Giorno: 8 Giugno 2016

A Unife un Convegno sulle novità legislative in tema di ecoreati

da: ufficio comunicazione ed eventi Unife

Aperte le iscrizioni

Aperte le iscrizioni al Convegno che si terrà mercoledì 15 giugno, dalle ore 15 alle ore, in Aula Magna del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara (c.so Ercole I D’Este, 37), dal titolo “Dal Testo Unico Ambientale alla nuova legge sugli ecoreati: le «prescrizioni ambientali» al vaglio della prassi applicativa ad un anno dall’entrata in vigore della legge di riforma (l. n. 68 del 2015)”.

L’iniziativa è promossa in Ateneo da Costanza Bernasconi, docente di Diritto penale, e da Marco Magri, docente di Diritto amministrativo e Diritto dell’ambiente, in collaborazione con la Camera Penale Ferrarese “Avv. Franco Romani”.

Spiegano gli organizzatori: “ Con la legge del 22 maggio 2015, n. 68, il legislatore ha introdotto rilevanti novità nella disciplina dei reati ambientali, da un lato, inserendo nel Codice penale fattispecie delittuose severamente sanzionate, prima del tutto inedite, e, dall’altro lato, incidendo su una pluralità di istituti e previsioni, coinvolgenti diversi testi normativi. Tra i più significativi, ma forse meno noti, nuovi profili di disciplina si inserisce la previsione, all’interno del c.d. Testo unico ambientale (d.lgs. n. 152 del 2006), di un particolare meccanismo di estinzione di alcune contravvenzioni, legato all’adempimento delle prescrizioni imposte dall’autorità di vigilanza; sistema, quest’ultimo, già noto in materia di sicurezza sul lavoro, ma finora del tutto inedito in materia ambientale. Sennonché, la legge di riforma su questo, come su altri aspetti, ha lasciato aperti rilevanti problemi interpretativi che hanno influito in modo non trascurabile sulla prassi applicativa. Da qui è nata l’idea di organizzare un momento di incontro e riflessione per verificare quali orientamenti si siano ad oggi affermati e quali siano i margini di compatibilità dei predetti orientamenti con i principi fondamentali che regolano la materia”.

Il programma si aprirà con la relazione “Il rispristino ambientale e la nuova disciplina delle prescrizioni amministrative nella l. n. 68 del 2015” di Marco Magri, cui seguiranno gli interventi di Stefano Longhi, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Ferrara, su “ Il procedimento di estinzione in via amministrativa delle contravvenzioni del Testo Unico Ambientale: orientamenti interpretativi e prassi applicative nella fase delle indagini preliminari”, e di Giovanni Fantini, Direzione Generale ARPAE Emilia Romagna” su “Le prescrizioni asseverate: uno strumento per la prevenzione ambientale”. Chiuderà il Convegno Giuseppe Giove, Comandante Regionale Corpo Forestale dello Stato sul tema “ I delitti ambientali: criticità e prospettive”. Coordinerà l’evento Costanza Bernasconi.

La partecipazione all’iniziativa è gratuita ed aperta alla comunità universitaria, a giuristi ed esperti in materia, ad autorità ed enti operanti nel settore ambientale e a tutta la cittadinanza.

Per gli iscritti all’Ordine degli Avvocati è stato richiesto il riconoscimento di n. 3 crediti formativi per la partecipazione (iscrizioni tramite e-mail all’indirizzo camerapenaleferrarese@gmail).
Per tutti gli altri partecipanti la conferma di partecipazione è facoltativa, consigliabile agli indirizzi: costanza.bernasconi@unife.it, marco.magri@unife.it

La festa dei suoni d’Irlanda Bondeno (Fe) 26 e 28 agosto programma concerti

da: Ufficio Stampa Eire!

Eire! 2016, Pubblicato il programma dei Concerti del Festival di Bondeno dedicato alla Musica Tradizionale Irlandesi

Lùnasa, Niamh Parsons & Graham Dunne, Liam Kelly & Philip Duffy, Oisin Mc Diarmada, Samanta Harvey. Grandissimi nomi per la prossima edizione del festival che si terrà a Bondeno dal 26 al 28 agosto

StampaBondeno, 6 giugno 2016 – Saranno i Lùnasa gli ospiti più prestigiosi della prossima edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda, la rassegna dedicata alla musica tradizionale irlandese che anche quest’anno si svolgerà a Bondeno (FE) dal 26 al 28 agosto. La band irlandese, composta dal violinista Sean Smith, dal flautista Kevin Crawford, dal piper Cillian Vallely, dal chitarrista Ed Boyd e dal contrabbassista Trevor Hutchinson, è ad oggi tra le più affermate e conosciute in assoluto in tutto il mondo con centinaia di migliaia di dischi venduti, e si esibirà sul palco dell’Arena 2000 sabato 27 agosto alle ore 21:30. Ad aprire il concerto sarà invece un duo composto dal flautista di Sligo Liam Kelly e dal violinista Philip Duffy. Liam Kelly tornerà, dunque, sul palco di Eire! dove già l’anno scorso aveva avuto modo di esibirsi insieme alla sua band, i Dervish, in un concerto rimasto tra i momenti indimenticabili dell’intera storia del festival. Il duo presenterà per l’occasione il nuovo disco “Sets in Stone”.

Ma l’elenco dei nomi degli artisti di fama mondiale che quest’anno si alterneranno sul palco della settima edizione del Festival di Bondeno è lungo e ricco, e comprende tra i tanti nomi anche quello di Niamh Parsons, una delle voci più belle del panorama musicale tradizionale irlandese, che salirà sul palco dell’Arena 2000 venerdì 26 agosto accompagnata dal chitarrista Graham Dunne. Anche in questo caso, per l’occasione, i due musicisti presenteranno l’ultimo disco, appena pubblicato dal titolo “Kind Providence”.

Ospite ormai fisso di Eire!, legato al festival ormai da un affetto che va ben oltre la musica, Oisin Mc Diarmada, violinista della band irlandese Tèada, tornerà anche quest’anno in compagnia della bravissima pianista Samantha Harvey e presenterà in anteprima assoluta al festival il suo nuovo disco dal titolo “The Green Branch”. Il concerto, che inaugurerà di fatto la nuova edizione di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda!, si terrà giovedì 25 agosto alle ore 21:30 presso le sale dell’Osteria Scciancalegn a Ponte Rodoni.

“Tanti concerti tutti rigorosamente gratuiti e tanti nuovi dischi, alcuni dei quali verranno presentati al pubblico per la prima volta proprio qui a Bondeno – afferma Lorenzo Coletta, addetto stampa di Eire! La Festa dei Suoni d’Irlanda – Tanti amici che sono voluti tornare, perché chi viene a Bondeno la prima volta non vede l’ora di tornarci. E se anche quest’anno siamo riusciti a proporre un programma che fa invidia ai più importanti festival di musica irlandese al mondo lo dobbiamo certamente al contributo importante del Comune di Bondeno, a quello del Culture Ireland, del Comhàltas Italia ma anche all’immenso lavoro che ogni anno compie tutto lo staff del Festival”.

Tennis: Giulia Sgoifo ai mondiali Inas

da: ufficio stampa Cus Ferrara

L’azzurrina Giulia Sgoifo in partenza per gli Stati Uniti per i mondiali Inas
dfi tennis.

“Sono molto emozionata – dice Giulia Sgoifo -, starò via dieci giorni tra
partenza, gare e ritorno. Sarà una bella esperienza, ma sarà davvero difficile
vincere. Il titolo italiano l’ho conquistato due anni fa e spero di tenere alto
l’onore del mio Paese. Tennisticamente parlando mi ispiro a Flavia Pennetta tra
le donne, mentre tra gli uomini stravedo per Djokovic”.
Pochi giorni al via dell’edizione 2016 dei Campionati Mondiali Inas (sigla: ‘for
para-athletes with an intellectual disability’) di Tennis, manifestazione che si
terrà dal 12 al 18 Giugno negli Stati Uniti, sui rettangoli del Sea Colony
Tennis a Bethany Beach, nel Delaware.
Sono tre gli atleti azzurri convocati per l’impegnativa trasferta oltreoceano
tra cui Giulia Sgoifo la tennista tesserata CUS Ferrara, unica rappresentante
femminile.
Giulia, campionessa italiana in carica ha già fatto il suo esordio mondiale in
una manifestazione Inas nel 2013, quando a Rakovnik vinse il bronzo nel
singolare e nel doppio misto insieme a Catalano. Giocherà il singolare femminile
e il doppio misto assieme a Carlo Brignoni, campione italiano in carica
tesserato per la Polisportiva handicap Biellese.
A lei il compito di sfidare le colleghe australiane e americane eccellenze nel
movimento tennistico Inas oltre che le rappresentanti di Belgio, Gran Bretagna,
Repubblica Ceca, Francia.

I Macchiaioli: dalle collezioni private al Chiostro del Bramante

Emilio Cecchi, acuto studioso dell’Ottocento italiano, sintetizzava con lucidità la fortuna dei Macchiaioli fin dalla prima metà del Novecento in un saggio (1954) dall’evocativo nome “Parenti poveri”: “Nel suo breve corso che sostanzialmente fu concluso fra circa il 1850 e l’ultimo scorcio del secolo XIX, al movimento macchiaiolo non arrise gran fortuna, né rinomanza e prestigio né critica. I migliori che ne scrissero: il Cecioni, il Martelli, il Signorini, altrettanto e più che della purezza dei suoi ideali, testimoniano delle sue difficoltà e dei suoi sforzi per sopravvivere. Ed ecco che, dopo un lungo abbandono, in epoca assai prossima a noi, passati quattro o cinque anni dalla prima guerra, la gente si mise a ripensarci e mostrò di cambiare opinione… A poco a poco nuovi dipinti, un po’ sospettosamente, sbucarono fuori dalle avite raccolte e dai salotti familiari. Dove sonnecchiavano da parecchi decenni. E divulgati in riviste, cataloghi e monografie, passarono sotto il martello dei direttori d’aste. Perché nel frattempo s’era venuto creando un loro mercato, con quotazioni ad ogni stagione più alte, che avrebbero sbalordito gli autori; quasi tutti morti nell’indigenza più nera, o in una povertà appena decente”.
Il rilancio critico dei pittori toscani fa dunque seguito alla dispersione di numerose quadrerie e raccolte toscane che sin verso il 1930 potevano essere comodamente ammirate soprattutto a Firenze. E quando successivamente si formeranno nuclei importanti, frutto di un ambizioso collezionismo del nord imprenditoriale, come quelli del torinese Riccardo Gualino e del milanese Giacomo Jucker, il movimento dei Macchiaioli verrà valutato in particolare da Lionello Venturi e Roberto Longhi come il momento più significativo della pittura italiana dell’Ottocento.
Già Ugo Ojetti sulla rivista “Dedalo” (1925-26) delineava la dimensione indipendente di Telemaco Signorini e Giovanni Fattori, indiscussi protagonisti del movimento: una libertà e autonomia che diventa motivo ricorrente e si caratterizza nelle fughe in aperta campagna, ma più concretamente nella ribellione allo studio dell’Accademia.

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Butteri e mandrie in Maremma di Giovanni Fattori

Fin dal 1849-50 in relazione ai movimenti di ispirazione liberale, fermenti di ribellione alla pittura dominante romantica e accademica animavano le vivaci discussioni attorno ai tavoli del Caffè Michelangelo, destinato a diventare la sede e il simbolo del movimento. Qualche anno più tardi, l’apertura al pubblico fiorentino della Collezione Demidoff in Villa Pratolino, ricca della migliore pittura francese contemporanea da Ingres a Delacroix fino ai paesaggisti di Barbizon, aveva portato una ventata di colorismo brillante e acceso, mentre il napoletano Domenico Morelli aveva fatto conoscere i suoi originali studi tonali di chiaroscuro. E’ una lezione, questa, intesa dai giovani pittori toscani come impalcatura strutturale del colore che si articola in macchia, in pennellate stratificate che nella pratica del paesaggio raggiunge gli esiti più interessanti come nel livornese Serafino Da Tivoli, anch’egli reduce nel 1856 dagli incontri parigini con Constant Troyon e Rosa Bonheur, la cui carriera già folgorante non tardò a raggiungere la Firenze dei Macchiaoli.
Gli anni Sessanta del secolo vedono lo sviluppo della tecnica di macchia in esperienze parallele, ma differenti, concentrate nella Scuola di Castiglioncello e di Piagentina.
La tenuta di Castiglioncello, ereditata da Diego Martelli alla morte del padre nel 1861, viene a sostituire il punto di incontro del fiorentino Caffè Michelangelo e diventa territorio privilegiato dell’attività di sperimentazione sul “vero luminoso” che si traduce nelle Vedute e nelle Marine di Abbati, Sernesi e Borrani, nei dipinti scolpiti a colpi di sole e dall’ombra nera di Signorini, Cabianca e Banti e nelle tele solari di Giovanni Fattori, impostosi ben presto come personalità dominante del gruppo, insieme a Silvestro Lega, la cui pittura tuttavia è improntata a un intimismo più lirico. Aliena da ogni intonazione affettiva, ma fedele ai principi di solidità strutturale, che nella macchia avevano trovato origine, si svolge, al contrario, la straordinaria pittura di Fattori: nella scansione esatta dei piani e delle luci, l’artista infatti modula le campiture di colore in piccole tele di formato orizzontale allungato, dove raggiunge un equilibrio solidamente classico.
La Mostra “I Macchiaioli, Le collezioni svelate” a cura di Francesca Dini, presenta al pubblico oltre 110 opere dei Macchiaioli attraverso un’insolita angolatura. Il percorso espositivo, infatti, si articola in nove sezioni intitolate alle collezioni di provenienza. Così, collocando le opere nel contesto storico-collezionistico, vien dato spessore a personalità di intellettuali, imprenditori e uomini d’affari che hanno influenzato il dibattito culturale dell’epoca, dando avvio alla fortuna del movimento toscano, talvolta acquistando le opere per sostenere gli amici pittori in momenti difficili, altre volte per il puro piacere estetico o per l’ambizione di accrescere le proprie collezioni d’arte. Personalità come Cristiano Banti, Diego Martelli, Edoardo Bruno, Gustavo Sforni (ed altri) fanno da sfondo a capolavori come “Il giubbetto rosso” (1895 ca ) di Federico Zandomeneghi, “Marcatura dei cavalli in Maremma” (1887) e “Ciociara” di Giovanni Fattori, “Ritratto della figlia Adelaide” (1875 ca) di Giovanni Banti, “Cucitrici di camicie rosse” (1863) di Odoardo Borrani, “Ritratto della moglie Isa” (1902) di Oscar Ghiglia.
La prima sezione è dedicata alla galleria privata del pittore Cristiano Banti, che spesso svolse opera di mecenate a favore dei propri compagni macchiaioli, costruendo con finezza critica una raccolta preziosa composta da diciotto dipinti di Fattori e arricchita da opere famosissime come “I promessi sposi” (1869) di Silvestro Lega, “Le monachine” (1861) di Vincenzo Cabianca, “Il ponte della pazienza a Venezia” (1856) di Telemaco Signorini.
La seconda sezione è dedicata a Diego Martelli, critico, pittore e mecenate degli amici macchiaioli, alcuni dei quali furono ospitati negli anni Sessanta nelle sua tenuta di Castglioncello. Per l’alta qualità delle opere, la sua raccolta è andata successivamente a costituire il nucleo di partenza della Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti .
Di origine piemontese, Edoardo Bruno è un imprenditore farmaceutico cofondatore della ditta Menarini, con sede operativa nell’antico palazzo Galli-Tassi in via dei Pandolfini nel cuore di Firenze, ma vive nella villa rinascimentale di Montegirone. Al primo piano è custodita la sua quadreria composta di 140 dipinti. Amante del teatro, della letteratura, dell’arte e della musica, intrattiene rapporti amicali con l’élite culturale ed economica della Firenze dei Macchiaioli. Già alla metà del Novecento, la collezione Bruno è meta di pellegrinaggio da parte degli studiosi di pittura macchiaiola come Emilio Cecchi ed Enrico Somarè.

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Cucitrici di camicie rosse di Odoardo Borrani

Tra le tante opere da ammirare in questa terza sezione troviamo “Le cucitrici di camicie rosse” di Odoardo Borrani, un dipinto dalle forme e dai toni austeri, ma di grande intensità emotiva.
Davanti a una finestra, protetta da morbidissimi tendaggi bianchi, quattro donne raccolte attorno ad un tavolo cuciono in silenzio le camicie rosse per i volontari garibaldini; la luce limpida definisce le fisionomie femminili e gli arredi del salotto borghese di gusto Biedermeier. Le tende bianche accostate al rosso delle stoffe e al verde della tovaglia e del velluto delle poltrone creano un commosso omaggio al Tricolore, sottolineando il significato patriottico del dipinto in cui spicca sulla parete azzurra di destra il ritratto di Garibaldi. Così la prosa nitida ed essenziale di un quotidiano semplice e provinciale acquista un significato storico ed evocativo di un Risorgimento al femminile.
Il punto di forza della collezione Bruno è tuttavia costituito da grandi tele di Fattori: “L’appello dopo la carica” (1895), “Incontro fatale” (1900), “Marcatura dei cavalli in Maremma” (1887) e “Mandrie in Maremma” (1894), opere della piena maturità fattoriana, dove un più profondo e rinnovato rapporto con il reale si esprime nei tagli obliqui e nelle continue variazioni cromatiche che sottolineano la velocità del movimento e della potenza costruttiva dei corpi. I cavalli di Fattori sembrano fatti “della stessa carne dei butteri che li allevano, li domano e li cavalcano, destinati a lavorare e – talvolta spaventati – ad accompagnare l’uomo nell’ingrata fatica quotidiana”. Spogliati della retorica carducciana sono eroi domestici di un paese ancora profondamente rurale e agricolo dove è ben presente il valore di una fatica vissuta come condizione naturale, condivisa da uomini e bestie.
Anche Gustavo Sforni, collezionista, pittore e mecenate, fu un cultore dell’opera di Giovanni Fattori, come è documentato nella quinta sezione della mostra, a lui dedicata. Piccole tavolette dipinte dal vero, tra cui “Le vedette” (1865) e “Cavallo sotto il pergolato” (1870 ca), mai esposte fino ad ora, sono accostate a splendide fototipie Alinari, virate a seppia, scelte dall’amico pittore macchiaiolo Oscar Ghiglia per la pubblicazione di un lussuoso volume monografico dedicato allo stesso Fattori.
Nelle sale del Chiostro del Bramante le emozioni non cessano di inseguire il visitatore, tanti sono i capolavori capaci di colpire il gusto contemporaneo per l’originalità della sperimentazione che ha saputo rinnovare generi pittorici tradizionali. Un passaggio questo che l’elite dei collezionisti toscani attorno ai quali è costruita le mostra, incoraggia, contribuendo a promuoverne il successo.
Dopo la grande rassegna sui Macchiaioli, allestita nel 1975 a Monaco e trasferita l’anno dopo in un edizione più arricchita al Forte del Belvedere a Firenze, altre sono seguite tra cui quella fondamentale di Palazzo Zabarella a Padova, curata da Fernando Mazzocca e Carlo Sisi, considerata un punto di arrivo degli studi sull’argomento. A quest’ultima si riallaccia idealmente la mostra romana frutto di decennali studi di Francesca Dini.

“I MACCHIAIOLI. Le collezioni svelate”, Roma, Chiostro del Bramante fino al 4 settembre 2016.

lucciole

Lucciole per lanterne

Lucciole, lucciole, dove andate?
Tutte le porte sono serrate
son serrate al chiavistello
con la punta del coltello.
Lucciole, lucciole venite da me,
vi darò il pan del re
il pan del re e della regina
lucciola lucciola pellegrina.

Questa sera e domani il Museo Civico di Storia Naturale e l’Associazione Didò accompagnano grandi e piccini lungo le Mura estensi “Alla luce delle lucciole”, perchè nel fresco e buio silenzio della notte la campagna diventa misteriosa.
Nel silenzio del sottomura si potranno udire i suoni della notte, i richiami degli uccelli e forse tra i cespugli comparirà il magico luccichio delle lucciole, scintillanti come tante piccole lanterne.

Ritrovo ore 21:00 in via delle Erbe
Costo 6 euro a persona
Per partecipare è necessaria la prenotazione:
– contattando la sezione didattica del museo al numero 0532 203381 – 206297, dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,30
– scrivendo all’indirizzo dido.storianaturale@gmail.com . L’iniziativa è aperta a tutti gli interessati
Si entra a piedi o in bici, non in auto.
In caso di maltempo gli incontri saranno annullati.

OGGI – IMMAGINARIO NATURALISTICO
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lucciole

Kanye_porci

Oggi, 8 giugno, mi trovo obbligato a fare tantissimi auguri al grandissimo Kanye West.
Lo ammetto: gli faccio gli auguri solo perché ho una paura fottuta.
Quello è sempre su internet, me lo vedo lì mentre cazzeggia e si accorge che un umile scribacchino ha dimenticato questa data segnata in rosso sul calendario.
Temo molto quell’uomo.
E ho i miei buoni motivi.
Mi ricordo ancora di quella volta, quando disse al pubblico che avrebbe troncato il concerto se non si fossero alzati TUTTI in piedi.

Brano: Dum Dum dei Butthole Surfers
Brano: Dum Dum dei Butthole Surfers

Se mi ricordo bene era rimasto seduto solo un tipo al quale K. inveì contro, finché qualcuno finalmente non gli fece notare che il povero ragazzo era vincolato da una sedia a rotelle.
Così lo dico forte e chiaro: AUGURI KANYE. A te e ai porci e anche ai proverbiali bastoncini di pesce. Grazie per tutto ciò che ci doni, grazie per il tuo instancabile senso del dovere.
Perché uno si chiede cosa spinga quest’uomo ad andare avanti.
Si potrebbe ritirare coi suoi denti di diamante a cazzeggiare in casa ma invece no: Kanye è deciso a riempire PER NOI quest’epoca vuota di eroi.
E la riempie con facilità anche solo respirando perché è un genio.
Quindi prendiamone atto: ogni epoca ha gli eroi e i geni che si merita e a noi è toccato Kanye West.
Ma fortunatamente io non sono noi e per il pezzo di oggi posso tranquillamente fare un po’ come mi pare.
Perché io mi accontento di poco, sono un sempliciotto.
Ma soprattutto: non mi sento degno di fruire del genio e dell’eroicità di questo gigante della musica e della storia dell’umanità.
Chi sono io per approfittare di tutto ciò?
Mi faccio bastare ______.
Quindi auguri Kanye, a te ai porci.

Ogni giorno un brano intonato alla cronaca selezionato e commentato dalla redazione di Radio Strike.

Selezione e commento di Andrea Pavanello, ex DoAs TheBirds, musicista, dj, pasticcione, capo della Seitan! Records e autore di “Carta Bianca” in onda su Radio Strike a orari reperibili in giorni reperibili SOLO consultando il calendario patafisico. xoxo <3

Radio Strike è un progetto per una radio web libera, aperta ed autogestita che dia voce a chi ne ha meno. La web radio, nel nostro mondo sempre più mediatizzato, diventa uno strumento di grande potenza espressiva, raggiungendo immediatamente chiunque abbia una connessione internet.
Un ulteriore punto di forza, forse meno evidente ma non meno importante, è la capacità di far convergere e partecipare ad un progetto le eterogenee singolarità che compongono il tessuto cittadino di Ferrara: lavoratori e precari, studenti universitari e medi, migranti, potranno trovare nella radio uno spazio vivo dove portare le proprie istanze e farsi contaminare da quelle degli altri. Non un contenitore da riempire, ma uno spazio sociale che prende vita a partire dalle energie che si autorganizzano.

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