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Danni da cimice asiatica: la strada tutta in salita per ottenere i risarcimenti

Tempo di lettura: 4 minuti

Da: Ufficio Stampa Cia e Confagricoltura Ferrara

 

Danni da cimice asiatica: la strada tutta in salita per ottenere i risarcimenti
Incontro tra tecnici e frutticoltori di Cia e Confagricoltura Ferrara a un anno dalla manifestazione dello
scorso 30 gennaio per discutere dei criteri di assegnazione dei fondi per le calamità naturali

FERRARA, 2 febbraio 2021 – Cia-Agricoltori Italiani Ferrara e Confagricoltura Ferrara hanno organizzato
un incontro con i frutticoltori del territorio a un anno dalla manifestazione del 30 gennaio 2020, che ha
portato in piazza migliaia di agricoltori per protestare contro i gravi problemi fitosanitari ed economici
del comparto frutticolo. All’ordine del giorno le criticità del Decreto Legislativo 102/04 che stabilisce i
criteri di assegnazione dei risarcimenti del Fondo di solidarietà nazionale alle aziende agricole che
hanno subito danni da cimice asiatica. Sotto osservazione, in particolare, il criterio che impone di
calcolare il calo della PLV – stabilito dalla Regione al 30% – sull’intera produzione aziendale e non
esclusivamente sul frutteto. Una rigidità che non considera il danno “colturale” e che le associazioni
avevano chiesto di modificare, come spiegano il presidente di Cia Ferrara, Stefano Calderoni e quello di
Confagricoltura Gianluca Vertuani.
“Molte aziende sono rimaste escluse dai risarcimenti, produttori che magari hanno avuto dei danni sui
frutteti anche oltre il 50-60%, solo perché le altre colture in azienda sono andate bene e hanno fatto
aumentare la PLV totale, sulla quale viene calcolato il danno del 30%. Problematico anche il metodo di
calcolo dei risarcimenti basato sulla storicità delle rese: in sostanza si guardano i dati produttivi dei tre
anni precedenti, un benchmark “falsato” perché non tiene conto delle calamità – sempre più frequenti
anche a causa della messa al bando di alcune molecole – che hanno pregiudicato la produzione media.
Noi – continuano di due presidenti – abbiamo bisogno di veder riconosciuto il danno reale e purtroppo
in questo senso lo strumento del fondo di calamità ha dei limiti, sia per la cimice, ma anche per le
gelate e gli altri gravi problemi fitosanitari che colpiscono i frutteti. Spesso a livello politico si fa fatica a
comprendere che i mancati risarcimenti hanno un peso economico pesantissimo perché portano
all’eradicazione dei frutteti e alla perdita costante di posti di lavoro in un territorio a vocazione agricola
come il nostro.
Cosa si può cambiare, dunque, a livello legislativo e operativo? Nel corso della riunione sono state fatte
alcune proposte che verranno presentante a tutti i livelli istituzionali, a partire dall’assessore regionale
all’Agricoltura.
“La prima cosa da fare – continuano i presidenti delle due associazioni – sarebbe cambiare i parametri di
riferimento per stabilire i danni e utilizzare lo Standard Value (che a livello di assicurazioni agricole
stabilisce valori unitari massimi assicurabili ai fini dell’agevolazione pubblica) come indice per calcolare
la calamità. Così verrebbero considerate le medie produttive a livello regionale, che tengono conto delle
particolarità del territorio e della sua storicità reale. Chiaramente sappiamo che per difendere le singole
colture ci sono le assicurazioni e che la 102 risarcisce un danno “aziendale”, piuttosto che colturale. Ma
servirebbe un forte riequilibrio dei criteri, per non escludere le aziende che hanno subito danni reali,

Info per la stampa: Erika Angelini – 3389927126
come avevamo già chiesto a tutti i livelli amministrativi, ancor prima che uscisse il Decreto. Quindi
sarebbe necessario, a nostro avviso, un aggiornamento della legge o una nuova legge pensata con uno
“spirito” che consideri la calamità anche a livello di comparto, come quello delle pere, risarcendola
dunque anche su base colturale e non solo sul danno complessivo subito delle aziende. Perché è vero
che magari un danno da cimice o da gelata non sempre compromette la sopravvivenza dell’azienda, ma
sicuramente non investe, il settore non cresce e rischiano di scomparire intere colture frutticole”.

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