Giorno: 23 Gennaio 2015

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Kevin, un ritorno al western da Oscar

Per Kevin Costner, protagonista ed esordiente alla regia con ‘Balla coi lupi’, premiato nel 1991 con sette Premi Oscar, arrivano i 60 anni. Faccia da bravo ragazzo, idolo di molte donne (ora come allora) e fautore del ritorno del genere western a Hollywood, scopriamo che il nome originario della sua famiglia è Koster, lo stesso del generale Custer, ma anche che il bisnonno tedesco lo trasforma in Costner dopo aver sposato un’indiana Cherokee. Un’origine che ritorna, radici che riemergono, che si fanno sentire con forza e intensità. Sangue indiano nelle vene, dunque, per l’attore che nasceva a Lynwood, in California, il 18 gennaio 1955, figlio di un’assistente sociale e di un operaio e che, nel 1990 presentava al pubblico un film nella e sulla natura, avvolto dalla bellezza della storia e delle tradizioni di tribù indiane americane.

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La locandina

Nel 1864, infatti, durante la guerra di secessione americana, in seguito a un atto eroico compiuto in guerra, il tenente John Dunbar (Kevin Costner) viene mandato in un forte sperduto nella prateria. Immerso e affascinato dalla natura che lo circonda, incontrerà una tribù Sioux e diventerà uno di loro, scoprendosi un uomo nuovo (e l’amore).

Il film è una splendida celebrazione di un incontro fra un uomo straordinario e gli Indiani d’America, gente eccezionale e saggia, con John che è un soldato, ma mai spregiudicato, violento o conquistatore. E’ un uomo alla scoperta di sé stesso, affascinato dalla natura e predisposto al dialogo, gentile e volenteroso.

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Una scena del film

L’amicizia con il cavallo Sisko e con il lupetto ‘Due Calzini’ commuovono sempre. Il suo lato nobile e sensibile non sfugge ai Sioux, e specialmente a ‘Uccello Scalciante’, saggio della tribù, che vede in lui un uomo atipico, con cui vale la pena parlare. Il giovane e irrequieto ‘Vento Nei Capelli’, invece, diffida del bianco e lo deride, ma anche lui capirà e diventerà grande amico di John. In un conoscersi poco a poco, fra gli indiani e John nascerà un rapporto unico, intenso, che porterà il protagonista ad abbandonare la sua vecchia vita per aggregarsi a loro, dai quali imparerà perfettamente la lingua e le tradizioni. Siamo nell’altrove, lontani, immersi sono dalla bellezza dei suoni lontani e vicini della natura e delle relazioni umane sincere e profonde. Un’estrema avventura tra estreme frontiere. Un mondo che non si vede ma che si sente. L’altro che diventa noi.
Bella e coinvolgente la sequenza della caccia ai bisonti, stupende la fotografia, la musica e la voce narrante per tutto il film, quella di John che racconta e scrive su un diario la storia della sua straordinaria esperienza. Incanto. Nostalgia senza fissa dimora.

“… come accade all’uccello migratore che nel suo volo non si accorge delle frontiere che attraversa”. Herman Melville, Billy Budd

Balla coi Lupi, di e con Kevin Costner, Graham Greene, Mary McDonnell, Usa 1990, 220 mn.

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L’OPINIONE
Eleganza e politica

Con l’inasprirsi della contesa politica, l’immaginario verbale degli addetti ai lavori si restringe e metafore, simboli, allusioni si concentrano ancora e soprattutto sulle poche parole che sembrano reggere alla velocissima usura a cui sono sottoposte.
In prima linea rimane e impera la parola principe “culo” nelle sue varie e molteplici varianti: dall’elegante ma un po’ vecchia definizione di papa Bergoglio “là dove non batte il sole” all’intramontabile “vaffan…” usato indifferentemente da tutti gli schieramenti politici, nonostante la indubitabile premazia grillina, naturalmente raccolto e adattato alle esigenze italiote dall’intramontabile espressione anglo-americana, “fuck”, accompagnata dal dito medio alzato. Anzi, direi che è frequentata con entusiasmo proprio da coloro che per le loro scelte sessuali dovrebbero sentirsi offesi da un simile invito.
In mezzo corrono, anche se un po’ smorzate se non icasticamente rilevate, locuzioni come “cul de sac” o la meno frequente “parlare con la bocca a culo di gallina”, corretta traduzione dell’immortale e tipicamente francese “cul de poule”.
Ma sono le funzioni scatologiche (eh sì! correte a controllare sul vocabolario che è sempre un utile esercizio) che trionfano. Il primato spetta allo straordinario “Merdinellum”, neologismo strepitoso e di finezza ineguagliabile proposto dal senatore della Lega Stefano Candiani per definire l’emendamento Esposito, a cui l’informatissimo Filippo Ceccarelli su La Repubblica accoppia il termine “tafazzismo” che mi ha obbligato a ricerche sulla rete e che qui riporto integralmente: “Tafazzismo” è un neologismo che nasce negli anni Novanta ed è sinonimo di “masochismo”. Tafazzi è un personaggio comico interpretato da Giacomo Poretti: è vestito con una calzamaglia nera e un sospensorio bianco. Si colpisce le parti intime con una bottiglia, ricavandone piacere e intonando una melodia tratta dalla canzone klezmer “Gam Gam”, del film “Jona che visse nella balena”. Da allora capita sovente che si parli di “tafazzismo” quando si vuole indicare una pratica dolorosa autoinflitta.
Come si può capire non è proprio un “bel dire”, anche se la storia della Repubblica italiana in certe svolte storiche ha reagito con violenza ancor maggiore a passaggi epocali, ma quel che in questo momento sconcerta è la piatta adesione naturalistica all’escremento e ai canali del corpo umano interessati. Ben commenta Ceccarelli: come a scuola, come allo stadio.
Che la cultura dello stadio diventi dunque fondamentale per la lotta politica molto dice sull’elevato senso di responsabilità e di dignità proprio ai rappresentanti del popolo, in tutte le varianti dell’arco costituzionale o anche al di fuori di esso. Il grandissimo Crozza potrà nutrire la sua insostituibile satira per mesi o forse per sempre.
Altro segno di un mediocre ripiegamento dei segni corporali della politica le ‘mises’ dei parlamentari e senatori. Tramontati alla buon’ora gli sciarponi alla Renato Brunetta, ora si usano sciarpette anguilliformi attorcigliate ai colli non avvenenti di maturi politici (Orfini?). Sempre indice di un’interpretazione stile ‘mauvais gôut’, i grandiosi stilemi del senatore Calderoli: barbetta incolta (che si potrebbe declinare nelle due versioni – vocabolario!!! – incòlta o incólta); occhiali bicolori, pochette verde-lega, formale giacchetta – a volte doppio petto – su blue jeans molto usurati. Incommentabili le tute e i maglioni di Salvini. Resiste ancora il vestito ‘intero’ impiegatizio di Bersani o l’imponente doppio petto berlusconiano che viene allacciato con aria sopraffina tutte le volte che l’ex cav. scende dalla macchina. In mezzo a questi segni d’eleganza maschile, dove si distingue lo stile sobriamente adatto alla bisogna di Dario Franceschini, impazzano le giustamente notabili scelte delle signore della politica. Ridimensionata la borsa gigantesca tenuta al braccio col segno dell’ombrello, resistono i tacchi 12, gli abbinamenti giacchetta-pantaloni, i vestiti da sera indossati alle sedute delle sette di mattino o scollature generose, come quella esibita dalla ministra Pinotti a confronto con madame Le Pen nella trasmissione “Di martedì”, dove la suprema eleganza della francese risaltava in uno straordinario cappotto che imitava con tutta l’esperienza della couture francese una divisa militare ricca di pellami e di tasche.
La più elegante per me? Naturalmente la Rosy Bindi con i suoi vestiti da casalinga toscana; a seguire l’acconciatura della ministra Marianna Maida evocante prati fioriti e situazioni pre-raffaelite.
Dell’esasperazione modaiola del premier troppo ho già detto. Insomma! Se volessimo concludere questo scherzo fatto in modo di “ragionar per isfogar la mente” (sì! il solito Dante…) allora quale conclusione dovremmo trarre?

Che la ‘mediocritas’ politica non è sempre aurea.

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Fertilità e scienza osteopatica

Fertilità è in generale la capacità di riproduzione degli organismi viventi. L’osteopatia può rappresentare un valido aiuto nel caso di difficoltà di concepimento, intervenendo specificamente su condizioni meccaniche che possono impedire l’innesto dell’ovulo o il trasporto dell’ovulo nella camera gestazionale (cause frequenti di infertilità).
Alterazioni vertebrali e tensioni possono compromettere la fluidità del sistema vascolare e nervoso del bacino e, di conseguenza, la funzionalità degli organi genitali. Traumi diretti sulle strutture connesse come sacro, coccige, colpi di frusta possono compromette la meccanica che va trattata e ripristinata. Ciò può essere frequentemente determinato dalla presenza di cicatrici locali uterine o degli organi circostanti, aderenze chirurgiche, esiti di infiammazioni locali, tensioni del pavimento pelvico (fasciali) e tensioni strutturali del bacino (ossa iliache, sacro e coccige). Un trauma al coccige, osso fondamentale per l’equilibrio strutturale e funzionale del bacino, per esempio, viene poco preso in considerazione nell’anamnesi del paziente. Oppure le conseguenze di interventi all’addome, di infiammazioni dell’endometrio, di infezioni da germi come la Clamydia, che possono creare aderenze e ispessimenti dei tessuti. Se le irregolarità si trovano vicino alle tube, il passaggio dell’ovulo può risultare più faticoso. Dal punto di vista anatomico anche disfunzioni degli organi viscerali adiacenti possono influire negativamente come il colon irritabile, cistiti, infezioni alle vie urinarie. Gli organi viscerali, quindi anche utero, tube e ovaie, hanno una motilità (intrinseca propria dell’organo) e una mobilità (dell’organo rispetto alla mobilità del diaframma). Dal punto di vista osteopatico c’è poi un’influenza del movimento cranio sacrale e del movimento della fascia.

Un caso frequente è quello dello spostamento del coccige, cioè l’ultima parte della colonna vertebrale, articolata con l’osso sacro. Il coccige è un osso fondamentale per l’equilibrio del bacino, e spesso traumi, cadute o posture errate possono essere sufficienti per portarlo fuori asse. Questo può influire sull’assetto della colonna, importante per la fertilità. Con l’osteopatia la posizione si può facilmente correggere, migliorando così la fisiologia del bacino. L’osteopatia in questo caso può aiutare con manovre viscerali delicatissime, che “massaggiano” i tessuti, sciolgono le aderenze e migliorano il flusso sanguigno e linfatico spesso congestionato dalla presenza dei “nodi” fibrosi. I risultati sono buoni: nel giro di qualche seduta può succedere che le tube si aprano e che l’ovulazione riprenda con regolarità.

L’osteopatia arriva ad agire anche sull’utero stesso: se è retroverso ne può favorire la rotazione e il ritorno nella corretta posizione, rendendo così più probabile la gravidanza. Questo è possibile perché i nostri organi non sono fissi, ma hanno una propria mobilità sui propri assi, che può essere migliorata con le dolci manipolazioni dell’osteopatia. Così si forma un “terreno” più vitale e accogliente che facilita la gravidanza.
L’osteopata opera per il recupero della mobilità della struttura, per diminuire le tensioni fasciali, cicatriziali e viscerali, e per ridare armonia all’intero sistema; le mani e la percezione palpatoria lo guida nella ricerca verso la disfunzione e la sua liberazione da blocchi e rigidità che compromettono l’efficacia del sistema vascolare e nervoso del bacino, che di conseguenza compromettono il corretto funzionamento degli organi genitali, non irrorati e innervati efficacemente. Gli organi interni possiedono una loro mobilità attorno a propri assi, spesso questa viene compromessa in seguito ad interventi chirurgici, adattamenti posturali, esiti cicatriziali, traumi. Insieme alla mobilità viene persa anche la loro funzionalità e la nuova situazione disfunzionale viene registrata dal sistema nervoso autonomo che ne regola la funzionalità. Nel trattamento della persona in gravidanza, l’osteopata si concentra in particolar modo sulla buona meccanica del bacino e di tutti gli organi e articolazioni, un equilibrio tra tessuti e fluidi corporei per sostenere i processi di autoregolazione e salute della persona in esame.

chiesa - san domenico - ferrara - diavolo - impronta - tribunale della santa inquisizione

IMMAGINARIO
Ferrara, il diavolo e l’Inquisizione.
La foto di oggi…

La leggenda narra che il diavolo, adirato perché nella chiesa di San Domenico erano stati condannati alcuni suoi protetti, sferrò un calcio così violento contro la pietra del portale laterale, da lasciare impressa la sua orma caprina. Secondo altri invece il motivo della furia fu il pentimento di un suo adepto dedito alla stregoneria.
L’unica certezza comunque è che la chiesa, ora inagibile a causa del terremoto, è stata sede del Tribunale della Santa Inquisizione e nella piazza antistante venivano eseguite le condanne a morte.
Oggi alle 21 nella sede del Centro culturale Doro (piazzale Savonuzzi n. 8 – Ferrara), Francesco Scafuri, responsabile dell’ufficio ricerche storiche del Comune, racconterà quel terribile periodo nell’incontro “Ferrara, l’Inquisizione e il convento di San Domenico”.

OGGI – IMMAGINARIO STORIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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la presunta impronta del diavolo (foto di Stefania Andreotti)
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osservatorio globale

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