Giorno: 6 Gennaio 2017

A Bologna, a partire da domenica 8 gennaio, la personale di pittura di Paride Falchi

da: Riccarda Dalbuoni

“Le atmosfere post impressioniste del paesaggio e della vita padana, nelle località e nelle campagne lambite dal Po, saranno il tema della personale di pittura di Paride Falchi (1908-1995), artista pienamente calato nel Novecento ma dalla straordinaria modernità espressiva, capace di far vivere nelle sue opere sensazioni e personaggi caratterizzanti periodi e luoghi. Accanto ai suoi quadri, verranno esposte all’attenzione del pubblico le sculture del figlio Aldo, vivente, moderno manierista formatosi all’Accademia di Brera a Milano, che con opere in bronzo e terracotta, rappresenta tensioni e passioni, viaggi e incontri di una vita caratterizzata da notevoli successi artistici. La mostra, intitolata “Maestri mantovani”, curata da Cristiano Zanarini, sarà inaugurata domenica 8 gennaio alle 17 alla Galleria Sant’Isaia via Nosadella 41a a Bologna. Numerose le opere raccolte nelle grandi sale di una delle gallerie più affermate e conosciute di Bologna. Esse rappresentano i momenti salienti di lunghe carriere, in modo da dare un panorama completo dell’attività di entrambi gli artisti. Gli orari di apertura con ingresso libero: da martedì a domenica ore 10:30 – 12:30 e 16:30 – 19:30 e mercoledì pomeriggio chiuso (possono variare, si consiglia di verificare sempre via telefono). La rassegna potrà essere ammirata fino a venerdì 26 gennaio 2017.”

Ferrara Baseball sfila alla Befana dello Sport

Da: Ferrara Baseball

Come ogni anno l’ASD Ferrara Baseball sfila alla tradizionale kermesse sportiva. In città il movimento cresce sempre di più. Simpatia dalle istituzioni.

Tra le tante realtà che hanno partecipato alla Befana dello Sport, tradizionale kermesse tenutasi come ogni inizio anno al Pala Hilton Pharma, anche l’ASD Ferrara Baseball ha nuovamente risposto presente; in rappresentanza della Società biancorossa hanno sfilato gli atleti delle tre categorie giovanili, reduci dal loro primo campionato agonistico e alle prese con la preparazione della seconda stagione. Ad accompagnare i giovani lo staff tecnico al completo, guidato dall’immancabile Presidente Bibi Squarzanti. Applausi e rinnovato apprezzamento da parte dei rappresentanti locali del Coni.

“Dopo il rilancio dell’ultimo biennio, ci aspettiamo che questo sia l’anno della definitiva conferma per il baseball in città”, è l’auspicio dei vertici della Società ducale; “Noi continueremo a contribuire alla formazione ed avviamento allo sport di persone di tutte le età, a prescindere dal livello di competenza di abilità fisica. Seguendo la nostra filosofia continueremo a  puntare molto sui giovani, anche rinnovando la collaborazione con le scuole della provincia. Investire sui ragazzi è una politica che  siamo sicuri ripagherà: durante la preparazione invernale abbiamo visto parecchi miglioramenti, in primavera scenderemo in campo per giocarcela. Visto il costante aumento di iscrizioni, soprattutto femminili, è in cantiere a breve termine anche la nostra prima rappresentativa di softball. E non dimentichiamo la rappresentativa adulti: grande interesse dimostrano i nuovi iscritti soprattutto attratti dalla possibilità di fare movimento ed imparare le basi dello sport americano più divertente, magari in compagnia dei propri figli e la nostra offerta resta aperta anche a chi volesse fare semplicemente un po’ di movimento imparando le basi del nostro bellissimo gioco. Ci piacerebbe insomma che in futuro il baseball raggiungesse in città la popolarità di altri sport, e continueremo a lavorare per realizzare il sogno di un impianto dedicato”.

Quel Babbo Natale disonesto

Quando ero piccolo a portarmi i doni la notte del 24 dicembre era Gesù Bambino, non Babbo Natale, ritenuto dai miei troppo laico o pagano. Mi avessero detto che Gesù Bambino non esisteva non ci avrei creduto, non avrei subìto nessun trauma, perché tanto i doni continuavo a riceverli. Al termine della cena della notte di Natale, puntualmente suonavano il campanello alla porta di strada e noi, i miei fratelli ed io, non avevamo dubbi che a suonare era Gesù Bambino che ci portava i regali.
Conservo ancora dei bellissimi ricordi di quella tradizione e della atmosfera di Natale che i miei sapevano creare per noi bambini.
Eppure a mio figlio non ho mai raccontato né di Gesù Bambino né di Babbo Natale, se non per dirgli che appartenevano al mondo della fantasia, come le favole che leggevamo insieme o che io mi inventavo per farlo divertire. Le favole sono belle e importanti perché aiutano a distinguere ciò che è realtà da ciò che è puro gioco dell’immaginazione. Neppure ho esitato a far trovare a mio figlio secondo i crismi della tradizione, insieme alla calza, una lettera tutta bruciacchiata, come doveva essere, scritta dalla Befana. Perché giocare con la fantasia è un esercizio della mente, un esercizio dell’intelligenza che a lungo andare forma il bambino al principio di realtà, allo spirito critico, alla curiosità, alla capacità di inventare e di ideare che sono strumenti indispensabili sia alla nostra formazione razionale che emotiva, sia all’emisfero destro come a quello sinistro del nostro cervello.
Quando ero giovane maestro, contestatore dei libri di testo e dei voti (in verità lo sono ancora!), con velleità d’avanguardia in una scuola vecchia, una mattina entrai in classe bel bello chiedendo ai miei alunni di nove anni se avevano sentito la notizia trasmessa dalla televisione che avevano rapito Babbo Natale. Ero interessato alla loro reazione. Se solo qualcuno avesse almeno messo in forse le mie parole, avesse colto immediatamente la possibilità di un mio scherzo. Si sarebbe dimostrato uno spirito libero, sveglio, intelligente. No. Silenzio di tomba e qualche singhiozzo. So solo che il giorno dopo molti genitori mi ringraziarono e mi lodarono perché avevo avuto una bella idea. Io non fui licenziato. Forse perché la mia provocazione non arrivò fino a negare l’esistenza del vecchione, anzi non faceva che confermarla con più forza, semmai aveva fatto emergere il lato debole dei miei alunni, il loro egotismo, preoccupati più di non ricevere i doni, che della fine che poteva essere capitata al povero Babbo Natale rapito da malvagi.
Sta di fatto che comunque è disonesto giocare con l’ingenuità dei bambini, è da prepotenti, come il più forte contro il più debole, come fargli credere che le favole nate per essere favole sono vere.
Bambino, se non fosse che è parola a noi così famigliare, sarebbe di per sé, per la sua etimologia che è quella di cosa sciocca, per il suo uso emotivamente traditore nel Bambi di Disney, sarebbe parola da bandire, perché denuncia con quale considerazione il mondo adulto guardi all’età più importante della vita che è senza dubbio l’infanzia.
Un’età che si può manipolare a piacimento, restare ingenui non è da cretini, è da beati, così ti meno per il naso dove voglio. È la legittimazione della disonestà intellettuale con i propri figli e i bambini in genere. È disonesto giocare con l’infanzia perché non è adulta, perché non è ancora cresciuta e sorge il sospetto che i grandi abbiano dei secondi fini, abbiano l’interesse a mantenerli nella loro sudditanza intellettuale per manipolarli meglio. Meglio creduloni che svegli e intelligenti, capaci di giocare con la fantasia, credere ai loro viaggi fantastici anche se sanno bene che non saranno mai la realtà. Ma si sa che sulla manipolazione delle menti infantili crescono le radici delle religioni, delle ideologie fino ai fanatismi.
E dunque ben venga quel direttore d’orchestra che svelando la favola di Babbo Natale ha saputo dimostrare un grande rispetto per la sua platea di bambini.

I DIALOGHI DELLA VAGINA
Vichinga forte e fiera… senza paura

“Oggi mi sento una vichinga”. È talmente rapido il modo in cui T. mi scrive della sua malattia, un cancro al seno diagnosticato qualche mese prima, che vuole subito farmi capire che il peggio è passato e le importa solo dirmi come sta adesso.
Mollo i panni sul letto, mi siedo sulle scale e rileggo. Non a lei, penso, non alla nostra età. Faccio fatica a mettere insieme i messaggi e realizzare che quella mia amica, coetanea, moglie e madre, è stata operata d’urgenza, le hanno tolto entrambi i seni e me lo sta dicendo con la fierezza di chi ha fatto qualcosa di grande. Qualcosa che a me sembra immenso. Non so rispondere, lei lo sa che chi riceve la notizia non ha parole. E, infatti, l’accenno alla malattia è breve, un inciso fra altre cose che mi racconta, l’importante è il traguardo tagliato, è dirmi oggi sto bene e “sono più forte di prima”, è vedersi nuova.
T. non si lagna, T. sorride, lo sento anche se non la vedo, lo capisco da come scrive che ha scavalcato la paura dopo averla guardata in faccia. “Mica paura per noi, sai, ma per chi ci sta a fianco”, T. è talmente oltre che ha messo da parte la paura di perdere, non poteva permetterselo.
Non si è nemmeno concessa di seminare il panico tra gli amici, di rendere quella bestia più protagonista della sua vita di quanto non fosse lei stessa. Ha combattuto un testa a testa, perchè questo è il cancro, ce l’hai dentro. E T., la bestia, l’ha domata e sconfitta.
Il male è diventato un ricordo funzionale a un’urgenza di vita, perchè a T. interessa il bello, il nuovo che è diventata, la coscienza che la malattia non ha preso il suo posto mai.
T, oggi, continua a preferire parlare con entusiasmo di guarigione piuttosto che di menomazione o di quello che solo lei può sapere le avrà intasato la testa in certe notti.
Si è fatta sera tardi, T. mi prende ancora in giro per un paio di scarpe che portavo a sedici anni e amavo tantissimo, ma a lei non piacevano. Non stiamo fingendo di parlare d’altro, vogliamo proprio ridere di noi.
“…Però pretendo la rivincita” mi scrive prima di salutarmi.
“Dimmi dimmi”
“Due bocce enormi”.

Riccarda Dalbuoni

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