Giorno: 28 Febbraio 2016

Esiti della giornata di Serie B di Tchoukball

da: Ferrara Tchoukball

La giornata di Serie B disputata a Ravenna domenica 28 febbraio ha avuto esiti non completamente soddisfacenti dal punto di vista dei risultati per il Ferrara Tchoukball.
Gli Afternuts, con due vittorie su tre partite rimangono stabili in seconda posizione anche se la sconfitta nell’ultima partita non rende ancora matematica la qualificazione..
I Wildnuts, invece, decimati da infortuni e malattie hanno perso entrambi gli scontri diretti con le squadre di Empoli: in questo modo le posizioni dalla terza alla sesta nella classifica generale si trovano in due soli punti.

Domenica prossima la giornata di Coppa Italia a cui partecipano entrameb le squadre ferraresi metterà in palio un posto play off. A seguire, la domenica successiva l’ultima giornata emetterà i verdetti definitivi.
Questa la classifica delle prime posizioni dopo la giornata odierna:
1 Lendinara Dragons 33
2 Afternuts Ferrara 27
3 Red Wallers Empoli 24
3 Forlì Non Stop Nerds 24
4 Blue Wallers Empoli 23
4 Wildnuts Ferrara 23.

I risultati della giornata
Afternuts Ferrara 57 – N’Grifati Perugia 25
Blue Wallers Empoli 50 – Wildnuts Ferrara 29
Red Wallers Empoli 52 – Wildnuts Ferrara 38
Afternuts Ferrara 45 – Blue Wallers Empoli 39
Wildnuts Ferrara 54 – N’Grifati Perugia 30
Red Wallers Empoli 45 – Afternuts 43.

Sagra della Salamina da sugo al cucchiaio di Madonna Boschi 2016

da: Pro loco di Madonna Boschi della salamina da sugo

Manifestazione culinaria dell’insaccato più famoso della provincia di Ferrara: la salamina da sugo al cucchiaio, prodotta dai locali norcini che attira degustatori di prodotti tipici e “unici” da molto lontano.
Da gustare in particolar modo il carpaccio di salamina cruda servito con grana e crema di aceto balsamico. Il trittico di salamina composto da salamina cruda, cotta e patè di salamina. L’antipasto del contadino, salumi nostrani prodotti dai nostri norcini. La coppa di testa, squisita prelibatezza dai sapori lontani. Fagottini al ragù di salamina da sugo, lasagne al forno con purea di zucca, tagliatelle del norcino
La salamina da sugo al cucchiaio dentro al suo tipico piatto contornato da purè di patate.
La Pro Loco di Madonna Boschi e la sua sagra è il veicolo trainante per la diffusione e il mantenimento delle tradizioni ferraresi.
Si pregia di aver partecipato con assaggi gratuiti del proprio prodotto a EXPO Milano 2015 e di essere stati ripresi da Rai Expo per la divulgazione della salamina da sugo nel mondo con il video nella terra della salama da sugo Expo (http://www.expo.rai.it/salama-da-sugo-ferrara-expo/)

Giovedì e Venerdì apertura stand ore 20,00
Sabato apertura stand ore 19,30
Domenica apertura stand ore12,15 (Aperto solo a mezzogiorno)

MENU’ SAGRA

ANTIPASTI
Antipasto del contadino (salame,coppa,pancetta,ciccioli)
Coppa di testa nostrana,
Gran trittico di salamina
Prosciutto crudo

PRIMI PIATTI
Lasagne gialle con purea di zucca al forno
Fagottini alla salamina
Tagliatelle del norcino

SECONDI PIATTI
Salamina da sugo al cucchiaio con purè
Cima di purè con cascata di salamina da sugo
Carpaccio di salamina con grana e crema di aceto balsamico
Misto di carne alla griglia
Lumaca di salciccia con patate
Pollo fritto con patate

CONTORNI
Patate fritte
Misto di verdura
Purè

Madonna boschi e’ un piccolo paese di 300 anime incastonato fra i comuni di Poggio Renatico e Vigarano Mainarda nella provincia di Ferrara, in Emilia Romagna.
Madonna boschi è ricordata principalmente per un prodotto culinario tipico della provincia di Ferrara: la Salamina da Sugo legittimato da suo monumento alla salamina da sugo alle porte del paese.

IL PRODOTTO
La salamina da Sugo, è la vera regina della tavola dei ferraresi.
Prodotto dai locali norcini della pro loco (tutti volontari), nei propri laboratori e stagionati in locali idonei la salamina da sugo è un insaccato di carni povere del maiale quali capocollo, guanciale, pancetta, lingua, fegato,sunia, sapientemente dosati in parti dovute, aromi naturali, vino corposo ma giovane, prima che lo mettessero fuori legge il “nostro” famoso Clinto era l’ideale per le nostre salamina
(i nostri vecchi sono campati duemila anni bevendolo ma…..). Il tutto, lungamente mescolato insieme ad amalgamarsi per bene fino all’insaccamento nella vescica del maiale, questa accuratamente pulita e lavata in acqua tiepida, aceto e vino. Chiusa legandola molto bene in cima, viene poi legata a spicchi di 6/8/10/12, nei quali se ne individuano le varie scuole di pensiero dei vari norcini. Dopo la sgocciolatura di una notte, vengono messe a stagionare minimo per 8 mesi, ma se uno vuole assaggiare una vera salamina da sugo deve “penare” almeno sino al decimo/undicesimo mese di stagionatura.

LA COTTURA
Per vedere se la Salamina da Sugo non ha anomalie bisogna “piombarla” in un recipiente d’acqua, affinché ci si renda conto che: se il prodotto è sano, questo piomba giù, se il prodotto rimane a galla, ha dei problemi. Questa è una fase molto importante.
Constatato che il prodotto non ha anomalie, bisogna lasciare la Salamina da Sugo a bagno in acqua fredda per 8/10 ore, dopo di che la si spazzola delicatamente dalle impurità sotto l’acqua e gli si tolgono le varie corde da cui la salamina è legata. Avvolta in un canovaccio la si appende diritta legata a un bastoncino di traverso ad una pentola capiente piena d’acqua e la si lascia bollire delicatamente dalle 4 o 7 ore a seconda della tipicità della salamina. Al giorno d’oggi molti usano il più pratico sacchetto di cottura per alimenti.
Una volta cotta la si posizione su l’apposito piatto rotondo con la propria sede al centro. La si scoperchia in cima. Subito vi accorgerete di un odore intenso e fragrante che solo la salamina da sugo può regalarvi.
Viene servita con un purè di patate. Il tutto molto caldo.
La salamina da sugo la si può mangiare anche cruda con fichi o melone, cotta affettata e fredda.

A Madonna Boschi le manifestazioni sono gestite principalmente dalla Pro Loco, che organizza le manifestazioni più importanti:
la Sagra della Fiera delle Galanine a luglio, ultima fine settimana di luglio
la “Sagra della Salamina da Sugo al Cucchiaio” fine settembre-inizio ottobre, vera e propria kermesse del gusto dedicato alla Salamina da Sugo.
Un nostro menù degustazione: Carpaccio di Salamina all’aceto balsamico,Trittico di Salamina da Sugo, Garganelli alla Salamina da Sugo, Lasagne al forno con zucca, Salamina da Sugo a cucchiaio intera con purè, Cima di Salamina con pure’ di patate.
La Pro Loco di Madonna Boschi della Salamina da Sugo produce in proprio le Salamina da sugo in ambienti idonei rispettando le norme vigenti e le tradizioni.

Cento, Confartigianato al Liceo Cevolani

da: ufficio stampa e comunicazione Camilla Ghedini

Si è parlato di aereo spazio al Liceo Cevolani di Cento. Invitata a partecipare nell’ambito delle ore dedicate all’orientamento scolastico – per gli studenti dell’ultimo biennio che dovranno scegliere percorso universitario o mondo del lavoro – , la Confartigianato ha portato nei giorni scorsi un proprio associato doc, Marco Folegani, poco più che quarantenne fondatore, nel 2004, con altri due coetanei , di Meeo ( Metereological and Environmental Earth Observation), che sviluppa e commercializza prodotti per l’osservazione della terra, con analisi di dati satellitari. Folegani ha raccontato la sua storia, di laureato che ha scommesso su se stesso e sulla propria formazione, scegliendo un ramo di nicchia e sfidando in ingresso, come lui stesso ha rimarcato, la diffidenza dovuta alla giovane età. Ora la Meeo, che vanta una sede anche a Vienna e conta 10 dipendenti, collabora con le più importanti agenzie d’Europa. «Qualsiasi scelta voi facciate – il monito – dovrete seguire le vostre passioni, il vostro talento, nutrendolo però di competenze che non sono più specifiche, ma devono essere trasversali. Bisogna conoscere bene l’inglese e l’informatica – ha esemplificato – , non sono più materie accessorie». Folegani ha così sintetizzato il rapporto con l’artigianato. «La mia è una professione in cui serve creatività, innovazione, dimestichezza con la tecnologia. Requisiti fondamentali di ogni impresa che guardi al futuro e si misuri ogni giorno coi cambiamenti in atto». Ad accompagnare e introdurre Folegani, è stato il segretario generale, Giuseppe Vancini, che agli allievi ha spiegato in cosa si sostanzia la differenza tra realtà artigiana e industriale.

Continua “Japan Extreme” alla Video-Biblioteca Vigor di Ferrara

da: Associazione Feedback

Martedì 1 marzo 2016 alle ore 21, presso la Video-Biblioteca Vigor di Ferrara, continua JAPAN EXTREME, la nuova rassegna d’incontri cinematografici organizzata dall’Associazione di promozione sociale Feedback.
Il quarto regista che affronteremo sarà Hitoshi Matsumoto, protagonista dell’incontro “BIG MAN JAPAN” a cura di Matteo Buriani. Matteo, appassionato cinefilo che anima ormai da anni Ferrara con i suoi innovativi cineforum, ci introdurrà quest’artista molto particolare, nato dagli sketch comici e dalla televisione, che ha sorpreso l’occidente con quattro (per ora) imprevedibili film, nei quali si è divertito a mettere in una luce tutta nuova la società giapponese (samurai compresi). Un artista originale, spassosissimo e con imprevedibili vette di esistenzialismo, per un incontro da non perdere!
Le serate sono riservate ai soci Feedback, le nuove tessere 2016 saranno dedicate, in quattro varianti, al maestro Wes Craven. Sarà possibile tesserarsi la sera stessa.

Campionato di Serie C di Ginnastica Ritmica: la trasferta ferrarese a Parma

da: ufficio stampa Associazione Ginnastica Estense O. Putinati

Continuano, dopo il 6° Galà delle “Farfalle Azzurre”, gli impegni delle ginnaste della “Otello Putinati”. Domenica 28 febbraio, per il Campionato di serie C, le atlete ferraresi scenderanno in campo al Pala Casalini di Parma per questa tappa di gare federali di Ginnastica Ritmica organizzate dall’ASD “Circolo Inzani”. In pedana saliranno Anais Bardaro, Sara Capra, Enny Andreasi, Alice fontana e Claudia Cavallina.

La politica dei boyscout

pd-gad​In cerca di applausi. Capitan Finco in testa, un drappello di dirigenti e militanti del Pd (assente il segretario Vitellio, non per dissenso ma per indisposizione) si è munito di ramazza per ripulire la “degradata” zona Gad. Una buona azione fine a se stessa, per mettere a posto la coscienza e magari suscitare simpatia e qualche consenso. Ma non è questo che ci si aspetta dalla politica e non sarà in questo modo che i politici recupereranno la credibilità compromessa.
Azioni dimostrative di questo tipo possono avere significato se attuate da gruppi di opposizione, formazioni minoritarie, associazioni e movimenti autorganizzati per testimoniare la propria volontà e mandare un segnale a chi governa. Ma non ha senso che sia proprio chi governa a inscenare iniziative simboliche per rendere evidente la propria intenzione di agire. Chi governa “è” nelle condizioni di decidere e di fare seriamente e quotidianamente ciò che reputa utile e necessario. Non ha bisogno di atti di questo genere.
Invece di rimboccarsi le maniche e munirsi di scopone, i nostri amministratori meglio farebbero a spremere le meningi e svolgere il proprio compito: designare gli obiettivi, mettere a fuoco idee e progetti, definire i programmi e le priorità di intervento, individuare e razionalizzare i mezzi e gli strumenti necessari. E sopratutto operare giorno per giorno in maniera coerente e sistematica. È in questo modo che i politici e i pubblici amministratori onorano il loro ruolo e svolgono le funzioni assegnate. Il resto è folklore. E demagogia.

“I danni del neoliberismo”. Laura Pennacchi indica il problema ma dimentica le responsabilità

Sul sito del Partito Democratico si può trovare la biografia di Laura Pennacchi, economista ma laureata in filosofia, che venerdì sera in biblioteca Ariostea ha parlato di beni comuni e del suo libro “Il soggetto dell’economia”. E’ importante, come sempre del resto, fare una premessa. La professoressa ha un passato politico di tutto rispetto: ben tre legislature, dalla XII alla XIV, cioè dal 1994 al 2006, con Prodi, i Comunisti Italiani, i Ds, fino al Pd, coerentemente con i partiti della sinistra italiana. Con Prodi è stata sottosegretario al Tesoro e tra le sue deleghe c’era lo studio dell’impatto equitativo delle leggi finanziarie. Non poco insomma, stare in Parlamento nel periodo cruciale in cui per gli italiani cambiava tutto.
Una delle bellissime frasi dell’autrice è: “Dobbiamo prendere atto che il neoliberismo è da un lato dissipazione enorme di ‘beni comuni’, specie ambientali, dall’altro drammatica sottoproduzione di ‘beni pubblici’, collettivi e sociali. Bisogna lavorare per costruire un nuovo modello di sviluppo”. Dunque il neoliberismo agisce da ‘raptor’ nell’economia, mentre scompaiono i beni pubblici, come quelli che Prodi cominciò a svendere dal 1992, per intenderci. Ops!

La professoressa Pennacchi ha intrattenuto il pubblico, in una gremita sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, con il racconto del suo libro e della sua idea di come il mondo dovrebbe cambiare. Ha tracciato i mali del neoliberismo, una dottrina fondata sulla competizione e sulla creazione delle ineguaglianze. Ha parlato di politiche keynesiane di spesa pubblica e di controllo e direzione statale perché, ha detto, anche Adam Smith ne sentiva la necessità.
E poi ha parlato di moneta e ha detto che non può essere merce, ma dovrebbe essere considerata appunto un bene comune. Ha messo insieme Stiglitz e Soros (un po’ come il diavolo e l’acquasanta!) e ha pontificato, chiedendo emulazione, su quanto sta facendo l’amministrazione Obama (neoliberista?), che sta investendo molto nell’economia reale a differenza dell’Italia, dove avremmo bisogno di tanta spesa pubblica perché abbiamo infrastrutture carenti o fatiscenti che lasciamo a se stesse.
Ovviamente ci sono anche la Cina, che entra a gamba tesa nei nostri mercati, e la Germania ordoliberista che non fa gioco di squadra con gli altri paesi europei.

A una domanda del pubblico che chiedeva come fosse possibile fare spesa pubblica in Italia non avendo sovranità monetaria ha risposto che questo Governo ha sbloccato ben 12 miliardi di euro in politiche di spesa pubblica.
In realtà la Pennacchi fa fatica a rispondere seriamente alle domande, ma ha scritto un libro molto bello dove tocca tutti i mali della società moderna.
Il neoliberismo nasce proprio come opposizione alle idee keynesiane di controllo statale dell’economia, che non è un affare comunista perché, per esempio, lo faceva benissimo il Giappone che comunista non lo è mai stato. Il controllo statale serve proprio per mantenere i rapporti di forza e perché non ci sia sbilanciamento tra chi è troppo forte e chi magari fa un poco fatica: un’azienda di 40 operai ha diritto di esistere esattamente come una multinazionale, se però lasci operare liberamente le forze del mercato, senza controllo dello Stato, la prima viene facilmente distrutta. Allo stesso modo uno Stato più forte, più aggressivo o che produce a basso costo perché magari sfrutta i bambini, avrà la meglio su uno Stato che invece cerca di rispettare le persone e l’ambiente.
Perché le regole e il mercato neoliberista si affermino la prima cosa da togliere di mezzo è lo Stato, cedergli il potere economico e fargli sovrastare la piramide delle competenze. Per avere il controllo dell’economia devo controllare la moneta, ma se questa è un bene comune non posso farlo. Quindi devo rendere la moneta scarsa e assolutamente non pubblica né comune.

La Pennacchi ha ricordato gli accordi di Bretton Woods, ma qui bisogna aggiungere un po’ di cose. A Bretton Woods fu deciso l’assetto della piramide monetaria. Al di sopra di tutto c’era l’oro, poi il dollaro e infine tutte le altre valute. Ogni valuta poteva essere cambiata in dollari, i quali garantivano il cambio in oro. Se avessi voluto avere più dollari, quindi più moneta in circolazione, dovevo scavare delle buche alla ricerca dell’oro.
Il sistema non funzionò, tant’è che il 15 agosto del 1971 Nixon dichiarò pubblicamente che il dollaro non sarebbe stato più scambiabile in oro. Bene, da allora successe quello che la Pennacchi ha detto di volere: la moneta finalmente non era più merce, ma libera di essere prodotta dagli Stati nella quantità giusta, un bene comune e fluttuante rispetto alle altre monete.
Poi però è successo che nel 1979 siamo entrati nello Sme, nel 1981 si è deciso che la moneta non dobbiamo “produrla” noi, ma la dobbiamo chiedere ai mercati finanziari, fuori dal controllo statale. Infine, quando già questi cambiamenti avevano portato il debito pubblico dal 50% a più del 100%, siamo entrati nell’euro abbandonando ogni pretesa di controllo statale dell’economia (e anche di tutto il resto).
Quindi si infrange il sogno della prof. Pennacchi?

In merito ai 12 miliardi sbloccati a deficit per politiche di lavoro bisognerebbe considerare un paio di cose.
Nella situazione odierna di disoccupazione dilagante e di aziende alla ricerca di credito per non chiudere, sono solo una goccia nel mare delle illusioni. E’ stato calcolato che per far ripartire l’economia italiana si avrebbe bisogno di 200 miliardi di euro, ma come farlo senza aumentare il debito pubblico? Farci sforare il deficit nel sistema euro non deve farci gioire perché ogni soldo in più che immettiamo nell’economia lo dobbiamo chiedere in prestito alla Bce, che non è la nostra prestatrice di ultima istanza, ma semplicemente qualcuno che ci presta i soldi ad interesse. Tutto questo grazie ai grandi cambiamenti regalatici dalla nostra classe politica negli ultimi trent’anni, che si frappongono alle riforme auspicate ieri dalla Pennacchi. Forse avrebbe dovuto pensarci prima?
Quindi tutto quello che è stato scritto in quel libro e detto in quella sala è solo una bella favola, perché oggi non è attuabile, a meno che non si vogliano prendere delle serie decisioni politiche di rottura, ma questo la professoressa non lo auspica, anzi.

Ma riflettiamo sulla premessa. La professoressa Pennacchi dice che il neoliberismo non va bene, che la moneta deve essere un bene pubblico e che lo Stato deve intervenire nel direzionale l’economia. Chi o quale parte politica ha voluto fortemente che lo Stato cedesse sovranità politica e monetaria a partire dagli anni Ottanta? Chi materialmente ha proceduto alla svendita dell’Iri con dentro tutto il patrimonio di banche pubbliche, rendendo di fatto la moneta un bene privato? E chi o quale parte politica ha voluto lo smantellamento delle leggiche prevedevano, in Italia, la separazione tra banche commerciali e banche d’investimento, che ha portato di fatto anche piccole banche locali a investire in derivati? Non sarà, per caso, che la compagine di cui ha fatto e fa parte la professoressa Pennacchi ne è un poco responsabile? E’ tutto questo ad aver portato al comando il neoliberismo, i mercati e la finanza, nonchè distrutto beni comuni, ambiente e Stato.

E per concludere, ha nominato Stiglitz. Ebbene quest’ultimo ha scritto un libro sulle diseguaglianze negli Stati Uniti, “Il prezzo della diseguaglianza”, spiegando con dati precisi che queste dagli anni Ottanta sono sempre più aumentate e che la tendenza è incrementata con l’era Obama. Obama è, inoltre, la persona che ha impiegato tutti gli ex manager e amministratori delegati responsabili dei fallimenti bancari del 2008 che hanno innescato al crisi globale di cui paghiamo ancora lo scotto, facendone i propri consiglieri economici. Chi mai potrebbe aspettarsi politiche anti-neoliberiste da coloro che hanno sfasciato l’economia americana? Joseph Stiglitz ricorda che Obama riusciva con volto imperturbabile ad annunciare che non si poteva non pagare milioni di dollari in buonuscite ai manager che avevano fatto collassare le più grandi banche e ridotto sul lastrico milioni di lavoratori; poi però, ai lavoratori del settore dell’auto, con lo stesso volto, spiegava che dovevano accettare riduzioni salariali perché il mercato era in crisi.

Insomma, il messaggio che lancerei alla professoressa è più che altro una richiesta: mettere insieme i pezzi del suo libro e del suo discorso, fare i giusti collegamenti, considerare in che direzione è andato il suo partito e dove sta andando adesso e poi prendere una decisione. La Sinistra che si parla addosso, che sogna un mondo perfetto e ne parla ai cuori solitari non fa bene al Paese e in questo momento non serve a niente. Dire delle cose, ma nasconderne altre non fa altro che aumentare quella asimmetria culturale e di informazione di cui non abbiamo proprio più voglia e bisogno.

marco-paolini

LA SEGNALAZIONE
Uomini visti dalla parte dei cani. Imperdibile Paolini al teatro Comunale

Contastorie come lui in giro non ce n’è altri. Stavolta Marco Paolini rilegge Jack London e, in “Ballata di uomini e cani”, attraverso la metafora della Grande Frontiera, mentre ci fa appassionare all’epopea dell’età dell’oro e ci rende partecipi della disperata ebrezza dei cercatori, in fondo in fondo parla a noi, ai tempi presenti e rivela i tic e le ansie di un’epoca – la nostra, appunto – costellata da esseri traviati, ora come allora: qualcuno all’inseguimento di un nuovo orizzonte di vita, altri più stoltamente abbacinati dal miraggio della ricchezza e pronti per essa a rinunciare a ogni cosa, sentimenti e dignità, fino al sacrificio ultimo della vita stessa.
Ma pure di altri uomini traccia il profilo. Uomini il cui passo è agitato dallo spettro della miseria e della disperazione. E la cui tormentata marcia di fuga è inevitabile. Così, in filigrana, si disegna l’odissea dei migranti, di coloro che, reietti come cani ma come i cani utili e asservibili, sono alla ricerca di un porto sicuro, attraversano le intemperie e patiscono il gelo della vita senza mai perdere la speranza. E ostinatamente proseguono il cammino.

La narrazione si gioca anche sull’ambivalenza dei sentimenti, lo scambio e la commistione dei ruoli. L’allegoria rende bestiali gli umani e umane le bestie, e viceversa, in ribaltamenti continui. E in questo ubriacante caleidoscopio, alla fine sono i cani che ci osservano e ci giudicano. E scorgono l’assurda ostinazione dell’uomo moderno, costretto da sé medesimo ad andare avanti senza requie, all’inseguimento di un imprescindibile obiettivo.

Alterna drammaticità e ironia, Paolini, com’è nelle sue corde. Gioca sui paradossi, come quello dei pionieri che intimano agli indiani di tornarsene a casa loro… E’ sarcasmo: una provocazione fatta con lo sguardo puntato sull’intolleranza e le mistificazioni del nostro presente. Fa il verso alle prepotenze di chi cela debolezze e fragilità alzando la voce e il tiro. Riporta il filo della narrazione al presente e alla realtà. E parla così di sacrifici e di vittime vere: ostaggi della storia, non dei miraggi. Allude ai morti sui quali nessuno può versare lacrime, freddi numeri buoni solo per le statistiche.

Affiora così, narrato sul palco e non solo evocato, l’irrealizzato sogno di riscatto di Zaer, “saldatore errante dell’Asia”, ragazzo sfuggito a guerra e miseria che ultima tragicamente la sua fuga verso la libertà travolto sul selciato di una strada nostrana dopo essere scivolato dal camion nel quale aveva cercato rifugio. Nel suo diario, ritrovato e tradotto, sono espresse parole che poeticamente testimoniano la consapevolezza della fragilità della vita. Paolini le canta, nella sua conclusiva originale appendice al testo di London, e rende così omaggio alla diaspora di questo nostro secolo. Ne fa un manifesto contro l’ingiustizia e l’incomprensione che colpisce uomini trattati da cani. E si pone dichiaratamente dalla parte delle vittime quando, infine, al pubblico confessa: in queste storie io sono sempre stato il cane. Usato, scacciato, bastonato.

In un proscenio essenziale e suggestivo, con la sua sola presenza l’attore regge magistralmente la scena. Ma non è solo. Gli orchestrali che danno note e ritmo ai racconti (Macchia, Bastardo e Preparare un fuoco) sono ben più che un complemento. Il canto finale di commiato dal pubblico, affidato a Lorenzo Monguzzi, è la voce ostinata e contraria di chi non si rassegna e sommessamente sussurra: “a tutti piace chiudere la porta, ma io vorrei tenerla aperta”. E’ ciò che prima o poi ci auguriamo di riuscire a fare davvero.

Chi può, non perda l’occasione per vedere questo spettacolo. Oggi alle 16 al teatro Comunale di Ferrara c’è l’ultima rappresentazione.


[La foto è di Marco Caselli Nirmal]

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Ed ecco vostra maestà il tartufo estense

Pregiato come l’oro bianco, più prelibato del porcino, era per gli Estensi un cibo divino. Nasce spontaneo come le acque dei ruscelli e il suo profumo afrodisiaco si propaga per il bosco… fino ad arrivare alle delizie di corte e ai castelli.

Il tartufo estense tra ville e castelli” è un iniziativa in quattro serate a tema per associare il tartufo, il circuito storico e monumentale delle delizie estensi e l’esperienza e professionalità in fatto di ristorazione locale sulla specialità.

Si parte giovedì 3 marzo al Castello di Mesola con il ristorante La Romantica nella preparazione dei piatti.
Il secondo appuntamento è in calendario per giovedì 10 marzo nella Villa Mensa di Copparo, dove in cucina sarà al lavoro il ristorante La Supa.
L’ex villa dei vescovi sarà anche teatro della terza serata, giovedì 17 marzo, con il ristorante L’Abate Ghiotto ai fornelli.
Chiude il ciclo l’appuntamento di giovedì 24 marzo in Castello Estense a Ferrara, serata durante la quale il menù sarà a cura del ristorante Quel Fantastico Giovedì.

Per saperne di più clicca qui.

Immagini rappresentative di Ferrara in tutti i suoi molteplici aspetti, in tutte le sue varie sfaccettature. Foto o video di vita quotidiana, di ordinaria e straordinaria umanità, che raccontano la città, i suoi abitanti, le sue vicende, il paesaggio, la natura…

Due parole sul tartufo – Il tartufo appartiene al genere Tuber e viene definito un fungo ipogeo, cioè che cresce sotto terra. Appartiene alla famiglia delle Tberaceae. I tartufi crescono spontaneamente nel terreno accanto alle radice di alcuni alberi o arbusti, detti piante simbionti, che ne consentono la crescita.
Il tartufo presenta numerose proprietà benefiche. E’ famoso per la sua ricchezza di antiossidanti, che aiutano a combattere i radicali liberi. Ha proprietà elasticizzanti che stimolano la produzione di collagene. Al tartufo vengono inoltre attribuite proprietà afrodisiache, in quanto pare che le sostanze emanate da questo alimento possano provocare un particolare stato di benessere e favorire l’attrazione da parte del partner. Il tartufo è rimineralizzante e il suo consumo facilita la digestione.

adipe

Persone di peso

Geppi-Cucciari
Geppi Cucciari

Molto spesso noi donne siamo grasse, ma voi uomini siete pesanti, e per questo mettersi a dieta non basta. (Geppi Cucciari)

Una quotidiana pillola di saggezza o una perla di ironia per iniziare bene la giornata…

Dna

Il 28 febbraio 1953 la biologa Rosalind Franklin, attraverso i raggi X, fotografava per la prima volta il modello base della molecola del Dna.

Ogni giorno un brano intonato a ciò che la giornata prospetta…

Dna – Mario Venuti

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