Giorno: 25 Aprile 2015

Nave dei Libri per Barcellona: inaugurazione della rassegna “Librandosi”

da: organizzatori

“Mai come quest’anno Ferrara, dove da pochi giorni è stata inaugurata una mostra dedicata alla Barcellona di Picasso e Gaudì, poteva mancare l’occasione di una ‘vetrina’ nella capitale catalana. Dove particolarmente coinvolgente e sentitissimo è l’appuntamento con la festa di San Giorgio e Giornata Mondiale del Libro, con piazze e strade di un po’ tutto il centro cittadino affollatissime di uomini e donne che, secondo un’antica tradizione, nella ricorrenza del 23 aprile si scambiano rose e libri. Se poi il titolo della rassegna allestita a Palazzo dei Diamanti è ‘La Rosa di Fuoco’ e lo spumante da uve Fortana scelto come vino ufficiale della mini-crociera si chiama ‘Rosa delle Sabbie’, l’abbinamento è perfetto”.
Sorride Sante Baldini – presidente della coop. Giulio Bellini e della Strada dei Vini e dei Sapori della provincia estense – dopo il rientro a Civitavecchia della “Nave di Libri per Barcellona”, il viaggio letterario che ha visto i doc del Bosco Eliceo della cooperativa agricola di Filo, insieme ad Oro d’Argenta e Sagra dell’Anguilla, partner dell’evento promosso dalla rivista Leggere:Tutti. Una trasferta particolarmente densa di iniziative e contenuti per il ‘made in Fe’ enogastronomico, e non solo: accanto agli eventi conviviali all’Istituto Italiano di Cultura e alla Casa degli Italiani nel corso dei quali è stata anche proposta in anteprima – fra i prodotti da filiera cerealicola protagonisti dall’11 al 14 settembre alla 58° Fiera di Argenta – la una nuova farina ad alta digeribilità “Ori Antichi”, ottenuta miscelando farro e grano duro della varietà ‘Core’ che il Molino Sima si prepara a lanciare sul mercato. Mentre a bordo della ‘Cruise Roma’, ammiraglia della flotta Grimaldi Lines, particolarmente intensa è stata la presentazione – condotta dall’attore Gino Manfredi – di poesie ispirate alla rosa e abbinate alla degustazione dell’eccellenza rosè fra le produzioni enologiche Tenuta Garusola.

Coldiretti: bene le proroghe per ricostruzione danni del terremoto del 2012 nel settore agricolo

da: ufficio stampa Coldiretti

Più tempo per le imprese agricole di ultimare i lavori di ricostruzione dei fabbricati agricoli colpiti dal terremoto di tre anni fa in Emilia.

Grazie all’impegno della Regione Emilia Romagna, più volte sollecitata da Coldiretti regionale, i tempi per la presentazione delle domande e la fine dei lavori di ricostruzione dei fabbricati agricoli colpiti dal terremoto di tre anni fa vengono parificati a quelli di tutti gli altri settori. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sulla base di una lettera inviata alle organizzazioni professionali agricole dagli assessori all’Agricoltura, Simona Caselli, e alle Attività produttive, Palma Costi.

La lettera – spiega Coldiretti – informa che la Commissione europea sta per formalizzare la proroga della presentazione delle domande per ottenere i fondi pubblici al 30 giugno 2015 (attualmente era fissata al 30 aprile) e la fine lavori per il 30 settembre 2016, come per tutti gli altri settori.

Coldiretti Emilia Romagna esprime grande apprezzamento per l’impegno della Regione per otteneredall’Unione europea una decisione fondamentale per consentire anche agli imprenditori agricoli di poter contare su una tempistica adeguata per la ricostruzione.

Sul fronte agricolo – ricorda Coldiretti – il terremoto ha danneggiato 7.000 aziende, 2.000 delle quali in modo grave con danni di oltre 2.000 milioni di euro.

Cordoglio per la scomparsa di Norberto, gestore dello storico locale da Settimo a Ferrara

da: ufficio stampa Ascom Ferrara

“Come Ascom Confcommercio Ferrara – commenta con affetto il presidente provinciale Giulio Felloni vogliamo unirci al dolore della famiglia Squarzoni, per  la morte di Norberto titolare del locale Settimo in via Cortevecchia
Norberto è stata una figura storica del mondo della ristorazione ferrarese, nostro socio da sempre e per questo insignito dell’Aquila d’Oro un paio d’anni orsono per i suoi 40 anni ed oltre di attività nel settore. Nel suo famoso locale si sono ritrovate intere generazioni di studenti universitari oltre che gli appassionati del buon cibo ferrarese che trovavano in Norberto uno dei suoi indiscussi ambasciatori. Un’attività iniziata tanti anni fa dal padre di Norberto e proseguita ininterottamente e che prosegue anche oggi con successo legata appunto alla nostra tradizione enogastronomica. Conoscevo personalmente Norberto – conclude il presidente Felloni – e voglio sottolinearne la grande capacità di essere riuscito a portare a termine un cambio generazionale assieme alla sorella creando un autentica eccellenza nel contesto del centro storico di Ferrara”.

“The Frick Collection: cento anni di una casa museo a New York” Nuovo appuntamento del ciclo di conferenze “Il Museo. Dentro e intorno” per scoprire i luoghi di conservazione e diffusione del patrimonio culturale

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Nuovo appuntamento lunedì 27 aprile alle ore 17 nel Salone d’Onore della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, (c.so Ercole I d’Este, 21), del ciclo di conferenze “Il Museo. Dentro e intorno”, organizzato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara, Ferrara Arte, TekneHub, Musei Civici di Arte Antica, e con la collaborazione degliAmici dei Musei, per invitare a scoprire il museo, come un luogo attivo e vitale di conservazione e diffusione del patrimonio culturale.

La conferenza “The Frick Collection: cento anni di una casa museo a New York”, vedrà intervenire Xavier F. Salomon,Peter Jay Sharp Chief Curator Frick Collection di New York, che esaminerà i punti salienti delle vicende della Frick Collection di New York, dalla storia del suo fondatore fino al presente.

La storia di una casa e di una collezione a Manhattan dalla sua creazione da parte di Henry Clay Frick (1849-1919), ai primi del Novecento, fino alla sua trasformazione in museo pubblico. Nella collezione sono celebri i quadri italiani del Rinascimento acquisitati dal sig. Frick, che concorrono a narrare la nascita del collezionismo americano tra Otto e Novecento.

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Alluvione e trombe d’aria – Prorogato al 30 giugno il termine per la presentazione delle domande per le imprese

da: ufficio stampa Giunta Regionale Emilia-Romagna

Firmata oggi l’Ordinanza del presidente della Regione e commissario delegato alla Ricostruzione Stefano Bonaccini che proroga al 30 giugno 2015 il termine per la presentazione delle richieste di riconoscimento dei danni e la concessione dei contributi per risarcire le imprese. Gli interventi dovranno essere realizzati entro il 31 dicembre 2015. La soddisfazione del presidente della Regione Bonaccini e del presidente della provincia di Modena Muzzarelli

Prorogati di due mesi, ovvero al 30 giugno 2015, i termini per presentare le richieste per il risarcimento alle attività economiche (nelle province di Modena e Bologna) colpite dall’alluvione del gennaio 2014, dalla tromba d’aria del maggio 2013, dagli eccezionali eventi atmosferici e dalla tromba d’aria dell’aprile 2014. Il termine per concludere gli interventi finanziati è stato anch’esso spostato al 31 dicembre 2015.
Lo stabilisce l’ordinanza (la n° 5 del 24 aprile 2015) firmata dal presidente della Regione e Commissario delegato alla Ricostruzione Stefano Bonaccini che modifica l’ordinanza sui “criteri e modalità per il riconoscimento dei danni e la concessione dei contributi per la riparazione, il ripristino, la ricostruzione di immobili ad uso produttivo e degli impianti e strutture produttive agricole, per la riparazione e il riacquisto di beni mobili strumentali all’attività, di beni mobili registrati e per la ricostituzione delle scorte e dei prodotti, in relazione agli eventi alluvionali verificatisi tra il 17 e il 19 gennaio 2014, alla tromba d’aria del 3 maggio 2013 e agli eccezionali eventi atmosferici e alla tromba d’aria del 30 aprile 2014”.
«La proroga, d’intesa con i Comuni interessati – sottolinea il presidente Stefano Bonaccini – accoglie le richieste del sistema imprenditoriale del territorio. Una decisione che consegna tranquillità però ora occorre che le imprese, tramite i loro tecnici, accelerino la richiesta di rimborso. Le risorse, stimate in 80 milioni di euro, ci sono».
Gli interventi previsti, e ammessi a contributo, riguardano la riparazione, il ripristino, la ricostruzione di immobili a uso produttivo degli impianti e delle strutture produttive agricole; la riparazione e il riacquisto di beni mobili strumentali all’attività, di beni mobili registrati e la ricostituzione delle scorte vive o morte connesse all’attività di impresa, il ristoro dei danni economici subiti dai prodotti agricoli e della perdita di reddito dovuto alla distruzione della produzione agricola.
«La proroga dà un po’ di respiro alle imprese che sono state colpite dagli eventi atmosferici straordinari ed hanno avuto bisogno di interventi. I nostri imprenditori non si sono arresi ma hanno reagito, e le istituzioni sono al loro fianco, nell’interesse loro e dei lavoratori, per un territorio produttivo e competitivo», ha commentato il presidente della Provincia di Modena, Gian Carlo Muzzarelli.
Gli interventi previsti, e ammessi a contributo, riguardano la riparazione, il ripristino, la ricostruzione di immobili a uso produttivo degli impianti e delle strutture produttive agricole; la riparazione e il riacquisto di beni mobili strumentali all’attività, di beni mobili registrati e la ricostituzione delle scorte e dei prodotti. Gli interventi dovranno essere finalizzati alla ripresa e alla piena funzionalità dell’attività produttiva in tutte le componenti fisse e mobili strumentali, e al recupero a fini produttivi degli immobili.
L’ordinanza è consultabile sul sito http://www.regione.emilia-romagna.it/terremoto nella sezione “Atti per la ricostruzione”, e sarà pubblicata sul Bollettino ufficiale telematico della Regione Emilia-Romagna (Burert).
I comuni interessati
Possono beneficiare dei contributi le imprese, appartenenti ai settori industriali, dei servizi, commerciali, artigianali, turistiche, agricole, agrituristiche, zootecniche, professionali. I comuni colpiti dalla tromba d’aria del 3 maggio 2013 sono, per quanto riguarda la provincia di Bologna: Argelato, Bentivoglio, San Giorgio di Piano e San Pietro in Casale; nella provincia di Modena: Castelfranco Emilia e Mirandola. I comuni (tutti modenesi) colpiti dagli eventi alluvionali avvenuti tra il 17 e il 19 gennaio 2014 sono Bastiglia, Bomporto, Camposanto, Finale Emilia, Medolla, San Felice sul Panaro, San Prospero (a cui si aggiungono in Comune di Modena le frazioni di Albareto, La Rocca, Navicello e San Matteo).

Pubblico sotto il 51% in Hera. Presidio e Consiglio comunale a Ferrara

da: comitato Acqua Pubblica Ferrara

Lunedì 27 aprile alle 15,30 il Comitato acqua pubblica terrà un presidio in piazza Municipale in concomitanza con la convocazione del Consiglio comunale che discuterà della vendita delle azioni di Hera possedute dal Comune, della modifica del patto di sindacato tra i soci pubblici e dello statuto di Hera, che fisseranno la discesa della proprietà pubblica dall’attuale 57% al 38%.

Chiediamo che il Consiglio comunale respinga questa scelta che, invece, se attuata, porterà alla definitiva privatizzazione di Hera. Infatti, scendere sotto la maggioranza assoluta da parte dei soci pubblici significa non solo allentare ulteriormente il controllo pubblico su Hera, che in realtà non veniva esercitato neanche con il possesso maggioritario delle azioni da parte dei Comuni, ma soprattutto rendere la prospettiva della ripubblicizzazione del servizio idrico quasi impraticabile nel futuro. Oltre che contraddire in modo inequivocabile l’esito del referendum del giugno 2011, che aveva fatto emergere con chiarezza la volontà della maggioranza assoluta dei cittadini italiani proprio a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico.

Invitiamo tutti i cittadini che pensano che non si può consegnare l’acqua e i servizi pubblici al mercato a unirsi a questa nostra iniziativa di presidio di lunedì, sapendo che questa è solo una tappa di una mobilitazione che continuerà in varie forme nei prossimi mesi. Lo stesso accordo ponte sindacale realizzato nei giorni scorsi tra CGIL-CISL-UIL e i soci pubblici di Hera, che giudichiamo insufficiente e inscritto in una logica di “riduzione del danno”, nel senso di intervenire a valle delle decisioni prese dalle Amministrazioni, indica che le decisioni finali si prenderanno nei prossimi mesi. Dunque la nostra iniziativa continuerà, con l’obiettivo di impedire la definitiva privatizzazione di Hera. Perchè tra la Borsa e la vita, noi scegliamo la vita.

Premio Pardes, Bartali, Mentana, Battista, Raiz: grandi storie e nomi alla Festa Del Libro Ebraico

da: ufficio stampa Festa Del Libro Ebraico

Dopo l’inaugurazione di Sabato con la quinta “Notte Bianca Ebraica d’Italia”, la Festa del Libro Ebraico in Italia, organizzata dalla Fondazione MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah), con il supporto di Ferrara Fiere Congressi, si prepara a una Domenica densissima di appuntamenti, autori, ospiti dalle vite straordinarie, musica, immagini e itinerari.

La giornata si aprirà alle 10, al Chiostro di San Paolo, con l’apertura della libreria tematica (più di 5.400 volumi di oltre 157 case editrici) e l’attesa tavola rotonda su “Bartali il Giusto”: il figlio Andrea, lo scrittore Alfredo De Girolamo e il giornalista sportivo Leonildo Turrini approfondiranno la figura del grande ciclista, per mettere in luce la generosità con cui, tra il 1943 e il 1944, “Ginettaccio” riuscì a salvare oltre 800 persone, trasportando documenti falsi nel tubo della propria bicicletta.

Sempre alle 10, e fino alle 21, alla Fondazione MEIS (Via Piangipane, 81) sarà possibile ammirare la mostra “Torah fonte di vita. La collezione del Museo della Comunità Ebraica di Ferrara”, che racchiude arredi, oggetti di culto e preziose edizioni del più importante testo dell’ebraismo.

Eccezionale appuntamento alle 11 (in replica alle 15) presso la sede del MEIS (Via Rampari di San Paolo), dove per due ore sarà possibile visitare il cantiere del nascente Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Il percorso guidato è a cura del Segretariato regionale del Ministero per i Beni Culturali per l’Emilia-Romagna.

A partire dalle 11.30, il Chiostro di San Paolo sarà teatro della cerimonia di consegna del “Premio di Cultura Ebraica PARDES”, che quest’anno andrà al Premio Nobel per la letteratura Patrick Modiano (ritirerà per lui Ernesto Franco, Direttore editoriale di Einaudi), allo scrittore Samuel Modiano, uno degli ultimi sopravvissuti all’inferno di Auschwitz, e alla storica e scrittrice Anna Foa.

Buricche alla ferrarese, sarde in saor, cous cous, melanzane alla giudìa, crema di guscette, hummus, baba ganoush, carpaccio di salmone marinato: la prima mattinata della Festa si chiuderà all’insegna dei sapori ebraico-ferraresi, che il pubblico potrà degustare, sempre al Chiostro, dalle 12.30.

Passando al pomeriggio, la Festa riprenderà alle 15, alla Sala Estense, a suon di Mozart, Bach e alcuni brani della tradizione ebraica, sul tema “La musica del dialogo ebraico-cristiano”. Le note dell’orchestra e del coro giovanile “J. Turolla” di Ariano nel Polesine (140 elementi, il più grande d’Italia) saranno introdotte dal confronto tra Rav Giuseppe Laras, Presidente del Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia, e Monsignor Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara-Comacchio.

In contemporanea, tornando al Chiostro di San Paolo, si svolgerà l’incontro sul testo “Storia degli ebrei a Ferrara dalle origini al 1943”. Protagonisti il curatore, Andrea Pesaro, Presidente della Comunità Ebraica di Ferrara, Rav Luciano Caro, Rabbino Capo della stessa Comunità, e Laura Graziani Secchieri, dell’Archivio di Stato di Ferrara.

Un’ora dopo, sarà la volta di “Perché Ferrara? Un’antica presenza: luoghi e testimonianze della cultura ebraica“, ovvero la presentazione ufficiale del progetto “MuseoFerrara”, il museo partecipato – al tempo stesso “diffuso” e online – che nasce per raccogliere, conservare e comunicare la storia della città di Ferrara. Interverranno Daniele Jalla, Presidente di ICOM Italia, Massimo Maisto, Vicesindaco del Comune di Ferrara, e Anna Maria Quarzi, Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea Ferrara.

Grandi nomi del giornalismo e due moderatori d’eccezione, per l’appuntamento delle 17.15 con “Ebrei e fascismo: nuovi punti di vista”. Intorno al tavolo siederanno, infatti, Pierluigi Battista del Corriere della Sera, Enrico Mentana, Direttore del Tg di La7, Riccardo Calimani, Presidente della Fondazione MEIS, e Gian Arturo Ferrari, Vicepresidente di Mondadori.

Alla Sala della Musica (Chiostro di San Paolo), è fissato per le 18.30 l’incontro su “Ricordati dei giorni del mondo. Storia del pensiero ebraico dalle origini all’età contemporanea”, che vedrà coinvolti ancora Rav Laras (questa volta nelle vesti di autore), Calimani e Mons. Negri.

Dopo l’intermezzo dell’aperitivo ebraico alla “Libreria Cafè”, la Festa si sposterà alla Sala Estense, dove alle 21 il leader degli Almamegretta, Raiz, accompagnato da Enrico Fink e altri raffinati interpreti, metterà in scena “La musica dal mare. Musica e poesia ebraica sulle onde del Mediterraneo”. Alla stessa ora, ma al Chiostro, verrà proiettato “Ferrara film location. I luoghi del cinema di una città e della sua provincia”, diretto nel 2015 da Carlo Magri.

Da segnalare, infine, che per tutta la giornata, dalle 9 alle 12.30, dalle 14 alle 18 e dalle 19 alle 20, proseguiranno incessanti gli itinerari nei luoghi della cultura ebraica a Ferrara, a cura di Coopculture.

Nuovi indizi sulla scomparsa dell’uomo di Neandertal

da: ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Pubblicato sulla prestigiosa rivista Science un articolo dove vengono presentati i risultati di ricerca effettuata sui due più antichi resti di sapiens d’Europa. Si tratta di due denti rinvenuti rispettivamente a Grotta di Fumane (Veneto) e a Riparo Bombrini (Liguria), in associazione con utensili, opere d’arte, oggetti di decoro appartenenti alla prima cultura della nostra specie. Eccezionalmente, il dente di Fumane ha anche permesso di sequenziare il DNA mitocondriale dell’individuo, antico di 40mila anni.

 La nostra specie (Homo sapiens) è stata l’artefice della cultura detta Protoaurignaziana, la quale può aver concorso alla definitiva scomparsa dei Neandertaliani in Europa, secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista americana Science.

Ricercatori del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, del Department of Human Evolution e del Department of Evolutionary Genetics (Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology) di Lipsia, in collaborazione con ricercatori italiani delle Università di Ferrara, Genova, Torino, dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e della Soprintendenza Archeologia della Liguria, ha analizzato due denti umani da latte rinvenuti rispettivamente alla Grotta di Fumane, in Veneto e al Riparo Bombrini, il Liguria, due siti preistorici tra i più importanti dell’Italia settentrionale ai fini dello studio della “transizione”, ovvero della sostituzione biologica e culturale del Neandertal da parte dell’Uomo Anatomicamente Moderno, ovvero l’Homo sapiens in Europa.

I due denti sono stati oggetto di questo nuovo studio interdisciplinare condotto con moderne metodologie scientifiche che consente di poterli attribuire con certezza alla nostra specie.

Nuove datazioni con spettrometria di massa (AMS) eseguite su ossa e carboni del sito Riparo Bombrini, insieme alle date al Carbonio 14 già disponibili per Fumane, testimoniano che questi preziosi resti umani rappresentano gli individui più antichi di Homo sapiens rinvenuti in un contesto culturale riferibile al Protoaurignaziano, e sono quindi coevi agli ultimi Neandertal europei.

Il risultato di questa ricerca è di grande importanza per la comprensione dell’interazione possibile tra i primi Homo sapiens e gli ultimi Neandertal e le motivazioni dell’estinzione di questi ultimi, nonché per esplorare questa delicata fase di rinnovamento culturale e comportamentale tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore nel nostro continente.

La cultura detta Protoaurignaziana, si diffuse in Europa sudorientale e centro-meridionale intorno a  42,000 anni da oggi, ed è caratterizzata da un notevole bagaglio di innovazioni tecnologiche nella lavorazione degli strumenti in pietra scheggiata e in osso, accompagnate da un uso diffuso di ornamenti personali.

Poiché il Protoaurignaziano è coevo temporalmente con la presenza dell’uomo di Neandertal, è fondamentale capire chi furono i suoi artefici e, conseguentemente, per tentare di far luce sul problema dell’estinzione degli ultimi Neandertaliani in Europa.

Sfortunatamente solo due siti hanno fornito finora resti umani sicuramente associati al Protoaurignaziano, la primissima fase del Paleolitico superiore che precede il diffondersi della cultura Aurignaziana: un dente deciduo inferiore, rinvenuto nel 1976 al Riparo Bombrini (Liguria occidentale) durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza ed esposto ora al Museo Preistorico Nazionale dei Balzi Rossi a Ventimiglia (IM), ed un incisivo superiore deciduo  rinvenuto nel 1992 alla Grotta di Fumane (Parco Naturale Regionale della Lessinia, in Veneto) durante gli scavi dell’Università di Ferrara.

Il paleoantropologo Stefano Benazzi dell’Università di Bologna e i colleghi dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa, con l’autorizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, hanno potuto confrontare modelli digitali da scansioni microtomografiche tridimensionali dei due denti umani con quelli di Homo sapiens e di Neandertaliani. Il risultato, che attesta l’appartenenza senza dubbio all’Uomo Anatomicamente Moderno, viene corroborato per il reperto di Fumane dalla sequenziazione del DNA mitocondriale, attualmente il più antico in Europa per la nostra specie. Viviane Slon e i colleghi del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno rilevato inoltre come il genoma ricade nella variabilità dell’uomo moderno e in particolare nell’haplogruppo R, tipico dei mtDNA delle popolazioni pre-agricole.

La ricercatrice Dott.ssa Sahra Talamo, operante nel medesimo centro di ricerca di Lipsia, ha condotto un programma di datazioni radiometriche per stabilire con estrema precisione  la cronologia dei sedimenti contenenti il dente umano di Riparo Bombrini, stabilendo un’età di circa 40.000 anni fa.

“Grotta di Fumane si conferma un archivio paleoantropologico di eccezionale rilevanza internazionale, dove l’investimento costante e pluridecennale di risorse umane e finanziarie da parte dell’Università di Ferrara, dei principali centri di ricerca europei e degli enti locali sta dando i frutti tanto attesi”, sottolinea il Professor Marco Peresani, direttore del Laboratorio di Scavo Archeologico. “Il confronto tra le due forme umane sul piano economico e comportamentale è estremamente stimolante e fornisce continue sorprese, grazie alla mole e alla varietà di reperti restituiti dai livelli archeologici”.

“Questa scoperta ha senz’altro dato nuovo impulso alla ripresa degli scavi al Riparo Bombrini“, afferma Elisabetta Starnini, direttrice del Museo Nazionale dei Balzi Rossi e area archeologica delle grotte e docente a contratto di Preistoria e Protostoria all’Università di Torino “scavi che saranno condotti dal dott. Fabio Negrino, ricercatore dell’Università di Genova, con la collaborazione di una equipe internazionale su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo”.

“Il significato di questi risultati” afferma Benazzi “ è che i due denti rappresentano i resti fossili diHomo sapiens più antichi d’Europa associati con certezza ad un contesto culturale. Questi ritrovamenti suggeriscono che l’arrivo della nostra specie sul continente europeo, ed in particolare in Italia settentrionale, può aver contribuito alla sostituzione di specie e alla definitiva estinzione dell’uomo di Neandertal, che scompare effettivamente in quest’area attorno ai 39.000 anni da oggi.”

 

Presentazione della Nuova Rivista Letteraria n.10 – 28 aprile 2015 ore 18,00, Ridotto del Teatro.

da: Le Immagini s.a.s. – Agenzia di Comunicazione

Martedì 28 aprile il Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara ospita un incontro di presentazione del nuovo numero di Letteraria (edizioni Alegre), rivista di letteratura sociale fondata nel 2010 da Stefano Tassinari

Nata dalla grande passione per la letteratura e per l’impegno sociale del suo fondatore scomparso nel 2012, la rivista conta nel suo collettivo redazionale gli scrittori che Tassinari aveva riunito attorno a sé per interpretare, con i loro particolari punti di vista, l’Italia di oggi attraverso la lente della letteratura sociale.

Il Ridotto del Teatro accoglie dunque la presentazione del numero 10 della rivista, caratterizzata da due percorsi paralleli,  la musica ed il cibo. La parte iconografica è affidata ad una serie di scatti del fotografo Marco Caselli Nirmal, che dal 1990 comincia a seguire il Maestro Claudio Abbado durante le tournée concertistiche. Ne risultano una serie di scatti di grande impatto, che annotano il ritmo dei contributi della rivista.

La parte redazionale è invece interamente dedicata al tema del cibo. Argomento quanto mai a proposito alle soglie dell’inaugurazione di Expo 2015 consacrata proprio a questo argomento, il cibo viene raccontato come “ipertrofica idea che di esso hanno le società opulente d’occidente”. Cibo dunque inteso come veicolatore di frustrazione individuale e collettiva – come si legge nell’editoriale – i diversi contributi parleranno della mitologia collegata all’atto del mangiare, “che si scioglie dal suo significato originario di sopravvivenza e di quello derivato di piacere, per diventare status symbol e strumento di contenimento delle tensioni sociali”.

Alberto Sebastiani, Silvia Albertazzi e Girolamo De Michele ci conducono in una esplorazione delle molte implicazioni del cibo – inteso come business agro-alimentare, come mancanza a causa delle logiche mondiali di distribuzione o come costante nei programmi televisivi che quotidianamente ci propongono la figura dello “chef”. Di cibo e letteratura, di cibo e teatro e di tanto altro.

Il fotografo ferrarese è presente all’incontro assieme agli scrittori citati, che si svolge alle ore 18,00 presso il Ridotto del Teatro. L’ingresso è libero.

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IL FATTO
Pedalando nei luoghi della memoria ferrarese

da: ufficio stampa Confederazione italiana agricoltori di Ferrara

Anche le Donne in Campo di Cia Ferrara hanno partecipato, in occasione dell’anniversario della liberazione di Ferrara dal nazifascismo, alla bella iniziativa organizzata da UDI e UISP

La bicicletta non è solo uno dei simboli di Ferrara ma è il mezzo che le donne utilizzarono per assicurare ai Partigiani informazioni, aiuto, cibo e ogni altro bene necessario durante la dura lotta antifascista. Ed è stato un fiume di donne e uomini in bicicletta che ha attraversato Ferrara ieri, 24 aprile, in occasione del 70° anniversario della liberazione della città. L’iniziativa “Pedalando pedalando nei luoghi della memoria” – promossa e organizzata da Unione Donne Italiane e Uisp – ha voluto ricordare l’importante ruolo delle donne antifasciste, donne “resistenti” attraverso un percorso nei luoghi storicamente più simbolici della città. Luoghi che rappresentano una memoria collettiva importante, luoghi per non dimenticare il sacrificio compiuto dalle donne che ci hanno preceduto per garantire la libertà. Anche l’associazione Donne in Campo della Confederazione Italiana Agricoltori Emilia-Romagna ha aderito alla “pedalata”, ricordando il forte impegno delle donne contadine durante la Resistenza. «Il contributo delle donne antifasciste nelle campagne e nelle città – ha spiegato Sofia Trentini, presidente di Donne in Campo Emilia – Romagna – viene spesso dimenticato. Sembra quasi che la storia sia stata fatta solo dagli uomini. Le zone rurali più remote del territorio garantivano nascondiglio e protezione ai partigiani che avrebbero rischiato di rimanere isolati senza le preziose informazioni che le staffette, rischiando la vita, portavano da un luogo all’altro della provincia. Allo stesso modo, in città, le donne si prendevano cura dei malati, garantivano protezione ai fuggitivi e avevano un ruolo attivo nella lotta antifascista». Il corteo di biciclette della memoria è partito da Piazza della Cattedrale dove, il 9 settembre 1943, le donne furono in testa al corteo per l’Armistizio ed ha raggiunto Via Piangipane, ora Museo ebraico, sede delle carceri dove furono rinchiuse molte donne antifasciste e di seguito Via Argine Ducale dove abitava Gemma Fozzato dei Gruppi di Difesa della Donna. Altro punto profondamente simbolico ed emozionante a Borgo San Luca dove, il 25 luglio del ’43, 7 donne furono arrestate solo per aver cantato un inno di libertà e poi Via Carlo Mayr n. 165 dove la partigiana Cerere Bagnolati aveva una stanza e a seguire Via Scienze 22, prima sede dell’UDI nata proprio 70 anni fa dopo la Liberazione. Un omaggio anche all’impegno antifascista di Alda Costa – che le costò lunghi anni nel carcere di Copparo – con sosta davanti alla scuola a lei dedicata e poi Piazzale San Giovanni dove un gruppo di donne organizzò un pronto soccorso per feriti e clandestini.
Ultima tappa della pedalata nella sede dell’Udi dove l’associazione Donne in Campo ha offerto a tutti i partecipanti una degustazione di prodotti della tradizione contadina del territorio, in ricordo dei cibi semplici e “fatti in casa” che le staffette portavano ai Partigiani. L’iniziativa promossa da Udi e Uisp è stata organizzata in collaborazione con Museo del Risorgimento e della Resistenza, Istituto di Storia Contemporanea, ANPI, Coordinamento donne SPI-CGIL, Centro Donna Giustizia, Centro Documentazione Donna, con il contributo di Assicoop Modena e Ferrara.
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LA NOVITA’
MuseoFerrara, il patrimonio della città sempre fruibile online

“Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto”: è la definizione di museo data dall’Icom (International council of museum). Proprio da qui è partito Daniele Jallà – presidente Icom Italia – per presentare MuseoFerrara, un museo vero e proprio, con l’indiscutibile vantaggio di essere sempre visitabile 24 ore su 24, senza orari di chiusura, perché è on-line. MuseoFerrara è, infatti, il nuovo museo che conserva e comunica “la conoscenza” della città e del suo territorio: la città visibile e la città invisibile, gli spazi urbani e i cittadini che li abitano e li hanno abitati, le loro esperienze e le loro memorie.

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Pagina sulla Ferrara ebraica

MuseoFerrara, ideato e diretto da Giovanni Lenzerini, è un continuo intreccio di materiale e immateriale: un museo per descrivere luoghi fisici, narrare eventi e vicende personali, ma nello spazio infinito e immateriale del web, il più adatto per ricondurre a sintesi tutte queste narrazioni in un unico affresco del ferrarese e soprattutto per consentire il processo di costruzione partecipata del sapere che è uno degli obiettivi principali del progetto. MuseoFerrara è quindi un museo diffuso perché le sue collezioni riguardano tutto il territorio, rimescola storia e geografia perché descrive la città di oggi come “frutto delle stratificazioni e ricomposizioni” vissute nel tempo, rendendo evidente come il paesaggio urbano e culturale che vediamo e viviamo oggi sia la sintesi di elementi diacronici diversi. È anche un museo collettivo, o meglio un ecomuseo, perché richiede ai cittadini di partecipare alla sua implementazione, attraverso la loro memoria e le loro esperienze personali, perché la città e la sua valorizzazione diventino veramente un patrimonio dei suoi abitanti.
Il primo cantiere, come si addice a un museo in progress, è quello della Ferrara ebraica, un viaggio fra storie, sapori, luoghi, personaggi, oggetti, fra cultura erudita e cultura materiale, da Isacco Lampronti e Giorgio Bassani, al caviale del Po di Nuta Ascoli, che verrà inaugurato nel pomeriggio di domenica 26 aprile nell’ambito della Festa del Libro Ebraico in Italia.

museoferrara
Il logo

MuseoFerrara vuole essere un esperimento di politica culturale partecipativa e di costruzione partecipata del sapere: un modo diverso di guardare al nostro patrimonio culturale e naturale con l’obiettivo di incentivarne l’esperienza, che si può fare solo camminando per le vie e le piazze o esplorando il Delta. Non ultimo MuseoFerrara può diventare uno strumento di democrazia, perché conoscere la propria città, il proprio territorio, la storia, le vicende e i saperi in essi custoditi, farne esperienza e diventarne custodi consapevoli, permette ai cittadini di intervenire nelle scelte e nelle decisioni dell’amministrazione a proposito di pianificazione territoriale e salvaguardia dell’ambiente.

Per visitare MuseoFerrara clicca qui.

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LA SEGNALAZIONE
Nello scapigliato Medardo Rosso la luce del Bastianino

Per uno dei tanti legami nascosti che Francesco Arcangeli – insuperabile storico dell’arte del secolo scorso (ma sembra ieri) – amava intrecciare tra esperienze artistiche distanti nel tempo ma legate da un’unica memoria evocativa, le pagine finali della monografia su Bastianino (1963), germinano suggestioni e indicano accostamenti attraverso un dialogo ininterrotto tra le arti. Con coraggio critico e metodologico Arcangeli indica un filo rosso che unisce la forma dissolta e fluida del ferrarese Filippi (1530 ca – 1602), e la forma labile ed espansa di Medardo Rosso (Milano 1858 – 1928) scultore visionario protagonista tra Otto e Novecento del rinnovamento delle forme plastiche intese non più come superfici volumetriche chiuse, bensì elementi plastici lievitanti di moti interiori per via della luce che aggruma e sfalda l’immagine reale.
Il cuore della tesi arcangeliana sta proprio nel tramando concreto dello smateriarsi delle forme attraverso la luce di Bastianino e l’indefinitezza delle forme variabili, per sentimenti e stati d’animo di alcuni artisti dell’Ottocento italiano da Ranzoni a Piccio a Medardo Rosso. Scrive infatti Arcangeli: “Egli (Bastianino) è il capostipite della tradizione intralciata ma mai interrotta dei sognatori di Padania: quei romantici interrati, che pur non avendo una poetica precisa, avevano ancora un’intuizione e, nei giorni ispirati, riaggallano improvvisi alla lucida espressione dell’umano, in quel che ha di tremante, di ineffabile, di malato […] e accostando ancora l’occhio, quegli angeli stessi del gran ferrarese, distrutti dalla luce nella loro carne antica, possono appaiarsi, sentimento puro, all’Ecce puer del grande Medardo Rosso.”

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La locandina della mostra

Ricordavo questo brano di Arcangeli passeggiando per le sale rinnovate della Galleria d’arte moderna di Milano, dove è in corso l’esposizione “Medardo Rosso. La luce e la materia” curata da Laura Zatti, conservatrice della stessa galleria e organizzata e prodotta dalla Gam di Milano e da 24 Ore cultura (Gruppo 24 Ore). Complice l’illuminazione sapiente, i riflessi delle teche e degli specchi, ho colto immediatamente quanto le sculture di Rosso siano al limite del frammento in cui tuttavia si addensa la vitalità espressiva del tutto.
Torinese di nascita e milanese di scarsa formazione accademica (verrà espulso da Brera dopo un solo anno di frequentazione ), l’artista sviluppa fin dagli esordi (1882 – 83) una personale poetica veristica e sociale in sintonia con il movimento della Scapigliatura, realizzando “Il birichino”, “Il sagrestano”, “La ruffiana”, opere che introducono la mostra. Non c’è nulla di bozzettistico e di sentimentale nel fissare i personaggi presi dalla strada e dalla quotidianità più umile, nella forma sfaldata, nella plastica grumosità della materia (bronzo, gesso, cera), sulla quale la luce crea variazioni di toni e porta in superficie valori pittorici sfumati. Nella Portinaia – in mostra la variante in bronzo del museo di Budapest – ogni intento ritrattistico è ormai lontano dalla forma vibrante e incerta in cui Rosso, più che riprodurre il ritratto di una persona o un tipo sociale ferma l’impressione di un’immagine riproposta agli occhi e alla mente. Più evidente nella fusione a cera, l’immagine diventa una superficie vibrante senza terza dimensione. Lo stesso scultore riconobbe alla Portinaia un ruolo fondamentale nell’evoluzione della sua poetica tesa a cogliere i flussi emozionali. Dalla colata liquida, trasparente, affiorano la testa reclinata con la fronte girata in avanti verso la luce, le occhiaie profonde, il naso bitorzoluto, la bocca tumefatta appena segnata da fonde ditate d’ombra. Ecco cosa significava per Rosso “sorprendere la natura”, fissare la prima emozione, la prima impressione che si trasferisce dagli occhi alla mente prima ancora di essere contaminata dall’analisi descrittiva. Anche se Rosso sarà definito dalla critica francese il fondatore della scultura impressionista al Salon des Indipéndents in occasione dell’Esposizione universale di Parigi del 1889, cui partecipò con cinque bronzi “Gavroche”, “Aetas aurea”, “Carne altrui”, “El Looch”, “La Portinaia”, tuttavia il carico delle emozioni e il valore degli stati d’animo, elementi caratterizzanti della sua arte fin dagli esordi vanno aldilà della visione impressionista e rivelano la difficoltà di catalogare la libertà inventiva sempre ricercata con ostinazione dall’artista.

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Medardo Rosso, ‘La bambina ridente’, 1889

Nella “Bambina ridente” (1889, cera su gesso, Barzio, Museo Rosso), il confronto con la scultura del Rinascimento toscano (Desiderio da Settignano), si esprime nella maggiore precisione del modellato che indica un’altra tecnica sperimentale per raggiungere l’immediatezza della visione psicologica. Proprio come nelle due Rieuses della Gam di Milano (cera su gesso, 1903-1904) e del Museo Rodin di Parigi (bronzo,1894), immagini misteriose, ineffabili nel loro sorriso quasi leonardesco, eseguite nel periodo parigino insieme alla “Dama velata” (non presente in mostra), blocco di cera in liquefazione che scopre i tratti appena accennati di un’apparizione inafferrabile. Impressioni ed emozioni colpiscono l’occhio dell’artista al ritmo incalzante del susseguirsi delle immagini come in un trailer cinematografico: dall’inquietante figura della Ruffiana (1883) alla Grande Rieuse (1892) dal volto rugoso e sconvolto dalla risata angosciante, a metà tra maschera del teatro greco e strega, le forme in divenire perdono la loro stabilità e mutano col variare dei punti di vista.
L’incrocio con la Scapigliatura e gli Impressionisti e con la statuaria rinascimentale è consapevole: nella serie di ritratti di bambini in cera, terracotta, bronzo e gesso,il processo fenomenologico si coglie nell’istantanea di un sorriso o nella fragilità di un’espressione fino a raggiungere nell’Ecce puer (1906) una fusione indefinita con l’atmosfera. L’Ecce puer nelle sue varianti è “scultura liquida che cola anima ed emozioni” allo stesso modo delle ombre e delle astratte fosforescenze delle madonne e degli angeli di Bastianino nell’età estrema ed estenuata della Maniera.

Mostra “Medardo Rosso. La luce e la materia”, Milano, Galleria d’arte moderna, 18 febbraio- 31 maggio 2015. Visita il sito [vedi].

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BORDO PAGINA
Lo scomodo, smodato Gianfranco Rossi

Più conosciuto come raffinato e sensibilissimo scrittore, per motivazioni anche extraletterarie, per quanto d’eccellenza umanistica, certa biografica ebraica, il Gianfranco Rossi letterato al 100%, invece resta tutt’oggi parola socialmente scomoda e smodata.
La narrazione strettamente neodecadente e libertaria libertina punge ancora e rivela l’anima non soltanto squisita di un poeta innato quasi fatto di cristallo liquido. Al contrario anima e corpo ed erotismo trasfigurati, accelerati quasi con movenze sia feline sacrali che cinematografiche.
Parole felpate e graffianti, tra le più belle e più libere mai apparse a Ferrara e giustamente, sebbene
quasi cult, ulteriormente adorate. Ma nulla di smisurato o collettivistico rivendicativo. Gianfranco Rossi, pensieri e parole diverse, la letteratura come grazia, ecologia culturale.
Tra le sue opere generali, tra parole di sublim-azione erotica e esistenzialismo archetipico del
Novecento tragico, “Il trionfo dello sciamano” (Pellicano Libri, 1983), “I sogni ricorrenti di Biagio Balestrieri“, (Pellicano Libri, 1986), “Gli ultimi avventurieri” (Liberty House, 1987), “L’intreccio” (Il Ventaglio, 1989 ), “Gli spettatori dimenticati” (La Cisterna, 1991), “Mie care ombre e altri inediti“, “La maldicenza e altri racconti“, a cura di Roberto Pazzi, (Diabasis, 2001), l’opera poetica postuma “Mie care ombre e altri inediti” (Este Edition, 2002), “Amnesia e altre storie. Piccoli pensieri” (Corbo, 2010), “Il caso Daura Frab” (Este Edition, 2010), “Nove nuovi studi su Gianfranco Rossi” (Este Edition, 2012).
Dal 2001, il Gruppo scrittori ferraresi, onora puntualmente il compianto grande scrittore con il significativo Premio letterario Gianfranco Rossi e con nuovi autorevoli studi regolarmente editi a, per una figura di vertice letterario di Ferrara nel XX secolo
Va sa sé, Gianfranco Rossi, a suo tempo anche noto a livello nazionale per alcune sue apparizioni di rara eleganza mediatica al Maurizio Costanzo show, figura di vertice letterario nel secondo novecento, meriterebbe certamente repliche in tal senso Fuori Mura.

Bibliografia di Gianfranco Rossi a cura di Emilio Diedo in “Literary Magazine” [vedi].

* da Roby Guerra, “Dizionario della letteratura ferrarese contemporanea”, Este Ediiton-La Carmelina ebook 2012 [vedi].

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IMMAGINARIO
Bellezza resistente.
La foto di oggi…

Guardiamo Ferrara con gli occhi di Daniela Solaini l’utente di Instagram che, nell’ambito del progetto #MyFerrara, è stata scelta per postare, durante una settimana, le sue foto sul profilo del Comune: @comunediferrara.
Quella che ci mostra è una città notturna, ma che resiste nella sua immutabile bellezza.

Buon 25 parile, Festa della Resistenza!

Questo il commento alla foto apparso su Instagram.

“Oggi ci sentiamo romantici, e siccome il fine settimana è vicino, vi vogliamo portare a fare una passeggiata notturna, magari dopo un aperitivo o una bella cena in compagnia…siamo in Via Boccaleone, una delle tante belle vie della città, un po’ nascosta , ma che ci piace molto proprio per quell’aspetto un po’ solitario e antico, le luci morbide e aranciate che fanno rimbalzare le ombre sui muri e sull’acciottolato”.

OGGI – IMMAGINARIO MYFERRARA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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foto di Daniela Solaini

GERMOGLI
La libertà
L’aforisma di oggi…

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Massimo Gramellini

“La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini”. (Massimo Gramellini)

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L’occhio di periscopio

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