Giorno: 16 Gennaio 2016

Lunedì 18 gennaio il groove del Daniele Santinome Trio chiude l’edizione invernale di Downtown Tower

da: ufficio stampa Jazz Club Ferrara

A chiudere Downtown Tower Winter Edition, la mini-rassegna del Jazz Club Ferrara presso il Clandestino di via Ragno, spetta – lunedì 18 gennaio – all’esplosivo groove del Daniele Santimone Trio completato da Mecco Guidi all’organo e Christian Capiozzo alla batteria. Ad impreziosire la serata sarà la selezione di spiritual jazz – rigorosamente in vinile – di France Dj, arricchita dalla gustosa gastronomia elaborata “a quattro mani” dallo staff del Torrione e del Clandestino. Seguono il concerto pirotecniche jam session. 

Downtown Tower Winter Edition, la mini-rassegna del Jazz Club Ferrara presso il Clandestino di via Ragno, chiude in bellezza con lo scatenato groove feeling del Daniele Santimone Trio. Lunedì 18 gennaio (ore 21.30) sonorità intrise di soul, svincolate da qualsivoglia etichetta di genere, abbracceranno vasti territori musicali che da Jimmy Smith, Jack McDuff e Larry Young, approderanno all’acid jazz con qualche pit stop nel funky delle migliori colonne sonore di polizieschi anni ‘70. A fianco del bandleader sono altri due protagonisti della scena musicale come Mecco Guidi all’organo e Christian Capiozzo (figlio di Giulio Capiozzo, storico componente degli Area) alla batteria.

Insieme ad essi Santimone ha realizzato Whisky a Go Go (Suonaphone IRMA RECORDS, 2003), esordio discografico del trio che lo ha condotto ad esibirsi al Blue Note di New York e ad accompagnare in tour il trombettista americano Jimmy Owens. Un’esperienza indelebile che ha contribuito a rendere ancor più originale la cifra stilistica di questa affiatata band.

Daniele Santimone inizia la propria attività concertistica negli anni ‘90. Talento e versatilità lo conducono ben presto ad esibirsi con i Back to the Future di Giulio Capiozzo, con Ares Tavolazzi e Marco Tamburini. Successivamente Santimone si trasferisce negli Stati Uniti dove consegue la laurea in Professional Music presso il prestigioso Berklee College di Boston. Rientrato in Italia abbraccia diversi progetti: nel 2004 entra a far parte del gruppo di Patrizia Laquidara, mentre nel 2008 si unisce all’ensemble di Eumir Deodato. Nello stesso anno si esibisce in più occasioni con Mario Biondi partecipando inoltre alla registrazione di “If”, terzo episodio discografico del cantante catanese.

Oltre a vantare collaborazioni con artisti del calibro di Roberto Gatto, Jesse Davis, Stefano Bollani e Fabrizio Bosso tra gli altri, con cui ha calcato palcoscenici di prestigiosi festival nazionali ed internazionali, Santimone è altresì capace didatta.

Ad impreziosire l’appuntamento di lunedì 18 gennaio sarà la selezione di spiritual jazz – rigorosamente in vinile – di France Dj, arricchita dalla gustosa gastronomia elaborata “a quattro mani” dallo staff del Jazz Club e del Clandestino. Seguono il concerto pirotecniche jam session. Serata a ingresso libero.

 

INFORMAZIONI

www.jazzclubferrara.com

jazzclub@jazzclubferrara.com

Infoline: 339 7886261 (dalle 15:30) e 0532 767101

DOVE

Clandestino, via Ragno 50 – Ferrara

COSTI E ORARI

Ingresso libero

Aperitivo con dj set a partire dalle ore 19.30

Concerto 21.30

Jam session 23.00

UFFICIO STAMPA

Eleonora Sole Travagli

e-mail: solejazzclubferrara@gmail.com

cell. + 39 339 6116217

Ricerca, Bonaccini inaugura a Piacenza la sede del Tecnopolo di Casino Mandelli

da: ufficio stampa giunta regionale Emilia-Romagna

Investiti 5,2 milioni di euro, di cui oltre 3,6 stanziati dalla Regione. Ospiterà laboratori di ricerca di Rse Spa (Ricerca sul sistema energetico) e del Consorzio Musp (Macchine utensili e sistemi di produzione), oltre ad aree per l’incubazione delle imprese. Bonaccini: “Oggi qui c’è l’Italia che funziona. Investire su ricerca e innovazione ci permette di competere con i territori più avanzati del mondo”

Bologna – Apre a Piacenza un nuovo spazio per la ricerca. È stata inaugurata oggi la sede del Tecnopolo di Casino Mandelli, un complesso di proprietà del Comune in località Le Mose, riaperto al termine di un importante intervento di recupero e restauro. La struttura ospiterà la sede piacentina di Rse Spa (Ricerca sul sistema energetico, accreditato alla Rete Alta Tecnologia) e il laboratorio del Consorzio Musp (Macchine utensili e Sistemi di produzione, accreditato alla Rete Alta Tecnologia), uno dei centri del Tecnopolo di Piacenza in cui avrà sede anche il “Portale del Tecnopolo”.
Per l’infrastruttura sono stati investiti complessivamente 5, 2 milioni di euro, di cui 3 milioni e 640 mila euro co-finanziati dalla Regione con risorse Por-Fesr.
All’inaugurazione sono intervenuti il presidente della Regione Stefano Bonaccini, l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il sindaco di Piacenza Paolo Dosi, l’amministratore delegato di Rse Stefano Besseghini e il presidente del Musp Massimiliano Mandelli.
“É proprio una bella apertura d’anno – ha affermato Bonaccini – Qui stamani c’è quell’Italia che funziona, quella che investe oggi per costruire futuro, quella che punta su innovazione, ricerca e tecnologie, per continuare ad essere eccellenza nel ‘Made in Italy’ in cui la nostra regione, ad esempio nel manifatturiero, è certamente leader. In questo senso la rete dei Tecnopoli in Emilia-Romagna è molto importante, perché l’innovazione e la ricerca sono direttamente connesse alla qualità di ciò che si produce. Noi – ha concluso il presidente – vogliamo competere con i territori più avanzati d’Europa e del mondo. E investire su questo fronte ci permette di farlo da protagonisti a livello globale”.

La struttura
L’area Casino Mandelli è costituita da oltre 2.000 metri quadrati di fabbricati, 350 metri quadri di ampliamento ex novo e oltre 7.000 metri quadri di area esterna. I laboratori di ricerca come il Musp – presenti nei diversi progetti delle imprese come consulenti tecnologici – sono particolarmente attivi anche nell’ambito del progetto nazionale sui distretti tecnologici.
Il Tecnopolo di Piacenza si articola su due sedi: quella di Casino Mandelli e l’Ex Officina trasformatori laboratorio Leap. Nel Tecnopolo sono presenti anche aree per l’incubazione delle imprese. Gli enti promotori sono: Politecnico di Milano, Università Cattolica del Sacro Cuore e Comune di Piacenza (con il supporto di Camera di Commercio di Piacenza e Fondazione Politecnico di Milano).
Complessivamente, nell’area di Piacenza sono stati investiti, dal 2010 ad oggi, tra infrastrutture e attività di ricerca oltre 11 milioni di euro con un contributo della Regione di 7 milioni.
Con i Tecnopoli si sta realizzando in Emilia-Romagna una rete di infrastrutture dedicate alla ricerca industriale e al trasferimento tecnologico dislocate in 10 sedi principali (oltre a Piacenza, con due sedi, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Ferrara, Ravenna-Faenza, Forlì-Cesena e Rimini).

Consorzio MUSP (Macchine Utensili e Sistemi di Produzione)
Il progetto MUSP nasce dalla volontà di rafforzare la vocazione per la meccanica strumentale nel territorio di Piacenza, con il supporto finanziario della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Regione Emilia-Romagna, l’appoggio delle realtà imprenditoriali della zona, Amada Engineering Europe, Capellini, Csm Tecnocut, Jobs, Lafer, Mandelli, Mcm, Sandvik, Working Process, Pama, Ucimu-Sistemi per Produrre, Associazione degli Industriali di Piacenza, oltre che del Comune e della Provincia di Piacenza. Il coordinamento è affidato al Politecnico di Milano, sotto la guida del Professor Michele Monno. Sono inoltre partner del laboratorio il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali (Dises) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Piacenza.
Gli ambiti di ricerca – con settori di impatto nel manifatturiero, beni strumentali per l’industria e macchine utensili – sono: la configurazione e gestione di sistemi integrati di produzione; precision engineering; progettazione avanzata, applicazioni industriali di materiali e processi tecnologici innovativi; studi di settore, tutela della proprietà intellettuale, tecnologie di produzione per il settore aeronautico e analisi economica e di benchmarking del comparto industriale di riferimento (beni strumentali per l’industria).

Consorzio LEAP (Laboratorio Energia Ambiente Piacenza)
Costituito nel maggio 2005 a Piacenza su iniziativa della sede di Piacenza del Politecnico di Milano, è uno dei laboratori della Rete di Alta Tecnologia della Regione Emilia- Romagna. Gli ambiti di ricerca sono: generazione di energia termica ad alta efficienza; energia da biomasse, rifiuti e residui; termoidraulica di componenti di impianti nucleari; tecnologie per utilizzo combustibili fossili e cattura Co2 e energie rinnovabili o assimilate. I settori di impatto riguardano costruttori ed utilizzatori di contatori di calore, gestori di impianti di generazione e distribuzione di calore, costruttori di caldaie, industrie elettriche e aziende petrolifere.

Winter Carnival, per una grande festa di chiusura a Winter Wonderland!

da: ufficio stampa Ferrara Fiere Congressi

Grande festa di chiusura a Winter Wonderland – Natale in Giostra, la manifestazione dei record organizzata da Catterplanet e F.lli Bisi (partner Ferrara Fiere).
Per l’ultima giornata (domenica 17 gennaio, ndr) alla Fiera di Ferrara, l’appuntamento fieristico italiano più lungo e il parco divertimenti indoor più esteso (ventimila metri quadrati di superficie allestita) ha, infatti, in serbo un anticipo di carnevale con “Winter Carnival”: i bambini che si presenteranno alle casse mascherati potranno entrare gratis e partecipare, alle 17, al concorso “La maschera più bella”. Primo premio: una scatola di Lego Star Wars per i maschi e una di Lego Elves Il Castello per le bambine, oltre a premi di partecipazione per tutti.
Dalle 10 alle 21 funzioneranno, poi, senza sosta giostre e attrazioni: l’autoscontro e il Brucomela, il Tagadà e il Castello incantato, le Waterball per camminare sull’acqua, il Free Fall per lanciarsi sui cuscini d’aria da un’altezza di sei metri, il labirinto di cristallo di Game City, il Saltamontes e il cinema 5D. E poi la pista di pattinaggio sul ghiaccio, la baby dance, il face painting, i laboratori (alle 10.30, 15.30 e alle 18.30), il “Winter Circus” senza animali (11.00, 16.30 e 18.30), il “Ballo di Winterello” (la mascotte di Winter Wonderland) alle 17.00 e lo spettacolo di burattini mezz’ora dopo.
Per entrare in Fiera, biglietto intero a 4 € e ridotto a 3 €. Sul sito winterwonderlanditalia.com è possibile acquistare il braccialetto giornaliero da 19,90 €, per avere accesso illimitato a tutte le giostre (ma non alla pista di pattinaggio). Braccialetto a 15 € per gli adulti accompagnatori. Ingresso gratuito per i bambini di altezza inferiore ai 90 centimetri e per tutti, dopo le 20.00.
Winter Wonderland – Natale in Giostra è patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna, dal Comune e dalla Camera di Commercio di Ferrara; main sponsor, McDonald’s e Cassa di Risparmio di Cento.

Mettersi in regola per la guida dei trattori agricoli

da: ufficio stampa Cia Ferrara

Dal 1° Gennaio scatta l’obbligo dell’abilitazione per la conduzione di trattori agricoli e forestali che può essere certificata o conseguita attraverso un corso di formazione

Condurre in maniera sicura i trattori agricoli è fondamentale per garantire l’incolumità dell’operatore e prevenire gli incidenti sul lavoro in agricoltura. Dal 1° Gennaio è entrato in vigore l’obbligo – sancito dall’art. 73 comma 5 del D.Lgs. 81/08 e definito dall’accordo stato-regioni del 22 febbraio 2012 – di conseguire l’abilitazione alla conduzione di trattori agricoli e forestali, quello che viene comunemente definito “Patentino”.«Dall’inizio dell’anno – spiegano i tecnici dell’ufficio ambiente e sicurezza di Cia Ferrara – gli agricoltori dovranno dimostrare di avere uno specifico addestramento per la conduzione dei trattori agricoli. Per consentire alle imprese di adeguarsi alla normativa abbiamo attivato un servizio per informare gli agricoltori dei nuovi obblighi e consentire loro di mettersi in regola. Vogliamo ribadire che la sicurezza in azienda è importante e tutti gli operatori che conducono un trattore – nel caso ci siano dei dipendenti in azienda l’obbligo vale per chiunque si mette alla guida – deve dimostrare la sua idoneità e capacità nel farlo in maniera sicura. La normativa tiene ovviamente conto delle abilità conseguite, magari nel corso di molti anni di lavoro. Chi ha almeno due anni di esperienza certificata, infatti, può compilare una dichiarazione sostituiva di atto di notorietà – il modulo può essere compilato anche nei nostri uffici in maniera semplice e veloce – quindi un’autocertificazione che deve essere conservata ed esibita su richiesta. Entro il 12 marzo 2017 deve comunque frequentare un corso di aggiornamento di quattro ore. Se, invece, non si può certificare l’esperienza ma si conduce, di fatto, un trattore agricolo in azienda occorre frequentare un corso di formazione di almeno 8 ore (tre ore di teoria giuridica e tecnica teoriche e cinque ore di pratica. Questo – spiegano i tecnici Cia – vale anche per chi non è ancora addetto alla conduzione di trattori agricoli e vuole conseguire l’abilitazione.»

AUDIOCONFERENZA
Non sono solo parole: Baratelli illustra l’alfabeto della democrazia

“Nel Dna della democrazia c’è la promessa di emancipazione per tutti i cittadini, ai quali vengono attribuiti gli stessi diritti e i medesimi doveri. Tale premessa si regge su due pilastri: legalità e giustizia sociale. E’ un regime, quello democratico, che sfiora l’utopia. Alle spalle abbiamo due secoli di aspre lotte combattute per rendere concreto questo obiettivo. Ma evidente che se la democrazia ha questa connotazione la sua condizione sarà di crisi perenne perché l’ideale non sarà mai compitamente realizzato e al riparo da insidie. L’impegno di ognuno è prodigarsi in un continuo sforzo per ridurre la distanza fra i ideale e realtà. Accettando la crisi come necessaria eviteremmo il pendolarismo fra eccessi di entusiasmo e di scoramento”.

La si potrebbe definire a buon titolo una ‘lectio magistralis’ quella tenuta ieri in biblioteca Ariostea dal direttore dell’istituto Gramsci Fiorenzo Baratelli per illustrare il senso del ciclo di conferenze “Le parole della democrazia” organizzato in collaborazione con l’Istituto di storia contemporanea e il contributo del Comune di Ferrara e di Archibiblio Ferrara. Quattordici imperdibili appuntamenti per riflettere sui valori che danno senso e sostanza al modello di Stato e alle forme di governo.
Nella sua ‘prefazione’ Baratelli si è soffermato sulle peculiari ragioni della crisi attuale, connesse ai fenomeni di globalizzazione e al conseguente superamento del tradizionale concetto di Stato nazionale, per poi accennare alle ragioni di scelta dei termini attorno ai quali i conferenzieri svilupperanno la loro interpretazione del lessico della democrazia: fra i più noti, Gianfranco Pasquino, Laura Pennacchi, Vittoria Franco, Giuseppe De Rita.

Il prossimo incontro sarà con un maestro del pensiero filosofico, Remo Bodei, direttore scientifico del festival di Filosofica di Modena che venerdì 29 gennaio alle 17, sembra alla sala Agnelli dell’Ariostea tesserà l’ “Elogio della democrazia: ragioni e passioni”. Miglior avvio non sarebbe immaginabile.

 

Ascolta l’audio integrale della conferenza di Fiorenzo Baratelli

 

Leggi la presentazione del ciclo “La parole della democrazia”

PUNTO DI VISTA
Vita e agonia di Ferrara (al tempo del razzismo)

“Allora – mi fa l’amico che incontro al solito bar, da anni diventato il mio ufficio – allora, la Cassa di Risparmio ti ha restituito le tue 50 lire?”
Lo guardo male e poi gli dico che se mi volessero restituire quell’antico mio credito non avrebbero mai commesso il furto ai miei danni. “Vuoi dire che Ferrara è ladra, oltre che razzista come si sta insinuando su un quotidiano cittadino?”
“Voglio dire – gli rispondo – che Ferrara è una strana città”, i suoi cittadini sono razzisti, certo, ma il razzismo è un male che cresce vigoroso nella Valle Padana. Ricordo che quando arrivai a Milano, i cartelli appesi alle porte delle case facevano sapere in bei caratteri alti e neri che “Non si affitta a meridionali”. Quei cartelli mi inorridirono, mai nella rossa Ferrara un cittadino si sarebbe permesso una simile confessione di razzismo. Ma allora Ferrara aveva davvero un cuore rosso. Con quel cuore Ferrara era cresciuta, era diventata la città di provincia più colta d’Italia, Palazzo dei Diamanti era conosciuto in tutto il mondo per le grandi mostre d’avanguardia, gli artisti italiani, europei, americani, anche orientali non si dichiaravano arrivati se non riuscivano a ottenere da Franco Farina l’ok per una personale. Nel cinema erano cresciuti, a livello internazionale, Michelangelo Antonioni e Florestano Vancini (solo per citare i più famosi), mentre ardevano di sacro fuoco i giovani, e non più giovani, intellettuali, molti dei quali si aggregavano al carro di sinistra per fare carriera, ma spesso pronti a far garrire altre bandiere.

Il fatto è che, a leggere attentamente la storia, ci si accorge che mano a mano che sbiadiva il cuore rosso, diminuiva anche l’orgoglio civile della città, la quale riscopriva vecchi stilemi sociali sui quali adagiarsi e tra questi il più comodo di tutti per persone stanche di pensare era l’indolenza, imbottita di acquiescenza, di remissività culturale, di accettazione. La Sinistra veniva lentamente espulsa dal cerchio del potere, mentre avanzava una “cultura” di Destra riveduta e corretta, il buco rivoluzionario del dopoguerra andava riempendosi. Il giorno dopo l’eccidio del Castello il nuovo federale Vezzalini fece rimbombare la sua voce in tutte le plaghe ov’era esposto il gagliardetto nero: “Ferrarizzare l’Italia”, tuonò il terribile condottiero repubblichino (scusate, ho usato l’aggettivo dispregiativo, ma oggi gli storici dicono repubblicano e il loro animo si placa). Bene, non c’è stato bisogno di audaci colpi di mano o di altre stragi, bastavano i circa duecento morti e i 900 feriti del terrorismo di estrema destra per addomesticare le docili coscienze italiane e ferraresi, il potere dispensava panem et circenses: che vuoi di più? L’ignoranza demente di questi giorni aveva agio su ogni altra urgenza, finché un mattino (ora debbo essere un po’ volgare come in un film-commedia italiano), dopo aver finito di leggere i quotidiani, locali e no, molto sorpresi abbiamo esclamato: “cazzo, siamo fascisti!”

 

Leggi la prima parte di “Vita e agonia di Ferrara”

LA RIFLESSIONE
Il tempo, eterno sconosciuto

Mentre vado all’appuntamento rifletto. Come al solito avevo frainteso il tema. “Se solo non fossi sempre così precipitoso nelle conclusioni”, mi dico. La verità è che quando la lingua va più veloce del pensiero si rischia di prendere delle cantonate. Non mi considero lento di comprendonio, intendiamoci, è che spesso il desiderio e l’entusiasmo mi suggeriscono cose inesatte, ma fa nulla…
Credevo si parlasse di quella relazione ideale ed esclusiva che intercorre tra l’arte e la letteratura, di quel connubio oltremodo creativo tra scrittura e pittura che da sempre mi appassiona. Era il motivo per cui ho deciso di andare, ma mi sono sbagliato, il tema è tutt’altro. L’argomento del seminario riguarda il tempo.
Il tempo in tutti i suoi significati, noti e meno noti, in tutte le sue espressioni, interpretazioni e definizioni. Il tempo come fenomeno scientifico, come esperienza letteraria, ma soprattutto nella sua suggestione pittorica. In effetti arte e letteratura c’entrano eccome, anche se il vero protagonista è il tempo, appunto.
Ho trascorso un’ora e poco più ad ascoltare una dotta dissertazione sul ruolo che la corrente pittorica inventata da de Chirico più di un secolo fa, la Metafisica, ha avuto nella rappresentazione ideale del tempo. E certamente il capace docente non ha perso tempo a elencarne i principali aspetti, osservando e analizzando gli esempi pittorici che de Chirico ha voluto legare alla sua idea del tempo, giusto il tempo di un’ora, all’incirca, parlando rapidamente e guardando un paio di volte l’orologio, il tempo è prezioso.
Se non altro ora posso affermare, con meno incertezza di prima, che il tempo passato ad ascoltare l’interessante lezione è servito a comprendere una volta di più che a tutt’oggi nessuno può spiegare con assoluta esattezza, ne mai lo potrà, che cosa sia il tempo!
Il tempo lo nominiamo tutti, sempre, in ogni situazione, appioppandogli usi e significati a seconda del momento. Che tempo farà domani? Farà brutto tempo. Il tempo di arrivare. C’è un tempo per vivere e un tempo per morire. Non riuscire a fare in tempo.
In effetti sto prendendo tempo, non mi è ancora chiaro cosa dire, poiché il tema è sconfinato e il termine è sfuggente. Il tempo poi, come sappiamo, è tiranno.
Però diamo tempo al tempo e verrà il tempo di capire che leggere queste righe, alla fine ne sono convinto, non è stato tempo sprecato. Certo, qualcuno potrà pensare che questo giochino attorno alla parola tempo abbia fatto ormai il suo tempo, perciò facciamo un passo indietro e torniamo a de Chirico e al suo paradosso: com’è mai possibile, ci si domanda, poter fissare in una tela statica l’immagine ideale del tempo quando il tempo è, per definizione, dinamico? Forse la risposta può essere quella di rappresentarlo annullandone i presupposti? Intanto non facciamo l’errore, per carità, di considerare il tempo come fosse un concetto astratto o una convenzione: il tempo esiste, esiste eccome! Solo che tra le cose esistenti, scientificamente riconosciute e conclamate dalle leggi della fisica, è l’unica cosa che non si può né vedere né toccare, ma c’è, da sempre e dappertutto. È grazie al tempo e al suo incessante procedere in un’unica direzione che il mondo tangibile, quello in cui viviamo, esiste. In altre parole, l’esistenza del tempo determina l’esistenza di tutto il resto.
Il tempo quindi è indissolubilmente legato all’azione, all’evoluzione, alla trasformazione, al moto e, dulcis in fundo, allo spazio in cui l’azione stessa trova dimora. E allora perché nelle opere di de Chirico tutto appare così immobile, inanimato, sospeso?
De Chirico è un artista estremamente rigoroso, come direbbe la mia professoressa di storia dell’arte è un pittore figurativo, uno che dipinge rispettando i canoni della percezione visiva della realtà: la prospettiva, le ombre, le proporzioni, le figure, gli oggetti, i paesaggi, tutti questi elementi rispettano le regole date dalla raffigurazione classica della realtà, decisamente agli antipodi da ogni forma di astrazione. Eppure, ciò che de Chirico ci fa vedere non è affatto un mondo reale.
È questo il punto: come si può pretendere di rappresentare il tempo, e il dilemma che lo riguarda, offrendo allo spettatore un pezzo di realtà? Non si può, ma ecco l’idea: l’unico modo per rubare un’immagine del tempo è quello di aggirarlo, fuoriuscirne. Se la realtà tangibile ne è intrappolata e soggiogata, esiste un piano in cui il tempo non ha alcun potere, in cui è addirittura possibile contemplarlo senza doverlo rincorrere o doverne fuggire: questo piano è il sogno. Il sogno concepito come ambiente di coltura di tutto ciò che è inconoscibile, misterioso, vago, enigmatico.
In fondo, de Chirico non vuole svelarci alcunché, non ha alcuna intenzione di darci spiegazioni, interpretazioni o teorie psicanalitiche di sorta, ragionamenti filosofici o quant’altro. Nei quadri di de Chirico non c’è nessuna ambizione di rappresentare una verità rivelata, una visione alternativa e inconscia, come invece capita nelle opere dei surrealisti che analizzano e teorizzano e che a torto vengono accostate alla metafisica, c’è altresì l’apertura a una visione del mondo fatta di suggestioni in cui ognuno può riconoscere se stesso dandosi le risposte che crede. Una visione del mondo che non vuole sostituire il reale, semmai accompagnarlo e oltrepassarlo, e pure ampliarlo con le sue suggestioni: un meta-mondo per l’appunto. Per ovviare all’impossibilità di dare una forma riconoscibile al tempo, paradossalmente de Chirico ci trasporta in una dimensione, quella interiore, in cui il tempo è assente. In tale dimensione, una volta liberati dal vincolo temporale, dove passato e futuro si mescolano in un eterno presente, possiamo abbandonarci alla contemplazione e alla meditazione, l’unica azione consentita quando l’attimo corrisponde di fatto all’eternità.
Si parla di enigmi quindi. Il tempo, il sogno, l’esistenza, l’eternità, tutto ciò che è considerato assoluto in fondo è e rimarrà sconosciuto. Possiamo almeno sperare di afferrarne un pezzetto e cercare di comprenderlo gongolandoci per la nostra perspicacia, senza illuderci troppo però.
Alla lezione non si è parlato di queste cose, per cui mi scuso con chi credeva il contrario, queste sono solo mie riflessioni che non hanno nessuna pretesa di verità. Quella in cui mi sono venuto a trovare era una normale lezione d’arte, in cui sono stati descritti e commentati dei quadri con un paio di interessanti sconfinamenti tra poesia e narrativa, quel tanto che bastava per sviluppare poi un minimo di dibattito alla fine dell’ora. Bravura e competenza del docente non sono affatto in discussione, ma al solito me ne torno a casa con l’amaro in bocca.
Per adesso credo sia tutto, come si dice, il mio tempo è terminato.

BUROCRAZIA
Basta parlare in codice, poche parole buone per farsi capire

Io sono PTOF, figlio di POF, della tribù dei RAV, della terra desolata del MIUR; uno degli ultimi sette saggi: CUD, FIS, LIM, MOF, PON, TIC, USR.
PTOF, il grande PTOF, colui che HERA, colui che INDIRE e colui che VALES.
PTOF, l’innovatore PTOF, colui il quale ha sfidato e sconfitto i temibili DSA, che ora vagano per il mondo cercando qualcuno che gli possa regalare un BES.
PTOF, il risolutore PTOF, che è sceso nelle acque del lago INVALSI, si è cibato degli AFAM e, tra le ninfe OCSE, si è accoppiato con CLIL generando PNSD.
PTOF, il decisionista PTOF, che ha battuto gli otto draghi alati: ASL, DES, GLH, GLIP, PAI, PEI, PDF, PDP.
PTOF, il determinato PTOF, che si è immerso tra le alghe del CSPI e, con i suoi compari PDM e ANVUR, ha sconfitto i due demoni: TFR e TFS.
PTOF, l’incredibile PTOF nipote di ARAN, che ha visto le due creature mitologiche: DS e DSGA scendere tra le nebbie del CCNL e, con l’arma micidiale del PDM, distruggere i popoli provenienti dagli OOCC.
PTOF, il triennale PTOF, che si è alleato con il mitico ANP e le leggendarie FAQ e, calpestando i paesi di ATA, CTP e GAE, sta lottando contro le pericolose RSU.

Questo scherzo che ho scritto mi è stato ispirato da qualche vignetta che circola in rete e da uno sketch comico di Aldo, Giovanni e Giacomo, che trovate qui sotto.
Ecco ciò che penso: finché noi insegnanti continueremo ad accettare l’uso di odiosi acronimi rendendo il nostro modo di parlare sempre più esclusivo ed escludente, non riusciremo ad essere sufficientemente comprensibili al di fuori del nostro mondo.
Finché non sapremo spiegare con un linguaggio chiaro e semplice i nostri problemi e le nostre prospettive, non riusciremo a convincere con efficacia della bontà delle ragioni per cui lottiamo contro la cosiddetta “buona scuola renzusconiana”.
Finché non riusciremo a fare questa grande fatica necessaria, non sapremo contagiare efficacemente l’opinione pubblica con le nostre preoccupazioni e le nostre convinzioni.
Quindi concludendo: se “a parole lorde, orecchie sorde”, “a buon intenditor poche parole”… ma buone!

Legenda dei 45 acronimi usati:
AFAM: Alta Formazione Artistica e Musicale
ANP: Associazioni Nazionale Presidi
ANVUR: Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca
ARAN: Agenzia per la RAppresentanza Negoziale
ASL: Azienda Sanitaria Locale
ATA: Amministrativo, Tecnico ed Ausiliario
BES: Bisogni Educativi Speciali (ma anche bacio in dialetto romagnolo)
CCNL: Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro
CLIL: Content and Language Integrated Learning
CSPI: Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione
CTP: Centro Territoriale Permanente
CUD: Certificato Unico Dipendente
DES: Disturbi Educativi Specifici
DS: Dirigente Scolastico
DSA: Disturbi Specifici di Apprendimento
DSGA: Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi
FAQ: Frequently Asked Questions
FIS: Fondo di Istituto
GAE: Graduatorie Ad Esaurimento
GLH: Gruppi di Lavoro sull’Handicap
GLIP: Gruppi di Lavoro Interistituzionali Provinciali.
HERA: Multiutility che si occupa di rifiuti, acqua, gas ed energia elettrica (non è un acronimo)
INDIRE: Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa
INVALSI: Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione
LIM: Lavagna Interattiva Multimediale
MIUR: Minitero Istruzione Università e Ricerca
MOF: Miglioramento Offerta Formativa
OCSE: Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico
OOCC: Organi Collegiali
PAI: Piano Annuale per l’Inclusività
PDF: Profilo Dinamico Funzionale
PDM: Piano Di Miglioramento
PDP: Piano Didattico Personalizzato
PEI: Piano Educativo Individualizzato
POF: Piano dell’Offerta Formativa
PON: Programma Operativo Nazionale
PNSD: Piano Nazionale Scuola Digitale
PTOF: Piano Triennale dell’Offerta Formativa
RAV: Rapporto di Auto Valutazione
RSU: Rappresentanza Sindacale Unitaria
SIDI: Sistema Informativo Dell’Istruzione
TFR: Trattamento di Fine Rapporto
TFS: Trattamento di Fine Servizio
TIC: Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione
USR: Ufficio Scolastico Regionale
VALES: VALutazione E Sviluppo

accoglienza

Chi è l’altro per me… se ne parla questa mattina in Sala dell’Arengo

Chi è l’altro per me? Un nemico, un estraneo, una zona neutra, un peso, un costo sociale, oppure altro? Fino a che punto la sua fragilità mi riguarda in termini di cura e di responsabilità? che cosa è la fragilità e chi sono i fragili oggi? Queste ed altre sono le domande e le suggestioni al centro della Conferenza dal titolo “Alterità e fragilità. Alle ragioni dell’accoglienza” tenuta dal Prof. Michele Illiceto*, oggi sabato 16 gennaio alle ore 09,30 presso la Sala dell’Arengo, Piazzetta Municipale 2.

La tematica oggi è particolarmente urgente poiché “In una società caratterizzata dalla liquidità e dalla incertezza come dice Bauman, sono aumentate le situazioni di fragilità. Siamo tutti portatori di fragilità e ci troviamo di fronte a vecchie nuove forme di fragilità, sia a livello individuale che sociale. Dalla fragilità non sempre si esce da soli: da qui scaturisce il tema dell’alterità come via di prossimità e come via all’accoglienza le cui ragioni non sono riconducibili al modello utilitaristico o aziendalistico, ma in modo nitido al modello personalistico: l’altro è l’altra parte di me” (Michele Illiceto).

La Conferenza è organizzata dall’Associazione Viale K e Agire Sociale, aperta a tutta la cittadinanza e soprattutto agli operatori e volontari che – a vario titolo – si occupano di accoglienza. Essa aprirà un corso di formazione dal titolo “Per una comunità accogliente ed interculturale. Investire nella diversità e nel dialogo” in collaborazione con Agire Sociale, AUSL, Comune di Ferrara, CSII e Associazione Viale K. Il corso consiste in un ciclo di 4 incontri 23 e 30 Gennaio, 6 e 13 febbraio – pubblicato sul sito www.agiresociale.it)

*Michele Illiceto è Docente di filosofia presso la Facoltà teologica Pugliese e Liceo Classico “A. Moro” di Manfredonia (FG), autore di diversi saggi sul tema. Si occupa di formazione e la sua ricerca si muove tra antropologia, etica e teologia.

Da comunicato stampa

Buoni e cattivi

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Woody Allen

Il mondo si divide in buoni e i cattivi. I buoni dormono meglio, ma i cattivi, da svegli, si divertono molto di più. (Woody Allen)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

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Padre nostro dei satelliti

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La copertina dell’album “Costellazioni”

“Padre nostro dei satelliti” è uno dei brani dell’ultimo e fortunato album de Le Luci della Centrale Elettrica, il progetto musicale del ferrarese Vasco Brondi. Presentato in anteprima da Il Post, il 13 gennaio scorso è uscito il video ufficiale della canzone, girato interamente nelle campagne ferraresi e con immagini prese dal documentario ancora inedito “Anzul delle stelle” di Giuseppe di Bernardo, nel quale viene raccontata la storia del popolare astrofilo ferrarese Angelo Fiacchi.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

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