Giorno: 2 Gennaio 2015

Gino Frastalli nuovo responsabile dell’area centro nord (emilia romagna e marche)

da: Poste Italiane, ufficio Comunicazione Territoriale Emilia-Romagna e Marche

In precedenza ha diretto le aree territoriali Lombardia e Centro

Gino Frastalli è il nuovo Responsabile dell’Area Centro Nord di Poste Italiane. Assume la direzione delle Poste di Emilia Romagna e Marche dopo aver ricoperto in passato diversi incarichi apicali all’interno dell’Azienda. Ha diretto in precedenza le aree territoriali della Lombardia e del Centro (Lazio, Abruzzo e Sardegna).
«I nostri sportelli servono ogni giorno un bacino di popolazione residente in 576 Comuni di Emilia Romagna e Marche e con tutti i colleghi – dice Frastalli – ci impegneremo per dare quotidianamente servizi all’altezza delle aspettative».
La sinergia con le amministrazioni locali e le imprese rappresenta per l’Area Centro Nord di Poste Italiane uno dei principali obiettivi per contribuire allo sviluppo del “Sistema Paese”, grazie a una rete articolata che garantisce un presidio costante nelle piccole come nelle grandi realtà urbane.
«Quanto prima ci saranno occasioni – ha affermato il responsabile dell’Area Centro Nord per incontrare i principali rappresentanti di Enti, amministrazioni e aziende dell’Emilia Romagna e delle Marche per sviluppare e consolidare i rapporti con le pubbliche amministrazioni, nonché per fornire servizi integrati e prodotti alle piccole e medie imprese che formano la spina dorsale dell’economia di quest’area. Per questo, oltre alla rete dei commerciali dedicati, abbiamo allestito nelle principali città delle due regioni 26 uffici Poste Impresa riservati alle piccole e medie aziende e ai liberi professionisti che consentono di dare risposte e soluzioni adeguate alle specifiche esigenze».
In Emilia Romagna operano quotidianamente 928 uffici postali dotati in totale di 3.658 postazioni tutte informatizzate e collegate in rete; 336 sono le sale per offrire alla clientela informazioni riservate di carattere finanziario e 449 gli sportelli automatici Postamat in funzione h 24.

All’insegna del Levriere rampante: Casa Romei

da: Associazione Guide Turistiche di Ferrara e Provincia

Visita guidata alla più famosa Domus Magna del ‘400 ferrarese raccontando l’arte, il costume e la moda del tempo.

Domenica 4 gennaio, in coincidenza con l’ingresso gratuito nei musei statali, l’Associazione Guide Turistiche di Ferrara e Provincia vi invita a visitare la casa di un importante personaggio del ‘400 ferrarese: Giovanni Romei.
Si tratta di una dimora nobiliare sita nell’antica strada di San Francesco, l’attuale via Savonarola.
Lasciandosi alle spalle l’alto muro esterno dell’edificio, dalle forme chiuse e compatte tipiche del Medioevo, si potrà entrare nel cortile, decorato dal grande monogramma in cotto raggiato di San Bernardino. Nel succedersi delle logge della corte d’onore, ma anche negli spazi interni alla casa, coesistono elementi gotici e rinascimentali che fanno di questa abitazione il prototipo dell’edilizia signorile ferrarese del Quattrocento.
Accompagnati da guide abilitate esperte, potrete scoprire tutti i segreti delle decorazioni interne e comprendere la vita quotidiana rinascimentale.
Oggi Casa Romei accoglie un piccolo museo di lastre e sculture marmoree, oggetti, e affreschi staccati da chiese spesso non più esistenti.
E’ un modo per raccontare oltre alla storia di Giovanni Romei, anche quella della nostra città.
Il ritrovo per gli interessati è all’ingresso del museo in Via Savonarola n. 30.
Il costo per la visita guidata è di Euro 4 a persona con saldo in loco: partenza del primo gruppo alle h. 10:30 oppure secondo turno alle h. 11:30.
L’iscrizione è obbligatoria poiché nelle sale del museo c’è un numero massimo di visitatori: per adesioni e info contattare il n° di cell. 333-6735373.

Anteprima con sorpresa per “Comacchio a teatro”

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

Per dare il benvenuto al 2015 nel migliore dei modi, in attesa del grande avvio della stagione teatrale invernale “Comacchio a teatro”, domenica sera, 4 gennaio andrà in scena a Palazzo Bellini uno speciale evento, un’anteprima gratuita con presentazione del ricco ed avvincente cartellone invernale e con qualche piccola sorpresa. Protagonista della serata sarà l’Officina Teatrale A_ctuar, che proporrà lo spettacolo vincitore del Festival “Sogno di Tre Notti (d’inizio estate), svoltosi a Palazzo Bellini nel maggio scorso. Lo spettacolo ‘L’irrinunciabile sogno di Cosimo Piovasco di Rondò’ verrà presentato in anteprima con un nuovo allestimento scenografico, realizzato per l’occasione. Nato come progetto speciale per l’edizione 2013 del Festival NotteNera a Serra De’Conti (AN), nella prima versione il lavoro coniuga la presenza degli attori in scena con quella di scenografie digitali videoproiettate.
Nel pomeriggio di domenica 4, il palco della Sala Polivalente di Palazzo Bellini si trasformerà nel bosco di Ombrosa, tra luci ed ombre ed
impenetrabili nascondigli, tra pagine nascoste e note di un pianoforte. ‘Irrinunciabile’ è non solo il titolo, ma anche il filo conduttore che permea l’intreccio e la messinscena dello spettacolo: Cosimo Piovasco di Rondò, rampollo dell’alta società, sceglie di allontanarsi dalla
famiglia e da un destino prestabilito per intraprendere una vita nuova tra gli alberi. Su quelle cime scopre che esistono nuovi possibili modi
di vivere l’amore, l’amicizia, la conoscenza e che, alla fine dei giochi, l’irrinunciabile è rimanere sempre spietatamente se stessi fino alla fine. Daranno vita allo spettacolo sulla scena Sara Draghi, Massimo Festi, Elena Grazzi, Lauro Pampolini, Arturo Pesaro, Manuela Santini,
accompagnati al pianoforte da Jacques Lazzari. Prima dello spettacolo, sarà presentato il programma della Stagione Teatrale 2015, realizzata da Bialystok Produzioni in collaborazione con Teatro dell’Aglio, sotto la direzione artistica di Massimiliano Venturi. Al termine dell’evento, l’organizzazione omaggerà il pubblico estraendo tra tutti gli spettatori un abbonamento alla stagione serale e due tessere omaggio ragazzi, per l’ingresso gratuito a tutti gli spettacoli pomeridiani. Dalle ore 15:30 e fino alla fine dell’evento, sarà possibile sottoscrivere l’abbonamento alla stagione teatrale invernale, usufruendo della speciale promozione natalizia (ultimo giorno utile). Sarà inoltre disponibile il servizio prevendita per tutti gli spettacoli in programma. Domenica l’ingresso, come si è detto, sarà gratuito. Tutte le informazioni sulla stagione teatrale sono reperibili sul sito www.comacchioateatro.it. Il programma completo è in distribuzione a Palazzo Bellini durante l’orario di apertura. Per informazioni: 349-0807587 (Direttore artistico, Massimiliano Venturi).

Coldiretti: 1 italiano su 3 ricicla i regali indesiderati appena scartati

di Claudio Riccadonna

A caval donato non si guarda in bocca, come ricorda il noto proverbio della nostra tradizione linguistica. Ecco, quindi, in particolare in tempi di crisi, che tutto che ci viene regalato ben venga! A che pro essere troppo schizzinosi sulla qualità del regalo? Forse l’amico ti ha elargito l’ultimo set di coltelli affilati, ma tu sei “allergico” alle lame? Beh pazienza! O qualcuno, ignaro dei tuoi gusti od abitudini “da bar” ti ha fatto dono di un liquore pregiato, ma tu sei astemio? Di nuovo pazienza! Lo puoi sempre offrire, e lentamente esaurire, a qualche ospite, invece, “compiacente” e che gradisce particolarmente.
Peraltro, a questo riguardo, un sondaggio pubblicato su facebook, ha individuato un divertente decalogo dei peggiori regali. Tra i meno riusciti ricordiamo il pigiama in pile, piuttosto “scintillante”, che ben si addice alle temperature invernali. C’è poi la simpatica coccinella porta pillole in metallo laccato, benaugurante (oltretutto qualche incauto si dimentica di togliere il prezzo). O che dire dell’ultimo libro dell’autore preferito, probabilmente già acquistato? O del pacco regalo ricco di dolci e salumi al soggetto in dieta per problemi di diabete, o per valori di ipercolesterolemia? Ma il podio se lo aggiudica il portafoglio di ecopelle marrone, un po’ datato: il tempo di aprirlo e trovare tra le pieghe una vecchia banconota di mille lire.
Tuttavia non disperatevi: c’è un rimedio a qualsiasi situazione. Si, perchè secondo un’analisi di Coldiretti, pubblicata in questi giorni, emerge che più di un italiano su tre (circa il 35%) ricicli i regali indesiderati appena scartati. Ciò testimonia un trend, una tendenza in crescita del 2% rispetto allo scorso anno. Ovviamente riguarda un business significativo, se si considera che “le famiglie italiane hanno scartato regali per un valore di 3,9 miliardi con un taglio in valore del 5 per cento rispetto allo scorso anno. La grande maggioranza degli italiani che ricicla lo fa a favore di parenti e amici (85 per cento) che possono apprezzare l’oggetto ricevuto in dono ma – sottolinea la Coldiretti – una buona percentuale (27 per cento) preferiscono darli invece in beneficenza. Tra i piu’ pragmatici c’è un 12 per cento che li restituisce al negozio cambiandolo o chiedendo un buono mentre il 17 per cento li rivende su internet”. Comunque secondo la stessa indagine, gli italiani hanno speso in media circa 200 euro.
I prodotti meno riciclati risultano quelli enogastronomici, che trovano maggiori occasioni per essere “smaltiti” e consumati. Di certo non si può invece dire la stessa cosa, invece, per i capi di abbigliamento, per i prodotti per la casa o per quelli tecnologici, peraltro supergettonati tra gli acquisti festivi.
Certo un tempo il galateo scoraggiava di riciclare i regali non apprezzati. In fondo se non è piaciuto a noi, perché dovrebbe piacere a qualcun altro? Tuttavia i tempi e le mode cambiano…

Al via i Saldi Invernali da sabato 3 gennaio

da: Ufficio stampa Ascom Ferrara

Si parte con i saldi invernali da sabato 3 gennaio e per la durata dei classici successivi 60 giorni.
Una scelta che è stata possibile grazie anche all’azione di Federazione Moda Italia di Ferrara che si è fatta promotrice di una pressione istituzionale affinchè i saldi – momento tradizionale per lo shopping familiare – potessero già avviarsi il primo sabato di gennaio (anzichè lunedì 5), permettendo così di recuperare un intero week end alle vendite scontate. Un intervento sostenuto dall’Unione Regionale di Confcommercio che ha permesso che tale data del 3 gennaio potesse poi adottata dalla Conferenza Stato Regioni che ha decretato così per tutta Italia la partenza anticipata.
“I saldi invernali – spiega Giulio Felloni, presidente provinciale Ascom Confcommercio e di Federazione Moda Italia di Ferrara – rimangono sempre un momento atteso e significativo per il commercio con l’abbigliamento in cima alla lista dei desideri. Il consumatore è maturo e sa cogliere l’eccellente insieme di qualità, convenienza e professionalità nel servizio offerto dal nostro sistema commerciale di vicinato in città e sul territorio” considera il presidente Felloni.
Secondo l’Ufficio Studi della Confcommercio nazionale un italiano su due ha deciso di fare acquisti servendosi dei saldi; in media le famiglie italiane – sono le stime – dovrebbero spende

Epifania al museo: metti l’archeologia nella calza

da: ufficio stampa SBArcheo

E in più, a Ferrara e Sarsina, due mostre incluse nel biglietto d’ingresso, “Archeologia a Pilastri Ieri e Oggi. Con le mani nella terra” e “Il Monumento di Obulacco dalla scoperta ad oggi”. Tutti i dettagli su www.archeobologna.beniculturali.it

Le monumentali vestigia di Veleia, la millenaria storia di Parma, l’unicità dell’etrusca Marzabotto, gli eccezionali reperti di Spina, le tombe di Sarsina romana o i mosaici della villa rustica di Russi.
Visto che la Befana vien di notte, di giorno si può andare nei musei e siti archeologici gestiti dalla Soprintendenza Archeologia dell’Emilia-Romagna, tutti regolarmente aperti martedì 6 gennaio, giorno dell’Epifania: un’occasione in più, per cittadini e turisti, per scoprire luoghi e opere d’arte nella giornata che chiude il periodo delle feste.
Il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara (Via XX Settembre 122, info 0532.66299), aperto dalle 9.30 alle 17, offre con il biglietto d’ingresso la mostra “Archeologia a Pilastri Ieri e Oggi. Con le mani nella terra”, retrospettiva fotografica e documentaria sulla storia degli scavi effettuati nella terramara di Pilastri dal 1989 a oggi e anteprima assoluta dei risultati delle indagini più recenti realizzate tra il 2013 e il 2014.
Mostra inclusa nel biglietto anche al Museo Archeologico Nazionale di Sarsina (Via Cesio Sabino, info 0547.94641), aperto dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 15 alle 18. L’esposizione “Il Monumento di Obulacco dalla scoperta ad oggi” non solo illustra gli interventi attuati sull’imponente mausoleo dal suo rinvenimento nel 1929 al recente restauro, ma propone una nuova lettura della necropoli romana di Pian di Bezzo con l’ausilio degli splendidi disegni ricostruttivi realizzati da Traiano Finamore negli scavi condotti tra gli anni Venti e Trenta del secolo scorso.
Visitare il Museo Nazionale Etrusco “Pompeo Aria” e l’annessa area archeologica di Marzabotto/Kainua (Via Porrettana Sud 13, info 051.932353), aperti dalle 9 alle 17.30, significa conoscere un sito unico nel panorama dei centri abitati etruschi. A differenza di altre città, come ad esempio Felsina, a Marzabotto l’abbandono del sito ha garantito la conservazione dell’impianto urbano nel suo disegno originale, il che consente ancora oggi di percorrere le antiche strade dove si snodano abitazioni, aree artigianali ed edifici sacri per poi raggiungere le necropoli e l’acropoli a della città.
Aperti infine dalle 13 alle 19 il Museo Archeologico Nazionale di Parma (Palazzo della Pilotta, info 0521.233718), dalle 9 alle 15 l’area della città romana di Veleia (Lugagnano Val d’Arda, PC, info 0523.807113) e dalle 9 a un’ora prima del tramonto la Villa Romana di Russi (via Fiumazzo, info 0544.581357)

Maggiori informazioni sul sito www.archeobologna.beniculturali.it o direttamente ai musei.

Museo Archeologico Nazionale di Parma, Piazza della Pilotta, tel. 0521.233718 (ingresso ridotto € 2,00)
Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, Via XX settembre 122, tel. 0532.66299 (ingresso € 5,00)
Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (BO), Via Porrettana sud 13, tel. 051.932353 (ingresso € 3,00)
Museo Archeologico di Sarsina (FC), Via Cesio Sabino 39, tel. 0547.94641 (ingresso € 3,00)
Zona archeologica di Veleia (PC), Strada Provinciale 14, località Veleia Romana, Lugagnano Val d’Arda, tel. 0523.807113 (ingresso € 2,00)
Villa Romana di Russi (RA), Via Fiumazzo, tel. 0544.581357 (ingresso € 2,00)

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LA STORIA
Idir, la voce della Cabilia

Idir, nome d’arte di Hamid Cheriet, è nato in Algeria nel villaggio di Aït Lahcène, vicino a Tizi Ouzou, nella Grande (Alta) Cabilia, il 25 ottobre 1949. Idir, in lingua cabila, significa “vivrà”, così come le madri chiamavano tradizionalmente i figli più fragili.

Idir è il cantante e musicista cabilo più conosciuto all’estero, grazie al suo brano d’esordio intitolato “A vava inouva” (Il mio papà), una dolce ninna nanna, con il testo scritto da Ben Mohamed. Il musicista algerino esordì a Radio Algeri, inventandosi lo pseudonimo che lo avrebbe reso celebre, per non far capire ai propri genitori che stava intraprendendo la carriera artistica. “A vava inouva” ebbe un exploit immediato, da allora Idir ha prodotto un numero limitato di album, avvalendosi spesso dei testi di Ben Mohamed. Questo brano è considerato il primo grande successo venuto dall’Africa settentrionale e rappresenta l’affermazione del ritorno alle radici, un sentimento molto sentito dagli algerini.

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In concerto

La sua opera ha contribuito al rinnovo della canzone amazyghe e ha portato la cultura della Cabilia all’attenzione del pubblico internazionale, proseguendo la tradizione famigliare iniziata da sua nonna e sua madre, entrambe poetesse. Grazie alle donne della sua famiglia è cresciuto ascoltando storie ed enigmi, un valore immenso in una società basata sulla cultura orale, come ha detto lo stesso Idir: “La capacità di cesellare le parole e di inventare delle immagini, da noi, è ancora oggi molto apprezzata”.

Emigrato a Parigi nel 1975, Idir fa parte di quegli esuli senza “patria ufficiale” che si battono per il riconoscimento della propria cultura d’origine. In quel periodo la casa discografica Pathé Marconi gli produsse il suo primo album “A Vava inouva”, che diventò un successo planetario, distribuito in 77 paesi e tradotto in 15 lingue. Una versione francese è stata interpretata dal duo Davide Jisse e Dominique Marge. La musica della Cabila era la più diffusa nei quartieri a prevalenza araba di Parigi, perché gli immigrati provenivano da quella regione dell’Algeria. Dopo il successo del primo Lp, Idir pubblicò nel 1979 “Ay Arrac Neg” (Ai nostri bambini), iniziando una lunga serie di concerti ma, non riconoscendosi nel mondo dello show-business, scelse di eclissarsi per circa dieci anni, interrotti soltanto da alcuni recital.

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Alcuni cd e dvd di Idir

La sua carriera riprese nel 1991, in occasione della pubblicazione della compilation con i brani tratti dai suoi primi due album. Grazie al successo discografico ritornò sulla scena musicale, con una serie di concerti al New Morning di Parigi, dove raccolse numerosi elogi e il riconoscimento, da parte della critica, di precursore della World music.
L’anno successivo uscì l’attesissimo nuovo Lp “Les chasseurs de lumière” (I cacciatori di luce) dove cantò i suoi temi prediletti: l’amore, la libertà e la tristezza dell’esilio. Nell’album introdusse, a fianco dei darboukas, strumenti quali flauti, mandole e chitarre acustiche, dando un tocco di modernità al suo sound. Nel brano “Isaltiyen”, il cantante algerino duettò con Alan Stivell. Quello stesso anno si esibì all’Olympia di Parigi.

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Idir all’Olympia di Parigi

Idir, uomo di principi, partecipa spesso ai concerti per sostenere le cause in cui crede, nel 1995, insieme a Khaled, appoggiò un grande evento per la pace, la libertà e la tolleranza. In quella storica occasione il Raï oranais incontrò la poesia contestataria della Cabilia. Si trattò di un grande successo, per i due artisti, che riuscirono nella difficile impresa di riunire le comunità kabylophones e quella arabophones. Nel 2001, quando delle violente sommosse devastarono la Cabilia (la cosiddetta “Primavera nera”), il cantante organizzò un grande concerto allo Zenit di Parigi, dove numerosi artisti sostennero la rivolta del popolo di fronte al potere centrale algerino. Partecipò anche al concerto organizzato per ricordare Lounès Matoub, il cantautore algerino assassinato da un commando armato.

Con l’album “Identités” (1999) Idir si aprì alla Wolrd culture, collaborando con Manu Chao, Tulawin, Dan Ar Braz, Maxime Le Forestier (molto noto in Francia) e i gruppi Gnawa Diffusion e Zebda. L’esperienza prosegui con “La France des couleurs” del 2007, dove giovani autori composero con lui delle canzoni sul tema dell’identità. Collaborano artisti come Akhenaton, Leeroy, Sink, Kenza Farah, Wallen, Grand Corps Malade e Zaho.

Il più recente album di Idir, porta il suo stesso nome ed è del 2013, si tratta di un’opera intimista e personale, meno politica delle precedenti, con un brano dedicato alla memoria della madre, scomparsa qualche anno prima all’età di 96 anni. L’artista, liberatosi del suo status di chanteur militante, abbassa un po’ la guardia per lasciarsi andare alle emozioni. Il disco contiene la traduzione e l’adattamento di un’aria britannica del XVII secolo, “Scarborough Fair” e un pezzo di Beethoven “Tajmilt i Ludwig” (Clin d’œil à Ludwig).

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Una delle varie iniziative umanitarie a cui ha partecipato

La musica di Idir nasce dalla fusione di differenti sonorità ma, il punto di riferimento, resta il flauto del pastore cabiliano. Si tratta del primo strumento su cui ha imparato a suonare, costruito tramite il taglio di un giunco. La chitarra folk è venuta molto più tardi, al tempo del liceo, dove un francese gli insegnò i primi accordi che lui riprodusse con le cadenze e gli accompagnamenti tradizionali della sua regione natia.
Le sue canzoni, scritte in cabilo o in francese, hanno una portata universale e accompagnano sempre le cerimonie nuziali dei giovani della Cabilia. Il sociologo Pierre Bourdieu di lui ha detto: “Idir non è un cantante come gli altri, è un membro di ogni famiglia”.

Per ascoltare il concerto acustico di Idir (30’) trasmesso dall’emittente internazionale Tv5 Monde nel 2013 clicca qui.

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Alla cieca

Buena vista central club: nel centro storico di Ferrara ormai abbondano i negozi di ottica: solo in corso Martiri, cuore della città, ce ne sono tre nello spazio di cinquanta metri. Negli ultimi mesi, infatti, due nuovi punti vendita (La lente e Dieci decimi) si sono aggiunti a Salmoiraghi. A conferma che, di questi tempi, in pochi ci vedono chiaro…

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Chiusura dei denti e postura

La chiusura dei denti fra loro (occlusione) e la postura del corpo sono strettamente legate. E’ infatti ormai noto come la disarmonia occlusale della bocca possa causare squilibri alla colonna vertebrale e quindi un’alterazione della postura. La deglutizione, l’occlusione e la postura sono legate l’una all’altra in quanto si realizzano tutte grazie all’azione della muscolatura.
Il corpo umano può essere paragonato ad un orologio. Perché funzioni è necessaria la sincronia perfetta di tutti i suoi componenti tra cui i muscoli, tutti collegati tra loro e indispensabili al corretto funzionamento. La mancanza di bilanciamento tra i vari gruppi muscolari è spesso la causa di alterazioni a livello della postura corporea.

Le componenti del sistema stomatognatico (lingua, labbra, mandibola, muscolatura orofacciale) e le quattro subunità funzionali muscolo-scheletriche del corpo umano (la cranio-cervico-mandibolare, il cingolo scapolare, il cingolo pelvico e l’area podalica) mostrano una stretta interdipendenza funzionale e posturale. Alcune abitudini come il bruxismo (serramento dentale notturno involontario) possono essere collegate a disturbi dolorosi del rachide (lombalgie, cervicalgie, dorsalgie). Nella moderna valutazione dei disordini cranio-mandibolari, un ruolo primario lo rivestono le abitudini posturali. Per occlusione si intende il contatto tra le arcate dentarie. Quando l’occlusione è corretta, i denti si toccano senza provocare scivolamenti della mandibola e si ha la sua massima stabilità durante la funzione. Quando è scorretta, i denti vanno ugualmente a cercare la massima intercuspidazione e la mandibola deve scivolare per trovare una posizione che consenta di avere il più alto numero possibile di contatti per ottenere la sua stabilizzazione durante la funzione.

L’ortodonzia e la gnatologia sono i rami dell’odontoiatria che studiano e curano i disturbi dell’occlusione; anche l’osteopatia è necessaria per la valutazione della postura cranio-cervico-dorsale in una visione globale. L’osteopata, attraverso dei test, esamina le disarmonie che possono alterare l’equilibrio fra bocca e colonna vertebrale o fra appoggio anomalo del piede e colonna vertebrale. Il sistema cranio-cervicale è considerato, da un punto di vista funzionale, come una unità; così, ad esempio, uno sbilanciamento posturale del mascellare superiore o della mandibola rispetto al cranio, provoca variazioni posturali generali con il coinvolgimento anche di organi.

Inoltre, la postura è il risultato di un adattamento fisiologico e psicologico alle varie funzioni dell’organismo come la masticazione, la respirazione, la visione, l’ascolto, il rapporto con il suolo, che garantisce al corpo un equilibrio. Le zone deputate all’equilibrio nel sistema nervoso centrale (Snc) ricevono impulsi dai muscoli del collo, del rachide cervicale e dalla pianta dei piedi. Poiché tutte queste informazioni hanno un loro ruolo nel mantenimento della postura, si rende importante valutare con attenzione se, ed eventualmente in che misura, ogni singola afferenza sia coinvolta nella determinazione dell’alterazione posturale. E’ quindi importante prestare attenzione alla sintomatologia per saper riconoscere e differenziare le patologie di tipo ascendente (ad esempio un appoggio podalico alterato che genera una disfunzione occlusale), da quelle di tipo discendente (ad esempio un’alterazione occlusale che genera un’alterazione nell’appoggio podalico).

Quindi alterazioni delle catene muscolari, con spasmi o contratture in alcuni gruppi muscolari, possono provocare tutta una serie di spostamenti rispetto alla normale postura che a loro volta richiedono compensi che causano la modificazione ulteriore dell’atteggiamento posturale del corpo.
È davvero importante far valutare la bocca e il cranio dei bambini all’osteopata che potrà riequilibrare le possibili deviazioni della bocca. Il corretto sviluppo della dentizione è fondamentale per la salute orale dei soggetti in età pediatrica, poiché contribuisce ad una occlusione stabile, funzionale ed esteticamente armonica. La cura e la prevenzione della salute del bambino comincia nei primi anni di vita, in cui il piccolo necessita di un controllo sullo stato della mascella e della mandibola per migliorare la condizione dei suoi dentini.

Di seguito una definizione delle più frequenti malocclusioni in età evolutiva:

• MORSO APERTO – OPEN BYTE: in occlusione, i denti posteriori sono a contatto, mentre gli anteriori rimangono distanziati.
• MORSO PROFONDO – DEEP BYTE: in occlusione, gli incisivi superiori coprono eccessivamente quelli inferiori.
• MORSO CROCIATO – CROSS BYTE: in occlusione, alcuni denti superiori chiudono all’interno dei rispettivi denti inferiori con possibile deviazione della mandibola ed asimmetria facciale. Può essere mono o bilaterale.
• AFFOLLAMENTO: i denti sono sovrapposti, in genere perché l’osso di supporto è piccolo o i denti sono larghi. In questi casi è frequente che alcuni denti non trovino lo spazio necessario per erompere in arcata (denti inclusi).

In età adulta ci sono dei sintomi che possono far pensare che la causa sia una disarmonia della bocca, un disturbo cranio-mandibolare.
Quali sono questi sintomi?

• Dolori all’articolazione temporo-mandibolare (Atm), localizzati e spesso confusi con dolori all’orecchio
• Bruxismo, digrignamento e/o serramento dei denti la notte
• Acufeni (fischi all’orecchio), vertigini, senso di ovattamento delle orecchie
• Nevralgia del trigemino
• Mal di testa di varie tipologie
• Dolori cervicali
• Tensioni muscolari alla mascella, al collo, alle spalle

Prevenzione, prevenzione e ancora prevenzione…

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L’EDITORIALE
I ragazzi del ’99
(e un mondo da cambiare)

Da quali conflitti sono attesi i nostri “ragazzi del ’99” e quale mondo affronteranno? I loro coetanei, un secolo fa, sedicenni, furono mandati allo sbaraglio in guerra a morire al fronte per difendere la Patria. I nostri giovani, nati al serrar del sipario del ‘secolo breve’, nel 2015 si dovranno misurare con guerre non dichiarate, in uno scenario fatto pur sempre di macerie. Dovranno difendere se stessi dai detriti tossici di una società che, nell’età dell’opulenza, non ha saputo frenare i propri appetiti e a una pacifica e dignitosa convivenza ha preferito la logica della sopraffazione in funzione del profitto. La ricchezza individuale a discapito d’ogni equa e solidale coesistenza.
Così mentre nei convegni dibattiamo degli orrori del secolo scorso, di là dai vetri si consuma un presente non meno cruento.

Nel mondo di oggi, popolato da oltre 7 miliardi di uomini e donne, quasi un miliardo di persone vive in condizioni di povertà. Ogni cinque secondi un bambino muore di fame. Secondo il Wfp (World food programme) oltre 800 milioni di persone soffrono la fame e un individuo su nove non ha abbastanza cibo per condurre una vita sana e attiva. La malnutrizione favorisce le malattie e nei casi più drammatici porta alla morte. La Fao stima che ogni giorno 24mila persone muoiano per carenze alimentari: significano quasi nove milioni ogni anno. Eppure ci sarebbe cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale.

Due miliardi vivono senza strutture igienico-sanitarie adeguate. Più di 4.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni giorno di diarrea, una malattia facilmente curabile. Inoltre 72 milioni di bambini (in maggioranza femmine) non vanno a scuola.

Sull’umanità, paradossalmente, incombono rischi di siccità. Un miliardo di persone vive senza avere accesso all’acqua pulita. Un paio d’anni fa quaranta ex capi di Stato e di governo hanno messo a punto un rapporto sulla crisi idrica mondiale. Secondo il documento se non cambierà il modo in cui viene gestita l’acqua a livello globale, entro vent’anni molti Paesi – a cominciare da Cina e India – si troveranno di fronte a una domanda che non saranno in grado di soddisfare, con gravi ripercussioni per la pace, la stabilità politica e lo sviluppo economico. Il problema riguarda anche il nostro continente. Secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente l’11% della popolazione e il 17% del territorio europeo sono colpiti da carenza idrica.

E c’è dell’altro: nel 2015 potrebbero essere 375 milioni le persone colpite da calamità legate ai cambiamenti climatici, con un aumento del 50% rispetto agli attuali 250 milioni.
Si stima un aumento di 133 milioni di persone fra 6 anni, a causa di catastrofi naturali determinate dal riscaldamento globale.

Il 2013 secondo il Conflict Barometer dell’Heidelberger Institut für International Konfliktforschung è stato l’anno che ha fatto registrare il maggior numero di guerre dal 1945: 20 oltre a 414 conflitti armati. Il settore che trae profitto da questa drammatica situazione è ovviamente il mercato delle armi. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, nel 2012 sono stati investiti in spese militari 1.750 miliardi di dollari. La maggior parte degli Stati belligeranti è in Africa, il fronte più caldo assieme al Medio-oriente.
Ma ciò che emerge dalle stime dell’ Heidelberger Institut, secondo l’opinione di Caritas, Famiglia Cristiana e il Regno, artefici del rapporto “Mercati di guerra”, è solo la punta dell’iceberg.

Secondo il Gcap (Global call to action against poverty) ogni anno nel mondo si destinano oltre mille miliardi di dollari a spese militari, circa 325 miliardi all’agricoltura e solo 60 miliardi per aiuti allo sviluppo. Per ogni dollaro speso in cooperazione allo sviluppo, 20 dollari sono spesi per armamenti.

Sempre in tema di violenza nel 2012 sono stati censiti 437mila omicidi in tutto il mondo. L’area centro-settentrionale del Sud America risulta la più pericolosa.

Non meglio va sul fronte dei diritti umani. Tra il 2009 e il 2014, Amnesty International ha registrato torture e altri maltrattamenti in 141 Paesi. In 58 Stati resta in vigore la pena di morte, benché solo una minoranza la applichi con sistematicità. Fra i regimi democratici sono solo 7 a mantenerla nell’ordinamento, fra essi Stati Uniti, India e Giappone.

I regimi dispotici risultano essere 47. Secondo Freedom House le società meno libere del mondo, a pari demerito, sono Repubblica Centrafricana, Guinea equatoriale, Eritrea, Corea del Nord, Arabia saudita, Somalia, Sudan, Siria, Turkmenistan e Uzbekistan.

Infine i dati sulla corruzione: l’Italia qui mostra la propria eccellenza e guadagna la medaglia di fango. Il Corruption Perception Index 2014 di Transparency International, che riporta le valutazioni degli osservatori internazionali sul livello di corruzione di 175 Paesi del mondo, colloca il nostro al 69esimo posto della classifica generale, fanalino di coda del G7 e ultimo tra i membri dell’Unione Europea, scavalcato da Bulgaria e Grecia. Un bel primato.

Al tirar delle somme, non è un bel mondo. Ma lo sapevamo già. Così, mettendo in fila un po’ di numeri forse fa più impressione, però. Tanto c’è da fare. Non con le armi, ma con l’intelligenza e la forza della ragione. La temperie è quel che è. Ma lo abbiamo imparato da tempo e lo insegneremo ai nostri figli: scarpe rotte eppur bisogna andare.

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LA RIFLESSIONE
Appunti per un’economia a misura d’uomo

I mass media rappresentano ogni giorno l’economia secondo un rituale che ha sostituito agli occhi di molti quello che per secoli era stato proprio della religione. Giornali, radio e televisioni descrivono quotidianamente la centralità di un’economia invadente che, da un lato, ha perso il significato profondo e, dall’altro, si mostra come indubitabile fatto tecnico, disciplina scientifica, rappresentazione oggettiva della realtà, sistema procedurale regolato da leggi ferree ed obiettive, apparentemente non modificabili. Da un lato si celebra la crescita quantitativa e dall’altro si esibiscono come casi umani quanti sono stati travolti dal sistema economico impazzito.
Questo tipo di discorso sociale proposto dai mass media ci dice assai di più sulla natura e l’evoluzione della nostra società di quanto possano dire i numeri, gli indici, gli indicatori e i casi umani sui quali questa rappresentazione vorrebbe fondarsi.
Vi è infatti dietro ad essi, dietro al pensiero unico dominante, un modo di pensare, un sistema di credenze diventato nella percezione comune un sistema di fatti inoppugnabili.
A fondamento di questo credo può essere posta una celeberrima frase di Adam Smith, uno dei padri dell’economia moderna, eletto a patrono delle varie forme di liberismo:

“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del panettiere che ci aspettiamo la nostra cena, ma dalla loro considerazione del loro stesso interesse”.

Per fortuna però la nostra economia di mercato può essere osservata anche da altre e differenti prospettive: dal punto di vista sociologico, ad esempio, essa può essere pensata semplicemente come un’istituzione, ovvero un complesso di valori, norme, consuetudini che definiscono e regolano durevolmente, i rapporti sociali ed i comportamenti reciproci di soggetti, la cui attività è volta a conseguire un fine socialmente rilevante. Il fine, in questo caso, è quello di organizzare risorse con lo scopo di soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi. Un fine che è andato perso insieme alla consapevolezza che l’economia è un prodotto umano, un sistema che nasce nella società e si fonda su dei valori: economia è innanzitutto una scienza morale, peccato che il percorso della modernità abbia finito per separarla dal contesto, trasformandola in una sfera autoreferenziale che funziona in base ad implacabili regole interne che hanno finito con lo scollegarla da molti dei valori fondativi dello stesso vivere civile. Con le parole più precise dell’economista David Korten:

“Non esiste espressione più forte per i valori di una società delle sue istituzioni economiche. Nel nostro caso abbiamo creato un’economia che stima il denaro al di sopra di tutto il resto, accetta la disuguaglianza come se fosse una virtù ed è spietatamente distruttiva nei confronti della vita.”

Questo meccanismo, che secondo molti critici sta distruggendo l’ambiente e i beni comuni, che pregiudica il funzionamento della società e l’identità stessa delle persone che la compongono, sembra, oggi più che mai, sfuggito di mano, con conseguenze che rischiano di essere gravissime. Eppure lo stesso Adam Smith aveva acutamente descritto alcune delle condizioni indispensabili perché l’agire interessato delle persone potesse portare buoni frutti. Nel lontano 1774 egli infatti sosteneva:

“Tutti i membri della società umana hanno bisogno di reciproca assistenza, e allo stesso modo, sono esposti a reciproche offese. Quando la necessaria assistenza è reciprocamente offerta dall’amore, dalla gratitudine, dall’amicizia e dalla stima. la società fiorisce ed è felice. Tutti i suoi diversi membri sono legati tra loro dai gradevoli vincoli dell’amore e dell’affetto, ed è come se fossero attirati verso un centro comune di reciproci buoni uffici.
Ma anche se la necessaria assistenza non dovesse essere assicurata da tali generosi e disinteressati motivi, anche se tra i diversi membri della società non dovesse esserci alcun amore e affetto reciproco, la società, sebbene meno felice e gradevole, non ne sarebbe necessariamente dissolta.
La società può sussistere tra diversi uomini, così come tra diversi mercanti, per un senso della sua utilità, senza alcun amore o affetto reciproco; e anche se in essa nessuno dovesse avere alcun obbligo, o legami di gratitudine verso qualcun altro, essa potrebbe essere ancora mantenuta da uno scambio mercenario di buoni uffici secondo una valutazione concordata.
La società, tuttavia, non può sussistere tra coloro che sono pronti in qualunque momento a danneggiarsi o farsi torto l’un l’altro. Nel momento in cui quel torto ha inizio, nel momento in cui si manifestano risentimento ed animosità reciproci, tutti i suoi legami si spezzano e i diversi membri che la costituivano sono come dissolti e dispersi via dalla violenza e dal contrasto delle loro discordanti affezioni. Se c’è qualche società tra ladri ed assassini, essi devono perlomeno, secondo una trita osservazione, astenersi dal derubarsi e dall’uccidersi l’un l’altro.
La beneficienza, dunque è meno essenziale della giustizia all’esistenza della società. La società può sussistere, anche se non nel suo stato più confortevole, senza beneficienza; ma il prevalere dell’ingiustizia non può che distruggerla completamente”.

Senza la prospettiva della giustizia, priva di uno stock consistente di beni comuni, l’economia di mercato diventa un meccanismo cieco e perde dunque ogni orientamento e ogni umana direzione: senza l’idea di reciprocità – che non è riducibile al mero utilitarismo – ogni persona perde la speranza; senza una base profonda di cooperazione e fiducia la competizione economica diventa semplicemente distruttiva. Giustizia e salvaguardia dei beni comuni e collettivi non sono perciò delle limitazioni che si mettono al libero mercato impedendone il buon funzionamento e minandone l’efficienza: al contrario, esse sono il fondamento in assenza del quale l’intero sistema sociale è destinato a corrompersi e ad implodere. Regole giuste e virtù civili diffuse sono indispensabili al buon funzionamento dell’economia di mercato tanto quanto lo sono l’efficienza delle imprese e la fiducia dei consumatori. Il sistema economico è lo specchio dei valori della società: oggi più che mai è quindi importante ritrovare i fondamentali dell’agire economico ed immettere in questo sistema nuovi valori generativi che non siano riducibili semplicemente al dogma della crescita e all’imperativo del consumo.

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IMMAGINARIO
A spasso nel presepe.
La foto di oggi…

Camminare in mezzo al presepe: a Ferrara è possibile con le capanne e i sentieri allestiti nel giardino del Seminario. Un imponente Castello estense accoglie i visitatori, che possono ammirare la natività immersa in un paesaggio ferrarese che rappresenta, da una parte, il panorama dei ricchi e, dall’altra, quello dei poveri. Sullo sfondo il grande plastico dei Tre ponti di Comacchio. Un’opera realizzata con dovizia di particolari dai seminaristi con monsignor Mario Dalla Costa e lo scenografo Stefano Reolon. Ingresso libero, via Fabbri 401, tutti i giorni dalle 9 alle 19. (Giorgia Mazzotti)

OGGI – IMMAGINARIO EVENTI

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

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