Giorno: 14 Febbraio 2016

“Il Polesine con lo sguardo dell’amore”, il nuovo libro di Franca Occari

da: ufficio stampa Faust Edizioni

È fresco di stampa Il Polesine con lo sguardo dell’amore – Un racconto di terra e vita di Franca Occari (Faust Edizioni, collana di narrativa ‘I nidi’).
La storia di Rita, Francesco e della figlia Sara (modulata su una narrazione polifonica) cammina insieme a quella di Maria, Anna e Luciano. Come loro sono persone semplici che sanno amare la vita per le piccole gioie, senza dimenticare che tutto va conquistato con la fatica quotidiana.
La vita trascorre svelta tra pathos e mitezza e, con i suoi avvenimenti (siano l’alluvione del ’51 o una tromba d’aria o un amore nascente), ti cambia nell’anima e nell’aspetto fisico.
Gente della pianura padana che ama la propria terra e la coltiva con amore. Gente che conserva con orgoglio valori quasi dimenticati o perduti: il significato della parola data, l’amicizia, l’altruismo, l’onestà.

FRANCA OCCARI è nata nel 1955 a Occhiobello, in provincia di Rovigo. Cresciuta a Stienta, da quando si è sposata vive a Pincara.
Ha frequentato l’Istituto Magistrale “Giosuè Carducci” di Ferrara diplomandosi nel 1973. Per trentotto anni ha insegnato alla Scuola Primaria.
Il Polesine con lo sguardo dell’amore è la sua opera prima.
La suggestiva immagine di copertina è Tramonto sul Po del fotografo veneto Daniele Pavanelli.

A Unife una lezione-spettacolo sul lato oscuro della chimica nella Grande Guerra

da: ufficio comunicazione ed eventi Unife

Martedì 16 febbraio alle ore 15 nell’Aula E1 del Polo Chimico Bio Medico, (Via L. Borsari, 46), si terrà la lezione-spettacolo “La Grande Guerra: il lato oscuro della Chimica”, organizzata dal Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Ferrara.
Ad intervenire all’iniziativa sarà il Gen. Giorgio Seccia, Brigadiere generale dell’esercito nella riserva ed esperto di lavorazioni chimiche di interesse militare, che parlerà della “Grande Guerra. La chimica come arma”. Mentre gli attori Lino Guanciale e Diana Manea si alterneranno in brani recitati e brevi interventi discorsivo-esplicativi.
“Abbiamo deciso di organizzare questa iniziativa proprio nel ricordo della Grande Guerra – afferma Olga Bortolini, Direttrice del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche di Unife – I primi 15 anni del XX secolo furono un periodo formidabile dal punto di vista del progresso scientifico. Molte, infatti, delle teorie elaborate da fisici e chimici sono la base delle nostre attuali conoscenze. Il lavoro dei chimici era importantissimo per le economie industriali e produttive dei paesi europei in quel periodo, purtroppo gli eventi della battaglia di Ypres, in cui si utilizzarono gas letali per avere la meglio sul nemico, offuscarono improvvisamente il ruolo positivo avuto fino a quel momento, mettendo in risalto il lato oscuro della chimica”.
“Un argomento emotivamente così difficile da affrontare, necessitava di una formula comunicativa originale – ci spiega Catia Contado, Ricercatrice del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche e organizzatrice dell’iniziativa – Ecco quindi l’idea della lezione-spettacolo, in cui il rigore della presentazione scientifica è affiancato, sostenuto e potenziato dalle capacità comunicative proprie del teatro. La parte ‘spettacolo’ quindi avrà il compito di aiutare a conoscere, a capire, a chiedersi perché?. Questo progetto vuole offrire agli studenti universitari, nostri principali interlocutori e a quelli delle scuole superiori invitati a partecipare, un’opportunità di approfondimento culturale, che, visto il contesto storico evocato, supera l’ambito strettamente chimico”.

Per informazioni: Carlotta Cocchi – 0532/293554 – 338/6195391

“Il Museo. Dentro e intorno”. Parte la nuova edizione del ciclo di conferenze per scoprire i musei e i luoghi della cultura

da: ufficio comunicazione ed eventi Unife

Al via martedì 16 febbraio alle ore 17 presso Palazzo Bonacossi, (via Cisterna del Follo, 5), la nuova edizione del ciclo di conferenze “Il Museo. Dentro e intorno”, organizzato da Francesca Cappelletti, docente di Storia dell’Arte Moderna del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Ferrara e da Stefania De Vincentis, assegnista di ricerca di TekneHub, dalla Fondazione Ferrara Arte, dai Musei Civici di Arte Antica, in collaborazione con gli Amici dei Musei, per invitare a scoprire i musei ed i luoghi della cultura con le opere, le collezioni e le storie che li abitano.
Relatrice dell’appuntamento del 16 febbraio sarà Martina Bagnoli, Direttrice delle Gallerie Estensi, che si interrogherà sul rapporto tra storia dell’arte e musei d’arte, un rapporto più complicato e meno diretto di quello che si possa pensare, da cui trarrà spunto per un confronto tra i musei americani e italiani.
“Tenere queste lezioni a Ferrara – afferma Francesca Cappelletti, – significa per chi come me insegna all’Università, far uscire fuori dalle aule la ricerca storico artistica, perché il patrimonio culturale appartiene a tutti e le riflessioni sul suo futuro devono essere condivise. Cerchiamo così di far battere il cuore dell’Università dentro la città”.
Mentre nella scorsa edizione il museo è stato analizzato quale ‘contenitore’ di oggetti di più difficile fruizione dei dipinti, come le sculture lignee, gli arredi, i preziosi elementi decorativi per le tavole settecentesche e nel suo rapporto vitale con il contesto della città e del territorio, quest’anno sarà osservato nella sua capacità di confrontarsi con le innovazioni tecnologiche, con le riforme dei beni culturali e con una nuova dimensione progettuale. A narrare queste storie saranno gli stessi interpreti di tali trasformazioni, direttori e manager di importanti musei e centri culturali italiani e internazionali, che offriranno un ampio margine di confronto con il pubblico. Non mancheranno argomenti più strettamente storico-artistici, per ricordare sempre come il legame con la ricerca e con la diffusione delle conoscenze sia alla base di ogni forma di gestione e di innovazione. Saranno affrontati i temi dei progetti di recupero e di restauro, della loro comunicazione, di dialogo fra la ricerca scientifica, la comunità dei cittadini e l’amministrazione quotidiana di musei e luoghi della cultura.

Per informazioni: Carlotta Cocchi – 0532/293554 – 338/6195391

Continua il campionato per le ginnaste ferraresi

da: ufficio stampa Associazione Ginnastica Estense O. Putinati

Dopo i risultati conseguiti, per il Campionato di serie D, nella giornata del 6 febbraio, presso il Centro Sportivo multifunzionale nella Repubblica di San Marino che ha visto esibirsi oltre 150 ginnaste provenienti da tutta Italia, dove le squadre A e B della Putinati si sono qualificate rispettivamente al 13° e 12° posto, il prossimo impegno per le atlete della società ferrarese è programmato per domenica 14 febbraio. A rappresentare lo sport ferrarese, per la 1^ prova Regionale del Campionato di Categoria, a Formigine (MO) sono chiamate le
allieve di 2^ fascia, Enny Andreasi, Sara Capra, Alice Fontana, Claudia Cavallina e Anais Carmen Bardaro, le giovani Junior di 2^ fascia Maria Rosa Trincossi, Rachele Boldrini ed Annalisa Elmi mentre salirà in pedana per la categoria Senior Veronica Minezzi.

Parcheggi Cona, Sensoli (M5S): “Da Carradori solo scuse. Chi ha sbagliato se ne assuma la responsabilità”

da: ufficio stampa Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna

Dichiarazione di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del M5S e vicepresidente della Commissione Sanità.

Carradori ascolti le esigenze dei cittadini e non quelle di Prog. Este, la clausola poteva essere negoziata meglio ma hanno proferito chiudere un contenzioso rimettendoci milioni di euro e addossando sui cittadini la parte restante che non è quantificata nell’accordo ma, man mano, sta venendo a galla. Non ci interessa l’elemosina ma il rispetto dei loro diritti dei cittadini. Chi ha firmato un accordo ingiusto se ne accolli la responsabilità ed i costi. Avevo chiesto tempo fa di non firmare la transazione con Prog.Este ma ci hanno sempre guardato come degli extraterrestri. Oggi, invece, dicono che ha a causa di quella firma non si può tornare indietro. Spero che l’Assemblea Legislativa adesso approvi la mia proposta per rendere gratuiti tutti i parcheggi ospedalieri per pazienti e operatori sanitari. Chi voterà contro dovrà spiegare ai cittadini il perché. La finiscano di gettare la responsabilità sulla precedente Giunta, c’è continuità governativa, lo ha ammesso lo stesso Bonaccini il giorno del suo insediamento. Basta fare il gioco dello scaricabarile. Non sono più credibili.

Requiem per Sanremo

da Stefano Peverin

Sanremo (nel senso di festival) è finito, evviva Sanremo. Per qualche giorno ancora sopporteremo saggi commentatori tuttologi che, non capendo, una beata mazza di musica, commenteranno sapientemente le gesta dell’italica canzone, inneggeranno al presentatore piu ruffiano dell’universo terracqueo, fingeranno emozione per la presenza di Bosso, pensando, ovviamente, solo alla sua malattia e non alla sua musica (sono convinto che se non fosse ammalato mai avrebbe calcato quel palco, e, forse, molti non avrebbero saputo della sua esistenza in vita), poi, piano piano, come neve al sole, si spegneranno gli echi di questa megamanifestazione markettara, e Sanremo tornerà ad essere la città dei fiori ed, in parte, la città simbolo degli assenteisti (ricordate il dipendente in mutande che timbra il cartellino?). Di questo Festival rimarranno, tra le pieghe della memoria, gli starnazzamenti di Facchinetti che crede di avere ancora 30 anni (vedi la tinta cangiante dei suoi capelli), dimenticando che i Pooh non sono i rolling stones e che lui non sarà mai Mick Jagger, rimarrà la convinzione che quella manifestazione non rappresenta nè la musica vera, nè la musica italiana, rimarrà la volontà di condizionare i gusti degli italiani inscenando potenti fiction televisive ed incantando il pubblico con luci sfavillanti che possano coprire la piattezza delle note e l’inutilità dei testi, rimarrà, certamente, un Italia che, nonostante vogliano convincerci del contrario, arranca e cerca di ritrovare un pò di benessere, rimarrà la lotta al terrorismo internazionale, rimarranno certi politici da basso cabotaggio che speculano su qualsiasi cosa, rimarranno le pantomime parlamentari in cui diventa complicato persino approvare una legge fondamentale che difenda i diritti di tutti, come la Cirinnà, insomma, tutto, più o meno rimarrà come prima, a parte il conto corrente di Conti (abile manovratore della piattezza culturale) e dei comprimari capaci solo di ecidenziare la bellezza esteriore senza la minima capacità di far emergere anche qualcosa di piu profondo come il valore.
Almeno hanno vinto gli Stadio, che, pur non apprezzandoli troppo, sono musicisti seri, preparati e che approcciano lo show biz con capacità e voglia di fare qualcosa che rimanga nei cuori degli appassionati. Per il resto continuiamo la nostra vita, ascoltiamo la musica che più ci piace, non dimenticando di usare il nostro cervello nelle scelte e di non abbandonare mai la “fame di imparare” senza piegarci ai consigli per gli acquisti.
Detto ciò buona domenica di pioggia.

L’INTERVISTA
Il peso delle parole

Le parole hanno un peso, una storia, una loro precisa collocazione nel contesto di una frase, di un testo, della vita delle persone.
Puttana, violenza, aggressione, sono tre termini che ricorrono nella vita di tutte le donne, traducibili in ogni idioma esistente, applicabili a ogni stato socioeconomico, declinabili all’infinito e sempre portatori di una valenza negativa.
Dominio, potere, controllo, sono tre termini che ricorrono nella vita di tutti gli uomini, anche questi sono traducibili in tutte le lingue, sono ugualmente applicabili a ogni stato socioeconomico, sono declinabili all’infinito, ma la loro valenza può essere varia, non necessariamente negativa.
Il peso delle parole è uguale al peso delle azioni e, applicando questo assioma al fenomeno della ‘violenza sulle donne’, lo scenario che si apre davanti ai nostri occhi è spaventoso. Per i numeri sciorinati, che pure sono importanti (nel 2014 il 31,5% delle donne ha subito violenza fisica e una percentuale che nemmeno l’Istat può calcolare con precisione, ma che si aggirerebbe intorno al 64%, ha subito violenza psicologica), ma soprattutto perché ci muoviamo in un mondo palesemente violento e violentemente giustificato.

#DearDaddy, guarda il video

Capire il fenomeno della ‘violenza sulle donne’ non è cosa semplice, da decenni ci si impegnano sociologi, psicologi, scienziati di ogni sorta e le risposte sono eterogenee, spaziano dalla crisi dei ruoli familiari a quella economica, passando per la fisiologia e la sociodinamica. Ma mentre gli scienziati studiano e i governi glissano, ogni cinque minuti una persona – che potrebbe essere nostra sorella, nostra amica, nostra figlia – subisce una forma di violenza perché donna. E non c’è centro antiviolenza, casa famiglia, centro studi sulla donna, ministero o corpo di polizia che possa farci venire a capo di questo fenomeno.

“Per affrontarlo in maniera realistica, efficace, bisognerebbe condurre una rivoluzione culturale. L’alternativa sarebbe ritornare indietro del tempo all’epoca della caverna e della clava. Lavorando da lì si potrebbe ricostruire un equilibrio corretto nel rapporto fra uomo e donna”, ha detto Francesco, operatore del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara. Lui, Laura e Alessandra sono impegnati da tempo ad accogliere uomini che hanno praticato violenza, che hanno percepito la necessità di capire se stessi e trovare una soluzione a un problema che – alla meglio – coinvolge la vita di tre persone: l’uomo, la sua vittima e chi è loro accanto, sia esso un figlio, un parente o un amico. Senza valutare le implicazioni sociali della questione.
“Noi lavoriamo molto sul modo in cui la donna viene percepita, sia nei rapporti di coppia che proprio all’interno della società. Il problema è che la figura della donna nella nostra società quasi sempre risponde a dei modelli imposti e anche gli esponenti di rilievo del mondo femminile spesso ricalcano e presentano la loro adesione a tali modelli”. Modelli ovviamente imposti da maschi.

Nel giorno della quarta edizione di “One Billion Rising”, manifestazione planetaria contro la violenza di genere, vale la pena raccontare un pezzo di questa realtà da un punto di vista che definirei insolito, non per la sua stessa esistenza, ma perché non è praticamente mai oggetto di narrazione e riflessione: quello di chi la violenza sulle donne la vive per interposta persona, attraverso i racconti di chi la attua. Il Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara fa parte di un network di centri di ascolto e sostegno, che dal 2013 si occupa di accogliere gli uomini che hanno comportamenti violenti nei confronti delle loro compagne o ex compagne.
“Il Centro di Ferrara prende a modello Alternative to Violence, centro che opera a Oslo dagli anni Ottanta. I fondatori della scuola, docenti ai corsi di formazione che abbiamo seguito, ci hanno raccontato di come la loro esperienza sia nata grazie al rapporto e allo scambio con il percorso femminista in Norvegia e che, anche se oggi c’è una realtà molto grave per numero di episodi di violenza, lì c’è una grande consapevolezza circa la necessità della denuncia personale alle autorità competenti, ma anche della denuncia sociale. Gli episodi di violenza ci sono ovunque, ma nei paesi del Nord Europa viene riconosciuta come cosa da denunciare, nel nostro Paese si tace a livello personale e si giustifica a livello sociale. Siamo figli di un percorso culturale molto diverso”.

Fra il novembre 2014 e ottobre 2015 si sono rivolti al Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara 35 uomini, di questi 19 hanno iniziato il percorso proposto dagli operatori. Il primo passo è una telefonata. “Solitamente chiamano uomini che sono stati abbandonati dalla compagna-vittima, che quindi si ritrovano soli, arrabbiati e incapaci di guardare avanti. Spesso a farli arrivare qui è la volontà di riconquista della donna. Lo stesso vale per quegli uomini che si rivolgono a noi su spinta della donna, che cerca di farsi promotrice di un cambiamento. – ha spiegato ancora Francesco – Cosa li porti qui in realtà diventa marginale: per noi l’importante è poter fermare il circolo vizioso, fare in modo che la violenza cessi e accompagnare queste persone in un percorso di auto-consapevolezza. Il momento decisivo nella storia personale di ciascuno è chiamare, crediamo che sia la cosa più difficile per ognuno di loro. A seguito del primo contatto solitamente c’è un colloquio singolo, soprattutto per valutare il reale coinvolgimento dell’uomo, capire il tipo di violenza che ha agito, valutare assieme a a lui la possibilità di intraprendere un percorso. Un percorso che inizia con una serie di colloqui individuali, successivamente si arriva alla fase più significativa e spinosa: far accede l’uomo a un gruppo di altri uomini che hanno intrapreso un percorso analogo al suo. Qui egli si dovrà confrontare, imparare ad ascoltare gli altri, mettersi in gioco, sentire critiche e giudici senza subirli, prendere le proprie posizioni e difenderle senza aggredire, incominciare a comportarsi in maniera più rispettosa con se stessi e con l’altro, con le donne. In ogni incontro abbiamo sempre due mediatori, uno è donna, proprio perché così viene data la possibilità di capire qual è il ruolo e l’importanza della donna, ascoltarla, confrontarsi con lei senza partire dal presupposto donna = serie B”.

E’ lecito chiedersi se gli uomini che si rivolgono al Centro davvero riconoscono nel dialogo e nel confronto la parità? “Onestamente no, dipende dagli uomini, da qual è la loro storia”, ha raccontato Alessandra, che segue i gruppi psico-educativi con il presidente dell’Associazione, Michele Poli. “Alcuni probabilmente riescono ad arrivare a un certo punto, ad avere maggiore consapevolezza, altri fanno fatica. Il nostro obiettivo primario e comune è che si interrompano le violenze, ma sul modo di vedere la donna, di relazionarsi ad essa, a qualunque ruolo ricada, è molto più difficile. Lavoriamo sugli approfondimenti sul vissuto della persona, perché ognuno di loro è tenuto a raccontarsi agli altri, in questo modo si riesce a creare confronti costruttivi, ma la donna – in quanto tale – resta sempre il nodo da sciogliere”.

Secondo gli operatori del Centro Ascolto Uomini Maltrattanti di Ferrara, dei 19 gli uomini presi in carico in un anno e che hanno sostenuto almeno il primo colloquio conoscitivo, 17 hanno dichiarato di aver subito o di aver assistito a violenza, soprattutto da parte del padre. “Si tratta di un dato importantissimo, tenendo presente che nella ricerca Istat del 2015 sul tema, un dato riguardava la trasmissione dei modelli: quando i bambini avevano assistito a fenomeni di violenza fra genitori, i maschi hanno perpetrato i modelli del padre, le bambine quelli della madre”. Quindi il fenomeno cresce a livello esponenziale. La rivoluzione culturale si può instillare nella società, partendo dai bambini? “E’ difficile perché per quanto si vogliano costruire diversi riconoscimenti di ruolo, resistono degli stereotipi fissi, immobili: alle bambine il ferro da stiro, ai bambini il fucile come giochi.”.

Con modelli e stereotipi così radicati diventa difficile individuare strumenti efficaci per interrompere il fenomeno. “Secondo me servirebbe più cultura femminile. Cultura al femminile: leggere le scrittrici, scoprire le pittrici, le artiste, le filosofe, far emergere un ruolo della donna che è stato nascosto per secoli. – ha detto Francesco – Questo possibilmente con la collaborazione degli uomini, che è la cosa più dura da ottenere. Da maschio posso dire che noi abbiamo molta paura delle donne, della possibilità che voi siate molto meglio di noi. E’ una paranoia, non un problema, ma è frutto di secoli di dominio, di controllo. Il maschio è innamorato del controllo e la violenza diventa l’estrema ratio di questo controllo. Quando scopro che la mia partner, che io credo che sia mia, trascende il mio controllo vado nel panico, mi destabilizzo e questo scatena la consapevolezza spaventosa della mia impotenza e quindi… la meno, per sentirmi di nuovo maschio, per sentirmi di nuovo saldo nel mio ruolo di potere, per ristabilire il mio ordine rispetto alla nostra relazione. E’ molto banale ma è così.”.

Lo strumento principale per portare a casa una vittoria sociale così importante sarebbe il dialogo. Questo termine andrebbe sostituito a controllo e potere, ma non è un fatto da poco conto. “Nella violenza il meccanismo mancante è l’ascolto. Imparare ad ascoltare, comprendere le ragioni dell’altro sarebbero passi fondamentali e risolutivi. Sembra una cosa semplice e semplicistica, ma come tutte le cose semplici risulta essere la più difficile da mettere in atto, soprattutto perché parliamo di relazioni in cui il coinvolgimento emotivo è importante”, ha aggiunto Francesco. Utilizzare il dialogo come strumento di parità e crescita è una cosa che si può insegnare ai bambini, come una buona prassi culturale di base, come imparare a scrivere. “Noi in genere facciamo lavoro nelle scuole e lavoriamo nei licei a 14, 15 anni; portiamo una riflessione sul riconoscimento della violenza, che è una cosa molto difficile poiché ammanta la cultura, il quotidiano. Non è solo fatta di me che ti sparo, ma anche di te che mi parli e io non ascolto, è la frase buttata là che discredita quello che stai dicendo o facendo, è il mio minimizzare il tuo problema perché non lo reputo come tale”. Questa è violenza e, in questo senso, siamo tutti violenti. Invece insegnare il dialogo, praticare e insegnare la comunicazione non violenta, sarebbe risolutivo. Così come risolutivo sarebbe imparare che non si ha il controllo di niente e di nessuno. “Dobbiamo imparare ad accettare l’impotenza, ma noi non siamo stati educati in questo senso, non riusciamo ad accettarci come impotenti nella relazione, soprattutto l’uomo non può percepirsi come tale. Invece è nella natura delle cose non avere il controllo, eppure questo è vissuto come un fallimento: l’impotenza cozza con quello che ci viene propinato ad ogni livello. – ha spiegato Laura – Per esempio, in una relazione un donna che non si alinea alle idee e decide di andarsene scatena l’impotenza e per l’uomo è difficile accettare di non poter aver controllo sulle sue scelte e di accettare questa impotenza come una cosa che sta nella nostra natura.”

Questa ipercitata, ostentata, a volte millantata parità può essere quindi “il problema”? “Non è il problema, ma probabilmente problematiche sono le modalità in cui essa si è realizzata e si realizza tuttora. – ha raccontato Laura – La parità è stata vissuta come un’imposizione, non c’è stata una evoluzione comune dei generi. Penso al femminismo che ha raggiunto conquiste importantissime grazie alla riflessione delle donne fra di loro, ma non sono frutto di una comune evoluzione della comunicazione fra uomini e donne. I traguardi di parità e integrazione raggiunti non sono stati il frutto di richieste fatte da uomini e donne, assieme, in maniera condivisa. Sono state in qualche modo “imposte” all’universo maschile e non riconosciute necessarie da parte degli uomini. Questi accettano la regola della parità, ma non avendola partecipata non è detto che la rispettino. La parità della donna, della sua figura nel sociale, dovrebbe essere vista come conquista anche da parte dell’uomo, finché questo non la vedrà come una conquista anche per se stesso rimarrà imposizione e quindi potrà ancora portare all’espressione dell’impotenza, che si traduce quasi automaticamente in violenza.”

“Qualcuno non ce la fa a sostenere il confronto e quindi non ce la fa ad agire il cambiamento. – conclude Alessandra – Altri fanno un percorso magari doloroso e lungo, ma ad un certo punto la consapevolezza del cambiamento prende forma, fornendo una nuova visione della propria vita di relazione, anche con le donne, magari anche con la propria compagna o ex compagna”. Quindi, utilizzando le giuste parole possiamo tutti alimentare il cambiamento e la speranza.

NOTA A MARGINE
La musica del Cosmo (ovvero le onde gravitazionali spiegate ai bambini)

Sono passati tre giorni da quando è stata annunciata e ribattuta dalle agenzie milioni di volte la notizia che, pare, rivoluzionerà le teorie e la ricerca scientifica sul cosmo: parliamo della conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali, mistero ipotizzato da Albert Einstein cento anni fa, la cui presenza sarebbe stata dimostrata da un’equipe internazionale di scienziati dopo decenni di studi.

Alzi la mano chi ha capito al volo di cosa parlassero le riviste scientifiche, i giornali tutti, i tg e i notiziari alla radio. Noi teniamo la mano abbassata. E per chiarirci le idee e comprendere quale portata potrebbe avere una simile scoperta ci siamo affidati in prima battuta a un video divulgativo della Phd Comics, una struttura che produce mini-documentari Ideati da nerd di ogni sorta! Poi, inquadrato il tema, siamo passati alle riviste scientifiche.

Ciò che abbiamo compreso è che le onde gravitazionali sono increspature dell’universo che si creano per la stessa massa delle “cose” che in esso si muovono: stelle di ogni genere, buchi neri e galassie. Secondo la teoria delle onde gravitazionali, per fare un esempio a noi vicino, la Terra gira intorno al Sole non per l’effetto della forza di gravità solare che – come si urla spesso nei film di fantascienza degli anni ’80 – sarebbe fortissima, ma perché il Sole che è un corpo pesante piega l’universo intorno a se, costringendo così i pianeti del sistema a stargli addossati nella rotazione. Quindi, quando grandi masse si muovono interagendo fra loro, causano deformazioni dell’universo, creando onde gravitazionali. Queste viaggiano attraverso il cosmo e arrivano a noi sotto forma di vibrazioni portando la voce di eventi lontanissimi nello spazio e nel tempo.

L’annuncio della scoperta degli effetti della onde gravitazionali fa seguito all’osservazione di un evento cosmico registrato il 14 settembre scorso: la collisione di due enormi buchi neri, con una massa grande rispettivamente 36 e 29 volte quella del Sole, che ruotavano uno intorno all’altro. Si sarebbero avvicinati fra loro alla velocità della luce e alla fine si sono scontrate, generando un unico buco nero che ha per massa la somma dei due e ha emesso una energia pari a tre masse solari, che è arrivata a noi grazie alle onde gravitazionali. Gli scienziati hanno percepito la danza di avvicinamento dei due corpi celesti, testimoniata da un segnale di vibrazione sempre più ampio e frequente durato appena 10 millisecondi. Poi silenzio.

Perché questa “musica” del cosmo sia udibile e misurabile, c’è bisogno che le masse che interagiscono fra loro siano enormi, proprio come due buchi neri e per misurare le deformazioni si utilizza la velocità della luce: se lo spazio si dilata o si restringe, a causa dell’interazione delle masse, la luce del sole avrà una distanza differente da quella misurata in precedenza. Questa è la cosa più difficile da capire: cosa c’entrano i tunnel dei rilevatori Ligo (Laser interfero meter gravitational wave observatory) in Louisiana e vicino Washington con le onde gravitazionali e che cosa significa l’entusiasmo che questa scoperta ha provocato fra gli addetti ai lavori?

Il cosmo è oggetto di teorie, lo studio dell’Universo non può essere empirico e ci si affida alle intuizioni degli scienziati per procedere nella ricerca. Einstein aveva ipotizzato la “teoria della relatività”: la curvatura e la distorsione del rapporto fra spazio e tempo sarebbero state legate alla distribuzione delle masse e dell’energia. Affascinante teoria che destabilizzava l’idea che lo spazio e il tempo fossero lineari, come gli assi della matematica cartesiana. L’aver potuto raccogliere le vibrazioni delle onde gravitazionali ha confermato che il rapporto fra spazio e tempo non è affatto lineare, è soggetto a variazioni, a increspature, e ancora una volta toglie l’uomo dal centro dell’universo e lo relativizza, mettendolo di fronte al fatto che – magari un giorno – attraverso queste stesse increspature sarà possibile raggiungere luoghi infinitamente lontani o tempi diversi da quello in cui viviamo. Ecco, questa è la nuova teoria da confermare o confutare.

Resta la questione dei tunnel: queste strutture di studio, una delle quali presenti a Cascina di Pisa, sono costituite da tubi, chiamiamoli così, all’interno dei quali si fa viaggiare la luce laser per misurare la variazione dello spazio. Quando arriva un’onda gravitazionale, essa contrae lo spazio in una direzione e lo dilata nell’altra. Misurando l’interferenza fra i fasci laser che vengono riflessi da una estremità all’altra i fisici possono misurare in maniera molto precisa se lo spazio si è dilatato o compresso. Le misure sono infinitesimali, parliamo di unità di dieci alla meno ventun metri, e l’effetto delle onde è una vibrazione assimilabile al rumore di fondo del cosmo: gli scienziati del Ligo negli Usa e quelli della Virgo a Cascina, dopo aver raccolto il rumore delle onde, hanno dovuto separarle da tutti gli altri rumori del cosmo per poterle studiare e riconoscere come tali.

Cosa cambia nella nostra vita? Nulla in concreto! Facciamo la spesa come la scorsa settimana e lunedì torneremo a lavoro come sempre, sapendo però che le nostre vite si svolgono in un affascinante sistema universale. E grazie alla caparbia di centinaia di “scienziati pazzi”, visionari che scrutano le stelle, pian piano potremmo capire meglio da dove veniamo, noi essere umani e tutto ciò che ci sta intorno. E un giorno forse qualche nostro pronipote potrà preparare i bagagli per il suo viaggio intergalattico nello spazio o per un’escursione nel tempo, proiettando se stesso in luoghi remoti o in epoche passate. 

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LA SEGNALAZIONE
Quello che le donne non dicono

Un’anziana signora non andava là sotto dal 1953. Aveva chiuso per sempre con quella parte di sé, che le aveva procurato in gioventù un’inondazione. E lei era naufragata in un mare di vergona, oltre il pudore, oltre il piacere che aveva finalmente provato. Chiuso per sempre. Dopo tanti anni, praticamente una vita, aveva raccontato la sua storia a Eve Ensler. E si era sentita meglio.
L’inondazione è uno dei “Monologhi della vagina”, sono parole di vita, spesso dolorosa, che non puoi leggere e basta. Sai che non è un testo per la scena, ma è un di velo di Maya che si è squarciato per rivelare l’ignoto, il calpestato, l’intimo. Sai che hai in mano una cosa che ad alcune ha fatto sfiorare la morte, ad altre trovare un’identità, a molte ha dato la possibilità di parlare. Ma quando si tratta di sè non è mai semplice. Chi legge lo sa, e la scelta del testo a cui dare voce è per questo libera, di pancia. Bisogna sentirsela di leggere le parole di una donna bosniaca rifugiata in un campo profughi durante la guerra in Jugoslavia. Anche raccontare un parto, il dolore fisico più bello che una donna possa sentire, è una lettura che mette alla prova, rivivi quando è successo a te o a una tua amica e sai che è proprio così come lo stai dicendo al pubblico.
I monologhi però sono anche pratici, come le donne. Il ‘seminario della vagina’ esiste e non è per niente banale. Ha aiutato le donne a vedersi e più ancora a immaginarsi: chi lo racconta trova finalmente se stessa, chi lo ascolta capisce quanto la paura di scoprirsi possa durare anche tutta la vita.
L’unicità che ciascuna donna ha nel raccontarsi trasforma i “Monologhi” in un dialogo moltiplicato all’infinito fra chi interpreta e chi ascolta. I monologhi sono orizzontali perchè non c’è mai un sentimento che non hai provato, un pensiero che non hai fatto, un timore che non ti ha attraversato e che non sia stato confessato nei testi. Non è un caso se quest’opera dall’America è stato accolta quasi in tutto il mondo ed è ancora rappresentata a distanza di negli anni.

Il gruppo VDay Ferrara crede che si debba continuare a proporre sul terrirtorio i “Monologhi”. È il quinto anno che, in sintonia con gli altri VDay internazionali, le volontarie del VDay Ferrara curano gli spettacoli il cui ricavato sarà devoluto in beneficenza a progetti a sostegno di vittime di violenza. Perché memoria e riflessione non si spengano e perchè ascoltare è anche un po’ curare.
Le donne ne hanno bisogno.

Appuntamento domenica 21 febbraio alle 18.30 presso lo spazio teatrale dell’associazione Ferrara Off.

piccioni

Aviazione estense

Chi corre di frequente lo sa, chi cammina la ama e la teme al tempo stesso. E’ l’aviazione estense che sorvola in lungo e in largo le Mura, dalla parte del Torrione, e che con tecniche speciali cambia repentinamente rotta: dai tetti delle case fin su verso la ghiacciaia, dalle cime degli alberi al suolo. Planate, virate e colpi d’ala da veri aviatori, anche se in fondo sono solo piccioni.

In foto: piccioni sorvolano le Mura di Ferrara nei pressi di Porta Mare.

amore

San Valentino

Anche quest’anno è arrivato il 14 febbraio: San Valentino.
Festeggiamolo con l’ironia dell’ultimo singolo di Max Gazzè.

Max Gazzè
Max Gazzè

Se fossi qui mi lascerei
tentare dalle tue carezze
però ringrazio Dio che non ci sei
l’amore fa per noi ma separatamente
c’è gente che come me non si riprende mai, lo sai
guarda te questo straccio di vita cos’è
non la faccio finita soltanto perchè è pronto un altro caffè.
(Max Gazzè)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

Un giorno mi dirai: gli Stadio trionfano a Sanremo

Con il brano Un giorno mi dirai, sono gli Stadio i vincitori del Festival di Sanremo 2016. La band capitanata da Gaetano Curreri, giunta quest’anno alla quinta partecipazione al Festival della Canzone Italiana, ha trionfato davanti al duo Giovanni Caccamo e Deborah Iurato e alla giovane esordiente Francesca Michielin.
Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

L'INFORMAZIONE VERTICALE
osservatorio globale

L’occhio di periscopio

Il giornalismo online in questi ultimi anni ha innescato una profonda trasformazione del nostro modo di informarci. Le notizie sono immediatamente disponibili attraverso la rete, continuamente aggiornate, facilmente reperibili. L’informazione è abbondante, la cronaca è ampiamente garantita. Quel che risulta carente è una chiave di interpretazione dei fatti, uno strumento di analisi capace di fornire una lettura che si spinga oltre la superficie degli avvenimenti. FerraraItalia ha questa ambizione: offrire commenti, analisi, punti di vista che contribuiscano alla formazione di una più consapevole coscienza del reale da parte di ciascuno e a vantaggio di tutti, come imprescindibile condizione per l’esercizio di una cittadinanza attiva e partecipe. Ferraraitalia è un quotidiano indipendente globale-locale che sviluppa un’informazione verticale tesa all’approfondimento, perseguito con gli strumenti giornalistici dell’inchiesta, dell’opinione, dell’intervista e del racconto di vicende emblematiche e in quanto tali rappresentative di realtà più ampie, di tendenze, di fenomeni diffusi (26 novembre 2013)

Redazione

Direttore responsabile: Francesco Monini
Collettivo di redazione: Vittoria Barolo, Nicola Cavallini, Simonetta Sandri, Ambra Simeone, Carlo Tassi, Bruno Vigilio Turra
Segreteria di redazione: Paola Felletti Spadazzi

I nostri Collaboratori: Sandro Abruzzese, Francesca Alacevich,Alice & Roberta, Catina Balotta, Fiorenzo Baratelli, Roberta Barbieri, Grazia Baroni, Davide Bassi, Benini & Guerrini, Gian Paolo Benini, Marcello Bergossi, Loredana Bondi, Marcello Brondi, Sara Cambioli, Marina Carli, Emanuela Cavicchi, Liliana Cerqueni, Ciarìn, Riccarda Dalbuoni, Roberto Dall'Olio, Costanza Del Re, Jonatas Di Sabato, Anna Dolfi, Laura Dolfi, Francesco Facchiano, Franco Ferioli, Giovanni Fioravanti, Giuseppe Fornaro, Maura Franchi, Riccardo Francaviglia, Andrea Gandini,Sergio Gessi, Pier Luigi Guerrini, Sergio Kraisky, Francesco Lavezzi, Daniele Lugli, Carl Wilhelm Macke, Beniamino Marino,Carla Sautto Malfatto, Fabio Mangolini, Cristiano Mazzoni,Giorgia Mazzotti, Paolo Moneti, Francesco Minimo, Alice Miraglia,Corrado Oddi, Fabio Palma, Roberto Paltrinieri, Valerio Pazzi,Carlo Perazzo, Federica Pezzoli, Gian Gaetano Pinnavaia, Mauro Presini, Claudio Pisapia, Redazione, Francesco Reyes, Raffaele Rinaldi, Laura Rossi, Radio Strike, Gian Pietro Testa, Roberta Trucco, Federico Varese, Ranieri Varese, Gianni Venturi, Nicola Zalambani, Andrea Zerbini

Hanno collaborato: Francesca Ambrosecchia, Stefania Andreotti, Anna Maria Baraldi Fioravanti, Chiara Baratelli, Enzo Barboni, Chiara Bolognini, Marco Bonora, Francesca Carpanelli,Andrea Cirelli, Federico Di Bisceglie, Barbara Diolaiti, Roberto Fontanelli, Aldo Gessi, Emilia Graziani, Ivan Fiorillo, Monica Forti,Fulvio Gandini, Simona Gautieri, Camilla Ghedini, Roby Guerra,Giuliano Guietti, Gianfranco Maiozzi, Silvia Malacarne, Virginia Malucelli, Federica Mammina, Paolo Mandini, Giovanna Mattioli,Daniele Modica, William Molducci, Raffaele Mosca, Alessandro Oliva, Luca Pasqualini, Martina Pecorari, Giorgia Pizzirani,Andrea Poli, Valentina Preti, Alessio Pugliese, Chiara Ricchiuti,Riccardo Roversi, Nuccio Russo, Vittorio Sandri, Gaetano Sateriale, Valentina Scabbia, Arianna Segala, Franco Stefani,Elettra Testi, Ajla Vasiljević, Ingrid Veneroso, Andrea Vincenzi,Fabio Zangara

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