dipendere dall’estero, dal movimento dei capitali e dalla supremazia di questi sul movimento delle persone. E poi taglio delle tasse sulle aziende e sulle proprietà rispettando gli stringenti obiettivi fiscali concordati con l’Europa, quindi da finanziare attraverso un taglio di pari entità della spesa corrente. Come se ci fosse ancora posto per tagliare qualcosa in un Paese già costretto ai minimi termini di vivibilità.
In sintesi, più e convinta apertura ai mercati e alla globalizzazione a fronte di meno stato e meno servizi. Il popolo è felice e vota convinto, segno che qualcosa nella comunicazione rimane oscuro.
E Mitsotakis, addirittura, si propone di tagliare quella spesa discrezionale e clientelare su cui hanno prosperato tutti i governi precedenti, e quindi anche lui discendente di una famiglia di governanti e il suo partito, che magari aveva contribuito a truccare i conti e a mandare in dissesto la Grecia costringendo Tsipras a piegarsi alla Troika. Insomma un circolo vizioso in cui le persone hanno perso la strada e proseguono a tentoni.
C’è stato un momento in cui l’Europa ha davvero guardato alla Grecia e al popolo greco con la speranza che diventasse la scintilla per un serio rinnovamento, in senso popolare e democratico in questa Europa senz’anima. Invece è stata solo la conferma che il cammino è lungo e che forse non c’è davvero più speranza per il socialismo e la democrazia.

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