Giorno: 2 Novembre 2015

Giovedì 5 novembre al Circolo Arci Zone K il trio “Quai des Brumes” in concerto

da: Circolo Arci Zone K

Rassegna “Zone Jazz”, giovedì 5 novembre 2015 alle 22 il Trio “Quai des Brumes” (Benedetti, Tolga e Bartoli) live

Dopo lo stimolante ed “energetico” concerto del quartetto con Roberto Manuzzi, Lele barbieri, Massimo Mantovani e Roberto Poltronieri della settimana scorsa, giovedì 5 novembre sul palco del locale di Malborghetto Di Boara potremo assaporare le atmosfere raffinate e sensuali del trio Quai Des Brumes composto da Federico Benedetti al clarinetto, Emilio Tolga Düring alla chitarra e da Roberto Bartoli al contrabbasso.
Il trio esplora, tra virtuosismi e citazioni, le contaminazioni tra musica gipsy, atmosfere balcaniche e klezmer, canzone francese e naturalmente tanto jazz. In una parola quel crogiuolo di culture che si potevano incontrare nella Parigi degli anni ’20 o ’30, città creatrice di miti come nei film di Marcel Carné: quel “Quai des brumes” (in italiano “Il porto delle nebbie”) in cui i sogni e i drammi del proletariato urbano parigino assurgevano a dimensione di mito. Musica di atmosfere, stimolo per un immaginazione oggi spesso addormentata, invito a reinventare un mondo che non c’è più o che forse non c’è mai stato perché, come diceva Shakespeare, “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.
Zone K aprirà dalle ore 18 con “l’aperitivo in jazz”. Il concerto avrà inizio alle 22 circa. L’ingresso è rigorosamente gratuito e riservato ai soci Arci. Vista la limitata disponibilità dei posti si consiglia la prenotazione al 346.0876998.

Mercoledì 4 novembre Libreria Ibs+Libraccio di Ferrara ospita Marino Buzzi per presentare il suo libro “L’ultima volta che ho avuto sedici anni”

da: responsabile eventi Ibs Ferrara

Presso la storica sala dell’Oratorio San Crispino, Libreria Ibs+Libraccio di Ferrara presenta l’ultimo libro di Marino Buzzi edito da Baldini & Castoldi, dialoga con l’autore Elena Buccoliero. L’incontro è previsto alle ore 17:30 di mercoledì 4 novembre. Con interventi dei rappresentanti dei direttivi di ArciGay, ArciLesbica e A.Ge.D.O.

Giovanni e la sua irrequieta adolescenza, le sue paure, le sue debolezze. Un ragazzo dal corpo troppo ingombrante per poter passare inosservato, vittima perfetta dei bulli della scuola. Il sadico equilibrio creatosi all’interno della piccola comunità si rompe quando Giovanni scompare nel nulla, improvvisamente. È lui stesso a raccontare in presa diretta cosa succede in paese dopo la sua scomparsa, quali sono le reazioni di tutti, da una prospettiva obliqua e lucidissima, utile a restituire i comportamenti e gli umori della gente di fronte a un evento tristissimo e inspiegabile.

L’ultima volta che ho avuto sedici anni racconta una storia purtroppo quotidiana, tanto feroce quanto possono esserlo i ragazzi. Ci racconta l’inconsapevolezza che a volte guida i più giovani nel mettere in pratica le violenze più ignobili e ottuse.
A conversare con lo scrittore ci sarà la sociologa Elena Buccoliero, che si occupa, tra l’altro, di prevenzione al disagio giovanile, e in particolar modo di bullismo. Proprio su questo tema specifico svolge attività di ricerca, formazione per insegnanti e genitori, consulenza per i ragazzi. Ci saranno inoltre brevi interventi di rappresentanti dei comitati cittadini di Arcigay e ArciLesbica per quanto concerne il bullismo declinato alla discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere, e per illustrare lo stato dell’arte della legge contro l’omofobia arenata in Parlamento.
Marino Buzzi, classe 1976, originario di Comacchio, scrittore, libraio e blogger, dopo aver pubblicato nel 2011 ‘Confessioni di un ragazzo perbene’ e ‘Un altro bestseller e siamo rovinati’, torna in libreria con un tema fortemente sentito dall’autore, il bullismo. In questo romanzo racconta una storia fatta di vicende quotidiane, feroci quanto possono esserlo i ragazzi in certe circostanze, guidati a volte dall’inconsapevolezza nel mettere a volte in pratica le violenze più ignobili e ottuse.

Giovedì 5 novembre a Cento lavori di manutenzione straordinaria alla rete idrica

da: ufficio stampa Hera

Giovedì 5 novembre lavori di manutenzione straordinaria alla rete idrica di Cento. Sospensione del servizio idrico a 15 utenze e possibili cali di pressione

Giovedì 5 novembre Hera eseguirà a Cento un intervento sulle reti idriche su richiesta del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, nell’ambito del “Progetto complessivo degli interventi per la sicurezza idraulica della città di Cento e del suo territorio – 1° Stralcio – Realizzazione di invasi di accumulo a fini idraulico e ambientali”.
Per consentire la realizzazione delle opere previste dal progetto, Hera, il giorno 5 novembre, a Cento, disattiverà il tratto di condotta idrica posto lungo la pista ciclabile di via Ferrarese, in prossimità dell’intersezione con la via S. Rocco. Contemporaneamente Hera realizzerà un tratto provvisorio di rete idrica (by-pass) mediante la posa interrata, all’esterno della pista ciclabile, di circa 35 metri di tubazione in polietilene.
L’intervento comporterà, dalle 9 alle 17 del 5 novembre, la sospensione del servizio idrico a 15 utenze dislocate in via Ferrarese; utenze preventivamente informate dai tecnici di Hera.
Inoltre, durante i lavori, si potranno avere diminuzioni di pressione nell’erogazione del servizio nelle località di Renazzo, Bevilacqua e XII Morelli.
Tra qualche mese, quando il Consorzio di Bonifica avrà compiuto le opere previste dal progetto, Hera provvederà a ricollocare una nuova condotta nella posizione originaria rimuovendo il tratto provvisorio (by-pass). In tale circostanza il servizio sarà interrotto per il tempo strettamente necessario a ricollegare la nuova condotta alla rete idrica e dell’interruzione ne verrà data preventiva e ampia informazione.
Al termine dei lavori potrebbero verificarsi temporanei intorbidimenti eliminabili lasciando scorrere l’acqua per qualche minuto.
In caso di imprevisti o maltempo i lavori verranno rinviati al giorno successivo.
Hera si scusa per il disagio arrecato, assicurando il contenimento al minimo dei tempi di intervento.
Per informazioni è possibile contattare il Pronto Intervento al numero 800.713.900, attivo tutti i giorni, 24 ore su 24.

Mercoledì 4 novembre a Comacchio celebrazioni della Festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia

da: ufficio stampa Comune di Comacchio

Mercoledì 4 novembre 2015, in occasione della ricorrenza della Festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia, l’Amministrazione Comune e la locale sezione dell’Associazione Nazionale Barsaglieri, in collaborazione con gli Istituti comprensivi di Comacchio e di Porto Garibaldi, hanno pianificato il seguente programma di celebrazioni:
ore 9: raduno in Piazza Roma;
ore 9.15: Alzabandiera;
ore 9.20: celebrazione della Santa Messa;
ore 10: inaugurazione del Monumenti ai caduti della Prima Guerra Mondiale con deposizione di una corona di alloro e lettura dei nomi degli stessi caduti, da parte degli alunni delle scuole del territorio;
ore 10.15: discorsi celebratici con interventi del Vice-Sindaco Denis Fantinuoli e del Presidente dell’Associazione Nazionale Bersaglieri, Sezione “Natale Cavalieri” – Poer Giuseppe Gelli;
ore 10.30: corteo per la deposizione delle corone di alloro al Parco della Resistenza, alle lapidi di Piazza Folegatti e al Sacrario dei Caduti;
ore 11.15: deposizione di una corona di alloro al Monumento ai caduti in piazza Don Giovanni Verità a Porto Garibaldi;
ore 11.30: deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti in Piazza Rimembranza a San Giuseppe;
Solo in caso di condizioni meteorologiche avverse la Santa Messa verrà celebrata nel sacrario dei Caduti (Via Cavour a Comacchio).
Sempre il 4 novembre prossimo, con il patrocinio della Regione Veneto e delle Città di Vittorio Veneto, Conegliano e Comacchio, sarà inaugurata a Palazzo Todesco a Vittorio Veneto la mostra “Messaggi di Pace”. Si tratta di un viaggio lungo cento anni, quelli che ci separano dallo scoppio del primo conflitto bellico mondiale, attraverso 100 opere di artisti contemporanei tra i più rappresentativi. Per l’occasione saranno esposte anche opere del maestro Remo Brindisi. Lo scopo che si prefigge la mostra, al pari delle celebrazioni del 4 novembre, è quello di ribadire con forza i valori universali della Pace e della fratellanza tra i popoli. La mostra “Messaggi di Pace” sarà visitabile a palazzo Todesco sino al 10 gennaio 2016.

Domenica 8 novembre arriva via satellite nei cinema dell’Emilia Romagna il balletto Jewels del Teatro Bolshoi di Mosca

da: Ufficio Stampa Nexo Digital

In Emilia Romagna aderiscono i cinema:
EMILIA ROMAGNA Ferrara Uci www.ucicinemas.it
EMILIA ROMAGNA Forlì Astoria www.cinemaastoria.it
EMILIA ROMAGNA Imola Osservanza Cinema Teatro cinemaosservanza.it/
EMILIA ROMAGNA Ravenna Astoria www.cinemateatroastoria.com
EMILIA ROMAGNA Reggio Emilia Uci www.ucicinemas.it
EMILIA ROMAGNA Rimini Tiberio www.cinematiberio.it

Dopo l’apertura strepitosa con la nuova produzione di Giselle in diretta via satellite dal Bolshoi, continua con Jewels la nuova grande stagione del balletto del Bolshoi di Mosca al cinema, programmataanche per il 2015/2016 da Nexo Digital e Pathé Live. Il secondo appuntamento è con uno dei più grandi balletti classici mai rappresentati, Jewels, capolavoro che solo ed esclusivamente il Bolshoi ha l’autorizzazione di produrre e filmare da parte della Balanchine Trust. Così, domenica 8 novembre alle ore 16 lo spettacolo del geniale coreografo George Balanchine torna a vivere nelle sale di tutto mondo (elenco delle sale italiane su www.nexodigital.it), registrato dal Bolshoi di Mosca. La leggenda, desunta anche da qualche rivelazione dello stesso Balanchine, vuole che furono New York e le affascinanti vetrine di gioielli della Fifth Avenue gli spunti cui ispirarsi per realizzare un balletto che è elogio della bellezza della danza e della preziosità delle gemme rifinite con la stessa perfezione che Balanchine voleva ogni volta raggiungere nei movimenti dei propri ballerini. Nasce così un trittico di puro stile, ispirato alle tre principali scuole di danza che avevano maggiormente influenzato il percorso del coreografo, quelle di Parigi, New York e San Pietroburgo. Il balletto si divide quindi in tre parti. La prima è Smeraldi (Emeralds), l’omaggio poetico alla scuola romantica francese; la seconda Rubini (Rubies), omaggio alla tradizione americana dei musical di Broadway e del Jazz; l’ultima, Diamanti (Diamonds) è l’evocazione della tradizione e dei classici del balletto russo. La rappresentazione nel suo complesso, con i brani tratti dal repertorio di Georges Fauré, Igor Stravinsky e Pyotr Ilyich Tchaïkovski, risulta essere uno straordinario divertissement all’insegna dei colori delle gemme preziose. Dal momento in cui fu messo in scena – la prima volta nel 1967 a New York – Jewels dovette il suo successo all’originalità e alla capacità di riuscire a portare sul palcoscenico uno spettacolo di pura danza. La stagione del balletto del Bolshoi al cinema è distribuita in Italia da Nexo Digital in collaborazione con il mediapartner MYmovies.it
George Balanchine (1904-1983): fu coreografo e creatore di balletti russi formatosi alla Scuola Imperiale di Balletto e al Conservatorio di San Pietroburgo. L’incontro con Diaghilev (che gli suggerì di francesizzare il proprio nome, Georgij Melitonovič Balančivadze, in vista dell’imminente successo e della necessità di una maggiore riconoscibilità presso il pubblico europeo) e l’entrata nei Balletti Russi segnarono l’inizio di una folgorante carriera in veste di coreografo. Dopo la morte di Diaghilev ed esperienze vissute tra Londra, Parigi, Copenhagen e Monte Carlo, il trasferimento di Blanchine negli Usa e il suo ruolo preminente al New York City Ballet, come direttore aggiunto e aiuto coreografo, segnarono l’inizio di una fase molto significativa per la sua carriera. Realizzò oltre quattrocento coreografie per balletto, musical, circo e cinema, dando un fondamentale contributo al rinnovamento del balletto classico nello spirito del XX secolo.
Jewels | Balletto in 3 atti
Libretto: George Balanchine
Coreografia di George Balanchine
Musica: Emeralds di Gabriel Fauré i Rubies di Igor Stravinsky i Diamonds di Pyotr Ilyich Tchaikovski
Con l’Orchestra del Bolshoi Teatro Accademico di Stato con i solisti del Bolshoi, il Corpo di Ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca
Durata approssimativa: 2 h e 30 min. circa
Ecco qui sotto il calendario degli appuntamenti del Bolshoi al cinema:
Domenica 6 dicembre
Titolo
La signora delle camelie
Dettagli
In diretta da Mosca
Sinossi
Armand Duval si innamora follemente di Marguerite Gautier, una bellissima cortigiana dell’alta società parigina. Nonostante l’infedeltà di lei, Armand farà tutto il possibile per conquistare il suo cuore e convincerla a rinunciare alla sua vita permissiva… Musica: Frédéric Chopin | Coreografia John Neumeier | Dal romanzo di: Alexandre Dumas| Con il corpo di ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca. Due motivi per non perderlo. Il Bolshoi restituisce nuova vita al tragico capolavoro di Neumeier, accompagnato dalla squisita partitura di Chopin. Questa produzione assume una consistenza emotiva e drammatica che solo i ballerini del Bolshoi possono creare “Questo balletto ricco di personalità ha trovato una compagnia di ballo all’altezza delle sue sfide”– Financial Times.
Domenica 20 dicembre
Titolo
Lo Schiaccianoci
Dettagli
Registrato
Sinossi
La vigilia di Natale il misterioso padrino di Maria, Drosselmeyer, le dona uno strano giocattolo: uno schiaccianoci di legno intagliato a forma di soldatino. A mezzanotte, quando la festa è finita, tutti i giocattoli prendono vita come per magia. Sarà lo schiaccianoci, assieme ai soldatini di piombo, a salvare Mary dal Re dei Topi e dal suo esercito… Musica di Tchaïkovski | Libretto e coreografia originali di E.T.A. Hoffmann e Marius Petipa) | Libretto e coreografia nuovi di Youri Grigorovitch | Con il corpo di ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca. Due motivi per non perderlo. Questo classico natalizio incanta tutta la famiglia con la sua ambientazione da favola e l’eterna partitura di Tchaikovsky. La versione del Bolshoi de Lo Schiaccianoci acquisisce una speciale e bellissima sfumatura amorosa e filosofica, danzata dal grandioso Denis Rodkin nelle vesti del principe coraggioso e dalla magica Anna Nikulina nelle vesti di Marie.
Domenica 24 gennaio
Titolo
La bisbetica domata
Dettagli
In diretta da Mosca
Sinossi
Molti pretendenti sognano di sposare la deliziosa e docile Bianca, incluso Lucenzo. Ma il padre di Bianca non permetterà che nessuno la sposi prima che la sorella maggiore, l’irritabile bisbetica Katherina, abbia trovato per prima marito… Musica di Dmitri Shostakovich | Coreografia di Jean-Christophe Maillot | dal testo di William Shakespeare | Con il corpo di ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca. Due motivi per non perderlo. Il coreografo francese Jean-Christophe Maillot ammalia il pubblico con il personale adattamento della commedia di Shakespeare, fatto su misura per i ballerini del Bolshoi, e inscena due ore magnetiche di danza continua, evidenziando l’audacia e l’energia del Bolshoi in un modo completamente nuovo. Questa nuova produzione può essere vista solo al Bolshoi.
Domenica 13 marzo
Titolo
Spartacus
Dettagli
Registrato
Sinossi
Nell’antica Roma, il trace Spartaco viene fatto prigioniero da Crasso e dalla moglie Frigia. Costretto a combattere da gladiatore e a uccidere uno dei suoi amici, Spartaco trama una rivolta senza precedenti… Musica di Aram Kachaturian | Coreografia e libretto di Yuri Grigorovitch | Con il corpo di ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca. Due motivi per non perderlo. Lo Spartacus di Grigorovich fu creato al Bolshoi nel 1968 e da lì è rimasto la firma della compagnia russa. Questa produzione spettacolare è un tour de force epico, che restituisce la forza d’espressione per cui i ballerini del Bolshoi sono conosciuti in tutto il mondo. Il primo ballerino Mikhail Lobukhin è grandioso nel ruolo del leggendario gladiatore, così come Svetlana Zakharova nei panni di Egina…
Domenica 10 aprile
Titolo
Don Chisciotte
Dettagli
In diretta da Mosca
Sinossi
L’eccentrico eroe di Cervantes, Don Chisciotte, parte per un viaggio ricco di avventure con il suo fedele scudiero, il contadino Sancho Panza, alla ricerca della donna perfetta. Nel suo viaggio incontra Kitri, l’affascinante figlia di un oste, che egli pensa possa essere il suo amore ideale…
Musica di Leon Minkus | Coreografia originale di Marius Petipa e Alexander Gorsky | Coreografia nuova di Alexei Fadeyechev | Libretto nuovo di Marius Petipa | testo originale di Miguel De Cervantes | Con il corpo di ballo e le Etoiles del Bolshoi di Mosca. Due motivi per non perderlo. La ricercatezza e l’eccellenza del Bolshoi si incontrano nell’acclamatissima messa in scena di questa performance esaltante accompagnata dalla famosa partitura di Minkus. Il marchio del Bolshoi si contraddistingue per nuovi set e costumi che accompagnano questa produzione colorata e tecnicamente ambiziosa. Don Chisciotte è la quintessenza del Bolshoi, piena di vita e da non perdere!
Il Bolshoi Ballet è una compagnia di balletto classico fondata nel 1776. Le sue origini affondano le radici nella creazione di una scuola di danza per un orfanotrofio di Mosca nel 1773. Tre anni più tardi i ballerini della scuola sono stati il nucleo della nuova compagnia russa. A partire dalla nomina di Alexander Gorsky come maestro di ballo nel 1900 la società ha iniziato a sviluppare la sua straordinaria identità con produzioni acclamate tra cui il Don Chisciotte (1900), la Coppélia (1901), Il lago dei cigni (1901 ), La fille mal gardée (1903), Giselle (1911), Le Corsaire (1912) e La Bayadère (1917).

Il Gruppo Duetorrihotels vince il premio “The World Luxury Awards 2015”

da: Ufficio Stampa Omnia Relations

Ne fanno parte strutture storiche nel cuore di città d’arte e cultura italiane: il Grand Hotel Majestic di Bologna, unico 5 stelle Lusso di tutta l’Emilia-Romagna, il Due Torri Hotel di Verona, 5 stelle che ospitò anche Mozart e Goethe, l’Hotel Bernini Palace di Firenze, che fu la Buvette del Parlamento durante gli anni di Firenze Capitale, e il Bristol Palace di Genova, 4 stelle Luxury Collection, dove persino Alfred Hitchcock trovò ispirazione. Il valore aggiunto del gruppo Duetorrihotels, attivo dal 2010, è il made in Italy trasportato nell’universo dell’hotellerie: quel “fatto in Italia” che, da patrimonio materiale – di eleganti edifici di grande valore storico-artistico – diventa patrimonio immateriale fatto di cordialità, accoglienza, massima attenzione al dettaglio, qualità senza compromessi e, non da ultimo, umanità.
Milano, 2 novembre 2015_Estrema attenzione alle necessità e ai desideri di ogni cliente e una spiccata vocazione internazionale. Questi i principali asset che hanno consentito al Gruppo Duetorrihotels di conquistare il World Luxury Hotel Awards 2015, l’ambito riconoscimento internazionale volto a identificare e premiare i caratteri di eccellenza del servizio e cura del cliente per il settore dell’hotellerie.
«Senza dubbio un importante traguardo – ha commentato Franco Vanetti, direttore generale Duetorrihotels –, soprattutto perché si tratta di un premio di gruppo, di cui tutti i nostri hotel sono protagonisti e che tutti hanno contribuito a raggiungere, con un puntuale e preziosissimo lavoro di squadra».
World Luxury Hotel Awards 2015 nasce con l’obiettivo di celebrare gli elevati standard qualitativi e innescare un meccanismo virtuoso di competitività. Per questo il riconoscimento viene assegnato direttamente dagli ospiti stessi che sono chiamati a valutare l’hotel.
Il premio è una significativa conferma del percorso portato avanti dal Gruppo che dal 2010 si sta affermando come una realtà di riferimento nel panorama dell’hotellerie italiana, oggi riconosciuta anche a livello internazionale.
Obiettivo del gruppo quello di offrire un’esperienza di vacanza e accoglienza all’insegna dello stile italiano. Anche per questo, per conservare al meglio la propria storia – che è anche storia e patrimonio comune al turista, alle città e dei suoi abitanti – il Gruppo Duetorrihotels ha portato e sta portando avanti importanti processi di recupero e ristrutturazione.
Grand Hotel Majestic “già Baglioni”, *****L, Bologna
(The Leading Hotels of the World, Locali Storici d’Italia)
Due Torri Hotel, *****, Verona (The Leading Hotels of the World)
Hotel Bernini Palace, *****, Firenze (Les Clefs d’Or Concierge Service)
Hotel Bristol Palace, **** (Luxury collection)
www.duetorrihotels.com

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Comune di Ferrara: tutti i comunicati del 2 novembre

da: ufficio stampa Comune di Ferrara

VIABILITA’ – Provvedimenti in vigore il 4 e 5 novembre

Modifiche al traffico per lavori in via Modena, corso Isonzo e intersezione a rotatoria corso Isonzo/via Darsena

02-11-2015

IN VIA MODENA CIRCOLAZIONE A SENSO UNICO ALTERNATO PER LAVORI

Per consentire l’esecuzione di lavori di allaccio idrico per conto di Hera, nelle giornate di mercoledì 4 e giovedì 5 novembre, salvo avverse condizioni meteo, in via Modena, in corrispondenza del numero civico 163 (in prossimità dell’intersezione con via Eridano) sarà istituito il senso unico alternato regolato con moviere o impianto semaforico.
L’intervento potrà comportare qualche rallentamento nei tratti interessati.

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MODIFICHE AL TRAFFICO PER LAVORI IN CORSO ISONZO E SULL’INTERSEZIONE A ROTATORIA CORSO ISONZO/VIA DARSENA

Per consentire lavori di ripristino del manto stradale in corso Isonzo e sull’intersezione a rotatoria corso Isonzo/via Darsena, nelle giornate di mercoledì 4 e giovedì 5 novembre verrà installata un’area di cantiere che provocherà modifiche alla normale circolazione, con deviazioni del traffico segnalate da apposite tabelle.

 

 

BIBLIOTECA ARIOSTEA – Martedì 3 novembre alle 17 invito alla lettura

‘Trema anche la luna’: poesie e scritti di Paola Sarcià

02-11-2015

Ha per titolo ‘Trema anche la luna’ la raccolta poetica di Paola Sarcià che martedì 3 novembre alle 17 sarà presentata nella sala Agnelli della biblioteca Ariostea. L’incontro, che vedrà la presenza dell’autrice, sarà introdotto da Sergio Lorenzo Sperti, docente di Storia dell’Arte al Liceo Ariosto di Ferrara.

 

LA SCHEDA a cura degli organizzatori

Un iniziale rapporto con la natura,che si estrania e che poi dirompente rientra a dare la sua forza, a rinvigorire quella umana devastata dal suo materialismo, e natura che ancora si riallontana per viversi da sé e poi amalgamarsi nell’amore, nell’amare il prossimo, partendo da quel sentimento panteistico che non sappiamo più riconoscere. […] Sono poesie brevi, come la brezza che sa sollecitare una pelle addormentata, e insieme intervallate da lunghe righe di pensieri, come cieli che ti sanno guardare, sono insieme versi e righe a formare e a scandire i tempi interni dell’autrice, in questa raccolta dal titolo lirico. […] L’attenzione di questo lavoro poetico prima rivolto alla natura e poi all’urlo cieco dell’umanità, cerca nel viaggio degli scritti di riunire nelle sue contraddizioni poetiche e nelle sue offese realtà, l’essere umano al cosmo.(dall’introduzione di Barbarah Guglielmana)

 

Paola Sarcià, nata Bologna, risiede a Ferrara dal 1986; è docente di inglese presso una Scuola Superiore della città. Scrive poesie dal 2003, ha partecipato a diversi premi nazionali ed è stata inserita in diverse antologie, fra cui l’Antologia del Premio letterario Città di Monza 2005 e 2007; l’Antologia del Premio Marguerite Yourcenar 2006 e 2007 ;è stata premiata con il Premio d’Onore alla IV edizione del Premio Letterario Internazionale Archè “Anguillara Sabazia Città d’Arte” 2006. Nel 2008 ha pubblicato “Occhi di Zagara” Edizioni Il Foglio, con la prefazione di Patrizia Garofalo. È stata inserita nelle antologie “L’Impoetico Mafioso” Edizioni CFR 2010 a cura di Gianmario Lucini con la poesia; “Oltre le nazioni” Edizioni CFR 2011 a cura di Gianmario Lucini; “I Poeti del Duca” a cura di Matteo Bianchi edizioni Kolibris 2013.
Nel 2012 ha pubblicato “Echi dall’Onda” nella collana Orizzonti, Ed. Il Foglio, con la prefazione di Patrizia Garofalo.

 

In ricordo del professor Francesco Dondi

di Tiziano Tagliani *

02-11-2015

“Con questo ricordo vorrei rivolgere il saluto mio e della città al Prof Francesco Dondi che due giorni fa, dopo lunga malattia, ci è venuto a mancare.
É stata non solo una importante figura di riferimento per il nostro Ateneo ferrarese ma anche un prezioso ed instancabile scienziato che ha collaborato a tanti progetti nazionali ed internazionali su le politiche ambientali sostenibili.
In particolare per la città di Ferrara si é dedicato alla realizzazione di numerosi programmi e alla divulgazione dei concetti di etica ambientale per lo sviluppo sostenibile.
Negli anni 2000, come Direttore del Master in Scienze Tecnologie e Management con indirizzo materiali polimerici che vedeva coinvolta la Basell, ha arricchito il corso di studi con diverse tematiche di tipo ambientale : bonifiche, riduzione emissioni, qualità dell’acqua, ecc e, in accordo con il Comune ( in particolare con Alessandro Bratti ex Assessore comunale all’ambiente) ha creato una rete di partner coinvolgendo non solo le istituzioni locali ma anche le multiutility tra cui Hera, tutte le imprese del petrolchimico, quelle dell’ area ex Solvay ed altre ancora anche fuori provincia.
Tanti ragazzi neo laureati attraverso questa esperienza hanno potuto accrescere competenze e professionalità, ed in molti casi il percorso in azienda si è tramutato in vero e proprio posto di lavoro.

Negli ultimi anni si è concentrato sull’impegno etico della scienza, organizzando – anche qui in collaborazione con gli enti locali e le imprese- un grande convegno internazionale a cui ha partecipato il Richard Ernst – Premio Nobel della Chimica 2001.
Vorrei ricordare il suo ultimo impegno per la città: la mostra sull’acqua e sostenibilità ambientale, ostinatamente da lui voluta presso il Castello Estense, per coinvolgere l’intera cittadinanza.Per lui, quindi, quasi un testamento alla città che ha molto amato, al pari di Sermide sua città natale.
Grazie Professor Dondi per quanto ha donato alla città e per aver accresciuto in noi la sensibilità per politiche attente alla sostenibilità ambientale”

 

* Sindaco di Ferrara

ISTITUZIONE SCUOLA – Partita l’iniziativa coordinata dall’Istituzione dei Servizi educativi e dall’Ufficio Verde pubblico

“Cadono le foglie… e noi le raccogliamo”

02-11-2015

Arriva l’autunno e cadono le foglie. Dal 27 ottobre al 12 novembre 2015, insegnanti genitori bambini e operatori del verde, saranno tutti insieme impegnati per la raccolta delle foglie nei giardini dei Nidi, Servizi integrativi e Scuole dell’infanzia comunali della città.

L’iniziativa, promossa e coordinata dall’Istituzione dei Servizi educativi, scolastici e per le famiglie e dall’Ufficio Verde pubblico ed Arredo urbano del Comune di Ferrara, è inserita nel progetto “Scuole come beni comuni” e intende potenziare un coinvolgimento attivo dei genitori in interventi di cura e miglioramento di cortili, aree verdi e edifici scolastici nel territorio comunale.

L’esperienza, per questa seconda annualità, vede il coinvolgimento di stagisti e allievi di Coop.va Sociale “La Città Verde” e dopo l’avvio al Nido “Rampari” (martedì 27 ottobre) proseguirà nei plessi Nido “Giardino” (giovedì 5 novembre, ore 14.00), Scuola “Jovine” (venerdì 6 novembre, ore 16), Nido “Trenino” (sabato 7 novembre, ore 10), Scuola “Gobetti” (sabato 7 novembre, ore 10), Centro “Millegru”, Spazio Bambini “Piccole Gru” e Nido “Il salice” (sabato 7 novembre ore 10.30), Nido “Leopardi” (mercoledì 11 novembre, ore 14) e Scuola “Casa del bambino” (giovedì 12 novembre, ore 15).

Il sostegno e la valorizzazione delle esperienze di cittadinanza e partecipazione attiva che vedono protagonisti bambini, genitori e insegnanti stanno alla base di un progetto che intende incentivare la nascita di reti di solidarietà e di collaborazione tra cittadini e istituzioni.

Il progetto “Scuole come beni comuni” proseguirà, così come lo scorso anno, con la possibilità di accedere, da parte di tutti gli ordini scolastici(dai nidi alle scuole secondarie di secondo grado) a contributi per dieci microprogetti per la realizzazione di attività che si propongono di sviluppare esperienze comunitarie e di socializzazione tra le famiglie , nonché proposte di utilizzo delle risorse strumentali e degli spazi scolastici per sostenere mutualità e reti di relazione comunitarie.

I progetti dovranno essere presentati, utilizzando il modulo predisposto ed inviato alle scuole, entro le ore 14.00 di venerdì 27 novembre presso la sede dell’Istituzione dei Servizi educativi, scolastici e per le famiglie in via G.D’Arezzo n. 2.

 

(Comunicato a cura dall’Istituzione dei Servizi educativi, scolastici e per le famiglie)

CONSERVATORIO FRESCOBALDI – Sabato 7 novembre 2015 ore 17 – Ridotto del Teatro Comunale di Ferrara

“A casa di…”: Luigi Legnani e il virtuosismo strumentale nell’Ottocento a cura di Maurizio Pagliarini

02-11-2015

Sabato 7 novembre 2015 a partire dalle 17 le sale del Ridotto del Teatro Comunale “C. Abbado” di Ferrara ospiteranno il secondo appuntamento con l’edizione 2015  della rassegna A casa di…”, progetto artistico e musicale itinerante dedicato alle grandi personalità musicali nate o vissute a Ferrara ideato e promosso dal Conservatorio “G. Frescobaldi”.

L’incontro di sabato 7 novembre sarà interamente dedicato alla figura di Luigi Rinaldo Legnani, compositore e chitarrista dalle straordinarie abilità esecutive nato a Ferrara il 7 novembre 1790. Trasferitosi a Ravenna, dove portò a termine la propria formazione musicale, Legnani passa alla storia come uno dei maggiori chitarristi virtuosi di tutti i tempi e tra i più prolifici compositori di musica per il suo strumento. Si esibì in numerose capitali europee riscuotendo unanimi consensi ed ebbe modo di instaurare proficui rapporti di collaborazione con musicisti di grande spessore; uno tra tutti, Nicolò Paganini, che per Legnani nutriva una profonda e sincera ammirazione. Nella sua lunga vita (si spense a Ravenna nel 1877 a 86 anni) Legnani si distinse inoltre come violinista e come tenore; nel 1850, interrotta l’attività concertistica, si ritirò a Ravenna e si dedicò interamente alla liuteria e alla costruzione di strumenti.

Sergio Monaldini, docente di letteratura e studioso di storia della musica e del teatro, introdurrà il pomeriggio con un momento di approfondimento legato alla figura di Luigi Legnani in rapporto al virtuosismo strumentale dell’Ottocento.

A seguire un concerto dedicato a composizioni chitarristiche di Luigi Legnani e dei suoi contemporanei, che si aprirà con la celebre Sonata Concertata per violino e chitarra in La maggiore di Paganini, opera datata 1803 che vedrà impegnati Francesco Ferrati al violino e Weltur Valentini alla chitarra. Di Luigi Legnani si potrà ascoltare il Duetto Concertante per chitarra e flauto op. 23 nell’interpretazione di Agostino Maiurano (chitarra) e Cristina Popa (flauto). Concluderanno il pomeriggio le Variazioni Concertanti su un tema dalla «Cenerentola» di Rossini per chitarra terzina, pianoforte e quartetto d’archi di Luigi Legnani e Maximilian Joseph Leidesdorf con Piergiacomo Buso alla chitarra e Jacopo Bonora al pianoforte, affiancati da Roberta Scabbia e Camilla Gori (violini), Francesca Bassan (viola) e Valentina Migliozzi (violoncello).

“A casa di…” è un’iniziativa del Conservatorio di Musica “G. Frescobaldi” a cura di Maurizio Pagliarini, realizzata in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale, il Comune e la Provincia di Ferrara, Palazzo dei Diamanti, la Pinacoteca Nazionale di Ferrara e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara.

L’ingresso è libero.

 

(Comunicato a cura del Conservatorio di Ferrara Frescobaldi)

 

CONFERENZA STAMPA – Mercoledì 4 novembre alle 11 al Teatro Anatomico (via Scienze 17)

Presentazione dell’Inventario dell’Archivio Caretti e della mostra per Lanfranco Caretti nel centenario della nascita

02-11-2015

Mercoledì 4 novembre alle 11 al Teatro Anatomico della biblioteca comunale Ariostea (via Scienze 17) si terrà la presentazione dell’Inventario dell’Archivio Caretti e della mostra “Pagine, carte e carte tra le pagine”, dedicata a Lanfranco Caretti nel centenario della nascita.

All’incontro con i giornalisti interverranno il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, il dirigente del Servizio Biblioteche e Archivi Enrico Spinelli, la curatrice dell’Archivio Caretti e della mostra Angela Ammirati e Anna Casotto archivista della Coop Le Pagine.

BIBLIOTECA BASSANI – Mercoledì 4 novembre alle 17 all’auditorium di via Grosoli a Barco

Al via il ciclo di letture “L’ora del racconto” per bambini dai 4 ai 10 anni

02-11-2015

Appuntamento mercoledì 4 novembre alle 17 all’Auditorium della Biblioteca comunale Bassani (via Grosoli 42 – Barco) con il ciclo di letture “L’ora del racconto” per bambini dai 4 ai 10 anni. Sul tema ‘Io e gli altri’ Martina Natali presenterà i racconti “L’intruso: storia di un orso arruffato” e “Paolona musona”.

L’iniziativa è promossa dal Servizio Biblioteche e Archivi della Biblioteca Comunale Bassani del Comune di Ferrara.

CONFERENZA STAMPA – Giovedì 5 novembre alle 11 al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo a Roma

Presentazione della prossima mostra dei Diamanti “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”

02-11-2015

Giovedì 5 novembre alle 11, nel Salone del Ministro al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo a Roma (via del Collegio Romano 27), si terrà la conferenza stampa di presentazione della mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie” che sarà allestita a palazzo dei Diamanti dal 14 novembre al 28 febbraio 2016 (e successivamente a Stoccarda dal 18 marzo al 3 luglio 2016).

All’incontro con i giornalisti interverranno Dario Franceschini Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Tiziano Tagliani Sindaco di Ferrara, Massimo Maisto Vicesindaco e Assessore alla Cultura Turismo e Giovani, Lucia Nardi responsabile Iniziative Culturali ENI, Maria Luisa Pacelli direttrice delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Fondazione Ferrara Arte e Paolo Baldacci curatore della mostra.

 

A cento anni dalla loro creazione tornano a Ferrara i rari capolavori metafisici che Giorgio de Chirico dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918. La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica e curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos celebra questa importante stagione dell’arte italiana e documenta la profonda influenza che queste opere ebbero in quegli anni su Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poco dopo sulle avanguardie europee del Dadaismo, del Surrealismo e della Nuova Oggettività.

 

(Comunicazione a cura di Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea Fondazione Ferrara Arte)

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Agricoltura, al via già da oggi il pagamento degli anticipi: Agrea erogherà 200 milioni

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia Romagna

Sarà erogato un anticipo del 70% relativo alla ‘Domanda Unica 2015’. Soddisfatta l’assessore regionale all’Agricoltura Simona Caselli: “Risorse erogate, con rapidità, che consentono alle imprese agricole emiliano romagnoli di avere una iniezione di liquidità”

Al via da oggi all’erogazione dell’anticipo del 70%, complessivamente 200 milioni di euro, agli agricoltori che hanno diritto agli aiuti relativi alla “Domanda unica 2015”. Ai pagamenti sta provvedendo l’Agenzia regionale per le erogazioni in agricoltura (Agrea).
«Siamo i primi in Italia a procedere ai pagamenti e, come autorizzato dalla Commissione Ue, di aumentare dal 50 al 70 per cento gli anticipi Pac – sottolinea soddisfatta l’assessore regionale alla Agricoltura Simona Caselli – consentendo agli agricoltori emiliano romagnoli di avere una iniezione di liquidità specie per quei comparti che nel 2015 hanno avuto un mercato poco remunerativo».
Il piano dei pagamenti terrà conto della complessità legata all’esecuzione dei controlli amministrativi nelle diverse linee di premio. Così i primi riguarderanno unicamente il pagamento del premio base, poi seguiranno quelli con il valore del greening associato e successivamente quelli con la richiesta del premio “giovane agricoltore”.
Il pagamento ai piccoli agricoltori verrà effettuato a saldo poiché è in fase di elaborazione il valore da corrispondere annualmente fino al 2020.

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Progetto Nepal, per i bambini di Rasuwa si sono riaperte le scuole

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia Romagna

Dodici in più di quelle previste inizialmente, le strutture scolastiche temporanee finanziate dalla Regione Emilia-Romagna nel distretto nepalese di Rasuwa

Anche in Nepal si è tornati a scuola. Sono 31, contro le 19 ipotizzate inizialmente, le strutture scolastiche “temporanee” realizzate nel Paese himalayano distrutto dal terremoto dello scorso 25 aprile, grazie al contributo della Regione Emilia-Romagna e dei Comuni di Pavullo, San Felice sul Panaro e Colorno.
È il dato più significativo segnalato nell’incontro con Gvc, la onlus con sede a Bologna, componente della rete Agire (Agenzia italiana di risposta alle emergenze), sullo stato di avanzamento del progetto ‘A Rasuwa si torna a scuola’.
«Un risultato importante – ha sottolineato la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini – perché abbiamo proprio scelto un progetto che intervenisse sulle scuole, in modo da consentire a bambini e ragazzi un minimo di ritorno alla normalità e il prima possibile. L’aver superato le aspettative – prosegue Gualmini – conferma ancora una volta che altruismo, solidarietà e gratuità sono nel Dna della nostra regione».
In tutto sono state allestite 60 aule scolastiche, dotate di servizi igienici oltre che di prodotti per la prima igiene e la potabilizzazione dell’acqua, a favore di 2.142 (contro i 1.520 previsti inizialmente) studenti e di 79 (a fronte dei 76 previsti dal progetto) insegnanti.
Per questi ultimi sono stati organizzati anche corsi di formazione per il supporto psico-sociologico ai bambini traumatizzati dalla catastrofe, che nel territorio nepalese ha provocato 8.856 vittime e gravi danni a 600.000 abitazioni.
L’intervento si è concentrato a Rasuwa, uno dei distretti nepalesi maggiormente colpiti dal terremoto e dove il 95 per cento delle costruzioni erano crollate.
Il progetto sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna – particolarmente sensibile al dramma del popolo nepalese a tre anni dal sisma che ha colpito un’area della Pianura Padana emiliana compresa tra le province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara -è stato finanziato con 68mila euro, stanziati in base alla legge regionale 12 del 2012 sulla cooperazione internazionale che consente di intervenire con iniziative straordinarie a sostegno di Paesi colpiti da eventi eccezionali e calamità, e si è concentrato nei villaggi fuori dalla capitale rimasti isolati per via dei collegamenti interrotti.
Insieme ad Asia, Gvc ha sviluppato un intervento integrato nel distretto per dare un alloggio alle famiglie rimaste senza casa. Ora, con l’inverno alle porte, i nuovi interventi consentono di adeguare le strutture scolastiche e abitative temporanee alle ulteriori necessità, fornendo alle famiglie anche coperte e altri materiali.

La città su misura: due giornate di studio a Unife con François Grether

da: Ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Due giornate di studio al Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara per approfondire il tema “La città su misura. Il progetto urbano e la rigenerazione delle città”, con un esperto internazionale di eccezione: l’architetto-urbanista francese François Grether.
Il programma della due giorni prevede: domani martedì 3 novembre, alle ore 15, nel Salone d’Onore di Palazzo Tassoni Estense (via della Ghiara, 36), Grether apporterà la propria testimonianza nel corso di una conferenza che verrà introdotta da Romeo Farinella, Professore di Urbanistica del Dipartimento di Architettura di Unife. Interventi di Alessandro Cambi e Francesco Marinelli, Studio SCAPE Roma-Parigi, e dell’architetto-urbanista romano Francesco Nigro.
Seguirà il secondo appuntamento, mercoledì 4 novembre alle ore 9.30, in aula A5 (via Quartieri,8), dove Grether, in una tavola rotonda, si confronterà con un pool di professionisti costituito da Romeo Farinella e Luca Emanueli, Dipartimento di Architettura di Unife, Alessandro Cambi e Francesco Marinelli, Studio Scape Roma-Parigi, e dall’architetto-urbanista romano Francesco Nigro, per approfondire le tematiche del progetto della città contemporanea.
Spiegano gli organizzatori: “Le iniziative ferraresi con Grether s’inseriscono all’interno di un programma di ricerca sul tema del Progetto di rigenerazione urbana, che da tempo caratterizza le attività del Dipartimento di Architettura di Unife. La conferenza, in particolare, è organizzata nell’ambito dell’attività del Dottorato Internazionale Architecture and Urban Planning e dei Laboratori di Sintesi Finale di Urbanistica e Paesaggio”.
François Grether è un architetto e urbanista francese, vincitore del Grand prix de l’urbanisme nel 2012. Protagonista di numerosi progetti urbani realizzati o in corso di realizzazione a Parigi, Lione e altre città francesi. La sua idea di “città su misura” ha guidato la redazione di tali progetti, che si collocano nell’ambito delle strategie di rigenerazione urbana che molte città europee stanno perseguendo da alcuni decenni. Grether ha insegnato anche in numerose università, tra cui Science-Po a Parigi, Institut d’urbanisme de Paris et École Polytechnique Fédérale de Lausanne.
Le iniziative, in ambito Unife, sono a cura dei dottorandi Idaup – XXIX° ciclo: Elena Dorato, Gianni Lobosco e Luca Rossato. Con il contributo dei Laboratori di Sintesi Finale di Urbanistica e di Paesaggio, diretti rispettivamente da Romeo Farinella e Luca Emanueli.

Il Prof. Michele Rubbini rivela i risultati della ricerca internazionale sul legame tra consumo di carne e insorgenza del cancro

da: Ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Si può mangiare la carne rossa? Il Prof. Michele Rubbini analizza il documento della International Agency for Research on Cancer della Organizzazione Mondiale della sanità

La carne rossa è diventata il nuovo nemico? A questa domanda risponde il Prof. Michele Rubbini del Dipartimento di Morfologia, chirurgia e medicina sperimentale di Unife, dopo la pubblicazione lo scorso 26 ottobre nella versione online di “The Lancet Oncology” del documento del Gruppo di lavoro della International Agency for Research on Cancer (IARC) della Organizzazione Mondiale della sanità, che valuta le conseguenze sulla salute del consumo di carne lavorata (Processed meat) e di carne rossa (Red meat), concludendo che esista una relazione diretta con l’aumento del rischio di ammalarsi di cancro, in particolare di quello al colon retto.
Dopo avere considerato più di 800 studi sull’argomento, il Gruppo di lavoro formato da 22 esperti provenienti da 10 Paesi, ha testualmente affermato che il consumo di carne rossa e di carne lavorata è “ probabilmente carcinogenetico per l’Uomo”, concludendo a maggioranza che “c‘è sufficiente evidenza negli esseri umani per la carcinogenicità del consumo di carne lavorata” ed una “limitata evidenza negli esseri umani per la carcinogenicità del consumo di carne rossa”.
“Va detto innanzitutto – spiega Rubbini – che la relazione tra carni rosse e lavorate con l’aumento del rischio di ammalarsi di cancro, in particolare del Colon retto, fosse già nota da tempo. La notizia ha comunque provocato allarme e sconcerto, ma è stata divulgata in modo tale da generare molti più timori di quelli che effettivamente il documento, se letto con attenzione, può generare, e di conseguenza ha già provocato reazioni affrettate e in certi casi non giustificate, giungendo fino ala proposta di vietare la vendita di carne”.
Perchè il Documento della IARC non rappresenta una novità? E’ risaputo da tempo che il 35% di tutti i tumori hanno una origine alimentare. Nell’ambito di questo il consumo di carne rossa e lavorata è da tempo collegato allo sviluppo di cancro con particolare riferimento al colon retto. La bibliografia di riferimento dell’articolo pubblicato su The Lancet Oncology fa riferimento a 20 voci, 16 delle quali pubblicate prima del 2013 , di cui 9 prima del 2010 e solo 4 datate 2015.
Come dobbiamo leggere e interpretare il documento? Dobbiamo dare la giusta considerazione ai documenti deliberati della IARC e della WHO (World Health Organization). Dobbiamo però anche comprendere bene cosa dicono questi documenti, perché letture superficiali o frettolose possono generare fraintendimenti. Va specificato che i dati provenienti dallo studio del Gruppo di lavoro della IARC non modificano quanto già noto, ma puntualizzano il rischio di ammalare, non il numero o la percentuale di tumori direttamente derivabili dal consumo di carne. La IARC classifica gli agenti in categorie di possibile cancerogenicità, ma non ne stabilisce l’effettiva capacità quantitativa. In pratica dice se un elemento è teoricamente (meccanicisticamente) cancerogeno ma non ne testa la effettiva capacità in termini numerici o di percentuale.
In sintesi il Documento cosa dice? L’intero documento riguarda il rischio di ammalare non la effettiva percentuale di tumori con certezza generati dalla carne. Inoltre il rischio in questione è definito dose dipendente e attribuibile più a sistemi di lavorazione della carne, che alla carne in sè della quale si riconosce la diversa qualità anche dal punto di vista dei grassi contenuti a seconda di vari parametri di produzione, allevamento, conservazione e taglio. Un ulteriore elemento da considerare è il metodo di cottura che risulta fortemente coinvolto nella formazione di sostanze chimiche cancerogene, ma a proposito delle quali si afferma in conclusione che esiste una piccola evidenza che il possibile danno al DNA che queste possono causare avvenga per azione diretta in coloro che consumano carne.
Quale dunque la sua opinione sul lavoro degli esperti della IARC? Ritengo che il Documento della IARC rappresenti una importante puntualizzazione relativa alle possibili conseguenze del consumo elevato di carne rossa e soprattutto di carne lavorata e che debba essere tenuto nella dovuta considerazione, ma che non rappresenti una raccomandazione ad eliminare definitivamente ed irreversibilmente il consumo di tale importante alimento.
Possiamo quindi continuare a mangiare carne? E se si con quali regole o accorgimenti?
La carne rossa andrebbe consumata per un massimo di 300 gr a settimana con sistemi di cottura che, grazie alle innovazioni tecnologiche, possono comprendere anche la cottura alla brace qualora infatti si utilizzino griglie che consentano al grasso di non colare sulla brace stessa e quindi di evitare al massimo la formazione di amine policicliche. Il Documento andrebbe poi considerato al fine di imporre ai produttori ed allevatori alcune regole di produzione, del tipo disciplinare di allevamento, alimentazione, pascolo ecc che possono modificare sostanzialmente la qualità sia della carne stessa che del grasso in essa contenuto. La carne andrebbe poi cotta con aggiunta di rosmarino o altre spezie in grado di limitare la produzione dei composti chimici più pericolosi. Le carni lavorate possono rappresentare un terreno sul quale porre maggiore attenzione favorendo le metodiche artigianali di produzione rispetto a quelle industriali. Massima attenzione alla provenienza delle carni che dovrebbe essere certificata da apposita etichetta con annotazione del tipo di allevamento e di mangime utilizzato; divieto di aggiungere nitrati, nitriti ed antiossidanti alle produzioni di insaccati. Il tutto accompagnato dalla raccomandazione di limitare il consumo a non più di 50 gr al giorno. Richiamare infine sempre la necessità di aggiungere frutta fresca e verdure ad elevato contenuto di fibra e di ritagliare nel corso della giornata almeno 45 minuti o più di attività fisica in relazione alle calorie ingerite.

Florenz Wild Bike Marathon, una gara di Mtb alla scoperta del litorale comacchiese

da: organizzatori

Si conferma l’appuntamento di ognissanti con la seconda edizione della Florenz Wild Bike Marathon.
Un clima ideale fa da cornice all’evento, al quale hanno preso parte esponenti di più di 70 squadre di Mtb, per un complessivo di 160 agonisti, cui si aggiungono un nutrito gruppo di appassionati escursionisti, per una partecipazione complessiva che superava i 300 atleti.
I numeri confermano la buona riuscita di questa manifestazione, che dà lustro ai percorsi ciclabili più wild della riviera comacchiese.
La collaborazione tra Holiday Village Florenz e Team Sparrow, nelle vesti di organizzatori della maratona ciclistica e della prima edizione della Kids Marathon per i più piccoli – che si è svolta sabato scorso – si dimostra nuovamente all’altezza delle aspettative.
Gli organizzatori ringraziano in primo luogo la Protezione Civile e le forze dell’ordine che hanno permesso di mettere in sicurezza ben 50 km di percorso. Un doveroso grazie va a Spiaggia Romea per aver aperto le sue porte alla manifestazione ed ad aver consentito il passaggio attraverso i suoi splendidi sentieri. Infine i più sentiti ringraziamenti vanno ad Aic e a Mondo Senza Glutine di Lagosanto per averci tenuto compagnia e aver sfamato gli atleti celiaci!

Il messaggio del nuovo Rettore di Unife Giorgio Zauli in occasione del suo insediamento

da: Ufficio Comunicazione ed Eventi Unife

Oggi si insedia il nuovo Rettore. Il Saluto di Giorgio Zauli e la presentazione dei Delegati

Nel giorno del mio insediamento come Rettore dell’Università di Ferrara, sento la necessità di rivolgermi in primo luogo alla comunità universitaria – studenti, docenti e personale tecnico amministrativo – per confermarvi il mio impegno di realizzare un rettorato aperto all’ascolto di tutti e di compiere scelte chiare e comprensibili a tutti in un quadro prospettico di lungo periodo. Desidero trasmettervi la mia forte determinazione nel momento in cui mi pongo al servizio della nostra Università assumendone il massimo ufficio. Ovviamente, per riuscire nei miei propositi avrò bisogno dell’aiuto di tutti quelli che hanno a cuore il nostro Ateneo.
Partendo dal presupposto che l’unica squadra è l’Ateneo nel suo complesso, desidero comunque presentarvi le persone che staranno al mio fianco: colleghi individuati in base a specifiche competenze.
Innanzitutto il Prorettore Vicario, che resterà in carica un anno: Giuseppe Spidalieri, un grande docente di Fisiologia umana, disciplina che da sempre costituisce un’architrave degli studi medici, e che in passato ha ricoperto importanti ruoli istituzionali in Ateneo (Vice Preside di Facoltà e Direttore di Dipartimento). Il prof. Spidalieri – con il quale ho un rapporto fiduciario pieno da anni – conosce l’Ateneo in tutte le sue articolazioni e sono sicuro che rappresenterà la nostra Università anche nelle occasioni pubbliche, consentendomi di concentrarmi principalmente nel primo anno di mandato sugli aspetti organizzativi del nostro Ateneo.
La nomina del prof. Spidalieri assume anche un altro significato: i professori universitari non sono “punti-organico”, di cui auspicare il pensionamento per un rapido riutilizzo, bensì un tesoro di competenze e di esperienze che possono e anzi devono essere proficuamente utilizzate per una collaborazione fino e se possibile oltre al loro collocamento a riposo.
Passiamo ora ai delegati, che resteranno in carica per tre anni.
Didattica e Orientamento
Questa importante delega, strategica per il nostro Ateneo, sarà assunta da un quadriumvirato, guidato da un coordinatore che inizialmente sarà il Prof.Paolo Tanganelli. Ognuno di loro opererà su distinti settori, vista la specificità e complessità dei corsi: Paolo Tanganelli Area Egus, Economica-Giuridica-Umanistico-Sociale, Evelina Lamma Area Scitec, Scienze e Tecnologie, Tiziana Bellini, Scuole di Medicina e Chirurgia e Farmacia, Giovanni Masino, Orientamento e Post Lauream.
Uno dei primi obiettivi di questi colleghi sarà quello di consentire all’Ateneo di superare positivamente la prossima visita Anvur e di consentire a regime l’eliminazione dell’attuale dualismo tra le funzione del Presidio di Qualità e quelle di Delegato/i alla didattica.
Bilancio, semplificazione organizzativa, valorizzazione risorse umane
Enrico Deidda Gagliardo. Le sue competenze sono indiscusse. Esperto di pubblica amministrazione, consulente del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, ritengo che sia la persona giusta per sovrintendere le complesse problematiche amministrative dell’Ateneo, non ultime quelle connesse al Bilancio Unico, e per costituire un riferimento importante per il personale. Come lui ripete sempre “le persone prima di tutto”: in una prima fase, avvierà un attento e “concertato” percorso di ascolto del personale tecnico amministrativo al fine di ripensare l’organizzazione del nostro Ateneo insieme a chi lo vive ogni giorno. L’obiettivo è quello di rendere più semplice l’organizzazione, così da liberare tempo di qualità per il personale e per i docenti. Questo percorso verrà condotto con un’attenzione costante, come ho avuto modo di ribadire in campagna elettorale, alla valorizzazione dell’impegno e dei talenti. Ascolteremo (il prof. Deidda ed il sottoscritto) tutti ed eventuali decisioni saranno prese con lo spirito di valorizzare il personale.
Terza Missione e rapporti con il territorio
Laura Ramaciotti. Viviamo in una “società della conoscenza” e gli Atenei hanno assunto un nuovo obiettivo accanto a quelli tradizionali dell’alta formazione e della ricerca scientifica: il dialogo con la società, che si aspetta ricadute positive dalla presenza dell’Università nel proprio territorio di riferimento. Il trasferimento tecnologico e i rapporti con il territorio sono necessariamente un nodo strategico. Sono sicuro che l’esperienza e la competenza di Laura Ramaciotti in questo settore porteranno a risultati importanti, al fine di creare valore per il territorio, non ultimo la ridefinizione di più stretti e proficui rapporti con il Consorzio Futuro in Ricerca.
Pari Opportunità, benessere organizzativo, disabilità e rapporti con gli studenti
Cristiana Fioravanti. Una conferma che vuole premiare il tanto lavoro e impegno profusi in questi anni dalla prof.ssa Fioravanti. La sua delega ricomprende, oltre alle pari opportunità in Ateneo, anche quelle delicatissime del benessere organizzativo, della disabilità e dei rapporti con gli studenti. Vogliamo dedicare una sempre maggiore attenzione ai nostri principali interlocutori, gli studenti, da cui, già sin d’ora, sollecito proposte e progetti per rendere il nostro Ateneo un luogo accogliente e sempre più capace di affrontare le sfide più innovative.
Edilizia
Roberto Di Giulio. L’attuale Direttore del Dipartimento di Architettura si avvarrà di un team di collaboratori per esplicare la delega all’edilizia, che nei prossimi anni rappresenterà l’impegno più rilevante per il nostro Ateneo. Le decisioni assunte in tale ambito saranno fondamentali per il futuro dell’Università e più in generale dell’intera città di Ferrara. La ristrutturazione dei palazzi di via Savonarola, la riqualificazione del quadrilatero che identificherà il nuovo polo culturale compreso tra San Francesco, Corso Giovecca, le mura, via Scandiana sono una partita complessa e onerosa che avrà un impatto rilevante per la città. Inoltre, la costruzione del polo didattico di Cona rappresenta una tappa fondamentale per le prospettive della Scuola di Medicina e Chirurgia di Ferrara.
Salute e sicurezza sul luogo di lavoro, contrattazione
Alberto Avio. Anche in questo caso la scelta è stata basata sulle competenze specifiche del Prof. Avio. Ho molto a cuore il problema della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, su cui intendo apportare novità organizzative fin dalle prime settimane del mio mandato così come quello della concertazione sindacale e della contrattazione. Su questi temi desidero avviare un nuovo percorso, improntato alla concertazione, all’ascolto e alla condivisone ove possibile dei problemi e delle soluzioni.
Ricerca
Consiglio della Ricerca. Ho reputato opportuno non attribuire alcuna delega personale per la ricerca scientifica, al fine di dare valore al ruolo istituzionale del Consiglio della Ricerca.
Come vedete, si tratta di “deleghe di mandato” per tre anni che non escludono, allo scadere, un possibile avvicendamento.
Oltre alle deleghe di mandato, ho previsto di attivare alcune “deleghe a progetto”, che avranno la loro naturale scadenza nel raggiungimento del progetto stesso. Le deleghe a progetto potranno nascere in qualsiasi momento del mio mandato (alcune saranno conferite a breve) e sono il segnale che sarà benvenuto chiunque desideri portare le proprie competenze al servizio della nostra Università.
Auguro a tutti voi e a me stesso buon lavoro.
Giorgio Zauli

Domani e mercoledì all’Apollo Cinepark il film-documentario “Firenze e gli Uffizi, viaggio nel cuore del Rinascimento”

da: ufficio stampa Apollo Cinepark

Il 3 e il 4 novembre, a partire dalle 21.00, all’Apollo Cinepark si vola sulle ali dell’Arte del Rinascimento: da Cappella Brancacci al Museo del Bargello che ospita il David di Donatello, da Santa Maria del Fiore con le sue sfavillanti vetrate e la Cupola del Brunelleschi fino a Palazzo Medici e poi fuori, da Piazza della Signoria a Palazzo Vecchio, per arrivare alla Galleria degli Uffizi. E’ questo l’itinerario del docufilm “Firenze e gli Uffizi, viaggio nel cuore del Rinascimento”, prodotto da Sky in collaborazione con Nexo Digital e Magnitudo Film, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e del Comune di Firenze e con il sostegno di Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
Il film, in cui la tecnologia di ultima generazione 3D e 4K e le tecniche di modeling e dimensionalizzazione più evolute vengono nuovamente messe al servizio del patrimonio artistico nazionale per valorizzarlo ed esportarlo in tutto il mondo, sarà un viaggio multidimensionale e multisensoriale nel Rinascimento Fiorentino, attraverso le sue bellezze più rappresentative. A parlare sono le opere stesse, oltre 10 location museali e 150 opere di cui il fulcro centrale è naturalmente rappresentato dalla Galleria degli Uffizi, e lo faranno con tutta la potenza della loro straordinaria bellezza esaltata dalla visione in tre dimensioni. Gli spettatori saranno coinvolti da una visione con punti di vista inediti, riprese sorprendenti e spettacolari immagini aeree della città.
La narrazione è affidata a Simon Merrells (attore inglese di formazione teatrale noto al pubblico per l’interpretazione di Crasso nella serie tv Spartacus) che, nel ruolo di Lorenzo il Magnifico, ci condurrà attraverso i ricordi della ‘sua’ Firenze, in un incessante dialogo tra passato e presente.

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Expo da vicino, una Piazzetta grande come una regione

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia Romagna

Chiusa l’esposizione universale termina anche il videoracconto della presenza dell’Emilia-Romagna

ll racconto della presenza emiliano-romagnola ad Expo si conclude con quest’ultima puntata di Expo da vicino, il magazine televisivo della Regione in onda sulle tv locali. In primo piano Modena e il suo territorio, che sono stati protagonisti della Piazzetta Emilia-Romagna per 15 giorni, con performance originali e coinvolgenti. Poi le tante sfaccettature delle aziende di Unioncamere regionale e l’impresa che ha rifornito di surgelati i principali spazi ristorativi di Expo. Infine un mosaico di immagini dei tre mesi della piazzetta e gli emiliano-romagnoli visti da quattro testimonial d’eccezione: il campione di sci Giuliano Razzoli, l’ex calciatore e ora commentatore televisivo Giancarlo Marocchi, gli scrittori Valerio Massimo Manfredi e Carlo Lucarelli,
Expo da vicino è on line su Youtube e sul sito della Regione Emilia-Romagna.
Inoltre, ciascun progetto presentato all’esposizione universale viene raccontato in un video al giorno pubblicato su Facebook, Twitter e sul sito della Regione dedicato ad Expo.

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LA RICORRENZA
In memoria di Pasolini

Comunque si pensi, l’influsso che i maestri hanno avuto sui loro allievi non va preso alla leggera. Soprattutto se il mestiere che ti sei scelto sarà quello di professore. Allora prendendo le mosse dalla compagine orchestrale si capisce come i musicisti siano ‘professori’ e il direttore ‘maestro’ colui che ti indirizza e ti provoca a tirar fuori il meglio che sai fare. Non è un’imposizione ma la possibilità di dare il meglio. Puoi anche non essere d’accordo con il maestro e avversarlo o prendere strade diverse. Quello che comunque resta indiscusso è che il maestro ti dà l’incipit: quello è il suo scopo e la sua missione (per favore, scrivetelo con la e finale invece dell’abusata e stupida ‘mission’). In un mondo dove tutti sono professori e dove mancano i maestri ripenso con nostalgia e con orgoglio alla mia educazione culturale quando, accanto a maestri sommi, un fervido clima di rinnovamenti sociali, politici, etici e culturali si compiva e nello stesso tempo si concludeva la grandissima stagione del rinnovamento che verrà segnata dalle stragi ma anche dalla speranza. E in questo clima e per queste ragioni che Pasolini viene assassinato,

Negli anni Sessanta un Maestro amatissimo come lo storico della lingua Giovanni Nencioni ci insegnava che se avessimo dovuto indicare i veri innovatori linguistici non ci dovevamo rivolgere solo al Gruppo ’63 o all’esperienza dei Novissimi ma rivolgerci a Pasolini e a don Milani che nel loro campo avevano saputo mescolare esperienze diverse e risolvere in modo assai originale il rapporto lingua-dialetto o la vecchia eredità di Verga – e ancor più di quella manzoniana – con il concetto che la scelta linguistica è dettata dall’uso.

Non sono mai stato un ammiratore acritico dei romanzi ma soprattutto della poesia pasoliniana. Eppure ne ho sempre riconosciuto l’impatto linguistico a cominciare dallo sdoganamento del romanesco come lingua comune. Le mie preferenze vanno al Pasolini critico e soprattutto al regista tra i sommi del secolo passato. Ma tutto questo fa parte del mestiere di critico.

Se i ricordi vengono trascelti non dalla memoria involontaria come ci ha abituato a pensare Proust, ma da una selezione individuale che costruisce la realtà così come tu pensi sia e debba essere, l’impatto che ha suscitato in me quella morte e quello strazio ricostruisce esattamente il luogo e il tempo. Stavo guidando e la notizia mi arriva esattamente dalla radio mentre stavo svoltando da piazza Ariostea per immettermi in corso Porta mare. Era il tramonto e le ombre degli alberi si allungavano sulla via che stavo percorrendo nel più perfetto clima del giorno dei morti.

Il poeta più vitale, più innamorato della vita ritorna alle Madri in un (forse) voluto richiamo e fascino al mondo dei morti. Come Orfeo si è voltato indietro e come Orfeo sarà straziato dalle Menadi. Si rileggano le pagine fondamentali di Cesare Segre a prefazione dei pasoliniani “Saggi sulla letteratura e sull’arte” nei Meridiani. Il titolo centra perfettamente la qualità e anche il limite di Pasolini: “Vitalità, passione, ideologia”.

Chi si ricorda nelle giovani generazioni del significato di un termine come ideologia? Spesso volontariamente confusa con alcune declinazione di questo termine ormai aborrito: ideologia del terrore, ideologia religiosa, ideologia nella e con la politica.

Eppure per Pasolini che denunciava questi modi d’intenderla sopravviveva il senso di un’ideologia naturalmente intrecciata alle nostre radici. Ecco allora la difesa dei poliziotti eredi della civiltà contadina contro la scelta per lui anarchico-borghese degli studenti in lotta. Difendere l’arcaicità di certe scelte era accostarsi al mito nella sorgente più pura e legata alla sua profonda conoscenza della letteratura e dell’arte antiche. Oppure seguire i suoi maestri si chiamassero Longhi o i surrealisti. Riuscire a combinare in maniera travolgente e unica le varie espressioni in cui si declina l’arte come specchio della realtà: prosa, poesia, critica, cinematografia, musica. Non importa poi quale sia il risultato ma invece importa il metodo. E nella vitalità come pienezza di vita, eccesso di vita, incontrare il suo opposto la morte nella pienezza della sua esistenza lui, ormai celebrato tra le figure più amate e ri-conosciute della cultura internazionale.

La visività di Pasolini per cui penso sia da accostare proprio ai grandi ‘visionari’ di ogni tempo hanno da sempre accompagnato un mio percorso personale tra poesia e arte figurativa: Ettore il figlio di Mamma Roma che muore per i maltrattamenti subiti nel letto di contenzione come il Cristo morto di Mantegna; il viso della madre di Pasolini come Maria nel Vangelo secondo Matteo L’episodio della ‘Ricotta’ con la deposizione dalla Croce, raffigurazione visiva della ‘Deposizione’ di qualche grande manierista fiorentino, ma soprattutto ‘Medea’ dove la grandezza del poeta riesce a cogliere due miti solo per forza di visioni ovvero d’immagini: quella di Medea l’arcaica e selvaggia regina del mito e quella della Callas il cui mito è affidato al suo canto. Ma in Medea la Callas pronuncia solo poche parole e noi nella mente le rielaboriamo.

Era il 1969. E le musiche sono scelte da Pasolini stesso e da Elsa Morante. La rivoluzione culturale del ’68 è ormai compiuta e trionfante. Pasolini è ucciso nel 1975. I delitti di Stato prendono il posto della rivoluzione culturale.

I misteri continuano come lui stesso aveva previsto nell’incompiuto ‘Petrolio’ uscito postumo.

La sua morte non può essere riscattata da alcuna commemorazione retorica perché chi uccide un poeta nega la realtà della vita.

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NOTA A MARGINE
Pasolini, 40 anni di ombre su un delitto utile

La notte fra il 1 e il 2 novembre 1975 moriva a Ostia, vicino Roma, Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista, studioso della società italiana, intellettuale. Pasolini fu ucciso deliberatamente, prima ridotto ad un “grumo di sangue” (come definì lo stato del cadavere un medico legale) e poi finito con un passaggio della sua stessa auto sul corpo agonizzante. Il 26 aprile 1976 ad essere condannato per l’omicidio di Pasolini fu Pino Pelosi, detto Pino la Rana, 17 anni e qualche precedente per furto. Reo confesso. Il giovane, processato al Tribunale dei minori perché non ancora diciottenne, sconterà nove anni, sette mesi e dieci giorni “Per per atti osceni, furto aggravato e omicidio volontario nella persona di Pasolini Pier Paolo – lesse il giudice Carlo Moro, fratello del presidente della Democrazia cristiana Aldo -. Ritiene il collegio che dagli atti emerga in modo imponente la prova che quella notte all’idroscalo il Pelosi non era solo”. Ma nessun altro fu identificabile, quindi il processo di primo grado si chiuse e la difesa ricorse in appello e in Cassazione. Qui ‘la Rana’ venne sollevato dalla condanna di atti osceni e furto aggravato, mentre gli fu confermata la condanna per omicidio. Venne inoltre decretato che quella notte all’Idroscalo di Ostia ci fosse solo lui in compagnia di Pasolini. La vicenda passò sotto le forche caudine dell’opinione pubblica come un delitto maturato nell’ambiente della prostituzione omosessuale.

A 40 anni da quell’omicidio molte restano le zone d’ombra. Più di qualcosa è stato omesso, manomesso, manipolato, il sospetto nacque immediatamente negli amici di Pasolini, in chi lo conosceva bene e nei giornalisti, che riscontrarono incongruenze nelle indagini, nelle modalità stesse di investigazione.
I perché, i dubbi si rincorsero per anni, le ipotesi avanzate furono diverse, le richieste di riaprire il caso molteplici e circostanziate ma non portarono luce sulla vicenda. Fino al maggio del 2005, quando Pelosi ormai adulto e libero, si lasciò intervistare dalla giornalista di Rai3, Franca Leusini. Nel programma Ombre sul Giallo l’uomo rivelò di non essere lui l’assassino di Pasolini, ma che ad ucciderlo erano stati tre uomini, che avevano aggredito anche lui, lasciandolo poi andare via minacciandolo di morte e ripercussioni sulla famiglia se avesse aperto bocca. A prescindere dalle contraddizioni nelle parole dello stesso Pelosi, la sua dichiarazione cambiò la prospettiva di quell’efferato omicidio, le ipotesi diverse su quello che era stato ripresero forma e si avvicinarono sempre di più ad una fanghiglia di politica, potere, interessi dalle quali però non saranno mai portate alla luce, per diventare fatti. Nel maggio 2014, dopo l’ennesima richiesta di riaprire il caso per indagare sulla provenienza delle macchie di sangue trovate sul maglione rinvenuto nell’auto di Pasolini, il gip di Roma, Maria Agrimi, ha archiviato l’ultima inchiesta sulla morte dello scrittore e regista, accogliendo la richiesta sollecitata dalla Procura.

Ma se non è stato Pino Pelosi a uccidere Pasolini, chi è stato? Perché? Per chi e cosa tutte le ipotesi alternative sono state via via fatte sfumare?
Se volessimo credere all’ipotesi del delitto politico verso il “frocio Pasolini” cosa potrebbe rivelarci l’assassino misterioso? Erano gli anni Settanta e la politica era quella delle stragi, del terrorismo, della violenza che insanguinava le strade. L’odio verso Pasolini, l’intellettuale di sinistra, si realizzò con una strategia minima: lo seguirono, lo tirarono fuori dall’auto e lo massacrarono di botte. Peluso era uno della borgata, fece da gancio e si assunse la colpa.
Ma esiste anche una pista politica che inquadra l’omicidio Pasolini in un quadro più ampio e complesso, che apre la porta a ipotesi diverse. Un secondo ipotetico assassino/mandante potrebbe rivelare che nello scenario delle stragi, del terrorismo, della violenza diffusa che insanguinava le strade degli anni Settanta,  Pasolini era una mina vagante, un’intellettuale acuto: nel corso delle ricerche per i suoi romanzi andava a scavare in questioni nelle quali non si sarebbe dovuto immischiare. Sapeva dove guardare e a chi chiedere. Nello scrivere il romanzo ‘Petrolio’, uscito postumo nel 1992, molti anni dopo la sua morte, Pasolini raccontava delle relazioni fra la politica democristiana, aziende e capi d’azienda che non si sarebbero dovuti toccare e invece lui aveva messo le mani su appunti, relazioni, testi che aprivano le porte ad interpretazioni scottanti al ruolo del successore di Mattei, il rapimento del giornalista Mauro De Mauro fino al progetto di costruzione del metanodotto fra l’Africa e la Sicilia. Come avesse fatto a rimettere in fila tutte le informazioni intuendo la portata delle tessere mancanti del puzzle lo capisce solo chi va a visitare il Gabinetto scientifico e letterario Viesseux di Firenze, dove sono conservati i documenti e gli appunti che gli sarebbero serviti alla stesura di Petrolio e i materiali che Pasolini andava consultando, incluso – ora – il manoscritto originale del romanzo. Pasolini era scomodo, nel giro di poche ore gli fu tolta la parola, nel giro di pochi giorni – con il caso chiuso come omicidio a sfondo sessuale e lui denigrato e ridotto a caricatura – smise anche di essere scomodo.

Ma non è tutto, le ipotesi si possono accavallare, a volte combaciano in alcuni angoli. Come anticipato, dopo pochi giorni dalla sua morte gli amici di Pasolini cominciarono a raccogliere testimonianze e informazioni per capire cosa fosse successo. Sergio Citti, fra i più legati al regista e suo aiuto in alcuni film, andò all’idroscalo dove raccolse testimonianze e girò filmati sul luogo del delitto. Nel 1975 però il materiale da lui prodotto non fu messo agli atti dalla magistratura, né Citti fu mai sentito. Avrebbe potuto raccontare che pochi giorni prima dell’omicidio erano state rubate le pizze del film ‘Salò o le 120 giornate di Sodoma’ dagli stabilimenti della Technicolor, assieme ad altro materiale video. Pasolini rimediò, utilizzando in montaggio altre sequenze e la cosa sembrò finire lì. Invece Citti viene contattato da Sergio Placidi, suo conoscente, che gli spiegò che a rubare le bobine era stato un gruppo di ragazzi che frequentavano un bar nella zona di via Lanciani, che si rivelerà essere il bar frequentato da Pino Pelosi, e che questi chiedevano un riscatto cospicuo per la restituzione del filmato. Il produttore del film, Alberto Grimaldi non volle versare la cifra milionaria richiesta e quindi la trattativa si chiuse senza scambio, salvo che pochi giorni prima del 2 novembre Pasolini fu contattato perché i ladruncoli, a loro dire, avevano capito che fra le pellicole rubate c’erano le sue e volevano restituirgliele. Ecco che ricomparve ‘la Rana’, che incontrò Pasolini per restituirgli il materiale. A questo punto, possiamo ipotizzare un terzo scenario: quando giunse all’appuntamento Pasolini era diffidente, non voleva far salire i ragazzi in auto, qualcuno gli si voleva anche proporre come attore nel suo prossimo film. Fece salire Pino Pelosi, che però disse di non avere lui le pizze rubate e quindi dovette chiamare al telefono per avvisare qualcuno che sarebbero andati a recuperarle, ed ebbe istruzioni di recarsi dopo mezzanotte ad Acilia (o anche a Dragona o Vitinia, località vicine). Siccome era presto, Pasolini portò il ragazzo che non aveva ancora cenato al ‘Biondo Tevere’, dove il regista non mangiò niente perché aveva già cenato con l’amico attore Ninetto Davoli. Finita la cena, lui e Pino presero la via Ostiense (e non la via del Mare come si sarebbe dovuto fare per andare a Ostia). Quando arrivarono al luogo dell’appuntamento furono raggiunti dai complici, Pasolini venne sequestrato e lo portato fino all’idroscalo. La fine è nota. Perché? Ordini dall’alto, hanno pensato in tanti, eseguiti da un gruppo di sbandati per compiacere qualcuno.

Ipotesi, sospetti, dubbi, misteri: l’omicidio Pasolini resta una pagina oscura della storia contemporanea del Paese. Ci troviamo invischiati in una melma di reticenza anche a 40 anni dal suo omicidio.
Resta alta la testimonianza di Pier Paolo Pasolini: la sua arte non conosce i limiti della cronaca, è quanto mai attuale. Grida della condizione umana di chi vive ai margini del potere, di chi ne è sopraffatto, anche di chi lo vorrebbe sovvertire e invece magari inconsapevolmente ne asseconda il gioco. Con la sua intensa, cruda poetica delle immagini e dei suoi testi, Pasolini racconta i vizi della società italiana, le sue pochezze, la corruttibilità di tutta l’umana carne; e resta sempre baluardo nel presente di una società che si definisce moderna e progressista ma non sa fare i conti con la propria storia.

STORIE
Esistenze interrotte, la nuova vita ferrarese di tre rifugiati politici

Metti tre persone: un allenatore di calcio, un esperto di lingua inglese e un massaggiatore sportivo, aggiungi sullo sfondo l’equilibrio precario della scena politico-economico-sociale mondiale, inserisci violenza e sopraffazione, persecuzioni e minacce. Metti le ali ai piedi dei tuoi personaggi e guardali fuggire dai loro Paesi, lasciandosi alle spalle dei figli che non sono ancora nati, fratelli che non vedranno mai più, madri e mogli che dovranno imparare a vivere con il dolore dell’assenza. Non ci tiri fuori la sceneggiatura di un film, no. Il risultato è la vita spezzata di tre uomini, di diversa provenienza, diversa età, diversa estrazione sociale, che hanno dovuto rimettere insieme i cocci delle loro vite in Italia, a Ferrara, spinti solo dalla speranza di sopravvivere.
Ci stiamo abituando ai barconi colati a picco, alle salme ricomposte sulle spiagge, ai camion stipati di teste, rintontiti dalle immagini che la televisione e i media ci sparano addosso, a volte indignati da queste, altre dalle parole della politica che non sa affrontare i fatti, cercando soluzioni a problemi che non riesce o non vuole sviscerare.
Mentre noi ci addoloriamo, però, la Storia si svolge sotto i nostri occhi e noi non la ascoltiamo: sono centinaia di migliaia i migranti che si muovono dal loro Paese d’origine verso l’Europa, centinaia di migliaia di storie che non vengono e verranno mai raccolte.

A dare la parola ad alcuni dei protagonisti di queste vicende ci ha pensato a Ferrara il think tank Pluralismo e Dissenso, in collaborazione con la cooperativa Camelot, che la scorsa settimana ha portato a palazzo municipale Aboubacar Traore, Alagie Fadera e Waseem Hedayat, i personaggi della nostra immaginaria sceneggiatura, giunti in città negli anni passati come richiedenti asilo e che hanno scelto questa città per viverci allorché hanno ottenuto lo status di rifugiato.
Il report dell’incontro – dal titolo “Racconti dell’Inferno: storie di rifugiati e richiedenti asilo” – è disponibile sul sito della cooperativa Camelot, mentre le testimonianze saranno caricate presto sul sito pluralismoedissenso.altervista.org, a disposizione di chi volesse ascoltarle dalla viva voce dei protagonisti.

Mario Zamorani, organizzatore del think tank Pluralismo e Dissenso, nell’aprire l’incontro (il primo di tre appuntamenti) ha spiegato: “Se io lancio invettive contro i migranti, tutti i media ne parleranno. Se invece faccio accoglienza, non fa rumore, perché la generosità non è urlata, per questo oggi abbiamo pensato di dar voce a chi fa accoglienza, ma soprattutto a chi la riceve, perché questi soggetti, pur essendo al centro del dibattito mondiale, ne sono quai sempre esclusi”.

Aboubakar è nato in Costa d’Avorio ed è arrivato in Italia nel 2008. “Nel mio paese ero allenatore di calcio ad alti livelli, ma l’ho dovuto lasciare perché ero anche responsabile della sezione giovanile di un partito inviso al governo, che ha iniziato a perseguitarmi, uccidendo miei compagni e membri della mia famiglia. Sedici anni fa ero seduto in una platea al posto vostro, nel mio Paese, ad ascoltare le storie dei ragazzi della Liberia o della Sierra Leone che fuggivano dai loro Paesi, perché questa era l’attività che svolgevamo. Ero come voi ora.
Nel mio Paese stavo benissimo, poi sono dovuto fuggire in Ghana, da lì in Mali, poi il mio partito mi ha fatto scappare durante la Coppa d’Africa tra il Ghana e l’Egitto, mi sono travestito da tifoso e sono riuscito ad arrivare in Tunisia, ma facevo fatica ad inserirmi, anche a causa del colore della mia pelle. Allora mi è stata offerta un’altra via di fuga, che passava dall’Italia per tornare in Africa, ma io non volevo tornare indietro, così, all’aeroporto di Roma mi sono consegnato alla polizia, chiedendo aiuto, e da lì è iniziata la nuova vita che mi ha portato a Ferrara.” . Qui Aboubakar è stato seguito dalla cooperativa Camelot che lo ha supportato in ogni passo necessario verso il riconoscimento dello status di rifugiato fino all’inserimento nel mondo del lavoro. “Ora faccio parte dell’Associazione italiana allenatori di calcio, ho anche fatto l’esame per la Uefa B a Coverciano.
Tre anni fa, mi hanno chiamato ad Amburgo, per allenare la squadra, ma alla fine non ho accettato. Qui a Ferrara alleno il San Luca, non posso fare cento metri che un nonno o un ragazzino non mi fermino per un abbraccio. Questo mi rende orgoglioso, io sono felice qui e ci voglio restare, poi però c’è anche l’altra parte della mia vita. C’è mio figlio che a settembre ha compiuto nove anni e che non ho mai visto. Nel 2010 ho perso mia mamma e non sono mai potuto andare sulla sua tomba. Non è facile rinunciare al legame col proprio Paese, al richiamo della terra dove sei nato, al calore dei tuoi affetti, sapere che forse non li rivedrai mai più.”

Alagie ha 21 anni, viene dal Gambia, ha studiato inglese e lavorava con suo padre in un’agenzia. “Aveva il progetto di realizzare una scuola, per questo ha avuto dei problemi con il governo, lo hanno portato in tribunale quattro volte, poi lo hanno arrestato.
Poi sono venuti a prendere anche me, per interrogarmi, e ho capito che, se non scappavo, per me sarebbe finita male. Nel mio Paese non c’è la democrazia, mi rendo conto che può essere difficile per voi capire la difficoltà che viviamo.
La prima tappa della mia fuga è stata la Libia, dove avevo trovato lavoro come installatore di impianti di aria condizionata. Ci sarei rimasto, il mio obiettivo non era venire in Italia, poi però a causa della guerra, anche lì la vita è diventata troppo pericolosa, e sono salito, come tanti, su un barcone, arrivando a Reggio Calabria, da lì mi hanno mandato a Ferrara, dove sono stato accolto presso la Città del Ragazzo. Ora qui mi sento al sicuro, ma non è facile vivere senza la mia famiglia, sono qui da solo, nel momento in cui sono arrivato, ho subito iniziato cercare di capire come tornare. Ma se torno, muoio”.

Waseem è pakistano e vive a Ferrara da 7 anni. “Sono di religione cattolica, mentre il mio Paese è a prevalenza musulmana. Mi sono laureato in fisioterapia, lavoravo in ospedale con grande soddisfazione, stavo molto bene, finché un giorno, il 13 febbraio 2008, sono andato in ambulatorio e ho trovato sulla scrivania una scritta in arabo, lingua che non so né leggere né scrivere. Ho chiesto a dei colleghi di tradurmela, loro l’hanno presa e l’hanno portata ai miei superiori. Poi sono tornati e hanno detto che c’erano ingiurie contro il profeta, che, per la legge 295c contro la blasfemia, sono punibili con la morte. Qualcuno aveva voluto incastrarmi: ho capito di essere in pericolo ed ho cercato rifugio in una chiesa, ma così mettevo i pericolo anche loro, allora con l’aiuto della comunità cattolica, ho cercato rifugio in Italia.”
Giunto nel nostro Paese, Waseem ha dovuto ricominciare da zero, non sapeva dove andare, non aveva soldi né documenti, non conosceva la lingua. “Riuscivo a dire solo ciao, perché l’avevo imparato nei film. Non so se capiate cosa vuol dire, non sapevo più nemmeno chi ero. Mentre fino a poco prima avevo tutto”. Dopo varie peripezie è arrivato a Ferrara, dove è stato accolto dalla cooperativa Camelot. La volontà e la speranza di tornare a casa non lo hanno mai abbandonato, pensava di non avere colpa di questo esilio, ma non accadeva nulla di quello che lui desiderava. “Sono stato male, però ho deciso di reagire ricominciando da quello che sapevo fare, dal mio lavoro. Il mio titolo non era riconosciuto qui, così ho iniziato a fare dei corsi come massaggiatore sportivo. Poi ho iniziato a lavorare per il Cus, ero di nuovo contento, ma ancora mi mancava il mio lavoro, così mi sono iscritto alla laurea in massofisioterapia. Quello che ho imparato da questa esperienza, è che se tu sei positivo, trovi persone positive. Ora faccio anche il massaggiatore a domicilio, ed è un grande passo avanti. All’inzio avevo paura di essere ancora perseguitato, ma ognuno deve uscire dalla sua paura, e adesso posso vivere in libertà.”.

I prossimo incontro di Pluralismo e Dissenso si terrà il 10 novembre alle 17 alla sala dell’Arengo. Il titolo scelto dagli organizzatori è “Non solo solidarietà: il migrante conviene” e interverranno Chiara Sapigni, assessora a Sanità, Servizi alla persona, Politiche familiari; Andrea Stuppini, collaboratore di lavoce.info e Girolamo De Michele collaboratore di Euronomade, moderati da Mario Zamorani. Per il terzo appuntamento, invece, non sono stati ancora definiti luogo e data ma il dibattito verterà sul tema “Le politiche sulle migrazioni: idee a confronto”.

LA LETTURA
Magnifici palazzi, urina torbida. Gli antichi appunti ferraresi del signor Michel de Montaigne

“Numerosi palazzi. Strade per lo più ampie e dritte. Scarsamente popolata”: Ferrara secondo Michel de Montaigne. Il filosofo appassionato all’umana natura descrive così nel diario del proprio viaggio in Italia la città sul Delta del Po, a quel tempo governata dalla dinastia degli Este.
Decisamente più approfonditi sono ovviamente i suoi appunti da Firenze, Venezia, e soprattutto Roma. Ma anche in questo caso si sofferma sui dettagli particolari, che per lui, persona a cui “niente di umano risulta estraneo”, sono tuttavia molto importanti. Per esempio, quante prostitute ci sono in città e quanto chiedono per le loro prestazioni?
“Quel giorno (a Firenze) andai a vedere, per il solo piacere di farlo, quelle signore che sono solite mostrarsi a chiunque lo desideri, e nonostante ebbi modo di incontrare le più conosciute, devo dire che non erano niente di particolare… ad ogni modo niente in confronto a quelle romane e veneziane”.
Oppure ancora qual è lo stato in cui versano le locande.
In fin dei conti, Michel de Montaigne non parte per l’Italia nell’anno 1580 per godere dei suoi bei paesaggi e delle sue preziose opere d’arte. E’ spinto in terre lontane da qualcos’altro, da qualcosa di puramente conforme alla natura umana. A partire dal 1577 circa, Montaigne soffre spesso di forti dolori dovuti a coliche renali e spera di trovare una cura al suo male soggiornando in località termali, come i famosi bagni di Lucca. Soffre di coliche renali durante tutto il suo viaggio verso l’Italia. Non tiene nascosta la malattia che lo affligge e non la cela dietro sentenze fiorite sulla bellezza dei diversi monumenti architettonici. No, registra di volta in volta con acribia il suo stato di salute e non rifugge neanche dalle descrizioni più intime, che finiscono alla fine in versi prosaici e dettagliati sulla bellezza del paesaggio.
“Il diciassette marzo ho avuto di nuovo le mie coliche renali per cinque o sei ore… poco tempo dopo ho evacuato un calcolo che aveva la forma e la grandezza di un pinolo. In questa stagione a Roma sbocciano le rose”. E poi subito un’altra frecciata su qualcosa di orripilante in cui si imbatte: “Quanto al castrato di montone, è veramente immangiabile e anche per questo non piace”. A volte, la tipica riservatezza cortese, lontana da espressioni troppo dirette abbandona il distinto gentiluomo: “Le flatulenze mi danno ancora filo da torcere, anche se senza dolore; questo è probabilmente il motivo per cui l’urina che produco è molto spumosa e ha un sacco di bollicine che spariscono soltanto dopo tanto tempo. Talora vi si trovavano dentro anche dei filamenti neri, seppure in esigue misura; ricordo che prima ne emettevo molti di più. Solitamente la mia urina era torbida e piena di fiocchi, lo strato superiore oleoso”.

L’odierno lettore dei suoi appunti, abituato alle descrizioni letterarie delle parti più intime del corpo e dei dolori più riposti, si ritrova a trattenere il fiato leggendo alcuni passaggi di Montaigne. Racconta a un certo punto di un commerciante di Cremona recatosi ai bagni di Lucca perché gli “uscivano le flatulenze dalle orecchie”. Oppure, in un altro passo, scrive contento: “Andavo felicemente di corpo, eppure dal primo giorno mi sentivo pieno di aria, il mio intestino gorgogliava in continuazione”. Ma non è forse proprio in questa libertà, in questa assoluta dimestichezza con la natura dell’uomo, con acciacchi, sofferenza e desiderio, che trova espressione la grande modernità di questo primo illuminista. A lui niente è veramente estraneo, ha mantenuto la curiosità di un bambino e non si lascia abbagliare da niente e da nessuno.
Montaigne è anche un cattolico credente a tutti gli effetti e inizia alcune giornate di viaggio recandosi alla prima messa. Annota non senza stupore, ma senza ribrezzo morale, gli atti peccaminosi all’ombra del Vaticano: “Mentre il signor Tal dei Tali stava godendo appieno delle arti amatorie di una prostituta, intorno alle ore ventiquattro iniziò a rintoccare l’Avemaria. Ed ecco che, nel mezzo della faccenda, essa balzò, saltellò giù dal letto e si inginocchiò per terra mettendosi a pregare”. Magnifico anche il suo racconto di una rissa scalmanata fra preti nella chiesa di San Francesco a Pisa.

Montaigne è semplicemente estraneo a ogni moralismo e pedagogismo, a ogni arrogante saccenteria e ipocrisia. Ci si può e deve lamentare casomai del fatto che il mondo è così com’è. Noi, e Montaigne esattamente come noi lettori di oggi, nel bene e nel male siamo parte di questo mondo. Capire questo semplifica immensamente la nostra breve e spesso futile vita su questa terra. “Eliminare le imperfezioni naturali, sarebbe come commettere un tradimento”, si legge nei Saggi. E questo significa anche che quando si viaggia non è necessario per forza andare vedere ciò che altri credono necessiti una visita: “Il signor de Montaigne affermava che in vita sua ha sempre diffidato del giudizio di altri riguardo gli agi e le comodità di terre straniere, poiché ognuno sa apprezzare soltanto ciò che rispecchia gli usi e i costumi del proprio paese. Per questo ha sempre dato poco conto agli ammonimenti degli altri viaggiatori”.

Per questo la lettura di Montaigne affascina ancora, perché ci mostra quanto si può rimanere delusi da grandi promesse e, al contrario, quanto il quadro della vita possa anche presentare momenti maledettamente brutti, banali, quotidiani. In questi questi appunti di viaggio risalenti al 1500 si trovano passaggi di una modernità e attualità impressionanti. Il diario del viaggio di Montaigne non sostituisce la lettura del viaggio in Italia di Goethe, ma sposta lo sguardo su qualche macchia di cecità nella percezione del mondo del ‘Grande di Weimar’. Durante il suo viaggio in Italia – il paese dove fioriscono i limoni – Goethe si è forse mai preoccupato del prezzo di una prostituta, della propria defecazione e dei materassi delle bettole a buon mercato? Proprio per questo i testi del gentiluomo di campagna di Bordeaux si leggono sempre con rinnovato interesse, perché ci ritroviamo con le sue stesse preoccupazioni.
Goethe è una guida erudita e colta, che confonde le nostre modeste conoscenze sulla bellezza di paesaggi e palazzi. Anche Montaigne è capace di trasmetterci molto sulle città, la gente e i monumenti, ma conosce per l’appunto anche ciò che solitamente invece affligge il viaggiatore quando si incammina per terre lontane. L’uomo non vive soltanto di pane e monumenti, di tanto in tanto lo infastidiscono anche flatulenze e pasti mal digeriti. E noi saremmo ben curiosi di conoscere i luoghi della Ferrara estense in cui Montaigne si doveva muovere per far visita alle sue amate prostitute…

Traduzione di Monica Scutari

Libro consigliato: Michel de Montaigne, “Viaggio in Italia”, Bur, Rizzoli, Milano, 2003

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La classifica di Legambiente, uno stimolo per migliorare

Non credo che le classifiche debbano essere prese troppo seriamente (per problemi di indicatori affidabili e di raccolta aggiornata dei dati), tuttavia ritengo siano pur sempre una occasione per rinnovare l’attenzione su temi fondamentali della vita delle persone e della loro qualità. Questo, a mio avviso, è l’approccio corretto con cui leggere la ricerca di Legambiente (pubblicata lunedì scorso sul Sole24Ore) da cui Ferrara esce abbastanza debole: 57esima in generale, 57esima per PM10, 47esima per biossido di azoto NO2, 52esima per Ozono. Sull’acqua risulta un elevato consumo procapite (quasi 150 litri/abitante/giorno, siamo 44esimi) e 62esimi per le perdite di rete al 38%; si attendono riflessioni e smentite. Sui rifiuti 93esimi per produzione, 36esimi sul RD e 47esimi per energie rinnovabili (Kw ogni 1000 abitanti). Però saliamo la 19 posto per indice di ciclabilità, meno male.
Forse non serve discutere sulla serietà e rappresentatività della indagine, ma sarebbe sempre utile chiedere e chiedersi “cosa si sta facendo su…”. L’obiettivo vero deve essere sempre il miglioramento continuo. Intanto bravi a Mantova, eletta città della cultura (e un milione di euro come premio) e brava la Lombardia che ha fatto quest’anno ecoinvestimenti doppi rispetto alle altre regioni sostenibili.

Martedì 3 novembre al Boldini il film di Ivano De Matteo “La bella gente”

da: alice bolognesi

Martedì 3 novembre, al Cinema Boldini l’ultimo appuntamento della rassegna Visioni di Genere in collaborazione con il Centro Donna Giustizia e UDI Ferrara. Alle ore 20.30 verrà proiettato il film La Bella Gente, vincitore del Gran Premio al festival del film italiano di Annecy 2009, ingresso 5 euro.

Alfredo è un architetto. Susanna una psicologa. Gente di cultura, gente di ampie vedute. Cinquantenni dall’aria giovanile, dalla battuta pronta e lo sguardo intelligente. Vivono a Roma ma trascorrono i fine settimana e parte dell’estate nella loro casa di campagna all’interno di una tenuta privata. Un giorno Susanna, andando in paese, resta colpita da una giovanissima prostituta interpretata da Victoria Larchenko vincitrice del premio Globo d’Oro 2011, che viene umiliata e picchiata da un uomo sulla stradina che porta alla statale. In un attimo la vita di Susanna cambia, ha deciso che vuole salvare quella ragazza. Salvarla per salvare i propri ideali. Ma una ragazza straniera che fa la prostituta può diventare altro? Può migliorare la sua condizione? E una famiglia vissuta sempre nell’agiatezza, con dei solidi riferimenti intellettuali, può rischiare di mettere a repentaglio tutto ciò che ha costruito per rispettare le proprie convinzioni? Forse. Ma, quando gli eventi precipitano, la distanza tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere diventa più grande di quanto si possa immaginare.
Girato nel 2009, ma distribuito nelle nostre sale soltanto quest’anno, il secondo lungometraggio del regista de Gli Equilibristi e I nostri ragazzi Ivano De Matteo è la storia di una famiglia dai valori saldi che vanno pian piano sgretolandosi quando questi entrano in contatto con la realtà. Non accettando le mani addosso ad una ragazza così piccola, ma soprattutto mossa dalla solida convinzione di avere le qualità per migliorare il suo mondo, la protagonista interpretata da Monica Guerritore è lo specchio di una società illusa dal possedere caposaldi imprescindibili che non riesce poi a mettere in atto, un gioco che più si fa concreto, più è difficile da accettare.
Per informazioni: Sala Boldini, via Previati 18 – Ferrara. www.cinemaboldini.it – www.arciferrara.org – Tel. Cinema (sera) 0532.247050.

IMMAGINARIO
Accendiamo il ricordo.
La foto di oggi…

Dormi sepolto in un campo di grano
non è la rosa non è il tulipano
che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
ma son mille papaveri rossi.

Un papavero, una rosa o un tulipano, ogni tipo di fiore o ghirlanda di verde simbolizza i nostri defunti e i caduti delle guerre che vivono nel nostro ricordo… accendiamolo.

Agenda delle manifestazioni programmate in occasione della giornata dedicata alla Commemorazione dei defunti (lunedì 2 novembre) e della Festa dell’Unità Nazionale, Giornata delle Forze Armate (mercoledì 4 novembre).

Lunedì 2 novembre – Commemorazione dei defunti
Alle 10, al tempio di San Cristoforo della Certosa di Ferrara messa in suffragio dei caduti di tutte le guerre celebrata dall’arcivescovo di Ferrara e Comacchio Mons. Luigi Negri; alle 11 deposizione, con onori militari, di corone d’alloro al Famedio dei caduti in guerra e al Sacello dei caduti per la libertà.

Mercoledì 4 novembre – Festa dell’Unità nazionale, Giornata delle Forze armate
Alle 10.25 in piazza Cattedrale si svolgerà l’alzabandiera; alle 10.30 in piazza Trento Trieste deposizione di una corona d’alloro alla Torre della Vittoria seguita dalla lettura del messaggio del Capo dello Stato da parte del generale D.A. Giovanni Fantuzzi (comandante del COA). Le celebrazioni proseguiranno quindi con gli interventi di un rappresentante della consulta degli studenti e del sindaco del Comune di Ferrara e presidente della Provincia di Ferrara Tiziano Tagliani; alle 17.20 ammainabandiera.

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GERMOGLI
Ricordando Pier Paolo Pasolini
L’aforisma di oggi…

2 novembre 1975: nella notte dell’Idroscalo di Ostia viene massacrato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo, una mente lucida capace di precorrere i tempi: Pier Paolo Pasolini. Era nato a Bologna il 5 marzo 1922.
Pino Pelosi confessa e viene condannato. Nel maggio del 2005 però a Franca Leusini, conduttrice di “Ombre sul giallo” in onda su Rai3, Pelosi rivela di non essere lui l’assassino di Pasolini: ad ucciderlo sono stati tre uomini sconosciuti, che a suo dire parlavano con un accento del Sud, siciliano o calabrese. Prima di lasciarlo andare lo hanno minacciato: “Fatti gli affari tuoi, stai zitto e non parlare”.

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Pier Paolo Pasolini

Me ne vado, ti lascio nella sera
che, benché triste, così dolce scende
per noi viventi, con la luce cerea

che al quartiere in penombra si
rapprende. (Pier Paolo Pasolini)

ACCORDI
Rinascita.
Il brano di oggi…

“Un giorno credi di essere giusto, e di essere un grande uomo. In un altro ti svegli e devi cominciare da zero…”. È questo l’incipit di Un giorno credi, brano di Edoardo Bennato del 1974 che parla di riscatto, di ricerca di forza per rialzarsi dopo situazioni che tolgono anche l’anima. Sono tante oggi, purtroppo, le storie di vite spezzate, distrutte, storie di persone che da un giorno all’altro sono costrette a fuggire dalle loro case, dai loro paesi. Ma, per fortuna, tante sono anche le storie di chi ce l’ha fatta; storie di chi, nonostante tutto, è rinato.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

Leggi l’articolo intonato:

STORIE – Esistenze interrotte, la nuova vita ferrarese di tre rifugiati politici

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

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Redazione

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