Giorno: 14 Febbraio 2017

Fabbri (Ln): “Allarme occupazione all’ospedale di Cona, la giunta faccia chiarezza sui servizi e sulla volontà di Pro.geste. In ballo un fondamentale volano economico per tutta la Provincia”

Da ufficio stampa Lega Nord Emilia-Romagna

«Pro.geste vuole stracciare i contratti dei servizi?» Lo chiede a gran voce il capogruppo della Lega Nord in Regione, Alan Fabbri, interrogando la Giunta sull’allarme occupazione lanciato dai sindacati in merito al consorzio d’imprese che ha costruito il polo di Cona in project finance e che gestisce importanti servizi presso l’Ospedale ferrarese. Fabbri chiama la maggioranza a fare chiarezza su «una situazione di grande incertezza per i lavoratori. Serve un tavolo con il gestore dei contratti, con le cooperative che esercitano a Cona nel campo dei servizi e con tutti i sindacati, al fine di scongiurare eventuali e quanto mai sgraditi cambi e riduzioni del personale».

I timori sul futuro occupazionale nascono dagli annunciati tagli alla sanità e riguardano una realtà che «rappresenta un fondamentale volano economico per l’area e per la città, con un indotto senza eguali», segnala il capogruppo del Carroccio. Ricordando che non è mai stata convocata «una commissione comunale dove poter parlare di problematiche occupazionali» e incalzando la Giunta sulla qualità dei servizi offerti da Pro.geste: «Ha garantito in questi anni uno standard adeguato?» si chiede Fabbri, denunciando con preoccupazione anche il fatto che dell’incontro tra azienda e sindacati, previsto per oggi, non sia stata data notizia.

Il 15 febbraio apre il bando per le borse di studio anno scolastico 2016/2017 finanziate dalla Regione

Da ufficio stampa

Dal 15 febbraio si apre il bando provinciale per la concessione di borse di studio per l’anno scolastico 2016/2017.

L’avviso è riservato agli studenti delle prime due classi delle scuole secondarie di secondo grado statali e non statali, agli iscritti al secondo anno dell’Istruzione e Formazione professionale (IeFP), presso un organismo accreditato per l’obbligo d’istruzione nel sistema regionale IeFP, e agli iscritti alle prime due annualità dei progetti personalizzati IeFP (secondo la legge regionale 5 del 2011), residenti in provincia di Ferrara e che abbiano completato l’anno scolastico o formativo 2016/2017.
Le domande vanno presentate esclusivamente on-line all’indirizzo internet:
https://scuola.er-go.it entro e non oltre le ore 18 del 31 marzo 2017.
I potenziali beneficiari saranno individuati facendo riferimento esclusivamente alla situazione economica della famiglia di appartenenza, il cui Isee non dovrà superare i 10.632,94 euro. L’att
estazione Isee valida è quella rilasciata nel 2017.

Gli studenti che, al termine dell’anno scolastico 2016/2017, avranno ottenuto una media dei voti pari o superiore al sette avranno diritto a un importo maggiorato del 25per cento, mentre per quelli in situazione di disabilità certificata (legge 104/1992), si prescinde dal requisito del merito e avranno comunque diritto alla borsa di studio con la stessa maggiorazione.

Per tutti resta la condizione di aver completato l’anno scolastico o formativo 2016/2017.

Le borse di studio sono finanziate dalla Regione Emilia-Romagna e gli importi saranno determinati a consuntivo dalla stessa Regione, sulla base del rapporto tra le risorse disponibili e il numero complessivo delle domande ritenute ammissibili.

Ulteriori informazioni in merito al bando sono reperibili presso l’Urp (Ufficio Relazioni con il Pubblico) della Provincia di Ferrara (urp@provincia.fe.it – tel. 0532-299230) dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, oppure chiamando il numero verde 800.955157 della Regione Emilia-Romagna.

Le novità del bilancio. Il 16 febbraio un corso di approfondimento promosso da Legacoop Estense per le cooperative associate

Da ufficio stampa

Legacoop Estense, insieme alla società di servizi Finpro, organizza per le cooperative associate un incontro di aggiornamento sulla redazione dei documenti di bilancio.

L’appuntamento è previsto per giovedì 16 febbraio nella sede di via Carlo Mayr. “Come associazione, vogliamo supportare le cooperative attraverso formazione e aggiornamenti qualificati – afferma Chiara Bertelli, referente territoriale di Legacoop Estense – Il corso servirà ad analizzare insieme alle cooperative le novità introdotte in materia di bilancio e dare così gli strumenti tecnici per aiutare le imprese a rimanere aggiornate”.

Le prossime iniziative dell’Istituto Gramsci di Ferrara

Da organizzatori

Mercoledì 15 febbraio ore 17 ridotto del Teatro Comunale

MUSICA E CULTURA NELLA FERRARA ANNI ‘50

Giordano Tunioli ricorda il Liceo Musicale Frescobaldi: Benedetto Ghiglia, Giorgio Rizzi e Riccardo Nielsen

introduce Roberto Cassoli

a cura di Istituto Gramsci Ferrara

ingresso libero

 

GIOVEDI’ 23 FEBBRAIO ORE 17 BIBLIOTECA ARIOSTEA

UN UNIVERSO DI RELAZIONI A SCUOLA

Mauro Presini 

Introduce   Davide Pizzotti

Il gruppo è un territorio dinamico, area di scontro e di composizione di forze con spinte costruttive e creative  ma anche distruttive e competitive. Può essere motivo di crescita e formazione di conoscenza e identità ma può anche creare timori, paure e quindi chiusura, rivalità, aggressività. Nella scuola le componenti sono molte e diversificate fra loro, con interessi diversi e finalità non sempre comuni. Ci sono gli studenti e gli insegnanti, coloro che dovrebbero essere i veri protagonisti del processo di apprendimento-insegnamento e che devono convivere con le loro   molteplici diversità e similitudini; ci sono le famiglie, la dirigenza, il personale ausiliario e tecnico e le componenti  varie del territorio di rappresentanza e di servizio.

Sarebbe necessario che i vari  ‘ingredienti’ di questo universo avessero obiettivi condivisi e che potessero rispettosamente ‘amalgamarsi’ per condividere  i numerosi sentieri di un processo formativo tanto importante per la formazione dei cittadini del domani.

Per il ciclo “I colori della conoscenza”, a cura di Istituto Gramsci di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara

Locandine eventi

i colori della conoscenza LIBERTA

Il Csv di Ferrara promuove il progetto Youth4change: le associazioni incontrano gli studenti dei licei con l’alternanza scuola lavoro

Da Agire Sociale Ferrara

A Ferrara è al via la seconda edizione del progetto “Youth4Change” che vede protagonisti gli studenti dei licei “L. Ariosto” e “A. Roiti” e quattordici associazioni territoriali. Quest’anno saranno oltre duecento gli studenti che parteciperanno alla formazione propedeutica agli stage di alternanza scuola lavoro presso le associazioni. Il progetto è promosso da Agire Sociale Centro Servizi Volontariato Ferrara, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ferrara, in convenzione con i Licei ferraresi “L. Ariosto” e “A. Roiti” e con le Associazioni Centro Ascolto Uomini Maltrattanti (CAM), Canoa Club Ferrara Asd, Centro Italiano Femminile Ferrara (CIF), Centro di Iniziativa e Ricerca sulla Condizione dell’Infanzia (CIRCI), CISV – Building Global Friendship Ferrara, IBO Italia, Il Mantello Emporio Solidale Ferrara, Intercultura Onlus, Lipu Sezione di Ferrara, Nuova Terra Viva, Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA), Servizio Accoglienza alla Vita (SAV), SNAPforms Aps, Viale K Onlus.

Dal 13 al 28 febbraio i ragazzi si alterneranno negli Open Days del Volontariato, ciclo di incontri laboratorio, di cui due si svolgeranno al Liceo classico “L. Ariosto” e Liceo scientifico “A. Roiti”, mentre gli altri presso le sedi delle Associazioni Lipu, Viale K, Nuova Terra Viva, Canoa Club.

In seguito gli studenti potranno candidarsi per uno stage di 40 ore da svolgersi tra marzo e dicembre 2017 presso una delle 14 Associazioni che hanno aderito al progetto. Lo stage in alternanza scuola lavoro presso l’associazione offre agli studenti dei contesti in cui sviluppare competenze propedeutiche all’ingresso nel mondo del lavoro, così come previsto dalla Legge 107/2015 denominata “La buona scuola”. Nel caso di Youth4change tali contesti sono individuati nel mondo del volontariato, dove gli studenti potranno, come valore aggiunto, venire a contatto con realtà in cui praticare la cittadinanza attiva. Il progetto vedrà una tappa a maggio con la seconda edizione della fiera interattiva del volontariato. 

Davide Bellotti, presidente provinciale Cna Cultura, in risposta a Tagliani: “Sul nostro territorio, esistono già evidenti segni di qualità che vanno raccolti nei modelli di sviluppo.”

Da ufficio stampa Cna Ferrara

Ho letto con grande attenzione l’accorato messaggio del Presidente della Provincia, Tiziano Tagliani e non si può non condividerne gli intenti volti ad avviare una profonda analisi del cosa fare per un futuro, che riporti al centro della formazione e dell’educazione dei giovani quel positivo impulso di giocarsi un posto in prima fila, attraverso la crescita delle conoscenze e delle capacità.

Tagliani sottolinea, poi, questo precetto con una serie di atti simbolici, che i responsabili del territorio dovrebbero fare per mostrare di credere in questo indirizzo. Spinto da questo spirito, vorrei dare un contributo al dibattito, non certo in tono polemico o conservativo, ma in modo da non dimenticare altri esempi che qui sono presenti e spesso non colti, se non disattesi.

Mi scuso immediatamente per un linguaggio che non sarà incisivo e armonioso come quello del Presidente, ma vorrei farmi comprendere su un concetto basilare, che cercherò di illustrare: sono presidente di CNA Cultura e partecipo da anni agli incontri di direzione della CNA. Progetto ed insegno da anni e, quindi, partecipo alla quotidianità faticosa della comunità. Ho modo di assistere alla straordinaria vitalità di imprese, che dimostrano il loro valore ogni giorno in tanti angoli sperduti della nazione e anche all’estero; vedo tante persone formate di ogni età, che percorrono carriere al di fuori del nostro territorio, illustri esempi di una comunità  attiva che, spesso, è comunque ai margini delle decisioni, in quanto non espressione di quella “gloriosità” che troppo spesso diventa ricerca infruttuosa della soluzione definitiva.

Sono convinto che oggi, sul nostro territorio, esistano già evidenti segni di qualità che vanno raccolti nei modelli di sviluppo. Il merito di Comacchio è soprattutto questo: lavorare con le persone quotidianamente per vincere la disillusione, l’appiattimento. Ma anche quello di aver percorso strade che hanno rafforzato l’immagine complessiva del territorio, attraverso servizi permanenti.

Rileggere il modo di interpretare il territorio, attraverso nuovi modelli organizzativi pubblico-privati è la vera rivoluzione che a Ferrara dobbiamo compiere, nella consapevolezza di avere piccole dimensioni ma esempi a cui attingere. Se non si creano le condizioni per sostenere le aziende giovani innovative, per trasferirne il know how a quelle più tradizionali, commutando la mentalità oggi tutta impostata sul sistema grande investimento = sviluppo, o importante personalità = risoluzione dei problemi, in quella più congeniale di “programmazione attraverso modelli attuabili e consoni per la nostra comunità”, potremmo rischiare di ripercorrere errori già evidenziati.

Se è vero che la cultura è fondamentale per la crescita complessiva di una comunità, è altrettanto vero che una cultura che non riesce a leggere le linee di eccellenza, disegnate oggi confusamente nella nostra società, non potrà dare armonia alla crescita. Mi piacerebbe tanto leggere con Tagliani fra le pieghe di questa nostra ottima collettività, che ha bisogno oggi di essere incoraggiata e aiutata nel far emergere anche a Ferrara il proprio disegno di qualità. Non è la ricerca di soluzioni standard per tutte le stagioni, in quanto gli artigiani non hanno mai potuto di disporre di soluzioni standard per tutte le stagioni. Si tratta di dire ai nostri giovani, ma anche ai nostri vecchi, che da tanto non se lo sentono dire, che crediamo innanzitutto in loro e anche grazie per essere ancora qui ad impegnarsi tutti i giorni.

 

Lettera di un cane qualunque al Signor Sindaco Illustrissimo

da: Fumo

Mi hanno detto che anche il canile dovrà subire la dura regola dell’abbattimento dei costi sociali. Ne sono molto amareggiato perché è stata la mia casa per molti anni.
Ormai, voi umani, siete tragicamente abituati a vedervi ridurre i servizi, ma noi pensavamo ormai di fare una vita da cani e basta. Poveri i cani che ora sono ancora in canile.
Un saluto e un grande ringraziamento a tutte le persone che hanno reso il canile municipale in questi anni un importante punto di riferimento; grazie alla presidentessa, alla direttrice e a tutti coloro che vi hanno lavorato. A molti mancherà una occasione di volontariato per far fare una passeggiata a questi cani infelici; a molti genitori mancherà una occasione per rendere migliori i loro figli.
Ci mancherà la cocomerata d’estata, la festa di Natale. Ci mancherà tutto.
Grazie a voi, io ora per fortuna sono un cane felice.

Luigi Ghirri 25 anni dopo: a Riaperture Photofestival Ferrara il film di Elisabetta Sgarbi ‘Deserto rosa’

Da ufficio stampa

Dal 17 al 19 marzo Ferrara è pronta a ospitare per la prima volta un festival di fotografia: Riaperture porterà in città undici mostre che riapriranno spazi urbani mai aperti o ancora parzialmente chiusi. In occasione della rassegna ci sarà anche un ricordo di Luigi Ghirri, il grande fotografo scomparso 25 anni fa. In collaborazione con Arci Ferrara e FICE Emilia-Romagna, sabato 18 marzo alle ore 18, al Cinema Boldini, verrà proiettato ‘Deserto Rosa / Luigi Ghirri’, il film di Elisabetta Sgarbi che ripercorre i paesaggi fotografici dell’autore emiliano.

Riaperture unisce l’indagine fotografica alla rigenerazione urbana, portando le immagini di artisti dalla portata internazionale e giovani ma già significativi autori in luoghi della città attualmente non in uso. Riaprire gli spazi della città e gli occhi di chi osserva la realtà, attraverso la fotografia, è l’obiettivo della nuova rassegna fotografica. Un weekend che trasformerà per la prima volta Ferrara in un collettivo laboratorio fotografico, grazie al ricco programma che comprende, oltre alle mostre, workshop, letture portfolio, visite guidate, reading, presentazioni e laboratori per bambini.

La prima edizione del festival vuole coinvolgere anche altri linguaggi, per offrire un’esperienza fotografica rotonda al visitatore, ancorata fortemente alla realtà che lo circonda e il paesaggio in cui è immerso. Per celebrare la figura di un fotografo che di fatto ha reinventato il paesaggio, Luigi Ghirri, scomparso il 14 febbraio 1992 nella sua casa di Roncocesi a Reggio Emilia, ci sarà in programma la proiezione di ‘Deserto Rosa / Luigi Ghirri’. Realizzato nel 2009 da Elisabetta Sgarbi, il film sviluppa la sua narrazione proprio attigendo dagli scatti del fotografo emiliano. L’appuntamento è fissato per sabato 18 marzo, ore 18, al Cinema Boldini, per un evento in collaborazione con Arci Ferrara e FICE Emilia-Romagna.

Sabato 18 marzo – ore 18.00

Cinema Boldini – Ferrara

“Deserto rosa / Luigi Ghirri”

un film di Elisabetta Sgarbi

per Rai Cinema, Betty Wrong e Regione Emilia-Romagna (2009)

Fotografie Luigi Ghirri – Testi Aleksandr Sokurov – Con Sabrina Colle e Andrea Renzi

Voci Toni Servillo e Andrea Renzi – Musiche originali Franco Battiato

L’evento fa parte del programma del festival di fotografia di Riaperture:

www.riaperture.com/festival/programma

Riaperture è organizzato dall’associazione culturale omonima, fondata nel maggio 2016 da un gruppo di fotografi, professionisti e non, che si sono riuniti per cercare di portare a Ferrara qualcosa che prima non c’era: un festival di fotografia, innanzitutto, ma anche la spinta a riaprire attività commerciali abbandonate o spazi pubblici chiusi. «”Riaperture” – spiega il presidente dell’associazione Giacomo Brini – è un nome che sottolinea la volontà di riaprire una città e riaprire anche i nostri occhi sulla realtà circostante, attraverso la fotografia di qualità, con un festival organizzato grazie soprattutto alla passione volontaria degli associati».

Dal 17 al 19 marzo 2017 la fotografia riaccende la luce su quella Ferrara che non si vede in cartolina o sui libri di storia: la Ferrara dell’ex caserme dei pompieri, delle ex case popolari, dei negozi chiusi, di spazi in ristrutturazione. Quella Ferrara brulicante vita (passata o futura) che, fosse anche solo per tre giorni, tornerà a illuminarsi proprio grazie alla fotografia. Il festival Riaperture è fatto per chi «non vuole lasciarsi stare, dietro o davanti alla macchina fotografica», e risponde alla necessità di guardare alla realtà che ci circonda, sia locale che globale, con occhi nuovi. «Giudizi, valori, situazioni: tutto prende una luce diversa, più autentica e laterale, e la macchina fotografica diventa lo strumento per smuovere la terra sotto ai nostri piedi, vedere cosa c’è sopra, sotto, fuori, dentro».

Organizzazione, sponsor e partner del progetto

Riaperture Photofestival Ferrara è organizzato dall’associazione culturale Riaperture.

Ha il patrocinio e il sostegno del Comune di Ferrara.

Il festival si svolge in collaborazione con Consorzio Factory Grisù, che metterà a disposizione alcuni dei suoi spazi per ospitare mostre ed eventi di Riaperture.

Il concorso fotografico è sponsorizzato da RCE Foto Rovigo ed Emilbanca.

Il progetto Disco Emilia è ospitato a Ferrara grazie alla collaborazione con Spazio Gerra.

Contatti

Giacomo Brini 3200152974 Fabio Zecchi 34892115311

email stampa@riaperture.com web www.riaperture.com

facebook facebook.com/riaperture

Sanità. Sangue, sigla della nuova convenzione triennale tra Regione, Avis e Fidas Emilia-Romagna. L’assessore Venturi: “Consolidato e rafforzato il ruolo dell’associazionismo nella raccolta di questo bene così prezioso”

Da ufficio stampa

Valida dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2019, definisce ruolo, attività e partecipazione di Avis e Fidas nella rete regionale sangue. Confermata l’autosufficienza del sistema sangue dell’Emilia-Romagna

Bologna – Il ruolo di Avis e Fidas Emilia-Romagna nel promuovere la donazione volontaria, nell’organizzare la chiamata dei donatori, nella raccolta di sangue ed emocomponenti. La tipologia e le modalità per la fornitura di materiale, attrezzature e tecnologie. Le quote di rimborso, da parte della Regione, per le attività svolte, sia associative che per la raccolta del sangue. Questi, in sintesi, i contenuti dalla nuova convenzione triennale (valida dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2019) che definisce ruolo, attività e partecipazione di Avis (Associazione volontari italiani sangue) e Fidas (Federazione italiana associazioni donatori sangue) nella rete regionale sangue.

Firmata dall’assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi, e dai presidenti Avis Emilia-Romagna, Andrea Tieghi, e Fidas Emilia-Romagna, Michele di Foggia, la nuova convenzione fa riferimento agli obiettivi e agli assetti istituzionali definiti con il Piano regionale sangue e Plasma 2013-2015.

“La Regione Emilia-Romagna- ha commentato Venturi- riconosce la funzione civica e sociale, i valori umani e solidaristici che sono alla base della donazione volontaria, anonima e gratuita del sangue e dei suoi componenti. Donazione che valorizza il prezioso e insostituibile ruolo svolto delle associazioni e federazioni dei donatori”. La convenzione regionale, in vigore fin dal 1992 e aggiornata periodicamente, “ha prodotto- ha aggiunto Venturi-  un’esperienza di partecipazione che consente oggi di consolidare e migliorare il rapporto collaborativo tra Avis e Fidas e le strutture trasfusionali della Regione, contribuendo a un ulteriore sviluppo e qualificazione dei servizi”.

La convenzione
La convenzione garantisce in premessa il ruolo delle associazioni nella promozione della donazione, nell’organizzazione della chiamata dei donatori e nella raccolta di sangue ed emocomponenti e, inoltre, la più ampia partecipazione di Avis e Fidas alla programmazione regionale. L’attività di raccolta di sangue ed emocomponenti, infatti, è assicurata e gestita da Avis e Fidas e dai Servizi trasfusionali delle Aziende sanitarie sulla base di questa programmazione.
In tutta l’Emilia-Romagna, i volontari si impegnano a organizzare iniziative per avvicinare e sensibilizzare i cittadini alla donazione, per “reclutare” nuovi donatori e “fidelizzarli”, per tutelare chi dona e chi riceve. La convenzione indica inoltre le quote di rimborso (vengono applicate quelle stabilite dall’Accordo Stato-Regioni dell’aprile 2016) da parte della Regione ad Avis e Fidas per le attività svolte, sia associative che per la raccolta di sangue ed emocomponenti. Un disciplinare tecnico allegato alla convenzione dà precise indicazioni in merito alla gestione dell’Unità di raccolta da parte delle associazioni e federazioni dei donatori, nel rispetto della normativa nazionale in vigore.
Entro tre mesi dall’entrata in vigore della convenzione regionale, le Aziende sanitarie devono sottoscrivere a loro volta apposite convenzioni con le associazioni e federazioni provinciali/comunali dei donatori di sangue attivi nel proprio territorio di competenza.

Raccolta di sangue: confermata l’autosufficienza regionale
La Regione Emilia-Romagna nel 2016 si conferma un sistema autosufficiente. Anzi, sono state inviate 2.945 unità di sangue ad altre regioni per soddisfare le esigenze dei loro servizi.
In Emilia-Romagna c’è una pianificazione della raccolta del sangue in base alle esigenze, secondo l’obiettivo del Piano sangue e plasma regionale. Raccolta che è più oculata: meno necessità di sangue intero e più attenzione alla raccolta di emocomponenti, in particolare il plasma, da cui vengono ricavati farmaci salvavita. I donatori non vanno più quindi a donare in qualsiasi momento, ma solo con appuntamenti concordati in base alla richiesta.
Pressoché stabile nel 2016 la raccolta di sangue rispetto all’anno precedente: 217.312 le unità di sangue donate al 31 dicembre 2016.

Al via il bando eventi ‘Lidi di Comacchio 2017’

Da ufficio stampa

Anche quest’anno il Comune di Comacchio e la Camera di Commercio di Ferrara sostengono attraverso un’apposita misura contributiva, la realizzazione di programmi integrati contenenti iniziative di accoglienza ed animazione turistica rivolte agli ospiti dei lidi di Comacchio. 100.000,00 euro, di cui 50.000 a carico del Comune lagunare, l’importo complessivo del bando, che ha lo scopo di promuovere la realizzazione nel corso della stagione turistica 2017 di un calendario di iniziative rivolte ai turisti, agli ospiti ed ai residenti di Comacchio e dei suoi lidi, attraverso un sostegno parziale alle spese per l’organizzazione.

Le proposte dovranno prevedere iniziative preferibilmente distribuite su tutto il territorio, privilegiare il coinvolgimento e l’aggregazione di più imprese, consorzi e associazioni attraverso l’individuazione di un soggetto capofila, nonché ovviamente consentire di migliorare l’offerta di intrattenimento, animazione ed attrattività turistica di Comacchio. L’idea, infatti, è quella di valorizzare il tempo libero ed il soggiorno dei turisti e dei residenti con attività di tipo ricreativo, culturale, sportivo, sociale e di svago, come ad esempio intrattenimenti musicali o enogastronomici, rassegne cinematografiche o teatrali, spettacoli di arte varia o manifestazioni sportive. Nell’edizione 2016 furono oltre 80 le iniziative cofinanziate, dall”Estensi Village 2016″ a “Nazioni Eventi 2016”, da “Comacchio By Night” a “Un mare in fiore”.

Le domande di contributo, che dovranno pervenire entro le ore 12:00 del 15/03/2017, dovranno essere inviate a partire dal 15 febbraio tramite raccomandata A/R, all’indirizzo “Comune di Comacchio – Ufficio Turismo Piazza Folegatti, 15 – 44022 Comacchio”, per via telematica, all’indirizzo di posta elettronica certificata comune.comacchio@cert.comune.comacchio.fe.it o consegnate a mano, presso l’U.R.P. di Piazza Folegatti n.15 a Comacchio.

Per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi all’Ufficio Turismo del Comune di Comacchio, Via Agatopisto 3, telefono 0533-318705. Il bando e la relativa documentazione sono disponibili sul sito www.comune.comacchio.fe.it

Cia e Confagricoltura Ferrara: la crisi di Ferrara Food può mandare in default il distretto del pomodoro

Da ufficio stampa

L’azienda che trasforma attualmente il 40% del pomodoro da industria del territorio ha un debito nei confronti delle aziende agricole di quasi undici milioni di euro per la campagna 2016.

Ferrara – Ammonta a quasi undici milioni di euro il debito di Ferrara Food nei confronti delle aziende agricole che hanno conferito pomodoro da industria nel corso della campagna 2016. Attualmente l’azienda di trasformazione, che assorbe quasi il 40% del pomodoro del distretto produttivo ferrarese, ha pagato agli agricoltori solo il prodotto consegnato a luglio, ma mancano all’appello i conferimenti, ben più “pesanti”, di agosto e settembre. Una situazione di forte crisi per il comparto che, secondo Cia – Agricoltori Italiani Ferrara e Confagricoltura Ferrara, occorre risolvere al più presto, attraverso un tavolo di concertazione istituzionale che riesca a salvare l’azienda, il reddito delle aziende e un intero distretto produttivo.«Dopo aver monitorato con attenzione l’evoluzione della crisi di Ferrara Food iniziata nei mesi scorsi – sottolineano le due associazioni – è certamente arrivato il momento di sollecitare lo sblocco di questa situazione di stallo e il pagamento del dovuto alle aziende agricole che hanno conferito pomodoro nel 2016. Questo è il nostro primo e importante obiettivo a brevissimo termine. Ma esiste anche un obiettivo più ampio e a lungo termine per riuscire a salvare un intero comparto produttivo. Per i produttori il fallimento e la chiusura dello stabilimento di Argenta significherebbe non avere un’alternativa sul territorio per conferire il pomodoro, un conseguente abbandono della coltura e la perdita di una importante possibilità di reddito. Le aziende agricole, infatti, hanno fatto investimenti, scegliendo il pomodoro da industria per differenziare la produzione e migliorare la redditività agricola. Non dimentichiamo, inoltre, – continuano Cia e Confagricoltura – che lo stabilimento di Ferrara Food dà lavoro a molte persone, dal personale fisso a quello stagionale, e la sua chiusura porterebbe a una perdita consistente di posti di lavoro sul territorio. Le nostre associazioni sono disponibili a un tavolo di

confronto istituzionale per la risoluzione della crisi, al quale pensiamo debbano sedersi anche le banche che in questa situazione hanno ovviamente un ruolo determinante perché, di fatto, il pomodoro di Ferrara Food è di loro proprietà. Gli istituiti bancari potrebbero – a determinate condizioni e garanzie – dare liquidità all’azienda che riuscirebbe a pagarei produttori, ma anche dare continuità produttiva per la prossima campagna, così da consentire alle aziende agricole di pianificare la produzione nel 2017. Occorre fare in fretta perché distretto del pomodoro ferrarese – concludono Cia e Confagricoltura – è un patrimonio agricolo importante e non si può lasciare che vada in default a causa del fallimento di un’azienda di trasformazione che, grazie a uno sforzo congiunto, potrebbe continuare a operare nel settore. Non dimentichiamo, infine, che il comparto ferrarese del pomodoro è un modello “etico” di produzione per altre realtà, come quelle del Sud, dunque un esempio per l’intera produzione italiana di pomodoro da industria.»

rrose-selavy

Inaugurazione mostra origami sabato 18 febbraio, ore 18.00 presso la sede dell’associazione Rrose Sèlavy in via Ripagrande 46

Da associazione Rrose Sèla

” Paolo Bascetta è un matematico. E i matematici, si sa, vedono intrecci di numeri e di forme geometriche con l’occhio della mente. (…)
… l’evoluzione dei suoi lavori non va soltanto nella direzione della piegatura della carta, bensì si inoltra anche in discipline, distanti e affini allo stesso tempo, quali il graphic design e la scultura astratta.”
Ramin Razani *

Rrose Sèlavy espone una selezione di modelli origami prettamente geometrici, quasi tutti modulari, cioè ricavati da quadrati o rettangoli di carta piegati secondo uno schema e che assemblati ad incastro, rigorosamente senza colla, formano composizioni geometriche bidimensionali o tridimensionale. L’autore, Paolo Bascetta molto conosciuto nell’ambito origamistico per avere inventato alcuni modelli diventati ormai dei classici, continua la sua ricerca giocando con le forme che più lo affascinano: triangoli, pentagoni, esagoni, cubi, prismi e poliedri per creare forme nuove, astratte, eleganti, mai banali.

Un’eleganza che si ritrova nelle sequenze di pieghe necessarie per ottenerli, nella scelta dei colori della carta, nella proporzione dell’oggetto finito. Le invenzioni di carta di Paolo Bascetta ricordano i dettagli dei cristalli, i movimenti delle cellule, le composizioni chimiche, la bellezza della Natura che non si vede, e la particolarità di quest’arte è la possibilità di poterla riprodurre e condividere attraverso i diagrammi delle piegature che Paolo Bascetta ha pubblicato nel suo ultimo libro.
G.M.

* prefazione di Ramin Razani in “Bascetta. Arte in piega” edizioni Sigem, Modena, 2016 – in vendita presso Rrose Sèlavy


la mostra sarà visitabile dal 18 febbraio al 24 marzo 2017
mercoledì, venerdì e sabato dalle ore 15,30 alle 19.00
bullismo

Italia un modello per l’Europa, ma ora i Tribunali per i minorenni rischiano di sparire

Una volta tanto in Italia siamo i primi, i più bravi, tanto che l’Ue ha emanato una direttiva per prescrivere a tutti i paesi membri di seguire il nostro esempio. E non è finita qui: vengono da diversi paesi anche fuori dall’Europa per studiare il nostro sistema e cercare modi di replicarlo. Di cosa stiamo parlando? Della giustizia minorile italiana. Forse l’unico settore del sistema giudiziario del nostro Paese nel quale l’obiettivo è rimasto quello sancito dai Padri Costituenti, che all’articolo 27 della Costituzione hanno scritto: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Ebbene: “l’unico processo che ci viene invidiato in tutto il mondo verrà probabilmente soppresso”. È l’allarme lanciato dal presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna Giuseppe Spadaro, intervenuto sabato mattina nella sala del Consiglio Comunale di Ferrara all’incontro ‘Quando i ragazzi sbagliano. L’attenzione dei media, la risposta educativa e giudiziaria’.
(Leggi l’articolo di Simona Gautieri)

Giuseppe-Spadaro
Giuseppe Spadaro

La sua non è affatto una difesa corporativa: entrato in magistratura nel 1990, prima di approdare a Bologna, ha esercitato per più di venti anni nel tribunale ordinario di Lamezia Terme, “poi ho avuto la fortuna di tuffarmi nella giustizia minorile”, dove “puoi realmente incidere”, ma proprio per questo “se sbagli i tuoi provvedimenti possono essere devastanti”. Così si è trasformato da fine giurista, esperto di tecnicismi, in un “giudice-uomo” che sbaglia, ma “sbagliamo perché ci proviamo”.
“Il processo penale minorile è connotato di una valenza educativa”, ha sottolineato Spadaro per far comprendere come la giustizia minorile non possa essere trattata, descritta, considerata come la giustizia degli adulti. Non è un caso che si chiamino tribunali per i minorenni: “il processo non è contro, ma per: per la persona che ci troviamo a giudicare e per la vittima”. “Siamo giudici della persona, non dei fatti”, questa secondo Spadaro è “la rivoluzione”: non valgono i tecnicismi e il distacco da fini giuristi, da principi del foro, ciò che serve è “l’equidistanza, che evoca il concetto di empatia”.

Nella giustizia minorile non ci si accontenta di fornire una risposta sanzionatoria “che a fronte di un errore commesso è imprescindibile, ma da sola non è sufficiente: deve essere accompagnata da un percorso, da occasioni di crescita, da un’opportunità di vita”. Da qui tutta una serie di strumenti extragiudiziari come la messa alla prova e la mediazione penale, strumenti che tra l’altro si sta pensando di utilizzare anche nella giustizia ordinaria. “Il confronto è un momento chiave per chi ha sbagliato e per chi ha subito: quest’ultimo ha l’occasione di dire in faccia al responsabile gli effetti devastanti delle sue azioni e il primo guarda in faccia la sofferenza umana che ha provocato. Di fronte a questo, non c’è pena che tenga”, afferma con forza Spadaro.
Tutto ciò rischia di essere cancellato a causa di “una riforma epocale”, attuata “nel silenzio quasi totale del dibattito pubblico”.

Nel 1908 l’allora Guardasigilli Vittorio Emanuele Orlando dava disposizioni affinché fosse istituita la figura di un giudice specializzato per i minorenni, dando inizio all’esperienza della giustizia minorile italiana. Oggi un altro Orlando, che occupa la stessa posizione, dà il suo nome a una riforma che, per aumentare l’efficienza del sistema giudiziario, prevede la soppressione dei tribunali per i minorenni e delle procure presso i tribunali per i minorenni, a favore di sezioni specializzate presso i tribunali ordinari. È il ddl 2284, “Delega al Governo recante disposizioni per l’efficienza del processo civile”: il provvedimento già approvato alla Camera è ora in discussione alla Commissione Giustizia del Senato.
La stessa riforma, spiega Spadaro, “l’aveva tentata a inizio 2000 il ministro-ingegnere del governo Berlusconi (Roberto Castelli, ministro della giustizia nei governi Berlusconi dal 2001 al 2006, ndr): allora ci furono le barricate, da parte di chi ora ne è fautore”.

Ciò che stupisce è che tale soppressione avvenga nonostante il riconoscimento, appena un mese fa, dei risultati ottenuti dalla giustizia minorile in Italia. Nel documento di sintesi della ‘Relazione del Ministero sull’amministrazione della giustizia anno 2016’, citato da Spadaro sabato mattina, si legge infatti: “Il consolidamento di una cultura che pone i diritti dei minori al centro di tutte le attività processuali che a vario titolo li vedono protagonisti, ha condotto ad eccellenti risultati, come dimostrato dalle recenti rilevazioni statistiche che indicano l’Italia come il Paese con il più basso tasso di delinquenza minorile rispetto agli altri paesi dell’UE ed agli Stati Uniti. Tale effetto è certamente da ricondursi all’efficacia sia programmi di prevenzione adottati, che delle misure trattamentali alternative alla detenzione”.

Spadaro è molto preoccupato, come del resto la quasi totalità degli attori della giustizia minorile – dall’Associazione italiana magistrati minori e famiglia all’Associazione nazionale magistrati, dall’Unione delle camere minorili all’Ordine degli assistenti sociali e degli psicologi, a tutte le maggiori sigle del Terzo Settore – della logica e del messaggio insiti in questo provvedimento: “la logica è spersonalizzare e mandare all’ordinario” e “il messaggio culturale è una visione adultocentrica”. Un aspetto condiviso nientemeno che da Gherardo Colombo: l’ex magistrato del pool di Mani Pulite, che da quando si è dimesso gira per l’Italia incontrando i ragazzi e parlando loro di giustizia e Costituzione. Riferendosi alla riforma Orlando, Colombo ha detto che renderà la giustizia minorile incapace di trattare bambini e adolescenti come tali, ma che li assimilerà agli adulti.
Questa riforma, per far fronte a esigenze organizzative tese a ripianare carenze di risorse negli uffici per gli adulti, rischia di ridurre drasticamente la specializzazione dei giudici chiamati a intervenire in materia civile, amministrativa e penale minorile. Con l’accorpamento ai tribunali ordinari, chiarisce Spadaro, “necessariamente non si potrà più garantire l’esclusività delle funzioni che mi consente di parlare con i servizi sociali come con i ragazzi imputati”: “quando sarò accorpato al tribunale ordinario di Bologna mi occuperò un po’ di più della chiamata del colonnello che mi dice “Guardi che c’è stato un omicidio”, piuttosto che della chiamata dell’assessore che mi segnala un caso di dispersione scolastica”. “Quello che cambierà – continua Spadaro – è l’approccio, l’atteggiamento, la mentalità dei magistrati che verranno accorpati: quando diventerò un giudice del tribunale di Bologna spero che il presidente del tribunale ordinario possa farmi fare solo questo, ma ho i miei dubbi e penso che farò qualcos’altro”. “E’ inevitabile perché le competenze del tribunale ordinario sono una miriade e le risorse e i mezzi e i carichi di lavoro sono tali da non consentire di occuparsi solo di minori: è così lineare questo discorso che non riesco a capire come possa sfuggire”, dice il magistrato amareggiato.

Non è che già ora le cose vadano poi così bene: il sistema di protezione dell’infanzia è duramente provato dai tagli alla spesa pubblica. In Emilia Romagna il tribunale per i minorenni di Bologna, l’unico per tutta la regione, deve operare con solo “il 60%” di copertura del fabbisogno di personale, mentre l’Ufficio di servizio sociale per i minorenni del capoluogo regionale a fronte di 3.115 ragazzi presi in carico (dei quali il 5% residenti a Ferrara e provincia) ha un organico composto da undici assistenti sociali e un solo educatore.
Spadaro ammette che esiste sia un problema di “frammentazione delle competenze” in materia di persona, famiglia e minorenni, sia un problema di distribuzione delle risorse, se “il tribunale per i minori dell’Emilia Romagna opera con sei magistrati e un presidente, per una popolazione di quasi cinque milioni di abitanti, a fronte di ventinove magistrati in Puglia”. Quindi ci sono “ragioni economiche sottostanti che sono vere e proprie ragioni”.

La soluzione giusta non è però il provvedimento che si sta discutendo alla Commissione giustizia del Senato. Quello che gli operatori e le associazioni che operano nella giustizia minorile propongono è un ‘tribunale della famiglia’, peraltro originariamente previsto nel testo della legge poi modificato: “un tribunale che si occupa di tutte le vicende della famiglia”, accorpando le competenze in capo ai tribunali per i minori per “concentrare l’attuale frammentazione che effettivamente arreca un danno” e avvicinarsi “all’utenza e all’avvocatura mandando un magistrato altamente specializzato nei centri maggiori, ridistribuendo così in maniera intelligente l’organico con un costo abbastanza contenuto”. Questa sarebbe una “vera riforma epocale” secondo Spadaro, che ribadisce infine: “quello che conta è mettere al centro non gli adulti, ma il minore, come noi siamo abituati a fare”.

Il giudice dei minori: “Tutti noi siamo vittime e carnefici, in aula servono amore ed empatia”

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“Sono mezzo esaurito, non credo di poter continuare a fare il giudice minorile per molto tempo”, dice ironicamente Giuseppe Spadaro, presidente del Tribunale per i minorenni di Bologna e vero mattatore del seminario sulla giustizia minorile tenutosi sabato alla sala consigliare del Comune di Ferrara. “Sarà che non sono il fine giurista da cui si pretende il distacco assoluto nel giudicare un fatto di reato: sono un giurista di cuore e l’amore e l’empatia devono entrare nella giustizia”, continua Spadaro e il pubblico presente, composto di comuni cittadini, ma anche di tecnici della materia – assistenti sociali, avvocati e giornalisti – applaudono per quasi un minuto al suo intervento. E le sue parole, infatti, lungi dall’avere la freddezza e il distacco dei principi del foro, contengono tutta la preoccupazione per un sistema giudiziario nel quale “c’è qualcosa che non va”: “qualcuno se n’è accorto”, da Amnesty Internatonal all’Unione Europea, che per questo continua a bacchettarci. E se per la giustizia degli adulti le cose non vanno bene, “il sistema è destinato a implodere” afferma Spadaro, il presidente lancia  l’allarme anche per quanto riguarda la giustizia minorile: la riforma Orlando (ddl. 2284), già passata alla Camera e ora ferma al Senato, nella sua brama di rendere più efficiente il processo civile progetta di accorpare i tribunali per i minorenni a quelli ordinari, di fatto abolendoli. (Leggi qui l’articolo di Federica Pezzoli)

‘Quando i ragazzi sbagliano. L’attenzione dei media, la risposta educativa e la giustizia’ è il titolo dell’incontro e del tema parlano, oltre a Spadaro, l’assessora ai Servizi alla persona del Comune di Ferrara Chiara Sapigni, Giorgio Benini dell’Ufficio sicurezza del Comune di Ferrara, Elena Buccoliero, referente dell’Ufficio diritti dei minori del Comune di Ferrara e giudice onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Bologna, e Teresa Sirimarco, direttore dell’ Ufficio servizi sociali per i minorenni di Bologna. Dopo i saluti dell’assessora Sapigni e l’intervento di Giorgio Benini, che sottolinea l’importanza di insegnare ai ragazzi il concetto di responsabilità – “bisogna ragionare con loro sul legame tra azioni e conseguenze che esse comportano: in ogni contesto educativo ci sono delle regole che vanno rispettate” – si entra nel vivo ad affrontare il tema del rapporto tra giustizia e media con Elena Buccoliero e la sua analisi del caso di Carolina Picchio: aveva quattordici anni quando nel 2013 si è suicidata buttandosi dalla finestra della sua camera da letto.

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“Il caso di Carolina – spiega il giudice onorario – è emblematico di come i media, nello specifico la carta stampata, riportino una notizia di cronaca. Diventa Verità solo ciò di cui parlano i giornali”. Carolina si è suicidata il 5 gennaio del 2013 per delle angherie subite dall’ex fidanzato e da altri amici a una festa svoltasi nel novembre del 2012, dove era stata filmata ubriaca. Il video poi era stato diffuso in rete. I giornalisti hanno scritto di “prima vittima del cyberbullismo” e di “femminicidio”, si è passati indifferentemente dal suicidio all’omicidio in una ricerca sempre più spasmodica di etichette e primati. “Perché è così importante arrivare per primi?”, si chiede la Buccoliero: “I primi studi sul bullismo risalgono agli anni ’Settanta e sono nati in Inghilterra e nei Paesi scandinavi, proprio a seguito di una serie di casi di suicidio tra giovanissimi”. Il giudice Buccoliero sottolinea le tante incongruenze e inesattezze operate dai giornalisti nella ricostruzione dei fatti: il nome errato della madre, l’età della vittima, la ricostruzione approssimativa della sua situazione famigliare e del suo probabile disagio psicologico.

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“I giornalisti scomodano, in un primo momento, il clichè della bambina-angelo – continua la Buccoliero – riportando le dichiarazioni del padre e degli amici presenti al funerale che la descrivono come “l’angelo più bello”. Successivamente viene introdotta un’incrinatura a questo ritratto: l’ex fidanzato dice che “aveva un carattere difficile”, gli amici iniziano a parlare di una festa in cui si era ubriacata. La vittima merita pietà solo se la sua immagine risulta pulita, in caso contrario, specie i giovani, pensano che la ragazza “se la sia andata a cercare””. Dall’altra parte però, sottolinea, “il titolo sensazionalistico schiaccia la persona e chi si sente definire ‘mostro’ sul giornale farà maggiore fatica a rielaborare ciò che ha fatto in un’ottica di pentimento”. Di particolare interesse risulta il modo errato in cui i giornalisti hanno riportato la pena inflitta ai minori coinvolti nel procedimento per la morte di Carolina: “Alcuni titoli riportano ‘invece che il processo c’è stata la messa alla prova’. Per alcuni giornalisti la messa alla prova è paragonabile ad una assoluzione, per altri è peggio di una condanna. La verità è che nessuno conosce questo fondamentale istituto del processo minorile” conclude il giudice Buccoliero.

L’istituto della messa alla prova prevede la possibilità di sospendere il procedimento penale a carico del minore con affidamento di quest’ultimo ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia che, anche in collaborazione con i servizi socio-assistenziali degli enti locali, svolgono nei suoi confronti attività di osservazione, sostegno e controllo volto al suo completo recupero, ed è proprio per far capire la sua importanza che viene proiettato il video “Come rinascere”: intervista fatta a un ragazzo ferrarese che ha brillantemente superato la propria messa alla prova reinserendosi nella società. “Sentivo molto buio dentro di me”, spiega il ragazzo intervistato che parla a voce bassa e muove continuamente le mani, “sapevo di sbagliare e se avessi continuato su quella strada sono sicuro che mi sarei rovinato la vita. Con me ci sono andati giù pensante per farmi capire ciò che stavo facendo. Gli amici ti coinvolgono a fare delle cose, ma devi essere tu a dire no. Il carcere rovina le persone. Quando il mio avvocato mi ha parlato della possibilità di andare in comunità credevo fosse uguale al carcere. Invece qui ho avuto modo di costruire me stesso, conoscere persone che mi hanno aiutato veramente e non come gli amici con cui pensavo solo a divertirmi. Ora ho un lavoro e sono felice”.

L’Ufficio servizio sociale minorenni per l’Emilia Romagna, si occupa dei minori e giovani adulti di qualsiasi nazionalità, residenti o presenti nelle regioni di competenza, sottoposti a procedimento penale da parte dell’autorità minorile dell’Emilia Romagna – spiega la dottoressa Sirimarco, direttore dell’Ussm, ufficio che di raccordo con le autorità di giustizia minorile, magistratura e assistenti sociali, svolge una attività finalizzata al reinserimento sociale dei minori che entrano nel circuito penale. L’Ussm si attiva dal momento della denuncia e accompagna il ragazzo in tutto il suo percorso penale. Per la Sirimarco: “Il reato deve essere visto come un’occasione di crescita. Il minore sbaglia ed è giusto ci sia una sanzione ma bisogna non far mai mancare una possibilità. La messa alla prova può essere strumentalizzata e non solo dagli avvocati: tanti minori fanno finta di essersi ravveduti e pentiti per quanto fatto. Io però non mi scoraggio: se si parla di “processo” è necessario pensare che il pentimento è il risultato di un processo appunto di rielaborazione e costruzione che quasi sempre arriva.Ecco perchè il progetto di messa alla prova deve essere studiato sul reale caso, per non correre il rischio di far fallire il ragazzo che ad essa viene sottoposto. Deve essere un progetto consensuale, adeguato per lo specifico caso in esame e flessibile, cioè modificabile a seconda delle necessità del minore”.

A conclusione del seminario viene proiettato “Mettersi in gioco” un video, realizzato presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, nel quale si assiste alla simulazione dello svolgimento di un procedimento penale a carico di un minore reo di aver ceduto una pasticca di droga alla propria fidanzatina, interpretato proprio da Giuseppe Spadaro. “Mi è venuto semplice interpretare una persona che sbaglia, perchè tutti noi sbagliamo. Noi ci proviamo e sbagliamo. Il processo è vita – conclude Spadaro – chi di noi non ha sbagliato e ha avuto chi lo giudicava, chi lo assisteva e chi lo accusava?”.

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