Giorno: 9 Giugno 2015

Presentazione del libro “Le famiglie omogenitoriali in Italia: relazioni familiari e diritti dei figli”

da: Responsabile Eventi Libreria Ibs + Libraccio

Giovedì 11 giugno ore 18:00, presso la storica sala dell’Oratorio San Crispino, iniziativa di Libreria Ibs+Libraccio di Ferrara, il libro curato da Paola Bastianoni e Chiara Baiamonte (Edizioni Junior)

Intervengono:

Annalisa Felletti (Pari Opportunità Comune Ferrara)
Paola Bastianoni, Professore Associato Psicologia Dinamica Unife
Chiara Baiamonte, Medico Psicoterapeuta
Antonio Rotelli, Avvocato e co-fondatore Avvocatura per i Diritti LGBTI-Rete Lenford
Salvatore Busciolano, Sociologo
Roberta Zangoli, Associazione Famiglie Arcobaleno

Modera l’incontro l’Avvocata Stefania Guglielmi

La ricerca scientifica internazionale ha da tempo accertato come non siano le strutture familiari a determinare la qualità degli esiti evolutivi dei figli, bensì le dinamiche relazionali presenti al loro interno, il clima affettivo e le competenze genitoriali nonché i supporti sociali, le politiche familiari e i sistemi educativi vigenti negli Stati.

Le famiglie con genitori omosessuali, come tutte le altre, possono essere contesti protettivi e forieri di felicità per i propri figli, come possono essere luoghi minati da rischi evolutivi; ma ciò che sposta il baricentro dalla protezione al rischio in Italia, e in tutti quei Paesi in cui quelle omogenitoriali non hanno riconoscimento giuridico, è proprio l’assenza di diritto che favorisce lo stress psicologico nel quotidiano confronto con l’omofobia istituzionale e aumenta la discontinuità della relazione affettiva con chi si ama, come genitore e come figlio/a, laddove il legame coniugale subisce una crisi o si interrompe, come in caso di separazione o morte del genitore biologico.

Il volume, che coniuga una matrice giuridica a quella psicologica, è rivolto ai professionisti (psicologi, operatori sociali, giuristi, educatori) che si occupano di sostenere il benessere e la tutela dei bambini e delle loro famiglie, con l’intento di far conoscere la realtà delle famiglie con genitori omosessuali in Italia, la qualità e le specificità delle relazioni familiari al loro interno e i rischi connessi all’assenza di diritti, promuovendo l’affermazione di una cultura delle differenze che tuteli il diritto di ogni bambino/a, e dei suoi genitori, al riconoscimento delle proprie relazioni familiari.

Paola Bastianoni è professore associato in Psicologia dinamica all’Università degli Studi di Ferrara, ove da molti anni dirige il Master “Tutela, diritti e protezione dei minori”. Le sue principali aree di ricerca riguardano lo studio delle dinamiche familiari e della genitorialità in tutte le sue diverse espressioni: la genitorialità simbolica, ossia le funzioni educative nelle comunità per minori; le famiglie affidatarie e adottive; le famiglie omogenitoriali e le famiglie più esposte alla vulnerabilità e alla fragilità relazionale. Si occupa da decenni dello studio e della valutazione dei contesti di sviluppo e delle funzioni protettive/terapeutiche delle comunità per minori.
Da alcuni anni ha approfondito anche lo studio delle interazioni adulti/minori nei contesti educativi per la prima infanzia e le tematiche relative ai processi di elaborazione del lutto.

Chiara Baiamonte è medico, specialista in psicologia clinica e psicoterapeuta. Da anni svolge attività clinica a Ferrara, con particolare attenzione alle situazioni di disagio psicologico di bambini, adolescenti, giovani adulti e genitori. È docente di “Tutela e protezione delle soggettività di genere” nel Master “Tutela, diritti e protezione dei minori” dell’Università di Ferrara. Tiene corsi di formazione e seminari su: disagio psicologico in infanzia e adolescenza, supporto alla genitorialità, sostegno dei minori negli esiti post-traumatici, omogenitorialità e differenze familiari, violenza di genere e bullismo omofobico, consulenza e psicoterapia con persone omosessuali.
Dal 2014 è inoltre giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni dell’Emilia Romagna di Bologna.

Rondoni: le prime vittime dell’ondata di calore

da: organizzatori

L’ondata di forte calore che stiamo vivendo, sta facendo le prime vittime tra gli animali.

Parliamo dei Rondoni Apus apus, questo incredibile uccello migratore, la cui presenza è in forte calo, arriva da noi nel mese di aprile e se ne ripartirà per l’Africa entro il mese di luglio.

Eccezionale volatore, mangia, beve e dorme sempre per aria, posandosi esclusivamente per deporre e covare le uova, è anche un eccezionale mangiatore d’insetti, dalle spettacolari evoluzioni sopra e intorno ai tetti delle case, soprattutto al mattino e al tramonto, accompagnandosi con forti strida.

Di norma nidificano sotto le tegole dei tetti o simili e quando il sole scalda troppo, i giovani cercano un pò di refrigerio andando verso l’esterno, ma così spesso trovano il vuoto e finiscono per cadere a terra.

I due piccoli ritratti nella foto, molto fortunati, hanno trovato persone sensibili e disponibili, infatti sono stati portati da Massafiscaglia e da Torre Fossa, se la caduta non evidenzierà nei prossimi giorni grossi problemi,
si tratterà di alimentarli numerose volte al giorno, come farebbero i loro genitori e fra una ventina di giorni
riconquisteranno il cielo in piena libertà.

Dal Giardino delle Capinere, i volontari della Lipu, che per fortuna in questo periodo sono numerosi:
Anna, Arianna, Carlotta, Cinzia, Deborah, Francesca, Roberta, Serena, Davide, Maurizio, Michele, Simone

Saggio musicale dell’Associazione Prime Note

da: organizzatori

Il 13 giugno 2015, presso l’Auditorium San Francesco in via Terranuova, alle ore 19:30, si terrà il saggio di fine anno scolastico dell’ Associazione Musicale Prime Note. I giovani allievi si esibiranno in brani solistici ed in brani di musica d’insieme mentre il coro di voci bianche,, formato dai piccoli allievi dei vari corsi di strumento,canterà vari brani accompagnato dall’orchestra della scuola.

Cantare, suonare, inventare musica, capirla, conoscerne il codice grafico: queste sono le competenze che l’Associazione si prefigge di fornire ai propri allievi attraverso un insegnamento che non sia limitato alla specificità dello strumento scelto ma che coinvolga nel contempo l’educazione vocale e la pratica di musica di insieme.

L’ingresso è gratuito ed aperto a tutta la cittadinanza.

Dall’Olanda alla Francia per conoscere la cultura delle due ruote

da: ufficio stampa Provincia di Ferrara

In questi giorni a Ferrara alcuni giornalisti delle due riviste dedicate al cicloturismo “200 le vélo de route autrement” e “Fietsactief”

Il caporedattore della rivista francese “200 le vélo de route autrement” Thierry Cerinato e la sua assistente Catherine Baldisseri sono stati ospiti della Provincia di Ferrara, in collaborazione con il Consorzio VisitFerrara, nelle giornate di lunedì e martedì, per realizzare un reportage sulla città con particolare riferimento alla cultura ed alla storia della bicicletta nei luoghi del territorio.
La rivista ha circa 7.000 lettori ed è dedicata ai cicloamatori, non professionisti, interessati a viaggi, cultura, storia e curiosità sul mondo delle due ruote.
Sempre in tema di biciclette, dal 15 al 19 giugno saranno a Ferrara il giornalista e scrittore olandese Roman Helinski ed il fotografo David Peskens per un articolo sulla rivista “FietsActief”, pubblicata in 25.000 copie.

Seminario Cna su Incentivi e opportunità per le imprese dai Fondi strutturali europei

da: ufficio stampa Cna Ferrara

Giovedì 11 giugno, alle 17,30, nella sede di via Caldirolo

Giovedì 11 giugno, alle ore 17,30, presso la sede provinciale della Cna (via Caldirolo, 84) è in programma un seminario rivolto alle imprese, sul tema: “Incentivi e opportunità per le imprese: la programmazione dei Fondi strutturali europei 2014-2020”.
I lavori sono coordinati da Alberto Minarelli, presidente provinciale della Cna; interventi di Marcella Contini, responsabile Politiche per l’innovazione di Cna Emilia Romagna sul tema “Rafforzare la competitività e la capacità innovativa delle Pmi.
Priorità ed esigenze di fronte alle nuove opportunità di finanziamento” e Morena Diazzi, direttore generale dell’Assessorato alle Attività produttive dell’Emilia Romagna, su “I Fondi europei nella programmazione 2014-2020: quali le opportunità di sviluppo per le imprese”.

10 Giugno: Racket Festival

da: ufficio stampa Ferrara Art Festival

Doppio appuntamento musicale a Palazzo della Racchetta con i “Ties and the lies” e i “Not the pilot”

Dopo il grande successo della serata di apertura, sabato scorso, quando sul palcoscenico di Palazzo della Racchetta sono saliti Enrico Cipollini e Daniel Vezoja, torna la musica al Racket Festival.
Il festival collaterale al Ferrara Art Festival ospita in questo mercoledì musicale due band: i Ties and the lies e i Not the pilot.
Di carattere indie e new wave i The ties and the lies si sono esibiti su alcuni dei palcoscenici italiani più importanti della scena rock e non solo, come il Covo e l’Estragon di Bologna, il Vox di Nonantola, il Velvet di Rimini, il Viper di Firenze e il Wah Wah di Venezia.
Il successo è arrivato con la pubblicazione del loro primo “ep” dal titolo “Hello Tokio” nel 2007; un prodotto energico, profondo e a tratti addirittura dark che viene rapidamente paragonato al post punk degli Editors e alle atmosfere degli Interpol e che ottiene svariati passaggi radio non solo in Italia, ma anche in Belgio e Gran Bretagna. Durante il 2007 i TheTiesAndTheLies collezionano più di 50 esibizioni live, vincendo alcuni importanti concorsi e divenendo una delle realtà emergenti più interessanti del panorama italiano. Nel 2008 vengono contattati per partecipare alla prima edizione del WahWahFestival di fianco a band come The Horrors, These New Puritans, Kap Bambino e The Violets, mentre nell’aprile sono band di supporto per il tour italiano dei Delorentos, importante formazione indie/post punk irlandese. A “hello tokyo” segue nei primi mesi del 2009 “behind the barricade”.
Storia più recente quella dei Not the pilot che nascono nel 2010 dal duo Euge e Max i quali desideravano di percorrere insieme un tratto delle loro vicende artistiche e musicali.
Il loro carattere è un lo-fi di eco psichedelico in cui mettono insieme i tratti peculiari della loro essenza musicale e cantautorale.
A quasi cinque anni da quel primo loro incontro, Euge e Max continuano a suonare insieme con la coscienza di proporre una musica visionaria e coinvolgente che piace al pubblico e riscuote sempre più successo.
Una serata di grande impatto quella proposta dal Racket Festival nella straordinaria cornice di Palazzo della Racchetta.
Contemporaneamente è possibile visitare anche le quattro mostre internazionali allestite nelle grandi e scenografiche sale del Palazzo della Racchetta.

L’inizio è fissato per le 21.30. Ingresso con tessera (2 euro), doppia consumazione (5 euro) e buffet libero.

Ferrara in Fiaba, 12-14 Giugno 2015

da: Feshion Coupon

“Se sai sognarlo puoi farlo”: è questo lo slogan di “Ferrara in Fiaba”, evento dedicato ai bimbi e alle loro famiglie, organizzato dall’agenzia “FEshion Eventi” ed Erika Magri, che per la sua seconda edizione farà sognare grandi e piccini nel Parco del Sottomura, proprio dietro Via Baluardi, nei pressi di “Porta Pietro”.
Il 12, 13 e 14 Giugno verrà allestito un Parco Incantato con un’area dedicata ai gonfiabili, alle attrazioni per bambini, alle Fiabe Animate, ai Pony, ai laboratori creativi ed una zona interamente dedicata alla “LEGO” che esporrà le sue splendide opere e intratterrà i piccoli con divertenti attività; inoltre saranno presenti le mascotte delle più belle fiabe, scultori di palloncini, animatori e trucca bimbi; si terranno show e laboratori di Magia, oltre che spettacoli serali (quello di sabato sera, a cura della scuola di ballo “Ms Danza” sarà finalizzato a raccogliere fondi per l’”Associazione Giulia onlus”).
Il programma dei laboratori è molto ampio e copre ogni tipo di attività: dal cake design alla musica, dalle perline alla vestizione delle Principesse, dal cucito alla magia.
Il Parco inoltre sarà reso ancora più magico dalla presenza di fate , principesse e da artisti provenienti da ogni parte d’Italia.
Tutti i partecipanti possono presentarsi in costume e, sabato 13 ci sarà un contest curato da “Pervinca – Costumi di Scena e Cosplay”.
In occasione dell’evento l’azienda “Granarolo” distribuirà gratuitamente i migliori prodotti per l’infanzia, il Parco Divertimenti di “Mirabilandia” offrirà imperdibili promozioni, ed il Cinema Apollo trasmetterà il cartone “Doraemon” a prezzi promozionali.
All’evento inoltre, sarà integrato lo “ StreetFood Festival” con 15 espositori che porteranno una selezione tra le migliori specialità delle strade italiane.
Il Parco Incantato di “Ferrara in Fiaba” sarà raggiungibile facilmente a piedi dai vicini parcheggi del Centro Storico, e dalla Torre dell’Orologio di Corso Porta Reno; inoltre sarà possibile arrivare dalla Piazza direttamente con un Trenino offerto dall’organizzazione (con fermata davanti al bar “Centro Storico” in corso martiri della libertà)!
L’accesso al Parco Incantato di Ferrara in Fiaba è gratuito, saranno a pagamento solamente l’area “Giostre&Gonfiabili” (costo giornaliero con accesso illimitato su tutte le attrazioni: 15€) e alcuni laboratori.
E’ possibile avere informazioni dettagliate visitando il sito www.ferrarainfiaba.it oppure chiamando il 349-5878324 (Alessandra) o il 329-1374478(Erika).

marco-iuculano

LA STORIA
Marco Iuculano, allievo dei Duran: “La boxe è specchio di vita, insegna il rispetto e a resistere
ai tiri mancini”

C’è chi si serve dello sport per migliorare il proprio aspetto fisico; chi lo utilizza per scaricare la tensione accumulata; chi si dedica a una determinata attività fisica per pura passione e chi, infine, di una sana passione ne fa un mestiere. E’ quest’ultimo il caso di Marco Iuculano, pugile siciliano nato a Messina il 26 febbraio del 1993 e trasferitosi a Ferrara all’età di 6 anni. Spera che la boxe diventi parte dominante del suo futuro e sta facendo il possibile per realizzare questo grande sogno.
Io e Marco ci rincontriamo dopo diversi mesi e, parlando con lui, riconfermo le impressioni che avevo avuto quando ci siamo conosciuti: è un ragazzo molto timido e introverso, nonostante lo sport “duro” che pratica. Ho voluto intervistarlo per conoscere un mondo verso cui non avevo mai provato interesse e che ho piacevolmente scoperto essere sano e affascinante.

Perché hai deciso di dedicarti al pugilato? Ti sei avvicinato a questo sport per esigenza o per passione?
Tutto è nato grazie a mio fratello, anche lui pugile. Prima praticavo karate, poi ho iniziato ad andare a vedere lui in palestra e mi sono appassionato a questa disciplina. Il pugilato è anche la mia valvola di sfogo. Ho iniziato ad allenarmi quando avevo 13 anni e ora combatto, come mia sorella. Mio fratello invece fa pugilato a livello amatoriale.

Siete una famiglia di boxer insomma! Sicuramente bisogna allenarsi molto: in cosa consiste il training?
Mi alleno tutti i giorni, tranne la domenica. La mattina faccio footing, la corsa serve per il fiato, il peso e per le gambe; il pomeriggio invece lavoro in palestra. Ci sono tre tipi di resistenza che è importante imparare a controllare e sopportare nella boxe: quella fisica, quella al dolore e la resistenza alla fatica. Gli allenamenti sono molto duri, comprendono la preparazione atletica, fisica e mentale; in quest’ultima ha un ruolo molto importante il proprio coach che cerca di motivarti e ti aiuta a credere in te stesso, ma devi metterci molto del tuo.

É quindi fondamentale avere un allenatore con cui instaurare un bel rapporto. É cosí con il tuo coach?
Si assolutamente, Alessandro Duran mi ha seguito fin dall’inizio. Lui e suo fratello Massimiliano hanno la palestra “Pugilistica Padana Vigor” dove trascorro gran parte del mio tempo e dove giornalmente mi alleno con i miei compagni. Con Alessandro ho un bellissimo legame, che va oltre il rapporto allievo-maestro; con lui posso parlare di tutto e sa sempre darmi buoni consigli, con lui mi sento protetto. Il pugilato è una scuola di vita con principi e valori forti che lui ha saputo trasmettere molto bene a me e ai mie compagni, persone modeste che per me sono come fratelli e sorelle. Anche per Massimiliano detto “Momo”, nutro una profonda stima; è un grande maestro, ammiro il suo impegno nel portare avanti la passione per il pugilato con continue iniziative originali. Anche lo zio dei fratelli Duran, Gualtiero Becchetti, segue sempre me e gli altri ragazzi della squadra; è una vera e propria enciclopedia della boxe, nemmeno Wikipedia può batterlo! Sono costantemente seguito negli allenamenti anche da Romano Becchetti, altro zio dei fratelli Duran, un grande preparatore atletico della pugilistica padana. Sono molto affezionato anche alla madre di Ale e Momo, la signora Augusta, che ci sostiene sempre e il suo tifo durante gli incontri è davvero inconfondibile!

Generalmente come ti prepari ad un incontro?
Dal punto di vista tecnico, prima degli incontri si fanno i cosiddetti “guanti”, i combattimenti in palestra per allenarsi e prepararsi. La mia vita attualmente è costituita dal lavoro e dalla boxe, bisogna fare molti sacrifici; per questo mentalmente occorre ripetersi “voglio raggiungere l’obiettivo a tutti i costi” e impegnarsi al massimo per uscire vincitore dall’incontro con l’avversario.

Avrai sicuramente seguito l’attesissimo incontro tra i pugili Floyd Mayweather e Manny Pacquiao, per chi tifavi?
E’ stato uno degli incontri più importanti degli ultimi anni; dal punto di vista mediatico ed economico è stato il “match del secolo”, seguito dagli appassionati e non solo. Due campionissimi si sono sfidati mettendo in campo le loro caratteristiche opposte e hanno dato vita ad un incontro esaltante, sia dal punto di vista tecnico che tattico. Ho tifato per Pacquiao, ma sapevo che avrebbe perso; è un gran picchiatore con un ritmo forsennato, ma non avrebbe mai potuto battere Mayweather.

Da un punto di vista prettamente oggettivo, quali pensi siano le caratteristiche che un’individuo deve avere per fare il pugile?
Due elementi fondamentali sono la disciplina e il rispetto, sia nei confronti del proprio maestro, sia verso l’avversario. Chiaramente non è uno sport per tutti, è una disciplina dura, bisogna avere un carattere forte, essere molto motivati. La serietà e la dedizione per l’allenamento sono importantissime.

Quali pensi siano invece i tuoi punti forti?
Sono molto motivato, ho dedizione e tanta passione. Dal punto di vista fisico invece mi dicono che il mio pregio è avere le “mani pesanti”. La mia fortuna è avere un ottimo allenatore, uno splendido team e compagni di squadra con cui vado molto d’accordo. Al contrario di quello che tanti possono pensare, la boxe è uno sport che avvicina, che unisce; sul ring siamo tutti avversari, ma fuori siamo come fratelli. Tra di noi non c’è invidia, ma stima reciproca. Credo che due pugili che si abbracciano dopo un incontro compiano un gesto nobile che mostra il rispetto che hanno l’uno per l’altro.

Il rischio di incidenti nel pugilato è alto. Non hai paura dei rischi che corri ogni volta che combatti? Ti sei mai infortunato gravemente?
Anni fa mi sono rotto il naso e ho dovuto operarmi perchè non riuscivo più a respirare bene. Ho paura di farmi così male da compromettere la mia carriera. Chiaramente bisogna sempre stare molto attenti, ma nella vita si deve rischiare e non farsi mai frenare dalle proprie paure.

Tra allenamenti, guanti e combattimenti sarai sicuramente soggetto a distorsioni e strappi muscolari: a chi ti affidi?
Oltre che da un fisoterapista della squadra, sono seguito periodicamente dal dottor Onofrio Russo, un osteopata che mi tratta circa 2 o 3 volte al mese. Vado da lui anche per prevenire danni a livello posturale; i suoi trattamenti mi sbloccano e aiutano a mantenere l’eslasticità muscolare. Il dottor Russo, meglio conosciuto come “Nuccio”, è un gran professionista e le sue cure hanno un gran beneficio su di me, sia a livello fisico che mentale.

Quanto conta l’alimentazione per chi si dedica a questa disciplina? Devi seguire una dieta particolare?
L’importante è seguire una dieta equilibrata. Non possiamo superare la categoria di peso a cui apparteniamo, quindi, ad esempio, prima dei match è fondamentale evitare alimenti particolarmente calorici. Non posso bere alcool, il massimo che mi concedo è una birra dopo i combattimenti. Per me solo “aperitivi analcolici”!

So che hai da poco iniziato la tua carriera da neo-pro, portando a casa già due vittorie. Cosa ti hanno insegnato queste nuove esperienze? Come ti sei sentito sul ring?
Il debutto è stato per me un’emozione grandissima, mi sono ritrovato in un contesto serio di cui avvertivo tutta la pressione e l’adrenalina. Ho sentito molto il passaggio dal dilettantismo al professionismo, mi sono reso conto di tutti i cambiamenti e di essere maturato pugilisticamente.
Il primo match è stato bello, ho combattuto contro un ragazzo al suo debutto, proprio come me, e sono riuscito a batterlo. Al secondo incontro ero un po’ più rilassato, ma con la stessa determinazione e anche in quell’occasione sono riuscito ad avere la meglio sul mio avversario.
Il terzo match si è invece concluso con la mia prima sconfitta da neo-pro. Le principali colpe sono mie, la mia prestazione è stata notevolmente sotto tono, ma nonostante ciò non penso di essermi meritato questa sconfitta, specialmente dopo aver visionato il video dell’incontro. Ad ogni modo mi è servito per avere più grinta, maggior determinazione, per imparare dai miei errori e vincere i prossimi incontri. Da neo-pro bisogna avere il 60% di record positivo su 5 incontri per diventare professionista a tutti gli effetti; per ora ho combattuto 3 match e ne ho vinti 2 quindi mi basta un’ultima vittoria per fare il salto di categoria.

Ti faccio i miei complimenti! Ho assistito al tuo terzo incontro, non avevo mai visto questa disciplina dal vivo ed è stato davvero pazzesco!! C’è un pugile in particolare a cui ti ispiri?
Pugilisticamente ammiro tantissimo Mayweather, mentre dal punto di vista anche umano mi piace molto Muhammad Ali, ma sono tanti i pugili verso cui nutro una grande stima.

La boxe ti occupa moltissimo tempo: c’è qualche attività o svago che ti dispiace trascurare a causa del pugilato?
Non c’è qualcosa che mi “dispiace” trascurare; mi dedico ad una disciplina in cui credo molto e spero di raccoglierne presto i risultati. Se hai una passione, non ci sono sacrifici.

Dal punto di vista economico invece, la boxe ti da soddisfazioni? E’ per te un lavoro a tempo pieno o ti dedichi anche ad altro?
Purtroppo il pugilato non mi ripaga ancora di tutti gli sforzi. Sfortunatamente in Italia i pugili per vivere bene devono avere anche un altro impiego. In America questo sport è visto molto diversamente, basta pensare agli oltre 400 milioni di dollari che sono stati spesi per il match tra Mayweather e Pacquiao. In generale è fondamentale avere un buon manager, è lui che ti organizza gli incontri, dandoti anche la possibilità di guadagnare denaro. Io lavoro con i miei fratelli, abbiamo due macellerie, una in via Palestro a Ferrara, l’altra a Pontelagoscuro (“Macelleria Moretti”). Ci lavoro solo per una questione economica, per riuscire a sostenermi.

La tua famiglia sostiene la tua scelta di fare il pugile?
Si, se non avessi il loro appoggio sarebbe per me impossibile fare ciò che faccio, anche dal punto di vista economico. Mia mamma Lina non molla mai, mi trasmette la sua grinta e la sua energia, aiuta sempre i sui quattro figli a realizzarsi in questo mondo difficile. I miei fratelli e mia sorella, tutti più grandi di me, mi stanno vicino, mi guidano e mi seguono. Voglio che siano sempre orgogliosi di me.

Gli amici invece cosa pensano di te? 
Credo siano contenti per me, ma non vedono in questo sport ciò che vedo io. C’è una frase in cui mi rispecchio molto, è di Morgan Freeman, dice: “se c’è una magia nella boxe è la magia di rischiare tutto per realizzare un sogno che nessuno vede tranne te”.

Il pugilato è uno sport, una passione, un mestiere, ma per te, cos’è la boxe veramente?
E’ lo specchio della vita. Ti insegna a vivere, ad andare incontro alle difficoltà, ti addestra al dolore; la boxe ti insegna a resistere a tutti i “colpi mancini” che puoi ricevere e così facendo ti tempra, ti rende più forte.

Come ti vedi nel futuro?
Mi vedo pugile e, spero, anche di buon livello! So che non sarà un mestiere che potrò fare per tutta la vita, è il fisico a dirti quando è ora di smettere e noi dobbiamo avere la consapevolezza di dire “basta”. Si può aspirare a fare il boxer anche fino ai 40 anni; Simona Galassi, ad esempio, si allena con noi ventenni, e il 26 giugno andrà ai mondiali. Quando non potrò più combattere magari farò come i fratelli Duran che, dopo essere stati campioni italiani, europei e mondiali, hanno deciso di continuare la tradizione, trasmessa loro dal padre argentino, insegnando e allenando.

Ti auguro davvero di realizzare il tuo sogno. Un’ultima domanda: hai un motto che reciti o un gesto scaramantico che fai prima di salire sul ring? Sempre se non deve rimanere un segreto…
Prima di un incontro mi guardo sempre allo specchio e cerco di infondermi il coraggio necessario per affrontare al meglio il match; poi, nell’attimo prima di salire sul ring, mi faccio il segno della croce.


[La foto di copertina è di Massimo Calabresi, come peraltro tutte le altre della galleria in cui compare sovrimpressa la sua firma]

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LA RIFLESSIONE
Varese e Veronesi in Ariostea: ecco come la mafia vince (audio e foto)

Mafia fra teoria e messa in pratica, si potrebbe affermare, dato il carattere di strettissima attualità della conferenza “Democrazia, capitalismo e mafia” tenuta sabato dal professor Federico Varese ma da tempo programmata all’Ariostea da istituto Gramsci e istituto di Storia contemporanea. La riflessione del criminologo ferrarese che da anni insegna a Oxford è venuta a coincidere con l’apice dell’inchiesta Mafia-capitale. I condizionamenti e le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni, oggetto delle cronache di questi giorni, sono stati analizzate da Paolo Veronesi, docente a Giurisprudenza, nella sua solida ricostruzione storica introduttiva, e dall’articolato ragionamento di Varese, che ha individuato nelle fragilità del mercato uno degli elementi propizi al radicamento del fenomeno mafioso.
Proponiamo qui l’audio integrale della conferenza, inserita nel ciclo “La democrazia come problema”, corredato da alcune immagini scatta nella sala Agnelli della biblioteca comunale, luogo dell’iniziativa

Conferenza “Democrazia, capitalismo e mafia” [clic qua per ascoltare]
Intrventi del professor Paolo Veronesi e del professor Federico Varese

Le immagini dell’incontro – Fotoservizio di Aldo Gessi

LA CITTA’ DELLA CONOSCENZA
Quando anche i bimbi ‘sgambano’

Spesso i lapsus freudiani tradiscono quei pensieri che ci proponiamo di tenere celati agli altri, con una sorta di censura più che morale, perbenistica.
È il caso dell’appello rivolto alla nostra amministrazione comunale da un gruppo di mamme che chiedono maggiore cura e decoro per l’anello di piazza Ariostea, in modo che sia, c’è scritto nella loro petizione, “un’area pulita e sicura di sgambamento bimbi”. Sì, “sgambamento”, come quello delle aree riservate ai cani o dei cavalli che in quell’anello corrono il palio.
Me li vedo questi bambini costretti a vivere sacrificati in angusti appartamenti condominiali e le loro mamme che spazientite cedono con un: “Uffa! Non rompere! Ora ti porto a sgambare.” Sgambare, anziché giocare, cinque giri di corsa dell’anello di piazza Ariostea, e poi a casa.
Tra le categorie che la nostra società dovrebbe culturalmente rivedere ci sono proprio l’infanzia, i bambini e l’adolescenza. Rivedere a partire dal significato etimologico di queste parole, rivelatore, nonostante tutte le nostre dichiarazioni e le nostre petizioni di principio, di una cultura dura a morire. Infante è colui che non sa parlare, bambino deriva da “bambo”, come bambola, cosa sciocca, infine adolescente, colui che non è adulto. Noi definiamo un ampio arco della nostra esistenza, dalla nascita alla maggiore età, per “assenza”, per “mancanza di”, potremo dire come ‘minorazione’ o ‘menomazione’. Adulti e anziani hanno un valore in sé, non è così per l’infanzia e l’adolescenza, che divengono età di sottomissione, di dipendenza e di tutela. Per cui l’infanzia è tempo di spensieratezza e trastulli, e l’adolescenza tempo di crisi e conflitti.
Non è che la maggiore cura che abbiamo per i nostri figli, l’investimento affettivo che su loro facciamo o la scelta consapevole d’essere genitori mutino i termini della questione.
Cosa c’è allora che non va? Una possibile chiave di lettura credo consista nell’ideologia dell’infanzia e dell’adolescenza scritta da anni di teorie e di ricerche. Separando drasticamente le fasi della vita degli esseri umani abbiamo finito per ghettizzarne le caratteristiche a scapito della capacità di valorizzarne le peculiarità. Con la conseguenza di rendere inconfutabile, persuasiva e pervasiva la dominazione dell’adulto su chi è considerato come meno e non come più, secondo concetti di “piccolo” e “grande” del tutto opinabili, basti pensare a quanti minori nel mondo sono ancora costretti a compiere lavori ed assumersi responsabilità da “grandi”, per i quali “infanzia” e “adolescenza” sono solo categorie del pensiero borghese occidentale. Per tacere delle tante patologie, specialmente comportamentali, che le varie scienze psichiche e mediche, insieme alle teorie sociali e pedagogiche, oggi attribuiscono all’infanzia e alla adolescenza.
Ritenere che siano patologie è un punto di vista adultocentrico, è patologico ciò che non rientra nei nostri modelli, nelle nostre aspettative, nella norma che tutto conforma. Ma disagio, rifiuto, contrasto, ribellione, per quali motivi dovrebbero avere ragioni diverse da quelle che portano gli adulti agli stessi comportamenti? Anche per i bambini e gli adolescenti la rottura è sempre contro qualcosa, solo che il nostro adultismo, al quale secondo noi deve aspirare chi cresce, ci impedisce di vedere che appunto si tratta di forme di resistenza, da parte di chi indubbiamente è più debole e non ha ancora elaborato gli strumenti per difendersi, all’imperante potere adulto e ai suoi modelli di riferimento.
Capisco che collocarsi in questa prospettiva è dirompente, perché sconvolge l’intero impianto delle relazioni educative nella nostra società, perché mina alle fondamenta come abbiamo pensato finora la scuola, la famiglia, l’associazionismo e ancora altro. Ma attenzione si tratta di compiere un salto, che ci può sembrare ovvio, ma che nella pratica poi quotidianamente contraddiciamo, considerare bambine e bambini, ragazze e ragazzi (nei fatti e non solo in teoria) come soggetti. Questo concetto non è certo chiaro in chi pensa di portare a “sgambare” il proprio bambino, come un oggetto, un cane o un animale da gestire.
Infanzia e adolescenza come età autonome, liberate dalle relazioni educative e sociali, significa mettere in discussione il predominio dell’adulto che si esprime in termini educativi, culturali, economici e psicologici.
Credo che siano sotto gli occhi di tutti le condizioni devastanti prodotte dall’ideologia “infantilistica” delle nostre società, a partire dai modelli prettamente consumistici che il mercato per l’infanzia ha imposto, dalla competizione fino ai farmaci per gestire l’ansia da prestazione e le sconfitte. Anziché occuparci del progetto di vita dei nostri bambini, adolescenti e giovani, li abbiamo trasformati in progetti a misura del mondo adulto che li circonda.
Cibo, giochi, attività, spostamenti, sport, ecc. sono sistematicamente monitorati, programmati, controllati, pensati e organizzati sempre dall’adulto e dalle sue visioni. I risultati di questa colonizzazione sono riconoscibili anche in ambito psicologico e medico: obesità, bulimia, anoressia, disturbi cardio-vascolari, depressione, autolesionismo. Il tutto in una relazione con adulti che oscillano dall’autoritarismo al permissivismo, con padri amiconi e madri giovanili, nella convinzione di poter così penetrare più efficacemente nelle coscienze “infantili” e “adolescenziali”.
Le stesse considerazioni valgono anche per la scuola che continua il ruolo di uniformizzazione della famiglia, di controllo secondo le necessità dello Stato, isolando sempre più l’infanzia e l’adolescenza da se stesse, dalla vita reale e viva della comunità sociale.
Scoprire la portata del valore in sé dell’infanzia e dell’adolescenza comporta un capovolgimento nella relazione adulto-bambino, adulto-ragazzo, un ribaltamento di prospettiva e di finalità, essere adulto al cospetto dell’infanzia e dell’adolescenza non per educare a “dover essere”, ma per “educare a essere”, solo così forse è possibile offrire alle nuove generazioni un mondo più libero e felice di quello che attualmente abitiamo, prodotto da un adultismo in funzione di sé e del mercato, anziché al servizio della vita e dei progetti di chi ora è solo apparentemente “piccolo”.

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IMMAGINARIO
Libri gustosi.
La foto di oggi…

Pasticci di pasta reale ripieni di riso alla turca, fritti e ricoperti di zucchero…

Dai piatti rinascimentali del cuoco di corte Messisbugo, fino alla cucina degli avanzi. La mostra “Il gusto dei libri” rivela ricettari e guide gastronomiche dal ‘400 a oggi. Fino al 30 luglio alla Biblioteca Ariostea di Ferrara.

Questa è la nostra prima foto per il profilo Instagram del Comune di Ferrara, @comunediferrara che gestiremo da oggi al prossimo lunedì.
L’autrice è la nostra redattrice Giorgia Mazzotti, che ha anche scritto l’articolo sulla mostra [leggi].

Cos’è Instagram? E’ un’applicazione per smartphone che permette di scattare foto, aggiungere effetti e condividerle nella comunità di Instagram, ma anche su tutti i principali social network come Facebook e Twitter.

Cos’è #MyFerrara? E’ un’iniziativa dell’Agenda Digitale del Comune di Ferrara in collaborazione con il gruppo Igers Ferrara (gli utilizzatori ferraresi di Instagram) per avvicinare i cittadini alle pubbliche istituzioni attraverso i social network. Ferraraitalia è il primo media partner ufficiale di #MyFerrara. Chiunque può candidarsi a gestire il profilo @comunediferrara per una settimana. Tutti i dettagli sulla pagina del progetto [leggi].

Cos’è un hashtag? La parola deriva dall’inglese hash (cancelletto) e tag (etichetta). Sono parole chiave che, inserite nei post di alcuni social precedute dal simbolo #, permettono di indicizzarli. Cercando quelle parole, verranno fuori tutti i post che le contengono, provate con #ferraraitalia, e usatelo a vostra volta!

#comunediferrara #MyFerrara #Ferraraitalia #ferrara #igersferrara

OGGI – IMMAGINARIO MYFERRARA

Ogni giorno immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

[clic sulla foto per ingrandirla]

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foto di Giorgia Mazzotti

GERMOGLI
Mamme.
L’aforisma di oggi

Mamma, la parola più bella del mondo.

tagore“Il bambino chiama la mamma e domanda: “Da dove sono venuto? Dove mi hai raccolto?” La mamma ascolta, piange e sorride mentre stringe al petto il suo bambino. “Eri un desiderio dentro al cuore” (Rabindranath Tagore)

 

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

ACCORDI
L’Airone con le ruote.
Il brano di oggi…

Gino PaoliOgni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

(per ascoltarlo cliccare sul titolo)

Gino Paoli – Coppi

Oggi, nel 1940, nasceva ufficialmente la più grande leggenda della storia del ciclismo: un giovane ragazzo di vent’anni, dopo 3574 chilometri, vinceva per la prima volta il Giro d’Italia. Il suo nome era Fausto Coppi e quello fu solo la prima di cinque Corse Rosa conquistate insieme a tantissimi altri successi che lo hanno consacrato tra gli sportivi più vincenti e amati di tutti i tempi. “Un omino con le ruote” lo descriveva Gino Paoli in un bellissimo brano dedicato proprio a Coppi nel 1988 e contenuto nell’album L’ufficio delle cose perdute.

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

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