Giorno: 21 Aprile 2015

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LA CURIOSITA’
Con We-bike il cellulare si carica pedalando

Se siete all’aeroporto Schipol di Amsterdam e avete il cellulare scarico (e non siete ospiti di una costosa ed elegante business lounge), oggi potete ricaricarlo pedalando. E’ l’idea dell’azienda belga WeWatt [vedi], al cui capo stanno le due imprenditrici Patricia Ceysens e Katarina Verhaegen, quella di una stazione di ricarica che si chiama We-bike. Le postazioni, di design, in acciaio e legno, ricordano le selle di uno scooter, dove, al posto della pedana, ci sono due pedali. Bastano 30 circa minuti di pedalata per ricaricare qualsiasi dispositivo elettronico e sgranchirsi un po’ le gambe prima o dopo il volo oppure durante la vostra giornata lavorativa. Webike, infatti, è stata pensata anche per le aziende, non solo per i luoghi pubblici. Quale è la sfida? (“Watt’s the challenge?”), recita lo slogan dell’azienda: diventiamo troppo sedentari, sediamo quasi tutto il giorno. E abbiamo bisogno di elettricità, ogni giorno. Qual è la soluzione? (“Watt’s our solution?”): pura elettricità umana. Cosa si guadagna? (“Watt’s your win?): uno stile di vita sostenibile e salutare (e un invito a tutti: date elettricità alla vostra mente).

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Postazioni da uffici

L’idea è stata sperimentata e applicata anche in alcuni uffici, dove invece di stare di fronte ai computer tutta la giornata, si può pedalare, magari in pausa pranzo. Qui la tavola è rotonda, con tre posti, in due si pedala (convertendo la pedalata in elettricità), il terzo è libero. Di fronte alla postazione con i pedali vi sono dei Led interattivi che indicano la quantità di energia umana prodotta e la capacità di ricarica.

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Postazioni da ristoranti

WeWatt indica che il sistema può generare circa 30 watts per postazione. Oltre ai classici banconi, sono stati progettati anche i tavolini dalla forma circolare presenti già in varie aziende di Bruxelles (come il Cameleon Shopping mall o il ristorante ExKi) e in alcune stazioni ferroviarie, come quella di Montparnasse a Parigi e dell’aeroporto Charles de Gaulle della stessa capitale francese. Pedalare per credere.

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LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
La comunità che apprende e raccoglie la sfida del futuro

È dal 2004 che l’amministrazione della città di Cork organizza il ‘learning festival’ per promuovere l’apprendimento fra i suoi cittadini. Cork è una città dell’Irlanda, seconda come densità demografica dopo Dublino. Come tante altre città nel mondo, Cork nello scorso mese di marzo, dal 23 al 29, ha celebrato il suo dodicesimo festival dell’apprendimento.
Cittadini, istituzioni, associazioni e organizzazioni hanno promosso eventi, hanno aperto i loro spazi per offrire alla gente un saggio di tutte le opportunità di apprendimento disponibili in città. Per una settimana l’apprendimento si è presentato al pubblico con spettacoli gratuiti, dibattiti, sessioni di prova, visite guidate, mostre e dimostrazioni. Centri per le famiglie, comunità, biblioteche, teatri, musei, parchi, campi sportivi, scuole e università i luoghi coinvolti. ‘Indaga, partecipa, celebra l’apprendimento’, il motto del festival di quest’anno, che come sempre si propone di motivare i cittadini di ogni età, con capacità e interessi molto diversi, a condividere le proprie competenze e ad acquisirne di nuove.
Ritorno sul tema delle città che apprendono, conosciute nel mondo come ‘learning cities’, un po’ perché è la ragione sociale di questa rubrica, un po’ perché pare che ci siano argomenti che il nostro Paese continua a ignorare, con un’afasia culturale che fa dubitare seriamente della nostra capacità di guardare alle incognite del futuro.
Il tema della conoscenza nel nostro Paese è così settorializzato, frantumato che si fatica ad assumere l’idea che l’interazione tra i luoghi del sapere, la loro cura e diffusione, nei fatti, non fa altro che tessere quel grande territorio e contenitore entro il quale si svolge l’istruzione permanente di ognuno di noi. Di conseguenza i temi della tutela e valorizzazione dei beni culturali, della scuola e dell’università non vengono pensati e considerati dalla politica come tra loro interdipendenti, come un unico discorso a vantaggio della comunità e dei singoli cittadini. Si continuano a praticare politiche settoriali, a se stanti; i beni culturali in funzione del turismo, la scuola per i giovani, l’università per l’istruzione terziaria, rinunciando ad avere una visone di insieme e, quindi, un progetto di più largo respiro. Si perde regolarmente di vista la comunità che siamo, la possibilità di una più ampia fruizione di saperi, conoscenze e informazioni come risorse che devono essere fatte circolare, messe a disposizioni di tutti, per la crescita economica, sociale, culturale di tutti e di ciascuno. I mezzi ci sono, per questo è nata la rete mondiale delle “Città che apprendono”, patrocinata dall’Unesco.
Argomento questo che ha poca pubblicità nel nostro Paese, sempre impegnato ad occuparsi d’altro. Così, importanti documenti internazionali come la Dichiarazione di Pechino proprio non girano e solo pochi ostinati topi frugatori della città della conoscenza, come il sottoscritto, sanno che esistono in rete, solo in lingua inglese, mai tradotti in italiano.
Guarda caso, l’amministrazione municipale della città di Cork ha istituito un gruppo direttivo per sfruttare il successo del festival e far avanzare gli obiettivi della Dichiarazione di Pechino 2014 sulle città che apprendono.
In quella dichiarazione, uscita dai partecipanti alla Conferenza internazionale sulle città che apprendono, organizzata dall’Unesco, dal ministero della Pubblica istruzione della Cina e dal governo municipale di Pechino, c’è scritto ad esempio: “[…]dobbiamo sforzarci di dare a tutti i cittadini l’accesso e incoraggiare l’uso di una vasta gamma di opportunità di apprendimento per tutta la vita. […] Sappiamo che le città svolgono un ruolo significativo nel promuovere l’inclusione sociale, la crescita economica, la sicurezza pubblica e la tutela dell’ambiente. Pertanto, le città dovrebbero essere architetti e esecutori di strategie che favoriscono l’apprendimento permanente e lo sviluppo sostenibile.” Il testo è piuttosto ampio e merita di essere conosciuto, è facilmente reperibile nel sito dell’Unesco.
Le città sono i principali motori della crescita economica nel mondo moderno, e l’apprendimento è uno dei combustibili più importanti di tale crescita. In riconoscimento di questo, molte comunità urbane stanno sviluppando strategie innovative che permettono ai loro cittadini – giovani e vecchi – di apprendere nuove abilità e competenze nel corso della vita, trasformando così le loro città in ‘città che apprendono’. L’idea di imparare per tutta la vita è antica; è sempre stata una caratteristica essenziale di sopravvivenza dell’umanità ed è profondamente radicata in tutte le culture.
Costruire strategie di apprendimento permanente per una società dell’apprendimento dovrebbe partire dalle politiche del governo nazionale, ma il nostro, al momento, è occupato in tutt’altre faccende. La riflessione, comunque, merita d’essere compiuta, almeno per considerare ed essere consapevoli dei ritardi che abbiamo accumulato, dei treni che stiamo perdendo, delle prospettive che avremmo potuto curare. Questo, e tanto altro, è ciò di cui ci hanno defraudato i governi del nostro Paese.
Tuttavia, noi sappiamo che un cambiamento per essere duraturo richiede radici profonde a livello locale. Una società che apprende può e deve essere costruita città per città, comunità per comunità.
La Dichiarazione di Pechino, sulla costruzione delle Learning cities, è chiara. Definisce una città che apprende come una città che mobilita in modo efficace le proprie risorse per promuovere l’apprendimento inclusivo da quello di base agli studi universitari, per rivitalizzare l’apprendimento nelle famiglie e nelle comunità, per facilitare l’apprendimento sui luoghi di lavoro. Inoltre mette a disposizione di tutti i suoi cittadini le più moderne tecnologie per l’informazione e la conoscenza, è impegnata a migliorare la qualità e l’eccellenza dell’apprendimento a tutti i livelli, a coltivare una cultura dell’apprendimento per tutta la vita.

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IMMAGINARIO
Minaccia d’abbandono.
La foto di oggi…

Fino al 10 maggio, il ristorante 381 Storie da gustare di piazzetta Corelli, espone la personale fotografica di Valerio Spisani. Il titolo, “Menace Ruine”, tradisce la passione musicale dell’autore ispirandosi ad un gruppo black metal canadese, ma suggerisce anche lo spirito dell’esposizione, un viaggio nell’ex distilleria abbandonata di via Luigi Turchi, uno dei tanti luoghi abbandonati che costellano la città.

“Chi potrebbe mai dire che gli spazi ritratti in questi scatti si trovano a pochi chilometri dal luogo in cui sono esposte, ovvero nell’immediata periferia di Ferrara, in quell’enorme sito abbandonato che è l’ex distilleria nei pressi di via Modena, sita tra i canali Burana e Boicelli? Le coordinate spazio-temporali di questi luoghi sono azzerate, tutto è abbandonato, silenzioso, morto, ma soffermandosi ad osservare le stanze e i corridoi e lasciando correre l’immaginazione si possono quasi sentire le voci e i passi di tutte le persone che ci sono passate, di tutti i lavoratori che hanno speso buona parte della loro vita a tenere svegli i macchinari di questo mastodontico luogo”.

OGGI – IMMAGINARIO FOTOGRAFIA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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foto di Valerio Spisani

ACCORDI
The Cure
Il brano di oggi…

The-Cure1Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta.

[per ascoltarlo cliccare sul titolo]

The Cure – Boys don’y cry

Auguri a Robert Smith, celebre frontman, cantante e chitarrista della band inglese The Cure, della quale è fondatore e unico componente a comparire in tutti gli album prodotti. Per il suo stile particolare e profondamente dark, Smith ha ispirato non pochi personaggi del cinema recente, su tutti Edward Mani di Forbice e Cheyenne, il protagonista del film di Paolo Sorrentino This Must Be The Place. 

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L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

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