Giorno: 1 Gennaio 2016

A Ferrara un castello infuocato ha dato il benvenuto al 2016

da: Cecilia Roversi

Oltre 30mila persone hanno affollato il centro storico per la festa di Capodanno

Venti minuti di suggestione, un incendio che emoziona e fa sognare: per il diciassettesimo anno consecutivo Ferrara ha celebrato l’arrivo del nuovo anno con l’Incendio del Castello, spettacolo piro-musicale che ha lasciato incantate le oltre 30mila persone presenti per l’occasione. Un mix di generi diversi, come la suite “The tree of life”, i Carminia Burana di Carl Orff e la metal “Phantome of the Opera” dei Nashvile, ha accompagnato lo spettacolo di luce e fuoco che dal cielo si è riflesso nel fossato del Castello.
Alberghi tutti pieni, come affermato dall’Osservatorio di Trivago, che già a pochi giorni dal Capodanno ha posto Ferrara tra una delle mete più ambite d’Italia per la notte di San Silvestro. Strade gremite da gente di ogni età, un fiume di gente che ha invaso festosamente le vie del centro storico, e anche qualche temerario che ha tentato – invano– di spostarsi tra la folla con la fedele bicicletta.
Una serata che è iniziata però ben prima di mezzanotte, quella del San Silvestro ferrarese, organizzato dall’ATI formata da Delphi International, Made Eventi e Sapori da Mare. Sold out i sette eventi “culinari”, tra cenoni, apericena e buffet, con ben 1150 partecipanti. Il 96% degli ospiti è venuto da fuori provincia, segno che il Capodanno cittadino ha un grande appeal turistico. Gli ospiti hanno potuto gustare piatti tipici e preparati con ingredienti DOP e DOC del territorio, chi in ambientazione Medievale, chi avendo la sensazione di trovarsi nella Parigi di inizio ‘900.
Ma c’è anche chi ha deciso di passare le ultime ore del 2015 a teatro oppure in piazza, sfidando il freddo pungente, con le 6 ore di musica e spettacolo organizzate dall’ATI Cultura, Eventi e Società.
Tutto esaurito alla Sala Estense, dove lo show “Makkeroni a Capodanno…Makkeroni tutto l’anno!” ha portato una travolgente ventata di allegria con il rumorista Alberto Caiazza, condita dalla magia di Roberto Ferrari e Corrado Boldi dalla spettacolare esibizione circense di Sasselles Show.
Anche Piazza Castello si è riempita di gente sin dalle prime ore della sera per il concerto di Aba e Fabio Santini, finalisti di X-Factor. E poco prima della mezzanotte, tutti a cantare “Nel blu dipinto di blu”, “Azzurro” e “Ma il cielo è sempre più blu”, tre brani storici della musica italiana ma anche tre brani dedicati al cielo, che da li a poco si sarebbe illuminato con i suggestivi fuochi d’artificio.

LA LETTERA
Buone feste Babbo Natale

Caro scrittore di lettere a Babbo Natale,
spero che tu non sia stato uno di quelli che ha compilato una lista infinita di cose che poi, quel povero vecchio, avrebbe dovuto cercare-trovare-portarti.
Facendo così infatti lo avresti paragonato a un autista sfruttato che, a bordo del suo furgone scassato, va sempre in giro stressato a portar un pacco da altri ordinato.
Facendo così avresti pensato solo a te stesso e non a lui.
In un certo modo, facendo così è come se tu avessi accettato le cose come le hanno decise altri, quei pochi che non vogliono che le cose cambino perché così possono controllare quei tanti che non fanno niente per cambiarle.
Dal momento che gli hai spedito una lista, se vuoi, potresti rimediare preparando una tua lista di oggetti o di pensieri da regalare a chi non se lo aspetta; sono sicuro che anche tu sei capace di sentire i pensieri degli altri.
Spero, invece, che tu sia uno di quelli che si è preoccupato di come sta Babbo Natale, che gli abbia scritto di ciò che ti piacerebbe essere, di quello che ti piacerebbe fare e anche di quello che ti piacerebbe avere.
Spero che tu gli abbia parlato di ciò che immagini perché io credo che a lui piaccia ascoltare le visioni e le speranze di chi è in cerca di un bel futuro.
Spero che tu ti sia affidato a lui come se riflettessi su come soddisfare i bisogni e avverare i sogni… tuoi e di chi ti sta a cuore.
In un certo senso, facendo così è come se tu, non accettando le cose così come le hanno decise gli altri, dimostrassi di aver capito che la costruzione di un futuro diverso dipende anche da te.
A questo proposito, ti voglio ricordare una cosa banale e talmente evidente che spesso tutti se ne scordano, soprattutto noi grandi: tutte le cose non sono sempre state così come sono adesso, ieri erano diverse e lo saranno anche domani.
Sono stati altre bambine, altri bambini, altre donne e altri uomini a cambiarle.
Saranno altre bambine, altri bambini, altre donne e altri uomini a cambiarle.
Le cose potranno peggiorare ma, se vogliamo, potranno anche migliorare.
Basta solo che ognuno ci metta un poco del suo, insieme al poco degli altri; così il poco di ognuno potrà diventare il tanto di tutti.
Anche tu puoi farlo, sia che tu abbia scritto una lettera a Babbo Natale, a un’altra persona o che tu non l’abbia fatto.
Ricorda però: leggi solo se vuoi perché questi sono consigli e non LEGGI.
Per immaginare il futuro usa la tua testa, e quando c’è qualcosa che non va e lo si deTESTA… vai: conTESTA e proTESTA.
Altre volte, per realizzare le tue idee, avrai bisogno delle tue MANI e di quelle degli altri; capirai che se si resta uMANI, ogni giorno sarà una bella festa e allora tu vai: MANIfesta.
È indispensabile che, nelle cose che fai, tu ci metta il CUORE, non farlo mai a malinCUORE perché, se ci metterai passione, stai sicuro che farai sentire agli altri il tuo stesso battiCUORE.
Spero che Babbo Natale o qualche altra persona abbia esaudito i tuoi desideri altrimenti, non avvilirti: scrivi di nuovo anche dopo Natale e perfino d’estate, fino a quando non riuscirai a capire che anche tu puoi rendere veri i tuoi sogni.
Ti saluto e ti auguro di non diventare mai un raPACE ma di cercare, dentro di te, la PACE; dopo che l’hai trovata, portala in regalo a chi ti PiACE perché sono sicuro che anche tu ne sei caPACE.

Buone Feste a te anzi Buone Teste a tutti per tutto l’anno

L’EDITORIALE
Quella luce in fondo agli occhi

Negli sguardi dei miei studenti con frequenza scorgo un riflesso in precedenza raro: lampi di consapevolezza che si saldano alla volontà di non rassegnarsi. È qualcosa che fa ben sperare.
Parlo di ventenni, ragazze e ragazzi forse non a caso nati dopo il crollo del Muro. Ai dogmi con cui in passato molti si facevano scudo, sembrano preferire la voglia di sperimentare e la capacità di mettersi in gioco. Non sarà così per tutti, magari. Ma in maggioranza manifestano questa propensione. È forse un riflesso della meglio gioventù in una nuova epica di “scarpe rotte eppur bisogna andare”.

Appena qualche anno fa, agli albori della crisi, i loro coetanei parevano sentirsi semplicemente vittime di una situazione avversa, insoddisfatti e al tempo stesso incapaci di reagire.
Dai “bamboccioni viziati” (i trentenni evocati da quel tal ministro), si era passati direttamente ad adolescenti e giovani che vivevano la dura condizione capitata loro in sorte come una dannazione alla quale si mostravano del tutto impreparati a opporsi. Comprensibile. Più ancora, i loro stessi genitori apparivano spiazzati dagli eventi, incerti sul da farsi e incapaci di ripensare se stessi.

Quest’ultima generazione, invece, sembra paradossalmente riuscire a vivere la crisi come un’opportunità. Si stanno riorganizzando, i nostri giovani, fanno fronte alle difficoltà non con rabbia ma con fantasia, talvolta anche l’allegria e la spregiudicatezza di chi sa che è dura ma vuole e deve farcela. Di chi ha capito che il mondo vecchio è sbagliato e si sta attrezzando per immaginarne e poi costruirne uno nuovo, diverso.

Se i soldi non bastano per pagarsi un affitto, come già capitava ai loro predecessori, differente è lo spirito con cui si condivide lo spazio: non più quello di chi si rassegna e si adatta in attesa di trovare di meglio. Questi sembrano mettere volentieri in comune le loro due cose con colleghi di appartamento che diventano anche compagni di vita e non sono percepiti come fastidiosi intrusi ma come sodali di un’avventura da vivere insieme in spirito di reciproco sostegno. L’ambizione non sembra più essere quella di imporsi sugli altri, ma di rialzarsi assieme agli altri.

Certo, è sbagliato e ingannevole operare generalizzazioni, ma si percepisce che qualcosa di nuovo sta avvenendo: si delinea una tendenza.
Non si coglie la frustrazione per la difficoltà di emergere individualmente; si ragiona invece in termini di comunità, di gruppi, di reti. In questo, forse, gioca un ruolo positivo anche la pervasività dei social network, che stanno strutturalmente abituando gli individui a concepire lo sviluppo non come una meta individuale ma come un traguardo di gruppo. E lo spazio d’azione e di espressione non è inteso come ambito privato, ma come luogo pubblico, permeabile, accessibile.

Per questi ragazzi la ‘condivisione’ sembra davvero un valore prezioso e praticabile. Si sta passando dall’affermazione del singolare al plurale, dall’egoismo dell’io alla considerazione di una dimensione collettiva, secondo i principi della cosiddetta ‘sharing economy’. Mettere in comune, far fronte insieme. In quest’epoca di incertezze si sta definendo un atteggiamento resistenziale coniugato con uno slancio positivo, solidale, anti-individualistico, in cui conta il collettivo, il gruppo: non il singolo ma la comunità.
Così si afferma una nuova convinzione: si vince o si perde tutti insieme. Che pare un modo maturo ed eticamente apprezzabile per affrontare la vita. Insomma, i grandi sembrano loro.

Sta forse crescendo una ‘Generazione Noi’. Ed è quanto di meglio ci si possa augurare per iniziare bene il nuovo anno.

stella

L’alba del nuovo anno

Vorrei che fosse silenziosa, e che nessuno dica una parola.
Vorrei che fosse soleggiata, e che l’aria fosse tersa e salata.
Vorrei che brillasse così tanto da non esaurirsi per tutto l’anno.

E in un siffatto giorno, poter immaginare in che direzione volare…

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Buon 1 gennaio

Oggi, 1 gennaio 2016, la redazione di Ferraraitalia vi fa gli auguri per tutto il nuovo anno!

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Gianni Rodari

Filastrocca di Capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno:
voglio un gennaio col sole d’aprile;
un luglio fresco, un marzo gentile;
voglio un giorno senza sera;
voglio un mare senza bufera;
voglio un pane sempre fresco;
sul cipresso il fior del pesco;
che siano amici il gatto e il cane;
che diano latte le fontane.
Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.
(Gianni Rodari)

 

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

Deal N for “New Year”

E così da oggi dovrò sforzarmi tutte le volte che scrivo la data.
Ma questa è una cosa positiva perché il dover ricordare che finisce in 6 e non più in 5 sarà un ulteriore invito a tirare fuori il fanciullino che è in me.
Non so come sarà questo 2016.
Come tutti ho i miei desideri e come tutti me li tengo per me.

Brano: “New Year” dei The Breeders Album: “Last Splash” del 1993
Brano: “New Year” dei The Breeders
Album: “Last Splash” del 1993

Almeno, non ti dicono di fare così quando esprimi un desiderio?
O si fa così solo con le stelle cadenti?
Chi se ne frega, ognuno ha le sue.
Quindi io seguirò il vecchio adagio che recita “what we do is secret”.
L’unica certezza è l’augurio di un buon 2016 a tutti.
E il mio contributo agli auguri è questo pezzo.
Il pezzo più bello sui nuovi anni e non solo.
E speriamo in un 2016 bello almeno metà di quant’è bello il cuore di Kim Deal.
Già così – fidatevi di uno pieno di capelli bianchi – sarebbe una conquista.
Roba che da domani una birra costa solo 1€, la musica diventa meno merdosa, questo novembre Ian Svenonius trasloca alla Casa Bianca e boh, forse qualcuno ai piani alti torna a riconsiderare Karlone.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano attorno ad esso.

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