Giorno: 3 Luglio 2016

Ancora un grande sucesso per la Notte Rosa di Comacchio organizzata da Andrea Masoni

da: organizzatori

Dopo la bruciante sconfitta della nazionale italiana ai rigori contro la Germania, si è conclusa con ben tre concerti (dei Miss Pineda nel pomeriggio, dei Caiman e degli Heartbreak Hotel dalle ore 23), la seconda serata della Notte Rosa di Comacchio (quest’anno al Lido degli Estensi) firmata anche quest’anno da Andrea Masoni.

Nonostante il match di Euro 2016, migliaia di persone hanno popolato Porta Venezia e Porta Ravenna per i concerti che hanno radunato gente di tutte le età. Presenti al Lido alcune emittenti televisive che hanno seguito l’evento. Straordinario successo anche per la novità di questa edizione, la Notte rosa dei bambini che ha coinvolto anche i più piccoli grazie alle animazioni del Teatro Flambé e del Teatro Moro.

L’evento chiave, il concerto di Ron, svoltosi venerdì 1 luglio, lo spettacolo pirotecnico e i concerti di oggi terminati intorno all’una, hanno confermato la Notte Rosa di Comacchio al Lido degli Estensi uno dei migliori capodanni estivi degli ultimi anni.

Soddisfatto, quindi, il pubblico, soddisfatte le autorità locali che hanno creduto nel progetto, soddisfatto Andrea Masoni, organizzatore dell’evento, che ha messo la sua professionalità e la sua produzione al servizio del Comune di Comacchio.

OdG del M5S Ferrara

da: Movimento 5 Stelle Ferrara

GARANZIA PER GLI ANIMALI DEL CANILE-GATTILE COMUNALE DI FERRARA: ORDINE DEL GIORNO PER RICHIEDERE IMPIANTO DI ALLARME, VIDEOSORVEGLIANZA E UN CUSTODE
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Il Movimento cinque stelle ha presentato, tramite la consigliera Ilaria Morghen, un Ordine del Giorno nel quale si richiede la garanzia per la sicurezza, la tutela e la cura degli animali ospitati presso la struttura Comunale di Ferrara con la necessaria installazione di un impianto di allarme, di videosorveglianza e la presenza di un custode, anche in considerazione del furto e dei danneggiamenti subiti nella notte tra il 14 e il 15 maggio scorsi.

La sicurezza degli animali presenti nel canile e nel gattile non è garantita in alcun modo da furti e danneggiamenti, così come quella degli operatori che, in passato, hanno subito furti alle auto parcheggiate di fronte alla struttura.

Il Movimento cinque stelle del Comune di Ferrara ha evidenziato l’alto livello di prestazioni che la struttura offre grazie alla convenzione con l’Associazione A.V.E.D.E.V che garantisce il servizio di recupero e cure per gli animali randagi h 24, come previsto dalla normativa vigente.

E’ quindi doveroso, anche in ragione degli eventi pregressi in danno alla struttura, ai suoi operatori e agli animali, che prontamente il Comune provveda a garantire la sicurezza del canile-gattile e che si consenta lo svolgimento delle attività nella massima serenità per gli animali e il personale che si prodiga in modo encomiabile per la tutela e la cura degli animali ospitati.

Il sostegno a questa iniziativa giunge anche dal Portavoce Parlamentare del Movimento Cinque stelle, On Paolo Bernini ,che auspica che prontamente il Comune intenda procedere e metta immediatamente in atto le richieste del Gruppo Consiliare di Ferrara.

macchina da scrivere

FRA LE RIGHE
“Intrigo rosso”, il caso Moro: spy story su un passato che non passa

(pubblicato il 28 febbraio 2016)

Un cronista di oggi che non molla: vuole portare avanti una sua personale indagine alla caccia del memoriale di Aldo Moro. E’ Saverio Corsi, il protagonista di “Intrigo rosso”, romanzo del giornalista Alberto Garbellini che intreccia un pezzo di storia d’Italia non risolto con il presente, le Brigate Rosse degli anni Settanta con i centri sociali. Invenzione, indagine e addentellati precisi con il caso Moro creano un romanzo in cui confluiscono diversi generi, dal poliziesco alla spy story, senza mai tralasciare la cronaca di quei giorni.

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La copertina di Intrigo Rosso

Saverio Corsi si incaponisce in un’inchiesta giornalistica anche molto rischiosa, ma si fanno ancora inchieste giornalistiche al giorno d’oggi?
Per chi lavora in un quotidiano e fa cronaca è davvero difficile. Ci vogliono risorse e tempo, e noi non le abbiamo. Se la passano meglio i settimanali, oppure i free lance, che poi magari trasformano l’inchiesta in un libro, di cui abbiamo avuto esempi anche recentemente. Per il resto, quale giornale sarebbe disposto a pagare trasferte e viaggi? Credo ormai nessuno.

Parliamo del romanzo. L’impianto è basato sul caso Moro e, in particolare, il memoriale. Perchè, dopo quarant’anni, è importante continuare a parlarne?
La saggistica e gli studi su questo tema sono tantissimi: a ogni tesi c’è sempre stata un’antitesi pronta a smontarla. Il mio intento non è rivelare qualcosa di inedito, ma continuare a riflettere su un mistero che non si è mai definitivamente chiuso e riguarda il nostro Paese, non possiamo fare finta di nulla. C’è ancora una commissione parlamentare d’inchiesta e non dimentichiamo che l’originale del memoriale non è mai venuto alla luce. Abbiamo fotocopie, battiture a macchina dei brigatisti, ma l’originale dov’è finito? Cosa conteneva? Arriveremo un giorno a scoprirlo?

Leggendo il romanzo, si ritrovano sia elementi di verità storica sia di verosimiglianza. Come distinguerli?
Quando faccio riferimento al terrorismo e al rapimento Moro, riporto i fatti e la storia così come sono avvenuti. Quando, invece, narro l’inchiesta di Saverio Corsi e, in particolare, le strategie di una nuova cellula terroristica contemporanea, inserisco elementi che ricalcano l’organizzazione che un tempo le Br avevano. E questo è il verosimile. Per esempio, l’approvvigionamento delle armi, le modalità di fuga, le esercitazioni di tiro nella campagna toscana, i finanziamenti, l’appoggio in Francia e certe complicità erano quelle dei terroristi che abbiamo conosciuto.

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Alberto Garbellini

Nel romanzo, la trama procede anche per colpi di scena e inseguimenti. È appropriato o fuorviante parlare di spy story?
“Intrigo rosso” è un insieme di generi ed è un gioco su più livelli, per cui ci può stare la spy story, anzi mi piace, in quanto i servizi segreti, i pedinamenti e le intercettazioni sono molto importanti per lo sviluppo del racconto.

Un po’ in ombra la parte sentimentale, non trova?
E’ sicuramente in secondo piano la relazione tra Saverio e Nadia, ma è stata una scelta, ho preferito sviluppare altri piani dell’intreccio che forse…mi venivano meglio.

Alberto Garbellini, Intrigo rosso. Caccia al memoriale di Aldo Moro, Zona contemporanea Edizioni, 2015.

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Gruppo d’azione: storie senza filtri di una generazione di provincia

(pubblicato il 23 aprile 2015)

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo in anteprima la prefazione a “Gruppo d’azione”, romanzo ‘biografico e collettivo’ scritto da Filippo Landini e Alessandro Casolari, che sarà presentato venerdì a Ferrara [leggi il comunicato].

di Enrico Testa*

L’orgoglio, tanto per cominciare. Gli amici chiedono queste righe. Non è la prima volta. La prefazione al libro dell’allenatore-mito (Gibì), quella dei personaggi simbolo della Spal dietro le quinte (Cazzanti e Guirini), le altre per le “prime” letterarie dei bomber o di altri personaggi che hanno fatto la storia in bianco e azzurro. Ma tutto rigorosamente catalogato in un ideale comparto sportivo e soprattutto locale. Qui no. Lo sport è il contorno, di locale c’è poco, di calcio ancora meno. Ecco, a colpire è la mancanza di filtri, la testa alta proprio come in quegli anni nell’andare contro un giudizio che, se superficiale, diventerà banale, pieno di stereotipi. La testa alta, vale la pena ribadire, che trasudano queste tante righe fatte di racconti e fatti ed episodi e sciagure. Sociologia pura. Cronaca vera. Autocritica sincera. Forte, viva, tosta. Chi scrive, da ragazzino, di queste trasferte così bene raccontate ne ha fatte qualcuna e di questi personaggi ne ha conosciuti diversi. Tanto per dire: mi capita ancora oggi di ricordare una partita a Prato, meglio: il viaggio verso quella partita. Con un controllore delle Ferrovie dello Stato che voleva, giustamente, fare il suo lavoro, quindi controllare i biglietti, ed è finito scaraventato giù dal vagone in corsa. Dice: c’è nulla da vantarsi. Appunto. Questo è il tema di questo trattato. Trattato, insisto. Che racconta meglio di qualunque altro testo una generazione di provincia, nella fattispecie nel buco del culo di un’Italia benestante, almeno in quegli anni, ma un’Italia già povera, di idee e valori e alternative e modelli com’era il Belpaese negli anni Ottanta e com’era Ferrara.
gruppo-azioneTra una trasferta e l’altra, in mezzo a uno striscione o a uno slogan, nel racconto di alcuni “preparativi”, in tutto questo trattato, ri-insisto, c’è la disperazione, la costrizione, la voglia di ribellione, la denuncia, il corso delle cose di una città, Ferrara, e dei suoi (cattivi) ragazzi. Tra questi, qualcuno non c’è più, molti bazzicano lontano da qualsiasi tipo di struttura sportiva, qualcun altro ce l’ha fatta. È vivo. È una notizia. Quelli che in quella curva, la Ovest, ci sono cresciuti o semplicemente passati, saranno i primi a farsi colpire (stavolta loro) da queste pagine che vi apprestate a leggere. È successo anche a me. Ci sono storie che fanno male soprattutto se le hai condivise e una testa ce l’hai ma è questo, è il bello. Sconti zero, auto assoluzioni anche di meno. Gruppo d’Azione. Fermiamoci qui. Personalmente provai un brivido quando partecipai, anche se in disparte, alla nascita di questa “banda”. Capisco soltanto ora che ho letto, in anticipo, il libro che tra poco comincerete qual era la genesi. Non avevo capito una mazza, con la emme minuscola, nessun riferimento al Commendatore Paolo. Di più: avevo decisamente travisato le origini, il senso politico, i riferimenti culturali. Pensavo l’opposto. Scopro ora, e mi provoca un piacere quasi pari a un gol decisivo destinazione serie B, che i sensi di colpa per quella, ormai antica, partecipazione erano assurdi. Anzi. Era un’azione figlia della disperazione di cui sopra, della voglia di buttarla giù quella nebbia opprimente che cancella la crescita, i gusti, la cultura nel suo senso più vero e per nulla snob. Era azione punto e pasta. Fare. Partecipare. Anche distruggere. Ma cambiare. Con modi più che discutibili, con fatti da cronaca nera, con violenza ingiustificabile. Ma sempre di azione si tratta. Non devo essere io a ribadire, come si dice a scuola con scarsi risultati educativi, che certe cose non si fanno e via di questo retorico passo. È evidente, banale, indiscutibile. Ma lo scrivono già gli autori di questo trattato sociologico. Subito. Dalla prima parola all’ultima. Nudi, a mani alzate, con assunzione di responsabilità estrema. Credo fortemente che, non soltanto a Ferrara, faccia assai bene a tutti – non al mondo curvaiolo che già sa, per essere chiari – leggere attentamente le pagine che seguiranno. È passata una vita, siamo messi addirittura peggio, ma in quel movimento c’era una speranza, un obiettivo, un’idea. Che è fallita, ha perso, è stata sviluppata in modo più che discutibile ma l’idea c’era, la voglia di cambiare pure. È tutto in quell’ispirazione del nome. Gruppo d’Azione. Una canzone. I Clash. Un movimento. Una politica nel senso più bello e puro del termine. Quasi trent’anni dopo qui gli eroi, si fa per dire, non sono mai stati giovani e belli. Ma a modo loro, sempre di eroi si trattava. Basta leggere senza pregiudizi. La critica c’è già e si respira, riga dopo riga, dagli stessi protagonisti. gruppo-azioneTutto il resto, oltre che noia, è retorica. Oppure soddisfazione. La mia. Di scrivere, con emozione, queste righe, che per la prima volta in vita mia (“grazie ragazzi” cantata a mo’ di coro da curva) non possono che finire in uno scomparto che non è quello sportivo. Sociologia, storia…fate voi, cari librai. Gruppo d’Azione è uno spaccato. Una singola storia di tanti protagonisti. Ma la realtà è, era, un’altra. E qui si capisce bene. Una concessione, per chiudere, e un omaggio più che altro, a quel mondo del quale ho fatto parte senza alcun rimpianto. Io c’ero. Alzo il mio “due aste” con orgoglio. Volevamo cambiare, spaccare con la nostra “misera” ribellione di provincia. Siamo usciti sconfitti. Massacrati da quelli che hanno principi e valori definiti sani e oggi hanno cambiato idea e di bandiera ne sventolano una diversa alla settimana. Ma sulla coerenza, sull’ideale (no, non sono morte, cazzo, le ideologie!) abbiamo invece vinto. Se ne accorgeranno tra qualche anno o secolo ma se ne accorgeranno. E qualcuno, allora, quelle due parole se le ricorderà o comunque evocheranno qualcosa. Gruppo d’Azione. Sfondo blu. Scritta bianca. Metri e metri di tela. Solo trasferte. La sfida era soprattutto questa. La minoranza che non si arrende. La minoranza che sfida. Ci fosse oggi un partito politico con queste idee, ma ribadisco con altri modi di affrontarle, chiedo da qui la tessera numero uno. Nel frattempo, mi raccomando, che il genere di catalogazione sia – insisto – sociologia o storia. La storia del Gruppo d’Azione. La storia di una generazione di provincia. La storia di una città minuscola, magnifica, ignorante nel senso più assolutorio del termine. La storia di una ribellione soffocata da chi, anni dopo, ha soffocato molto più di una ribellione […]

* caporedattore redazione calcio, Rai sport

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Vita da lettore

(pubblicato il 16 aprile 2015)

Sono un vero lettore, lo ammetto, di quelli convinti e inarrestabili. Di quelli coinvolti e quasi compulsivi, di quelli che vivono nei libri e per i libri, che nelle pagine si perdono.
Sono una profonda amante dei libri, dell’odore della carta stampata, del rumore leggero dei fogli che accarezza i pensieri, dei segnalibri colorati. Sono una vera book-addicted.
Così, quando ho letto un simpatico articolo su vizi ed eccentricità dell’autentico lettore, segnalatomi da una cara amica, mi ci sono immediatamente riconosciuta e non ho potuto trattenermi dal condividerlo [vedi] e rielaborarlo, a modo mio. Sicura, sicurissima, che molti di voi ci si ritroveranno. Vediamoci dunque.

Avere sempre un libro con sé
Ci sentiamo persi, se nella nostra pesante borsa, nello zaino o nella valigia (spesso a mano) durante ogni viaggio, metropolitana, treno, bus o aereo che sia, non c’è un libro (e dico almeno uno, perché spesso ve ne sono due o tre). Chi cartaceo, chi elettronico, l’amato compagno è sempre con noi. Nelle sale d’attesa di stazioni e aeroporti, del medico o del dentista, mentre aspettiamo il rientro a casa del fidanzato o del marito, mentre l’acqua della pasta bolle. Sempre con noi, lui, una sicurezza.

Spese compulsive
Circondarsi di libri, sempre e ovunque. Amiamo alla follia biblioteche e librerie (non vi è città al mondo, dove non siamo entrati nelle principali, anche se non capiamo una parola della lingua del paese ospitante, poco importa, quindi, se non leggiamo cinese, giapponese, russo o portoghese), trasformiamo le stanze di casa in biblioteche, depositi di carta stampata, con volumi di ogni epoca e ogni parte del mondo. Le pareti sono librerie, i muri non esistono più, compriamo libri in continuazione. Saldi, Amazon, Bol, siti vari online. Mamma riceve a casa plichi di libri ogni settimana, mi domanda dove li metto e se mai riuscirò a leggerli tutti, certo che sì. Se poi il libro è raro, facciamo di tutto per accaparrarcelo. Il portafoglio ne risente un po’ ma è l’unico vizio…

Riferimenti letterari, sempre
Ogni episodio quotidiano ci ricorda una frase, una parola, una scena di un romanzo, un personaggio amato e perspicace, un passaggio felice di una storia a lieto fine. Qualcuno non capisce e s’imbarazza. Ma a ripagarci c’è il momento in cui il vero lettore come noi riconosce quel passaggio, quella citazione che ci avvicina. Ci sentiamo amici e complici. Rispetto, amicizia e gratificazione si stampano sui nostri visi ritrovati.

Assenze
Seduti in un angolo, da soli, o anche in mezzo alla folla, leggiamo e ci assentiamo. Dimentichiamo la realtà, il mondo che ci circonda, i problemi quotidiani, le ansie e le preoccupazioni. Avvolti dalle pagine, ci accorgiamo che è tardi, che stiamo per perdere il treno, che è ora di preparare la cena o di andare a dormire. Ci piacciono altri mondi, è vero, spesso ci perdiamo in quelli immaginari, che fanno meno male. E’ bellissimo passeggiare leggeri per boschi lontani e favole d’altri tempi, fantastico sognare.

Che reazione!
Di solito siamo calmi e tranquilli ma, se ci toccate l’autore preferito, possiamo subire una metamorfosi irriconoscibile. Da docili agnellini possiamo diventare tigri siberiane. Se, però, abbiamo in comune il libro del cuore, saremo amici per sempre… spiriti affini che non si lasceranno mai, perché ci siamo riconosciuti, trovati e non ci tradiremo mai.
Potremo parlare per ore e scriverci lunghe email o lettere. L’argomento comune sarà facile da reperire, anzi, immediato, non bisognerà nemmeno cercarlo.

Ira (funesta) al cinema
Tutte le incongruenze fra libro e sua trasposizione cinematografica e televisiva ci saltano immediatamente all’occhio. Che il libro abbia 100 o 1000 pagine, le scoviamo tutte. E poi, come si fa a fare un film di quattro ore da un libriccino di 50 pagine e uno di due ore da uno di 4000? Incontentabili, critici ferocissimi. Cattivissimi, siamo.

Il segnalibro
Tutto può trasformarsi in segnalibro, quando non è stato concepito come tale. La passione per i segnalibri è immensa e resterà per sempre, ne compriamo ovunque. Da quelli di pelle fiorentini a quelli ricamati e adornati da disegni e belle frasi di Baudelaire, fino a quelli di carta pergamenata o di sughero. Quando non li troviamo, perché persi in altri lidi, ecco che vi ci si trasformano volantini, biro, matite, carte d’imbarco, biglietti d’auguri, scontrini, figurine, cartoline, documenti, foglietti vari. Una riconversione molto più che ecologica. Mai le orecchie alle pagine, quelle mai e poi mai.

Regalare sempre e solo libri
Da questo punto di vista siamo grandi egoisti. Regaliamo solo libri (e quelli che ci piacciono), come se tutti fossero come noi. Dovremo chiederci come sia possibile che amici e familiari ancora ci amino, per questo difetto. Cerchiamo di trasformare in lettore chi lettore non è. A volte proviamo a cercare un titolo che si avvicini al carattere e al gusto del malcapitato ricevente, ma è abbastanza raro. Di che migliorare, molto.

Gli altri, personaggi di un romanzo
Ogni individuo, amico, conoscente o semplice passante è il personaggio di un romanzo. Il migliore amico o il nipotino assomigliano al Piccolo principe, la vicina di casa alla portiera de L’Eleganza del riccio, il fornaio a un personaggio di un film.

Siamo incorreggibili, ma secondo alcuni, anche tanto romantici. Oltre che allegri, un po’ stravaganti, vivaci e simpatici (così dicono). Ci piace il mondo che ci creiamo, quello dei romanzi che ci affascinano da sempre. Che possiamo farci? Ben poco.
E voi, cari lettori, vi ci ritrovate? Altri difetti dimenticati?

IL DOSSIER SETTIMANALE
Attenzione: leggere nuoce gravemente all’ignoranza

“Che cosa vi ha scosso talmente? In che modo la torcia vi è stata strappata di mano?”
“Non lo so. Abbiamo tutto quanto occorre per essere felici, ma non siamo felici. Manca qualche cosa. Mi sono guardato intorno. La sola cosa che abbia visto mancare positivamente sono i libri che io avevo bruciato in questi ultimi dieci o venti anni. E allora ho pensato che i libri forse avrebbero potuto essere utili”.
“Voi siete un romantico irrimediabile” disse Faber. “Sarebbe una cosa buffa, se non fosse tragica. Non sono i libri che vi mancano, ma alcune cose che un tempo erano nei libri. […]
Tre cose ci mancano: numero uno: sapete perché libri come questo siano tanto importanti? Perché hanno sostanza. Che cosa significa in questo caso “sostanza”? Per me significa struttura, tessuto connettivo. Questo libro ha pori, ha caratteristiche sue proprie, è un libro che si potrebbe osservare al microscopio. Trovereste che c’è della vita sotto il vetrino, una vita che scorre come una fiumana in infinita profusione. Maggior numero di pori, maggior numero di particolarità della vita per centimetro quadrato avrete su un foglio di carta, e più sarete “letterario”. Questa è la mia definizione, ad ogni modo. Scoprire le particolarità. Particolarità nuove! I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l’abbandonano. Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive. Viviamo in un tempo in cui i fiori tentano di vivere sui fiori, invece di nutrirsi di buona pioggia e di fertile limo nero. Perfino i fuochi artificiali, nonostante tutta la loro eleganza, nascono dalla chimica della terra. Eppure, non so come, riusciamo a credere di poterci evolvere nutrendoci di fiori e di giochi pirotecnici, senza concludere il ciclo del ritorno alla realtà. […] Insomma, questa è la prima cosa delle tre che ci mancano. Sostanza, tessuto di elementi vitali”.
“E la seconda?”
“Agio, tempo libero”
“Oh, ma noi abbiamo molte ore libere ogni giorno”
“Ore libere dal lavoro, sì. Ma tempo di pensare? Quando non guidate la macchina a più di cento all’ora, a un massimo in cui non potete più pensare ad altro che al pericolo, allora ve ne state a giocare a carte o sedete in qualche salotto, dove non potete discutere col televisore a quattro pareti. Perché? Il televisore è “reale”, è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve aver ragione, vi dite: sembra talmente che l’abbia!” […]
“Mia moglie dice che i libri non sono “reali””
“E Dio sia lodato per questo. Li si può almeno chiudere, dire: “Aspetta un momento”. Potete farne ciò che volete” […]
“Dove andremo a finire? I libri potranno esserci di aiuto?”
“Soltanto se potremo avere la terza cosa che ci manca. La prima, come ho detto, è sostanza, identificazione della vita. La seconda, agio, tempo di pensare a questa identificazione, di assimilare la vita. La terza: diritto di agire in base a ciò che apprendiamo dall’influenza che le prime due possono esercitare su di noi”.

(Ray Bradbury, Fahrenheit 451)

E’ quasi un paradosso: è vero, i libri possono non essere reali, ma nello stesso tempo sono spesso strumenti per leggere, interpretare e persino assimilare la realtà e la vita, perché immaginare, in fondo, forse non è altro che leggere pagine di una realtà e di una vita futura.
Questa settimana vi proponiamo una selezione di articoli che riguardano i libri, i lettori e gli scrittori. Non solo recensioni per consigliarvi letture estive, ma anche presentazioni di volumi, interviste e racconti, per condividere di nuovo con voi opinioni, punti di vista, riflessioni degli autori e del loro pubblico e dei nostri collaboratori. Proposte di lettura di e su volumi, ma anche della e sulla realtà. La speranza è che, proprio come nel dialogo fra il pompiere incendiario Montag e il vecchio professor Faber, vi fermiate a pensare e abbiate voglia di scoprire nel resto del nostro archivio ciò che è rimasto fuori, per poi agire o scegliere di non farlo in base a ciò che avrete letto.

Proposte di lettura – vedi il sommario

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